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La terra è lunga e sporca

Scritto da:  | 10 Settembre 2019 | 36 Commenti | Categoria: Zibaldone

Cinque voli interni e 9570 km, 850 km di pullman, 1000 km di macchina, 365 km a piedi e una cinquantina in bicicletta. E tanti libri, ad accompagnare i 22 giorni di viaggio dall’altra parte del mondo: in Cile.

Bologna – Madrid – Santiago del Cile

È lungo il viaggio da Bologna verso l’America Latina. Ed ancora più lungo è il viaggio per arrivare in Cile, l’ultimo dei Paesi del Sud.

Dopo quattordici ore di volo da Madrid, finalmente stiamo per atterrare nella capitale cilena. E finalmente lasciamo i “non-luoghi” che ci hanno accolti per un giorno intero, ma che in tre settimane di viaggio impareremo a trasformare in luoghi reali: gli aerei e gli aeroporti.

A Santiago del Cile fa caldissimo e non siamo abituati ad avere l’inverno in estate.

Guardiamo la città avvolta nella confusione dal finestrino di un taxi abusivo: baraccapoli, prima di lamiera e poi di legno, con i cavalli nel prato vicino; casette di legno; palazzoni.

Man mano che ci si avvicina al centro il paesaggio cambia completamente, mentre seguiamo il fiume, un flusso potente di acqua rossastra, dello stesso colore della terra di Santiago. Nel taxi, un crocefisso con il volto di Papa Ratzinger ci benedice mentre arriviamo nel centro della città: un misto di palazzi vecchi e nuovi che mette confusione.

Atterriamo in Cile pochi giorni dopo la vittoria elettorale del miliardario a capo della coalizione di destra, Sebastián Piñera.

La piazza della Moneda, il palazzo presidenziale distrutto l’11 settembre del 1973 dal colpo di Stato di Pinochet, è controllata dai carabineros, mentre, di fronte, una bandiera del Cile grandissima sovrasta tutto.

I segni della campagna elettorale sono ancora sui muri: “Il Cile può e vuole di più” si legge su uno striscione, a fianco del simbolo della falce e il martello.

Ed è strano pensare ancora a quell’11 settembre – che dal 2001 a molti ricorda solo l’attentato delle Torri gemelle.

È strano pensare ai cambiamenti storici e ai flussi che portano a determinate scelte.

All’ingresso del Museo della Memoria di Santiago si legge una frase di Michelle Bachelet Jeria, presidente cilena dal 2006 al 2010 e poi di nuovo dal 2014: “No podemos cambiar nuestro pasado. Sòlo nos queda aprender de lo vivido. Esta es nuestra responsabilidad y nuestro desafìo”.

Questa è la nostra responsabilità e la nostra sfida. E, arrivando dall’altra parte del mondo, cercare di capirlo è forse ancora più difficile.

Per fortuna il Cile è stato il Paese di tanti scrittori, poeti, intellettuali. Come Pablo Neruda, che nel ‘69 lascia il posto a Salvador Allende come candidato alle elezioni presidenziali cilene.

Così Neruda scrive tre giorni dopo l’assassinio di Allende: “Qui in Cile si stava costruendo, fra immense difficoltà, una società veramente giusta, elevata sulla base della nostra sovranità, del nostro orgoglio nazionale, dell’eroismo dei migliori abitanti del Cile. Dal nostro lato, dal lato della rivoluzione cilena, stavano la costituzione e la legge, la democrazia e la speranza. Dall’altro lato non mancava nulla. C’erano arlecchini e pulcinella, pagliacci a mucchi, terroristi con pistola e con catene, frati falsi e militari degradati. Gli uni e gli altri giravano nel carosello della disperazione”.

E viene da pensare a come la scrittura, la poesia, la narrativa siano meraviglia quando diventano anche strumenti politici. In Neruda, così come in tanti altri.

Come Luis Sepúlveda, che, in “Storie Ribelli”, scrive: “Non sono incline a perdermi nei vecchi dubbi che tormentarono e fecero riflettere gli antichi filosofi, né ad avvertirne altri se non quelli necessari ad avanzare sull’unica strada che sento possibile, la strada della scrittura, la barricata a cui sono arrivato quando tutte erano state ormai spazzate via, quando già pensavo che non ci fosse più posto per la resistenza. Da Guimarães Rosa ho imparato che “raccontare è resistere” e su questa barricata della scrittura resisto agli assalti della mediocrità planetaria, la mostruosa proposta unica di esistenza e cultura che incombe sull’umanità. […] Scrivo perché amo la mia lingua e in lei riconosco l’unica patria possibile, perché il suo territorio non conosce limiti e il suo palpito è un continuo atto di resistenza”.

Storie ribelli, storie militanti, scritte da chi ha dovuto prendere l’aereo dell’esilio, dopo due arresti e sette mesi di carcere, tra minacce e torture. Come tanti altri sono coloro che sono dovuti scappare, che sono riusciti a scappare, durante il periodo buio del Cile, quello della dittatura di Pinochet.

Tutto scorre veloce, a Santiago, in mezzo alla folla di gente che cammina per la capitale, in mezzo ai tantissimi venditori ambulanti – ragazzi giovanissimi o anziani – che urlano per le strade cercando di vendere qualcosa per riuscire a sopravvivere.

Come il vecchio e il nuovo, anche il ricco e il povero si mischiano per le vie di Santiago del Cile: enormi contraddizioni che è difficile comprendere quando giriamo per la città, nei giorni di scalo tra un aereo e un altro.

Sembra vuota, dall’alto, la Patagonia. Piove e fa freddo quando arriviamo. La pioggia gelida annebbia i pensieri e quella malinconia buona ti pervade, portata dal vento freddo.

