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Rade volte…

Scritto da:  | 7 Giugno 2019 | 5 Commenti | Categoria: C'era una volta, Curiosità

Prima dell’era digitale le fonti di informazione scacchistica di prima mano erano molto rare. Come i miei amici scacchisti non più giovani ricorderanno, un ruolo essenziale era svolto dal trafiletto che Adolivio Capece pubblicava tutte le domeniche sul Giornale di Indro Montanelli. Per cui la domenica compravano il Giornale anche molte persone che, come me, non si sarebbero mai sognate di fare la stessa cosa negli altri giorni della settimana (nel mio caso non solo per differenze ideologiche: ritenevo e ritengo il modo di pensare di Montanelli un incredibile concentrato di idee sbagliate). Una volta comprato il giornale, però, capitava ovviamente di dare una scorsa anche al resto. Due sono le firme di quegli anni che mi sono rimaste particolarmente impresse. La prima è quella di Giorgio Torelli, che con la sua prosa originale e lussureggiante disegnava, pezzo dopo pezzo, un’idea di cattolicesimo umanissima ed accattivante, che sta al cattolicesimo imbecille e ignorante di Salvini più o meno come il giorno alla notte. E’ grazie a Torelli, ad esempio, che ho potuto conoscere quella straordinaria figura di medico e filantropo che fu Marcello Candia. L’altra firma era quella di Vittorio Feltri. I suoi articoli, che non parlavano quasi mai di politica, erano ben scritti, ironici e talvolta pungenti, eleganti nella forma e nel contenuto. Come sia stato possibile che Vittorio Feltri si sia trasformato, nel corso degli anni, in quel volgare e becero gazzettiere da quattro soldi che è oggi, faccio davvero fatica a capire. Devo dire, tuttavia, che se Vittorio Feltri si è rivelato un pessimo giornalista, c’è invece motivo di credere che sia stato un buon padre, visto che il bravo e intelligente giornalista della Stampa Mattia Feltri è suo figlio (chi può legga il suo “Buongiorno” di oggi). L’humana probitate, ha scritto Dante, rade volte discende per li rami. Per fortuna questo vale talvolta, o anche spesso, per la pravitate.

avatar Scritto da: FM Franco Trabattoni (Qui gli altri suoi articoli)


5 Commenti a Rade volte…

  1. avatar
    Giorgio Piva 8 Giugno 2019 at 02:04

    Montanelli è stato prima di tutto un giornalista e come tale andrebbe giudicato: il fatto stesso di aver ospitato sul suo quotidiano firme che anche chi gli era distante ideologicamente apprezza(va) va ascritto a suo merito.
    Non v’è dubbio poi che abbia influenzato la vita pubblica del nostro Paese (altro merito, secondo me).
    Negli anni ’70 in cui il pensiero dominante era il catto-comunismo ha fermamente difeso un punto di vista opposto (quello liberale) rischiando in prima persona sia a livello imprenditoriale (staccandosi dalla comoda ma a lui indigesta tettarella del Corriere della Sera e fondando il Giornale), sia a livello personale (rimediando oltre agli insulti quotidiani anche qualche pistolettata).
    In seguito ha saputo anche opporsi a chi ideologicamente poteva essergli affine (Berlusconi) dimostrando così una coerenza personale ed una fierezza intellettuale non comune anche tra gli Alfieri dei concentrati di idee giuste.

  2. avatar
    Doroteo Arango 8 Giugno 2019 at 08:03

    Interessantissimo… consiglio anche questa lettura.

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    The dark side of the moon 8 Giugno 2019 at 10:32

    Montanelli è stato un personaggio talmente ripugnante che non occorre aggiungere altro.
    Se oggi diversi esponenti della “sinistra liberal” (vedi Severgnini) lo considerano un “maestro” (cfr. qui) è l’ennesima dimostrazione che questo Paese non ha mai fatto i conti col fascismo inteso come espressione della borghesia reazionaria di cui Montanelli ne era uno degli alfieri.

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    Giancarlo Castiglioni 8 Giugno 2019 at 22:13

    Anche io compravo Il Giornale una volta alla settimana per leggere la rubrica di Capece.
    Credo fosse il sabato, mi pare che nei primi anni Il Giornale non uscisse la domenica.
    Mi dispiacque molto che Capece seguisse Montanelli quando lasciò “Il Giornale” per “La Voce”. Prevedevo un insuccesso e la fine della rubrica di scacchi, come puntualmente avvenne con la chiusura de “La Voce”.
    A quanto ha scritto Giorgio Piva aggiungo che Montanelli disse quel che pensava anche ai tempi del fascismo e per questo finì più volte in disgrazia.
    Solo le sue indubbie qualità di giornalista gli consentirono di continuare a scrivere.
    Durante la RSI fu a San Vittore condannato a morte per aver partecipato alla resistenza.
    Ma chi lo critica queste cose non le sa, considera Montanelli un fascista e basta.
    Aggiungo che “La storia d’Italia” di Montanelli è molto buona, anche se i professori universitari storcono il naso.
    Di solito chi la critica non la ha letta.

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    Chess 4 Luglio 2019 at 23:16

    Mi sembra ingeneroso criticare Montanelli per partito preso

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