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Morte di un dottore

Scritto da:  | 20 Settembre 2019 | Un commento | Categoria: Cultura e dintorni, Scacchi e letteratura

di D. M. Devine, Mondadori 2018

Silbridge in Scozia. “Ebbi la certezza che Henderson fosse stato assassinato solo due mesi dopo la sua morte. Se ora ci ripenso, credo di averne avuto la sensazione quasi dall’inizio…”. Chi parla e racconta in prima persona proprio all’inizio della storia è Alan Turner, socio del fu dottor Henderson che ha un incontro nello studio con il sindaco Hackett. Più scontro che incontro. Sul fatto che sta per arrivare Elizabeth, la bella seconda moglie del defunto, una sgualdrina per il sindaco e, sempre secondo lui, anche l’amante di Alan. Dal colloquio si capisce che era morto per asfissia di una stufa a gas, dopo aver battuto la testa contro il parafuoco nel suo studio, dove era stato trovato proprio dalla stessa Elizabeth.
Tutto ruota attorno a questa morte creduta solo una disgrazia dall’ispettore Gordon Munro, mentre gli abitanti della città pensano, come il sindaco, che gli assassini siano i due amanti. E poi come aveva fatto l’uccisore a sapere che avrebbe trovato la sua vittima nell’ambulatorio a quell’ora? Henderson aveva annunciato solo a cena, insieme ad Alan ed Elizabeth, che non sarebbe uscito come faceva tutti i lunedì, ma una telefonata gli aveva fatto cambiare idea. Una telefonata dell’assassino? Per Elizbeth si tratta sicuramente del cugino Andrew Fairgrieve che gioca d’azzardo e chiede continuamente soldi, ma Alan non le crede perché Andrew è solo “uno svagato e pasticcione”. Ella stessa si sente in pericolo, ha ricevuto una lettera minatoria e avuto in passato un incidente con la macchina manomessa.
Le indagini vanno avanti con Munro “un omone massiccio” dalla “corporatura di un peso massimo” spesso in lite con Alan che gli aveva fregato “la sua ragazza”, ovvero Joan Griffith, nipote del sindaco. I sospetti e i sospettati non mancano. Oltre ad Alan ed Elizabeth ci sarà anche una discreta litania di personaggi, a partire dallo stesso sindaco, che avevano motivi per uccidere Henderson. Tra i quali magari proprio uno dei pazienti di quel funesto lunedì. Si scoprirà anche qualcosa di “particolare” sulle tendenze sessuali del dottore tanto da aprire un altro campo di indagine. E l’assassino colpirà ancora…

Dialoghi lunghi (a volte esagerati) che danno un ritmo lento al racconto, passato e presente che si intrecciano, dubbi, assilli, incertezze, tormenti. Ma la domanda principale è “Chi sarà l’assassino? E’ questo? E’ quello? E’ Elizabeth o, addirittura, lo stesso narratore bugiardo?” Mah…
Finale tenero e sentimentale. Lieto solo per qualcuno.
Per quanto riguarda gli scacchi ad un certo punto Alan Turner va nella casa della sua fidanzata Joan Griffiths. Qui trova suo padre seduto ad un tavolino che sta scrivendo una lettera. “Sul tavolino c’era una scacchiera, con le pedine disposte in una posizione da metà partita”. Sta giocando per corrispondenza con lo svedese Johansson che non vuole arrendersi anche se è sotto di due pedoni e non ha più speranza. Gli scacchi erano tutta la sua vita. “Giocava sempre almeno una decina di partite simultaneamente per corrispondenza, e poteva passare anche un’intera giornata a riflettere sull’una o sull’altra. Era bravo, certo; ma quanto lo fosse di preciso, non stava a me dirlo, anche perché non ero abbastanza competente. Avevo imparato a giocare a scacchi alla Glasgow University, dove mi ero conquistato la reputazione di essere un giocatore ardito, anche se non sempre affidabile. Ma Griffith era molto più abile di me. Lui vinceva sempre tutte le partite che facevamo con monotona facilità, eppure non sembrava mai stancarsi dei nostri incontri. Tanto che ormai mi ero abituato al modo in cui si metteva a gongolare con aria trionfante dicendo .”Scacco matto, credo” mentre faceva l’ultima mossa”. Quella sera, però, Griffith commette incredibilmente uno svarione che permette ad Alan un attacco doppio con il Cavallo a Re e Regina. Ma non abbandona, comincia a consumare più tempo per ogni mossa e a guardarlo in cagnesco. Dietro di lui la figlia Joan, fidanzata di Alan, lancia a quest’ultimo dei segnali urgenti e inequivocabili per cui alla fine è costretto a compiere gli errori necessari per perdere la partita con la consueta “Scacco matto, credo”. L’agitazione gli avrebbe fatto male al cuore. (pag. 32/34).

avatar Scritto da: Fabio Lotti (Qui gli altri suoi articoli)


Un Commento a Morte di un dottore

  1. avatar
    patrizia debicke 21 Settembre 2019 at 00:15

    Fabio Lotti recendisce ancora una volta con consueta lievità il giallo classico e a maggior ragione quando si parla e si gioca con i suoi amati scacchi. Argomento intigante e giallo da leggere mi pare ;) ;)

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