Ma poi la Patagonia cilena si mostra in tutta la sua bellezza. Bellezza dei colori che non ti aspetti, del freddo estivo di montagna che fa sentire vivi dopo ore di aereo e pullman.

Bellezza dei paesaggi che cambiano, meraviglia del vento che fa capire che c’è altro, che alcune cose possono aspettare.

Bellezza delle barche e delle montagne accanto, del verde che travolge anche se piove.

Da Punta Arenas, sullo Stretto di Magellano, ci spostiamo subito in pullman più a nord, a Puerto Natales, un paesino di pescatori e di case di lamiera, non ancora abituata al turismo della Patagonia.

Puerto Natales è sul Fiordo Ùltima Esperanza, chiamato così perché fu attraversato nel 1557 dal navigatore Juan Ladrillero mentre cercava una rotta per arrivare allo Stretto di Magellano.

Le nuvole corrono veloci, insieme al vento che porta pioggia e poi sole, e al pensiero di essere verso la fine del mondo: siamo vicini al Polo Sud e si vede e si sente. Il sole scende verso le 11 di sera e torna intorno alle 4 e mezza del mattino.

Di Puerto Natales scrive Bruce Chatwin ne “In Patagonia”, e la descrive così: “La città di Puerto Natales era ancora illuminata dal sole, ma nuvole violacee si addensavano sul lato lontano del Last Hope Sound.

Sui tetti delle case, rossi dalla ruggine, fischiava il vento. Nei giardini crescevano sorbi selvatici e il fuoco rosso delle loro bacche faceva sembrare nere le foglie. Quasi tutti i giardini erano invasi dall’acetosa e dai grappoli di fiori bianchi del cerfoglio selvatico. Gocce d’acqua schioccavano sul marciapiede”.

Anche nel Parco Nacionales Torres del Paine, nel mezzo della Patagonia cilena, il sole scende tardi. Siamo senza campo, solo nebbia e vento e verde attorno.

Per entrare bisogna pagare e c’è un “ranger park” che dà istruzioni da rispettare. E dopo c’è il nulla. Nulla di fianco a hotel di lusso, e rifugi. L’iperconnessione a cui siamo abituati si sente: quando non abbiamo più campo sembra che possa succedere qualcosa da un momento all’altro e noi non lo possiamo sapere.

Ma, finalmente, ci si accorge del fuoco del camino, dei colori del sole che cala, nel nulla della Patagonia.

Anche la mattina della Vigilia di Natale ci svegliamo così. Fuori il vento va a 91 chilometri all’ora, si fa fatica a camminare. Mi torna alla mente Trieste: chissà se anche la bora faceva così, quando mio nonno si metteva i mattoni nello zaino per non volare via mentre andava a scuola.

Per tornare a Punta Arenas percorriamo in pullman la Ruta del fin del mundo, una strada lunga e vuota con ai lati un paesaggio che cambia pian piano: i guanaco cileni e gli struzzi, laghi e torrenti con sullo sfondo le montagne della Patagonia. E poi paesini colorati, fatti di case e baracche, bandiere del Cile, che crescono più si è vicini al confine con l’Argentina.

E, alle periferie, case povere con cavalli e carcasse di vecchie macchine americane.

Il vento della Patagonia non ci lascia, ma diventa “vento buono”, di mare, che piega gli alberi tutti rivolti nella stessa direzione.

Lo Stretto di Magellano è davvero la fine del mondo. E quando è limpido, come all’alba del 25 dicembre, si vede la Terra del Fuoco.

Regione di Los Lagos

Un aereo ci riporta più a nord, poco sopra la Patagonia settentrionale. Non c’è più l’aria pulita dal vento, ma ad accoglierci c’è una pioggia fitta, e un’aria di malinconia che avvolge la periferia di Puerto Montt.

Per fortuna basta poco per far diventare i posti “casa”, o, almeno in Cile, lo è. Perché anche nei posti più sperduti o in quelli che non ti eri immaginato così, c’è un’aria familiare, da qualche parte.

A Puerto Montt l’abbiamo trovata nel mercato del porto, dove si mangia a fianco ai leoni marini spiaggiati a pochi metri e dove ad aprire ogni pasto c’è il pisco, il liquore tipico cileno.

Puerto Montt è una città piena di traffico e di confusione, punto di snodo per tutti i giri nella Regione dei Laghi e punto di partenza della Carretera Austral, la strada che porta fino alla Patagonia argentina, in un modo o nell’altro.

A parte i primi chilometri e qualche centinaia di metri in mezzo, la strada fatta costruire da Augusto Pinochet è tutta sterrato, buche e acqua che scende a torrenti.

Per percorrerla tutta bisogna prendere tre traghetti e avere tanta pazienza. Noi abbiamo fatto solo i primi 100 chilometri, fino a Hornopirén, un paese nel nulla in riva all’Oceano, protetto da un golfo.

E, in mezzo, è pieno di piccolissimi agglomerati di case, baracche e pecore. Nel nulla. Collegate da una strada che è già tanto definire così.

Ma, al ritorno, un signore che avrà avuto settant’anni, ha risposto a ogni dubbio sul perché vivere là. Ci ha chiesto un passaggio per qualche decina di chilometri e ci siamo provati a capire in uno spagnolo stentato.
“Vives aquí?”, gli ho chiesto.

Sì, vive là, nel nulla, da quarantuno anni, quando da Puerto Varas, un paese molto turistico poco lontano da Puerto Montt, è andato a “trabajar” nella costruzione della Carretera Austral. E poi si è comprato un appezzamento di terra, gli animali, si è costruito una casa e si è trasferito là.

“Com’è vivere qua?”. “Aquí tengo todo!”, ha risposto. Andava a vendere corde in un paesino di pescatori poco più avanti. Sorrideva gentile e profumava di sapone.

