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Quella stronza(ta) della vita

Scritto da:  | 29 Dicembre 2019 | 5 Commenti | Categoria: Zibaldone

Dopo due “Elogi” un po’ zuzzurelloni, così, tanto per filosofeggiare…

Ad un certo punto ho avuto l’illuminazione, una specie di folgorazione improvvisa. “La vita è una stronzata” mi sono detto. Sicuro come il sorgere del sole (fino a quando sorgerà). Preso da una tale, incredibile scoperta ho voluto vedere se qualche filosofo avesse mai avuto questa mia profonda, incredibile intuizione. E così mi sono messo a volteggiare tra i Maestri più conosciuti del Pensiero. Partendo da quell’“homo homini lupus” di Hobbes (d’accordo, qualcuno lo aveva detto anche prima) che un certo apporto me lo ha dato. Solo che il concetto mi è parso troppo forte, troppo netto. La “stronzata” mi sembrava, via, un’altra cosa. Più terra terra, più miserevole, più vigliacca. Infiniti filosofi hanno cercato di dargli un senso alla vita, qualcuno trovandolo (noia, dolore, sacrificio naufragio…) o sbattendoci contro senza un sugo di niente come Montale. Io l’avevo trovato nella stronzata.

La summenzionata idea mi riporta inevitabilmente durante la mia infanzia e giovinezza al paesello natio in quel di Staggia Senese e ai vari “personaggi” che lo popolavano (ne ho parlato qui in un’altra occasione). Dove spiccava, per esempio i’ Biondo. Era molto più grande di me, alto, slanciato, fisico da atleta, naturalmente dai capelli biondi. I’ Biondo, insomma, che attirava le mire delle ragazze, in particolare di una spilungona mora che, a sua volta, attirava le mire di noi più piccoli. I’ Biondo era i’ Biondo e si aggirava spavaldo per la strada centrale del paese (praticamente quasi l’unica) suscitando continua ammirazione mischiata d’invidia. Ma un giorno mi dissero che era morto. Morto per aver respirato, mentre dormiva, le esalazioni esiziali di un braciere di carbone acceso. Porca vacca! Non potevo crederci. Andai a vederlo nella sua casa. Era disteso sul letto con il collo e parte del viso tutto nero. I’ Biondo, il nostro Biondo. Una stronzata della vita.
Ciccina era bello tondo. Pieno di ciccia, insomma. Di qualche anno più grande del sottoscritto. Figlio del droghiere del paese era il più forte quando si faceva il bagno tutti nudi nel torrente che scorreva non molto lontano. Una specie di balena nuotante sopra e sotto l’acqua che spruzzava in alto con la bocca e urla terribili. Ogni tanto si buttava a capofitto dal masso più alto gridando “Chi non beve con me peste lo colga!”, una battuta, seppi più tardi, tratta da un film di Blasetti e recitata da Amedeo Nazzari.

Ciccina era forte e robusto ma veniva ammirato anche perché frequentava il liceo, non ricordo se classico o scientifico, a Siena. Uno che studiava e poteva farcela tra tutti gli ignorantoni gironzolanti per la strada. Solo che nel giro di poco tempo gli vennero a mancare il babbo e la mamma, per cui dovette abbandonare gli studi e dedicarsi alla bottega. Ma dopo qualche mese fu aggredito, anche lui, da una brutta malattia e ci lasciò. Ciccina, il nostro Ciccina. Seconda classica stronzata della vita.

I’ Caciaio era uno che vendeva naturalmente il cacio, il formaggio, ovvero vari tipi di formaggio a partire dal pecorino per finire al parmigiano. Anche lui era bello grosso, dal faccione paonazzo e gli occhietti vispi. Non faceva altro, vendeva solo formaggio e non si riusciva a capire come riuscisse a tirare avanti. Un mezzo, però, ce l’aveva. Giocava di soldi a biliardo con la stecca. Allora lì il ciccione elefantesco si trasformava in una specie di elegante manovratore di palle. Impugnava la stecca con le sue mani grassocce e creava delle vere evoluzioni geometriche spedendo le citate palle regolarmente sui birilli. Applausi a scena aperta con il Lottino spettatore, insieme ad altri, che strabuzzava gli occhi, mentre l’avversario storceva la bocca piuttosto incazzato (stava perdendo un bel po’ di sghei). I’ Caciaio era un genio del biliardo, soprattutto a goriziana, e vinceva regolarmente anche contro avversari dei paesi limitrofi. Era il nostro eroe. Ma anche lui non durò per molto e lo trovarono stecchito a terra davanti al suo banchetto di formaggi con la bocca spalancata. I’ Caciaio, il nostro Caciaio. Altra stronzata della vita.
Fringuello era un ragazzetto più piccolo di me che trillava come un passero. Nel senso che non stava mai fermo e ne combinava di tutti i colori. Figlio del barbiere del paese lo si vedeva spesso rincorso dal babbo per qualche sua bravata, oppure in sella al motorino. Sfrecciante e rombante come un indiavolato pilota faceva sobbalzare i passanti che lo ripagavano tirandogli dietro accidenti vari. Aveva un corpo agile e la faccia vispa da simpatico, allegro, gioviale demonietto. Un giorno rombò come al solito lungo la spianata fuori del paese sfracellandosi contro un albero. I’ Fringuello, il nostro Fringuello. Ancora una stronzata della vita.
Buzza era il mito del Lottino. Molto più grande di lui, grassoccio ma veloce come il vento, ottimo giocatore di calcio, possedeva una qualità rara a trovarsi nel paese: aveva un modo elegante, senza cadere nel turpiloquio, di esternare sapide battute che spalancavano la bocca al sorriso. Quando parlava ti aspettavi sempre qualcosa di nuovo, di originale, di sopraffino. Una specie di “signore” rispetto alla feccia circolante. Aveva scelto il Lottino per giocare in coppia con la stecca a biliardo. Che gioia, che onore per lui! E che partite! Aveva poi una qualità sorprendente, ovvero una voce speciale, melodiosa che veniva fuori con tutta la sua straordinaria bellezza quando cantava in chiesa l’Ave Maria di Schubert. Allora la folla dei paesani si assiepava anche fuori del sagrato per ascoltarla imbambolata. Diversi anni fa seppi che viveva rinchiuso in casa senza mai uscire con la testa che vaneggia, che non c’è più. Non ho avuto il coraggio di rivederlo. Il mio Buzza, il mio grande Buzza. Ennesima stronzata della vita.
A questo punto una domanda sorge spontanea “Che cosa fare per sopravvivere alle stronzate della vita?” Un’idea ce l’ho. Scriverci sopra una bella stronzata.

avatar Scritto da: Fabio Lotti (Qui gli altri suoi articoli)


5 Commenti a Quella stronza(ta) della vita

  1. avatar
    Uomo delle valli 29 Dicembre 2019 at 13:20

    Come sempre grande Fabio!!

  2. avatar
    fabrizio 29 Dicembre 2019 at 21:03

    A proposito di Montale:

    “La vita oscilla
    tra il sublime e l’immondo
    con qualche propensione
    per il secondo.”

    “Spesso il male di vivere ho incontrato…”

    2
  3. avatar
    patrizia debicke 29 Dicembre 2019 at 22:47

    E perchè no? Viva Fabio!

  4. avatar
    Mongo 30 Dicembre 2019 at 16:41

    o’ Fabio, ma sei mica tu che porti male!! :p

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  5. avatar
    Fabio Lotti 30 Dicembre 2019 at 18:05

    E’ venuto anche a me questo dubbio…

    1

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