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A ruota libera ter

Scritto da:  | 11 luglio 2018 | 6 Commenti | Categoria: Attualità, Libri, Zibaldone

Siamo risaliti in A2! Ovvero la squadra senese composta da: Alessandro Patelli, Mario Leoncini, Marco Bettalli, Andrea Masullo, Luigi Barbafiera e il sottoscritto che ha contribuito alla promozione in due incontri, con una patta ed una vittoria. Una bella soddisfazione di gruppo e anche un pochettino personale.

Campioncini
Ogni tanto vengono fuori. Anche a dodici anni, o poco più. Voglio dire piccoli campioni di scacchi come l’indiano Rameshbabu Praggnanandhaa (scusate eventuale errore).

A dodici anni, o poco più, Grande Maestro, il più giovane in circolazione. Il fatto inconsueto ha colpito anche Anand che ha voluto conoscerlo dandogli, fra gli altri, un salutare consiglio. Ovvero quello di farsi qualche amico scacchista durante i tornei che può venire sempre comodo. Birbante di un Anand!…
Ritrattino
Ottocento scacchistico, quando tutti, o quasi, si buttano a capofitto nelle combinazioni più estrose e imprevedibili da far sgranare gli occhi agli spettatori. Anche se scorrette. L’importante è lo spettacolo come all’aprirsi di un sipario. Il resto conta sì, ma fino ad un certo punto. Ovvero giocatori romantici del “primo tipo”, secondo Lasker, ma esistono anche quelli del “secondo tipo” più propensi a sistemi meno sbilanciati e dotati di fianchetti.
Vedi Howard Staunton (1810-1874). Non un genio ma bravo, studioso di Shakespeare e fondatore della celebre rivista scacchistica “The Chess Player’s Chronicle”. A vederlo nelle foto non fa certo bella impressione (almeno al sottoscritto). C’è qualcosa di minaccioso e aggressivo nel suo sguardo, come a dire levati di mezzo che ci sono io. Dunque fa di tutto, attraverso la stampa, perché sia considerato “la maggiore autorità scacchistica vivente.” E l’impegno nello studio teorico, va riconosciuto, non gli manca.
Incomincia a giocare piuttosto tardi, a 26 anni, ma nel 1843 riesce a battere, a Parigi, Pierre Saint Aman, considerato il più forte giocatore francese. Vincendo, sia l’avversario che ponzava di brutto prima di muovere i pezzi (da morire di sbadigli), sia la tifoseria infuocata degli spettatori parigini con un bel +11-6=4 (primo match in cui parteciparono anche i secondi, per Staunton furono Wilson, Evans e Worral). Chiaro che si autoproclama campione del mondo. Ma vuole essere consacrato da tutti, semplice formalità per lui, nel 1851 al Torneo Internazionale di Londra. Piccolo intoppo, il torneo è vinto dallo sconosciuto Adolf Anderssen, praticamente un gigante in tutti i sensi (i suoi attacchi alla baionetta erano micidiali. “Attaccare, sempre attaccare!” gridava come un ossesso) e lui si piazza solo quarto. Incazzato fradicio (sto esagerando) due anni dopo sfida lo stesso Anderssen ma, guarda un po’, si ammala… E nel 1858 rifiuta la sfida di Paul Morphy perché deve portare a termine i suoi studi su Shakespeare. Bella scusa. E non è la sola volta. Oltre al suo gioco, la sua pomposità e il suo narcisismo, ci ha lasciato anche i pezzi Staunton che ci faranno ricordare per sempre il suo nome. E allora viva Howard Staunton! (anche se non mi resta simpatico).

Per gli amici scacchisti-giallisti

In Cielo Azul di Michael Connelly in Donne pericolose di AA.VV., a cura di Otto Penzler, Piemme 2006, il noto Bosch va a trovare in carcere un indiziato di omicidio Seguin era seduto sul letto della cella e studiava una scacchiera posata sul water. Non alzò gli occhi quando mi avvicinai alle sbarre, sebbene la mia ombra si proiettasse sulla scacchiera. “Con chi giochi?” gli domandai. “Qualcuno che è morto sessantacinque anni fa. Le sue migliori partite le hanno messe in un libro. Così lui continua a vivere. E’ eterno.” Trattasi di quattordici racconti. Al centro donne pericolose, come sintetizzato nel titolo e ampliato nella Prefazione citata di Otto Penzler. Per esempio donne affascinanti che giocano con la morte. Lo possiamo verificare sin dall’inizio “Perché non ammazziamo qualcuno?” è la proposta di una bionda “alta e flessuosa” ad un certo Will che di morti ne ha già fatti diversi durante la guerra del Golfo. “Che ne dici di quella ragazza che è seduta in fondo al bancone?”, così, come vittima scelta a caso. Inizio niente male, tra l’altro di Ed McBain. Cosa farà il nostro Will?…Da leccarsi i baffi (per chi ce l’ha).

In Mano Nera di Alberto Custerlina, B.C.Dalai 2010, vecchi che giocano nella piazza davanti alla cattedrale. Uno dei personaggi, il russo Kirill, gioca una Nimzoindiana, perde e si ritira dal torneo (78). Alla fine della storia si ritrova in carcere e tenta di impiccarsi dopo avere perso una partita con il suo compagno di cella (173).

In Memoria di morte di Thomas H. Cook, Mondadori 2010, uno dei personaggi, Laura, insegna gli scacchi a Steven (pag.116-117) e suo fratello Jamie la critica perché gli insegna a giocare in modo stupido.