Ma tanti altri sono i posti da raggiungere da Puerto Montt. Come Chiloè.

Sepùlveda in “Patagonia Express” chiama l’Isla Grande de Chiloè “l’anticamera della Patagonia”. Qua il cielo non è mai azzurro e pulito come in Patagonia, il tempo cambia molto in fretta, ma le nuvole corrono alla stessa velocità. Così dal sole si passa rapidamente a una pioggia fitta, di mare. O, meglio, di Oceano.

E, come il tempo, anche i paesaggi cambiano in fretta. Dal finestrino della macchina le immagini corrono veloci su strade mai lineari, piene di buche.
Chiese di legno e cimiteri spesso sui lati della Panamericana, la strada che muore a Chiloé.

E poi ci sono fiori gialli, tantissimi; scogliere e piccolissimi porti sul mare; piccole baie e villaggi di pescatori, come Quetalmahue, l’unico paese dove fanno ancora il vero Curanto, un piatto di pesce e carne.

E i paesoni, come Castro, il capoluogo famoso per le palafitte sul mare ai due ingressi della città: case su insenature ormai tagliate fuori, spesso in secca.

Piove sempre, nella Regione dei Laghi. La finestra della casa dove dormiamo dà sul porto, si sente la pioggia fitta e le luci della costa illuminano il buio che anche qua arriva tardi, non prima delle dieci di sera. Dicembre e gennaio sono uno dei periodi meno piovosi dell’anno, e piove almeno qualche ora ogni giorno.

Il vino tinto, Sepùlveda, Chatwin e Bolaño ci tengono compagnia, accanto a una stufa a gas che probabilmente da noi sarebbe vietata da parecchi anni.

I cani randagi non si fanno scoraggiare dalla pioggia e abbaiano all’aperto anche con questo tempo. Sono tantissimi, in Cile: stanno ai bordi delle strade e aspettano una macchina contro cui saltare e abbaiare (ce l’hanno in particolare con i pick-up).

Ed è nera la terra nella Regione dei Laghi, una terra ricca di vulcani, molti dei quali ancora in attività.

Siamo in Sudamerica e i paesaggi che si vedono dai parchi naturali, come il parco “Vicente Perez Rosales”, lo dimostrano: foresta pluviale, cascate immense, pioggia costante, vulcani innevati molto più alti delle montagne della Patagonia meridionale.

È nera la terra, spesso su strade sterrate, mai asfaltate, come quella che, dopo le Cascate del Pehoué, costeggia un immenso lago per arrivare a un paese di pescatori che solo ora sta cercando di sfruttare il turismo, con giri in barca lungo il lago, anche se la pioggia non smette di scendere quasi mai.

Il Deserto di Atacama

Atterriamo su una pista in mezzo al deserto e quando l’aereo tocca terra non si sente quasi: siamo in mezzo alla zona più arida del mondo, e c’è tutto lo spazio per atterrare.

Nell’aeroporto di Calama la radio trasmette Sultans of swing dei Dire Straits, e si sente già la calma che avvolge questi posti.

San Pedro de Atacama è un’oasi al confine con la Bolivia. C’è calma e c’è silenzio. E tanta sabbia, finissima, che entra negli occhi e si appiccica addosso.
Ci si abitua pian piano.

Ma il silenzio più forte è nella Valle della Luna. Ci andiamo in bici, all’alba, partendo quando è ancora freddo, con pochi gradi sopra lo zero.

Quando ci fermiamo a riposare il silenzio è surreale. Un po’ come quando nevica e per un po’ la città si ferma e i rumori sono attutiti dal bianco. Ma qua è sempre così: c’è silenzio, e cielo azzurro, e non piove quasi mai. Quando piove il deserto fiorisce, per qualche ora.

La Valle della Luna è stata chiamata così perché sembra la superficie lunare, con il suolo su cui si sono depositati sale e minerali bianchi.

Dall’alto della Duna grande sembra di essere in un altro mondo. E invece siamo in Cile, appena sotto il Tropico del Capricorno.

Nel nulla, ancora una volta. E, ancora una volta, in mezzo alla meraviglia di luoghi che non ti aspetti, tra fenicotteri, lagune salate sotto a vulcani, canyon.

Siamo in mezzo al Deserto di Atacama, con il sole caldissimo di giorno e una marea di stelle di notte: la luce più forte è quella della luna piena.

C’è di nuovo Sepúlveda a fare compagnia: “Nei paesi caldi bisogna saper aspettare, non permettere mai che il tempo si trasformi in un peso”.

Ed è forse l’aspetto più bello che lascia il Cile: la calma dei posti in cui c’è tempo per guardare, per perdersi per strade e per pensieri.

Essere nel nulla: nel vento di Puerto Natales, nella pioggia di Puerto Montt, nel vento e nella sabbia del Deserto di Atacama. Ed è il silenzio la cosa meravigliosa che rende ogni posto cileno casa, insieme a tutti gli occhi gentili che abbiamo incontrato.

avatar Scritto da: Sofia Nardacchione (Qui gli altri suoi articoli)


36 Commenti a La terra è lunga e sporca

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    Fabio Lotti 10 Settembre 2019 at 22:26

    Acc…che viaggio! Tra Uomo e Natura nella sua molteplici aspetti e incredibili sorprese. Tra bellezza, miseria e coraggio. Tra ricordi di stimolanti letture. Che viaggio!

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    The dark side of the moon 11 Settembre 2019 at 21:54

    Un racconto ricco di poesia, uno degli articoli più belli mai letti in questo blog.
    Mi è sembrato per un attimo di trovarmi in una delle tante bellissime foto sopra.
    Il Cile evoca anche profonda tristezza; ciò che ha subito l’11 Settembre del ’73 è stato un abominio per milioni di persone che portavano avanti il sogno di un ideale che stava prendendo forma.
    I cileni migliori furono in gran parte uccisi, torturati ed esiliati.
    Il macellaio Pinochet, appoggiato dagli USA e dal clero, scrisse una delle pagine più buie e vergognose dell’america latina.
    Oggi cade l’anniversario di quel triste giorno, mi piacerebbe ricordare Allende e tutti gli uomini caduti nello sforzo di realizzare un mondo migliore, con questo fantastico racconto di questa meravigliosa terra.

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    fabrizio 11 Settembre 2019 at 23:18

    Bellissimo diario di un viaggio che mescola giustamente gli aspetti geografici e sociali, senza dimenticare quelli politici, che in tutto il sudamerica sono indispensabili per capire la situazione di oggi e le grandi sperequazioni che, purtroppo, rappresentano uno degli aspetti più critici di quasi tutte le società sudamericane.
    Mi sono ritornate alla memoria oltre che la bellezza di paesaggi naturali ancora pressoché intatti, anche le riflessioni, molto simili a quelle sopraesposte da Sofia, del mio viaggio nel 2012 in Patagonia, fatto però dal lato argentino (punti di contatto tra i due itinerari il meraviglioso Parco delle Torri del Paine e ovviamente lo stretto di Magellano visto dalla sponda opposta). Ricordo i grandi contrasti sociali di Buenos Aires, tra la ricchezza di alcune zone centrali e la miseria “cattiva” di tanti quartieri periferici, dove forse anche la speranza è stata perduta; la protesta ferma e civile delle donne di Plaza de Mayo; la miseria sofferta, ma serena e dignitosa, degli abitanti dei tanti piccoli villaggi al di fuori del circuito turistico; la vicenda, assai poco edificante, dei Benetton che acquistano appezzamenti enormi di terreni e tentano di sfrattare i veri e naturali proprietari di questi territori: i pochi indios che vi hanno abitato da sempre.
    Grazie veramente Sofia per avermi fatto ricordare tutto questo. Con Stima. Fabrizio

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      The dark side of the moon 12 Settembre 2019 at 11:32

      Parli dei mapuche, una popolazione indigena che i Benetton hanno “sfrattato” dalla loro terra.
      L’ipocrisia di questi signori diventava tragicomica nelle loro pubblicità dove immancabilmente c’era una persona di colore necessaria per mandare un messaggio che forse serviva per lavare molte sporche coscienze.
      E’ bene ricordare anche questo; se si perde la memoria storica e l’analisi di certi fenomeni sociali, ci si rende complici di questa gentaglia, arricchita mandando nella miseria migliaia di uomini e donne.
      E magari hanno pure il coraggio di farci la morale di un mondo che va alla rovescia.

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    Alessandro 12 Settembre 2019 at 11:42

    Bravissima Sofia, letto tutto d’un fiato,davvero bello, grazie. ;)

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    Giancarlo Castiglioni 12 Settembre 2019 at 23:29

    Qualche puntualizzazione.
    Allende non è stato assassinato, gli era stato offerto di andare in esilio, ma si è suicidato per non arrendersi.
    C’è un testimone oculare, anche la famiglia crede nel suicidio.
    Quando Allende divenne presidente nel ’70 l’economia cilena era in buone condizioni.
    Dopo tre anni di “via cilena al socialismo”, quando ci fu il colpo di stato, l’economia era in condizioni disastrose, con mercato nero e iperinflazione.
    Quando Pinochet lasciò il potere nel 1988 il Cile aveva il tasso di sviluppo più alto di tutto il Sud America con indici di povertà e disoccupazione più bassi.
    Tuttora il Cile è il paese del Sud America dove si vive meglio.

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      The dark side of the moon 13 Settembre 2019 at 11:22

      Qualche puntualizzazione.
      Pinochet è stato eletto democraticamente dopo il colpo di Stato del dittatore Allende.
      Per salvare l’economia, il generale ha ripristinato i diritti civili e democratici che i cattivi socialisti avevano abolito.
      Ha salvato migliaia di cileni rinchiusi nelle carceri dalla tortura e da uccisioni di massa.
      Lo stadio nazionale fu riaperto allo sport dopo che i cattivi socialisti lo trasformarono in lager, scatenando violenze e torture della terribile “polizia politica rossa”.
      Pinochet ancora oggi è ricordato come un esempio di democrazia, tant’è che quando nell’88 lasciò il posto per motivi “nobili” (i cittadini cileni gli chiesero di riposare dopo tanto duro lavoro) gli fu conferito il premio nobel per la Pace.
      L’economia cilena, grazie al generalissimo fu salvata e messa nelle mani delle multinazionali americane che hanno portato un benessere mai visto nella storia del Paese, Lo stesso Kissinger (segretario di Stato americano) si congratulò con Pinochet “per il buon lavoro svolto”.
      Papa Wojtyla si affacciò dal balcone insieme al suo amico Augusto per ringraziarlo di aver riportato la fede nel Paese che i cattivi socialisti volevano far sprofondare nell’inferno del peccato.
      Potrei continuare ma penso di dover andare un attimo a vomitare, scusate….