In Delitto Capitale di A.A.V.V., a cura di Marco Tagliaferri, Hobby and Work 2010, a pag.54 lo scrittore Luceri viene definito …flemmatico come un giocatore di scacchi. A dir la verità non tutti i giocatori sono flemmatici. Vedi l’ex campione del mondo Garry Kasparov che ti fulminava con lo sguardo.

In Operazione Atlanta di Hugues Pagan, Meridiano Zero 2010. Mauber giocava interminabili partite a scacchi da solo (pag.207), Merda, pensò Jankovic, sa già come andrà a finire questa cazzo di storia. Ha giocato il gambetto di Donna (239), Poi Chateau disse:- Il sacrificio dell’alfiere… (240).

In Sul filo del rasoio di A.A.V.V. a cura di Gianfranco de Turris, Mondadori 2010, citata una scacchiera pag. 24 (Malasanità di Giulio Leoni) e pag. 26 Appollaiata sul fianco della montagna ligure, la vecchia villa stava come l’ultima torre a difesa del re. Lo scacco matto con il tempo era inevitabile (La memoria rende liberi di Stefano Di Marino).

Le letture del giovane Lotti
Così, anche per suscitare i vostri imberbi ricordi…
Non so se capita a qualcuno dei lettori quello che capita al sottoscritto. Di vedermi nel passato come un vero e proprio personaggio inserito nella storia della mia vita. Ecco che, allora, diventa d’obbligo la terza persona che non ho usato negli incontri precedenti.
Devo essere sincero. Su Tito Maccio Plauto il Lottino imberbe si buttò a capofitto. Ovvero sulle commedie che si sposavano perfettamente con la sua goliardica personalità: servi furbi, creatori d’inganni, prostitute, lenoni, parassiti, giovani scialacquatori, meretrici, matrone, cortigiane, il soldato fanfarone, agnizioni, equivoci, beffe con incasinamenti incredibili (quella dei sosia favolosa) che giostravano felici nella sua testa, Non le lesse tutte ma quanto basta per trascorrere diverse serate, soprattutto invernali nella famosa soffitta, riscaldata da una scoppiettante comicità.
Lo stesso dicasi per Decimo Giulio Giovenale e le sue Satire. Gli bastò leggere la prima sulla corruzione e il denaro venerato come un dio a renderglielo simpatico e incredibilmente attuale (l’uomo difficile che cambi). Simpatia che divenne aperta acclamazione spulciandone altre sugli arrampicatori sociali, sui liberti arricchiti (vedi lo strale contro Crispino), sulle facoltose matrone frequentatrici di gladiatori e lupanari (ah, le matrone di un tempo!), sugli omosessuali che anche il Lottino di allora, sono sincero, non vedeva di buon occhio. Lo capisco, dato il tempo, l’ambiente in cui viveva e l’età, ma non lo assolvo.

Di Publio Ovidio Nasone si beccò subito l’Ars amatoria (ti pareva) e le Metamorfosi. Me lo rivedo con la bava alla bocca sfogliare, speranzoso, le pagine dei libri nella solita, umbratile soffitta. Non di tutti, certo (dopo un po’ si stancava), ma saltibeccando in qua e là, soprattutto nella traduzione italiana (vale anche per gli autori precedenti), secondo istinto del momento. E poi i miti lo avevano affascinato sin da piccolo. Favoloso Publio Ovidio, anche per quel “Nasone” che lo faceva sorridere.
Il Lottino era goliardico, sì, per sopravvivere alle burle e agli sberleffi del paese natio, ma in certi momenti anche piuttosto malinconico (e anche un po’bischero). Ergo è facile rivedermelo, un po’ commosso, in rapporto sentimentale con autori crepuscolari come Sergio Corazzini che poi, magari, avrebbe voluto prendere a schiaffi (da lettino psichiatrico). Ma rimangono tutt’ora stretti nell’animo del vecchietto striminzito la chiazza rossa del cuore, la dolce follia, il vaneggiamento continuo, il piccolo fanciullo che piange.

Termino citando dei favolosi videoclip di scacchi qui. Non perdeteli!

avatar Scritto da: Fabio Lotti (Qui gli altri suoi articoli)


6 Commenti a A ruota libera ter

  1. avatar
    Martin 15 luglio 2018 at 10:18

    Grazie, Fabio, per questo bell’articolo e per l’attaccamento dimostrato di continuo al nostro sito.

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  2. avatar
    fabrizio 15 luglio 2018 at 22:06

    Sempre interessante e stimolante! Grazie Fabio! ;)

  3. avatar
    Fabio Lotti 16 luglio 2018 at 21:54

    Grazie a voi. Per i soliti fissati scacchisti-giallisti è uscito un mio pezzetto sulle detective lady qui http://theblogaroundthecorner.it/

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  4. avatar
    Mongo 17 luglio 2018 at 11:02

    L’unica signora in giallo degna di nota è la protagonista della serie TV ‘ Murder she wrote’.! :p

  5. avatar
    Fabio Lotti 17 luglio 2018 at 22:02

    La cara Signora in giallo. Oggi vanno di moda le “Sbirre”, vedi il libro di Carlotto, Cataldo, De Giovanni, edito da Rizzoli, che sto leggendo. Ma il “classico” mi rimane sempre nel cuore.

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  6. avatar
    Fabio Lotti 18 agosto 2018 at 20:56

    Riaprite il blog!!!

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