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      fabrizio 13 Settembre 2019 at 22:30

      Caro Giancarlo, permetti qualche puntualizzazione, forse un po’ meno asettica, alle tue.
      “Allende non è stato assassinato, gli era stato offerto di andare in esilio, ma si è suicidato per non arrendersi.” Il fatto, probabile, che Allende si sia suicidato di fronte ad un colpo di stato organizzato dalla CIA (questa è ormai storia, non supposizioni) , con carri armati che circondano il palazzo del governo ed aerei che lo bombardano, e di fronte ad offerte vergognose di salvare la propria vita, ti sembra che sminuisca la figura di Allende e diminuisca le responsabilità dei golpisti?
      “Dopo tre anni di “via cilena al socialismo”, quando ci fu il colpo di stato, l’economia era in condizioni disastrose, con mercato nero e iperinflazione.”
      Vero, ma ti sei chiesto perché questo è successo? La “guerra” economica, finanziaria e commerciale contro il Cile, scatenata dagli Stati Uniti che si sentivano colpiti nei loro interessi dalle previste riforme e nazionalizzazioni del governo Allende, ti sembra ininfluente? O pensi che sia tutta colpa degli “errori” di Allende?
      “Quando Pinochet lasciò il potere nel 1988 il Cile aveva il tasso di sviluppo più alto di tutto il Sud America con indici di povertà e disoccupazione più bassi.”
      Vale , al contrario, lo stesso discorso di prima: gli USA appoggiarono in tutti i modi, per i loro interessi, il governo di un dittatore criminale e assassino, che sterminò i suoi oppositori o li costrinse all’esilio (anche questi sono fatti, non supposizioni). Il modesto sviluppo economico ottenuto compensa tutto ciò?
      Purtroppo la morale di quasi tutte le vicende politiche ed economiche del sudamerica (e non solo!) è quasi sempre la stessa: chi tocca gli interessi economici e politici degli USA deve aspettarsi reazioni e ritorsioni violente; i “difensori della democrazia” non esitano a rovesciare governi liberamente e democraticamente eletti ed insediare al loro posto dittatori sanguinari o burattini da loro manipolati (ultimo esempio il Guaidò venezuelano di cui, dopo tanto clamore, non si parla più vista la figura meschina che ha fatto).

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    The dark side of the moon 13 Settembre 2019 at 11:35

    Rieccomi, ora concludo riguardo l’omicidio….ops, volevo dire suicidio del socialista cattivo.
    Non è infatti vero che il Palazzo presidenziale venne preso a cannonate (questa è stata una menzogna dei socialisti che fecero circolare foto false).
    Quell’11 Settembre una delegazione del neoeletto presidente Pinochet si presentò dal dittatore Allende e gli propose giustamente che il suo colpo di stato di tre anni prima doveva lasciare il posto alla democrazia.
    Allende per ripicca chiamò tutti i suoi fedelissimi e ci fu un suicidio di massa.
    Fine della storia e della democrazia….ops, volevo dire dittatura!
    Oggi ho la tastiera del pc che fa le bizze.

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    The dark side of the moon 13 Settembre 2019 at 11:42

    Scusate ho scritto che fu preso a cannonate il palazzo quando in realtà fu bombardato.
    Giusto per essere preciso anche se cazzata tira l’altra è corretto dirle bene :o

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    Doroteo Arango 13 Settembre 2019 at 16:58

    Fermi tutti! Io sapevo che Salvador Allende fosse morto di indigestione… evidentemente quel giorno aveva mangiato troppi bambini! :p

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    Mongo 13 Settembre 2019 at 18:46

    Ma Giancarlo o ti sei bevuto il cervello o hai fumato cannabis tagliato male o sei sfacciatamente di destra o sai un belino di storia e di come gira l’economia. C’è aperta una petizione, alla quale mancano ancora poche firme, per la beata santificazione del duo Pinochet Videla sponsorizzata dal Vaticano.

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    Giancarlo Castiglioni 13 Settembre 2019 at 22:30

    Quello che è successo non piace a nessuno, ma non si può cambiare con battute e ironie.
    Raccontare quel che è successo non vuol dire essere di destra.
    Nessuno di voi ha messo seriamente in dubbio la mia ricostruzione dei fatti.
    Io non dico che Pinochet avesse ragione e Allende torto.
    Constato che Pinochet era più forte e ha vinto.

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      fabrizio 14 Settembre 2019 at 22:24

      Giancarlo, evidentemente non hai ancora letto le mie domande relative ai “fatti” da te enunciati (gli orari di pubblicazione del mio e di questo tuo commento sono coincidenti). Ti invito, se ne hai voglia ovviamente, a dare qualche risposta che chiarisca la tua posizione, che sembra come minimo ambigua, se non del tutto giustificatoria nei confronti di Pinochet, del colpo di stato, dei crimini susseguenti; il tutto in nome di un opinabile e modesto sviluppo economico del Cile dopo 15 anni di dittatura sanguinaria.
      Se invece la tua concezione del mondo è quella basata sulla legge della giungla (“Constato che Pinochet era più forte e ha vinto” ) e non ti interessano gli aspetti etici (“Io non dico che Pinochet avesse ragione e Allende torto.” ) non hai bisogno di dare ulteriori spiegazioni.

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        Giancarlo Castiglioni 15 Settembre 2019 at 16:18

        Infatti ho letto il tuo commento solo stamattina.
        Ovviamente anche io faccio considerazioni etiche sia sulla vita di tutti i giorni che per i personaggi storici.
        Trattando di storia le considerazioni etiche vanno tenute distinte dai fatti, non bisogna fare confusione.
        In primo luogo bisogna accertare i fatti per quanto possibile, poi su questa base si possono fare considerazioni etiche.
        Per questo non considero un particolare trascurabile il fatto che Allende si sia suicidato e non sia stato ucciso.
        Bisogna dire la verità e non sopporto l’atteggiamento di molti “è vero ma non bisogna dirlo”.
        Per dare un giudizio etico su un uomo di stato non si può prescindere dai risultati.
        Allende, con le migliori intenzioni, ha iniziato la “Via cilena al socialismo” ed ha peggiorato il tenore di vita della parte più povera della popolazione.
        Ha fatto bene?
        E’ andato in rotta di collisione con gli Stati Uniti, senza pensare che avrebbero reagito senza domandarsi se questo era eticamente corretto.
        In pratica ha lanciato il Cile in una guerra perduta perché era dalla parte della ragione.
        Ha fatto bene?
        Più ci penso più questi giudizi etici su personaggi storici mi sembrano privi di senso.

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          Mongo 15 Settembre 2019 at 17:32

          Ti sei mai chiesto perché i paesi che hanno seguito la via verso un mondo migliore sono finiti in crisi economica?
          Forse perché i tuoi amici yankee e fascistoidi hanno effettuato un blocco verso quel paese per paura che quel paese riuscisse a dimostrare al mondo intero che un’altro stile di vita era possibile.
          Guarda solo Cuba, che nonostante fosse sul lastrico a causa del blocco impostogli dagli USA e dai paesi ad essi allineati è riuscita a sconfiggere l’analfabetismo, a ridurre più di ogni altro paese al mondo la mortalità infantile ed a raggiungere livelli altissimi nel campo della medicina, salute per tutti e non solo per chi può permettersela.

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            Giancarlo Castiglioni 15 Settembre 2019 at 21:36

            Su quel che penso sugli Stati Uniti ti sbagli di grosso.
            Praticamente dalla fine della guerra mondiale la loro politica estera è diretta dal complesso militare-industriale, CIA, Dipartimento di Stato che crea occasioni di tensione per giustificare le enormi spese militari.
            Smontare questo meccanismo è quasi impossibile, per fortuna diventa sempre più difficile che sfoci in guerre.
            Io credo che Trump quando è diventato presidente intendesse cambiare politica, ma che si sia reso conto che in questo modo rischiava l’impeachment e si è adeguato.

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          fabrizio 15 Settembre 2019 at 19:26

          Purtroppo continui a non rispondere alle domande che ti pongo (in termini etici e non solo) e cambi direzione, non valutando, come richiesto, la correttezza e la moralità dei golpisti e degli USA, ma chiedendo e chiedendoti se Allende ha fatto bene (eticamente!) a sfidare la supremazia economica, politica, finanziaria degli USA. E la risposta che dai significa in sostanza “non bisogna disturbare i potenti”, perché potresti pagarne le conseguenze! Una visione del mondo e della società umana dove esistono i “forti”, che comandano e fanno quello che loro aggrada o conviene, poi tutti gli altri che debbono obbedire o, perlomeno, non disturbare (una visione così “classista” che Marx stesso ti invidierebbe!).
          La tua mi sembra una visione strettamente utilitaristica (“Per dare un giudizio etico su un uomo di stato non si può prescindere dai risultati”.E la valutazione si misura in termini economici!) ed egoistica, dove non c’è spazio per nessuna altra considerazione. Francamente è una visione che a me fa orrore!
          Purtroppo convalidi sempre più il sospetto, ormai diventato certezza, che tu reputi inevitabile e indiscutibile la legge del più forte, ovvero una visione che è esattamente l’antitesi della democrazia e della civiltà (che, non dimenticare, si basa proprio sulla lotta alla legge del più forte e sull’idea di pari dignità e diritti per tutti).
          Perdona la durezza delle conclusioni Giancarlo, ma le rendi inevitabili.
          PS: riguardo la tua “venerazione” dei cosiddetti “fatti”, che tratti come oggetti sacri e indiscutibili (soprattutto quelli che enunci tu!), ti ricordo che secondo molti filosofi “non esistono fatti, ma solo interpretazioni”. Abbi almeno qualche dubbio in proposito!

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          • avatar
            Giancarlo Castiglioni 15 Settembre 2019 at 21:58

            Mi sembra una questione di buon senso.
            Se si va a testa bassa contro un avversario molto più forte e privo di scrupoli, ci si rompe la testa.
            Non dico che bisogna rassegnarsi e non fare nulla, dico che bisogna tentare il possibile con la dovuta prudenza.
            Quanto ai fatti sono io il primo a scrivere che bisogna ricostruirli nei limiti del possibile.
            Ho anche scritto che non si può essere certi che ci sia stata l’offerta di esilio da parte di Pinochet.
            Quanto ai termini economici a me il benessere della popolazione e specialmente quello della fascia più povera interessa.
            Sembrerebbe che per te passa in secondo piano rispetto ai tuoi principi etici.
            Forse gli interessati la pensano diversamente.

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              fabrizio 15 Settembre 2019 at 23:38

              Non c’è proprio niente da fare! Non vuoi rispondere alle domande che ti faccio per capire meglio le tue posizioni (ma ormai per me abbastanza chiare e sintetizzate sopra): a Roma si dice “ce fai o ce sei?”. Grazie lo stesso.

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    Mongo 14 Settembre 2019 at 01:20

    Continui a guardare il mondo con la testa nascosta sotto terra, a mo’ di struzzo.
    I fatti non sono andati come hai scritto tu. Pinochet era una scimmietta manovrata dagli USA; le porcherie che ha combinato durante la sua dittatura sono in parte descritte nel diario di Victor Jara, uscito postumo perché venne arrestato, torturato e poi barbaramente ucciso dagli uomini di Pinochet.
    :)

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    Giancarlo Castiglioni 14 Settembre 2019 at 09:39

    Non cambiare discorso.
    Ovvio che Pinochet era appoggiato dagli USA, non c’è dubbio che dopo il colpo di stato ci sia stata una repressione durissima.
    Quale fatto non è andato come lo ho descritto?
    La mia colpa è di dire cose vere che sarebbe meglio non dire per non danneggiare la rivoluzione.
    Sopratutto non si deve dire che tutti i tentativi di creare uno stato socialista nel mondo reale hanno causato una crisi economica che ha danneggiato sopratutto la parte più povera della popolazione.

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      Tux 14 Settembre 2019 at 10:24

      Ecco Giancarlo, provo a far due considerazioni io nel modo più obiettivo che mi riesce.
      Intanto da quello che hai scritto traspare una generosità (tutta da verificare) da parte di Pinochet nei confronti di Allende a cui, sostieni, il Generale avrebbe offerto l’esilio in cambio della vita.

      Scusa, ma ti rendi bene conto?!?

      Un vero e proprio colpo di stato, con la violenza più brutale, e quello “offre” qualcosa in cambio della vita… Ti prego riflettici bene, dai.

      Poi dici “che tutti i tentativi di creare uno stato socialista nel mondo reale hanno causato una crisi economica che ha danneggiato sopratutto la parte più povera della popolazione.”

      Guarda che è proprio il contrario: è il sistema capitalistico che genera povertà e miseria, non il contrario. Prendi per esempio la situazione attuale, mi pare che sul pianeta non ci siano tutti sti stati socialisti che paventi tu eppure le sacche di povertà sono diffusissime, la stragrande maggioranza delle ricchezze è in mano a una ridottissima minoranza di persone che manovra e dispone per tutti gli altri. Ti prego, in tutta coscienza, dimmi solo se in cuor tuo lo ritieni giusto, equo e accettabile.

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        Giancarlo Castiglioni 14 Settembre 2019 at 18:56

        Ovviamente è impossibile avere assoluta certezza che l’offerta dell’esilio ci sia stata, come è impossibile sapere se sarebbe stata rispettata dopo la resa di Allende.
        Io credo sia reale, Pinochet non la ha fatta per il suo buon cuore, ma per calcolo politico; meglio Allende in esilio che morto nel palazzo presidenziale.
        A te il capitalismo non piace, d’accordo, ma ci sono alternative?
        Devi proporre qualcosa di meglio.
        Per ora i tentativi di far qualcosa di diverso sono disastrosamente falliti.

        • avatar
          Mongo 14 Settembre 2019 at 20:00

          Il capitalismo è il male assoluto! L’unica alternativa è il comunismo in tutti i paesi del mondo. A questo, grazie anche a quel porco di Stalin, non è stato ancora possibile arrivarci, ma le vie della falce con il martello sono infinite ed un ritorno nel breve periodo agli insegnamenti di San Carlos, sono l’unica via di salvezza che ha davanti questo mondo.
          Chiaramente ci vuole anche un Uomo nuovo.

          • avatar
            Giancarlo Castiglioni 14 Settembre 2019 at 20:31

            Ci vuole l’Uomo della Provvidenza!!
            in Italia l’abbiamo già avuto, ed era un socialista…

            • avatar
              Mongo 15 Settembre 2019 at 17:13

              Ti riferisci ad un altro criminale… In Italia non è ancora arrivato alcuno in grado di volere/potere cambiare lo status quo.

      • avatar
        Giancarlo Castiglioni 15 Settembre 2019 at 16:31

        Rispondo sul tuo “giusto equo accettabile”.
        Adesso è di moda tra gli uomini politico dichiarare che “bisogna ridurre le sperequazioni”.
        A me sembrano solo belle parole senza un contenuto concreto.
        Nel mondo moderno togliere ai ricchi per dare ai poveri non funziona.
        Io non ho mai dato molta importanza al denaro.
        Non compro biglietti della lotteria, se vincessi la considererei una rottura di scatole.
        Che ci sia gente che ha più denaro di me non mi interessa minimamente.
        Più che il Vangelo “i poveri saranno i primi” consiglio di leggere “Avere o Essere” di Erich Fromm.

  13. avatar
    Tux 14 Settembre 2019 at 10:28

    Dimenticavo… complimenti a Sofia per il bellissimo reportage!

  14. avatar
    Giancarlo Castiglioni 16 Settembre 2019 at 08:49

    @ Fabrizio
    la tua domanda era il mio giudizio etico sul colpo di stato, Pinochet ed i crimini successivi.
    La mia condanna è ovvia e scontata, da quanto ho già scritto non mi pare potessero esserci dubbi.
    Pinochet non era obbligato a fare quel che ha fatto.
    Poteva dare le dimissioni e andare in pensione, probabilmente lo avrebbero lasciato tranquillo, almeno per un po’.
    Per maggior sicurezza poteva andare all’estero, non credo gli mancassero i soldi.
    Non avrebbe avuto morti sulla coscienza, il colpo di stato lo avrebbe probabilmente fatto un altro generale.
    A tutti piacerebbe vivere in un mondo dove si rispettano le regole e tutti si comportassero in modo eticamente corretto.
    Purtroppo nei rapporti internazionali non è così, le regole si rispettano solo se conviene e magari si fa una guerra accusando un altro stato di non rispettare le regole.
    Per chi non lo avesse capito sto parlando degli Stati Uniti.
    Le regole non si rispettano neanche nelle rivoluzioni, giustamente Lenin ha detto “La rivoluzione non è un pranzo di gala”.
    Magari si ha l’ipocrisia di cambiarle, la giustizia proletaria al posto della giustizia borghese.
    Le rivoluzioni socialiste si sa come cominciano, ma non si sa come finiscono.
    A volte finiscono con i campi di sterminio, vedi Russia e Cambogia.
    Concludendo queste condanne morali a gente che non ha rispettato le regole, quando di fatto le regole non ci sono, mi sembrano futili.
    Sia chiaro, questo vale per Pinochet come per Lenin o Stalin.

    • avatar
      fabrizio 16 Settembre 2019 at 12:10

      Provo a sintetizzare, spero correttamente e sulla base delle tue affermazioni, la tua posizione sul colpo di stato in Cile:

      a)Allende è stato stupido (e/o addirittura eticamente riprovevole!)a cercare di contrastare il predominio economico, politico, militare degli USA per inseguire i suoi sogni di democrazia e giustizia sociale;
      b)Pinochet è certamente criticabile moralmente per i suoi crimini, ma a sua attenuante c’è il fatto che era dalla parte del più forte; d’altronde, se non lui, “il colpo di stato lo avrebbe probabilmente fatto un altro generale.”;
      c)la legge del più forte è una realtà che non si può tentare di cambiare (a meno di non diventare a nostra volta i più forti?). Giustizia sociale, leggi, democrazia sono in sostanza parole e concetti vani: “A tutti piacerebbe vivere in un mondo dove si rispettano le regole e tutti si comportassero in modo eticamente corretto. Purtroppo nei rapporti internazionali non è così, le regole si rispettano solo se conviene”
      d)il mondo reale è del tutto ipocrita ed è inutile ogni condanna morale: “condanne morali a gente che non ha rispettato le regole, quando di fatto le regole non ci sono, mi sembrano futili.”

      Potrei proseguire, ma penso sia sufficiente a farmi capire che la tua e la mia visione del mondo sono completamente diverse: io ti posso accusare di essere un cinico conservatore e difensore dell’esistente (permetti una malignità: forse perché ti ci sei trovato bene o in una condizione addirittura privilegiata), tu mi puoi dire che sono uno stupido idealista che insegue sogni irrealizzabili di cambiamento politico-sociale perché non si rende conto della realtà.

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        Quello che si fa di yogurt a cena e a colazione 16 Settembre 2019 at 20:54

        Fabrizio (e Giancarlo), scusa(te) se mi intrometto ma, non per difendere nessuno,io la posizione di Giancarlo la interpreto in un altro modo. Lui forse non si pone tutti gli interrogativi etici e sociali che (giustamente) consideri tu nel tuo quadro d’insieme che apprezzo moltissimo. Lui sostanzialmente dice: “il mondo va così, non ci possiamo far molto, questo è quanto”. Forse è una visione un po’ facile e superficiale delle cose, lo so, ma mi pare che oggidì sia quella della maggior parte delle persone. Ci hanno portato (decenni di mala politica) a questa sorta di “apatia” storica e sociale che rifugge dalla critica, dall’approfondimento, dalla ricerca. Purtroppo ne dobbiamo prender atto e continuare a remare nella direzione opposta (la tua).
        Complimenti anche da parte mia all’autrice di questo bellissimo diario di viaggio e agli autori di questo sito che purtroppo ho scoperto solo da poco. Conto tuttavia di recuperare le letture perdute.
        Saluti e buono yogurt a tutti! :o

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        • avatar
          Giancarlo Castiglioni 16 Settembre 2019 at 22:48

          Direi che hai interpretato correttamente la mia posizione, ma con una aggiunta importante.
          E’ vero che personalmente si può fare poco per migliorare il mondo, ma quel poco che si può fare abbiamo l’obbligo morale di farlo e io lo ho sempre fatto.
          Con atti concreti, non con enunciazioni morali.
          Le condanne etiche di personaggi storici non portano a nulla.

          • avatar
            fabrizio 17 Settembre 2019 at 10:39

            Rispondo solo al PS (sul resto ci sarebbe troppo da dire ancora!): credo anch’io che stiamo stancando. Se vuoi, la mia mail la conosci; purtroppo in questo periodo i miei tempi sono limitati da varie problematiche, ma cercherò sempre di risponderti. Ciao

        • avatar
          fabrizio 17 Settembre 2019 at 10:52

          Ti ringrazio “Yogurt” per il tuo intervento moderatore, ma non temere: tra me e Castiglioni c’è (al di là della visione del mondo completamente diversa, come hai potuto constatare), un reciproco rispetto di fondo per quanto riguarda correttezza e onestà intellettuale. Ci siamo scontrati più volte e continueremo a farlo: d’altronde siamo convinti che si impara più discutendo seriamente con chi la pensa diversamente che con chi è completamente d’accordo con noi. Ciao e buone letture sul blog(ce ne sono molte, come constaterai!).

      • avatar
        Giancarlo Castiglioni 16 Settembre 2019 at 23:46

        a) La condanna di Allende la hai scritta tu: “per inseguire i suoi sogni”.
        Nei suoi 3 anni di governo ha portato il Cile al disastro. Un uomo di stato non insegue sogni deve agire concretamente nell’interesse dei suoi cittadini.
        Per me la sua buona fede non lo assolve.
        b) Per Pinochet il fatto di aver avuto successo è del tutto ininfluente sulle sue responsabilità morali.
        c) Il “non si può tentare di cambiare” è un concetto agli antipodi del mio modo di pensare. Bisogna continuamente tentare con costanza e pazienza.
        Io ho sempre sostenuto che il mondo sta cambiando e in meglio.
        Non ho mai detto che leggi e democrazia siano concetti vani, semplicemente che valgono in un certo contesto.
        Valgono in uno stato avanzato come l’Italia, molto meno in stati distrutti come la Libia o la Somalia.
        Anche nei rapporti internazionali bisogna fare dei distinguo.
        In passato era una legge della giungla, ma adesso le cose sono molto migliorate; tra Stati Europei i rapporti sono corretti, ci si limita a qualche piccolo dispetto.
        d) io direi piuttosto che i governanti sono a volte del tutto ipocriti.
        Aggiungo che a volte le condanne morali sono pericolose; quelle a Saddam e a Gheddafi sono state la motivazione di due guerre che hanno distrutto due stati, Iraq e Libia.

        Per finire sul “conservatore e difesa dell’esistente” credo che il mondo debba cambiare con la giusta velocità.
        Bisogna stare al passo dei tempi, correre troppo o troppo poco è egualmente pericoloso.

        PS Forse stiamo stancando, è meglio se continuiamo via e-mail.

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