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Scacco matto, il Re è morto. Viva il Re!

Scritto da:  | 30 Dicembre 2019 | 6 Commenti | Categoria: Scacchi e arte

Fig. 1: Miniatura raffigurante un cristiano e un musulmano che giocano a scacchi in al-Andalus (Spagna islamica), dal libro dei giochi di Alfonso X di Castiglia, 1285. Il gioco degli scacchi ha origini indiane, ma è stato introdotto in Europa dagli Arabi. [Lebedel, p.109]


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Un emblematico scacco matto

L’immagine di copertina è una delle tipiche miniature persiane e spagnole di un libro che è considerato il più importante e più antico, sul gioco degli Scacchi di tutto il Medioevo, conservato in Europa. Si tratta del ​​ 

<<Libro de los juegos; il famoso trattato del 1283 ordinato dal Re Alfonso X di Castiglia e dedicato a tre giochi, gli Scacchi, i dadi e i giochi da tavolo1 con 98 pagine illustrate con numerose miniature. È uno dei documenti più importanti per la comprensione dei giochi da tavolo nel quale “troviamo il primo stadio documentato della trasmissione del gioco arabo ai paesi cristiani e insieme il germoglio dell’evoluzione verso il gioco moderno.2 3>>.

Vengo subito al punto per indirizzare l’attenzione sullo scenario dell’immagine di copertina della partita a scacchi in cui si fronteggiano un musulmano e un cristiano, e siamo in Andalusia di Spagna nel bel mezzo di un’epoca medievale, forse, non di poco precedente al 1283 quando fu stampato il Libro de los juegos suddetto.

Ci si rende conto che la partita si è conclusa con la vittoria del musulmano che ha dato scacco matto al suo antagonista. E si vede la scena del vincente che si mostra rammaricato e, da apparente buon avversario, invita l’altro a berci sopra indicando con la mano sinistra una bottiglia di vino (o qualche altra strana bevanda?) e un bicchiere. L’altro, per contro, gli chiede la rivincita mostrando con due dita la seconda partita richiesta.

Ma il maestro esorta il suo allievo a guardare bene e riflettere sui doppi sensi ben celati in immagini del genere, concepite a volte da iniziati per trasmettere misteri che non si possono rivelare apertamente.

Come suggerire anche: “Attento”! Per alludere alla scena dei due, in apparenza presi dal gioco per passatempo, ma chi ci dice che l’autore della miniatura ha cercato invece di rappresentare abilmente una invisibile trama per lasciare ai posteri un messaggio recondito – mettiamo – di alchimia? Nel medioevo, infatti, l’alchimia era praticata da molti filosofi, ma anche contrastata dalla Chiesa di Roma.

Infatti, come si capirà strada facendo, ben si tratta appunto di far vedere un invisibile mondo in prospettiva , perciò cominciamo ad aprire gli occhi, poiché nessuno lo ha fatto prima d’ora in merito a questa miniatura araba medievale, davvero singolare, ch’io sappia.


Fig. 1: Particolare emblematico delle due dita.

Come ho già detto, si nota il musulmano che invita l’altro a bere del vino e lo indica con la mano sinistra, ma notate la fig. 2, in che modo? Lo fa con due dita e non con una o con tutta la mano eventualmente. È un dettaglio non da poco che non si può trascurare, cosa che ci induce a riflettere e cominciare a intuire che l’intero scenario, rafforzato dal fatto che è incentrato su un unoscacco matto”, come dire il “Re è morto”, vuole far capire forse che si tratta di ben altro scenario che quello consueto, di un giocare come passatempo. Ecco balenare nelle mente un secondo gioco in occulto allestimento cui alluderebbero i due, con le loro dita! E tutti quelli inclini alle arti occulte non possono che convenire su questo chiaro segno molto noto, perché è lo stesso della nota immagine del Baphomet, peraltro confermata dalle due dita del cristiano della miniatura in questione.  ​​​​ L’immagine proposta del Baphomet è di Eliphas Levi. ​​ 

Nel 1861, incluse nel suo libro Dogma e rituale dell’alta Magia, questo disegno che diventerà poi la più famosa rappresentazione del Baphomet: un capro umanoide alato con un paio di seni e una torcia sulla testa tra le corna. In merito alle due parole scritte sulle braccia del disegno, ossia ‘solve’ sul braccio destro, e ‘coagula’ su quello sinistro. Assieme formano la frase ‘solve coagula’ o ‘solve et coagula’, il cui significato è ‘soluzione e coagulazione’ che è una filosofia basata su pratiche alchemiche medievali. Di qui la chiara relazione con le due dita del musulmano e del cristiano.

Per quanto riguarda il presunto vino della bottiglia indicata dalle due dita del musulmano, chi ci dice che invece riguardi le cosiddette “Acque Corrosive”4

il primo Solvente alchemico, un Solvente preparatorio che ammorbidisce le nostre pietrificazioni; ri-Solve però, le sole Influenze Minori. Per le Influenze Maggiori si dovrà attendere la scoperta dell’Alkaest.5

Ma non intendo anticipare altro di ciò che poi farò emergere per dare la risposta su quelle due sue dita, dai diversi significati che potrebbero esservi riposti.

A questo punto, con questi interrogativi viene da pensare che si tratti di un modo per trasferire il piano dei ragionamenti, appena inoltrati, a quello di un processo alchemico – mettiamo –, e il colore degli scacchi possa alludere alla fase del completamento dell’Opera al Bianco, cioè l’Albedo, cui succede la fase dell’Opera al Giallo, cioè la Citrinitas. Ma anche così è solo in apparenza, mentre il bianco e il nero degli scacchi, si possono riferire – mettiamo al Solve et Coagula, peraltro confermato da un segno posto nella miniatura, i due elementi sul palo che regge la tenda. In più a rafforzare questa ipotesi, sotto i due suddetti elementi, il palo è diviso i 4 parti, come ad alludere alle 4 fasi dell’opera alchemica, la Nigredo, l’Albedo, la Citrinitas e la Rubedo.

Ma tralasciamo il ragionamento di questo presumibile lato nascosto della miniatura “scacco matto”, per lasciare il campo alla decifrazione del soppalco scenico abilmente allestito da un presumibile iniziato alle arti alchemiche, come ci è sembrato in relazione a ciò che è stato appena detto. Tuttavia prima di far questo, si può dare spiegazione dello scopo di questo iniziato a produrre con cura la miniatura, cosa che lascia pensare ad un messaggio posto nella cosiddettabottiglia del naufragoper un immaginario viaggio nel futuro…

E siamo all’oggi, appunto un certo futuro, e questa “bottiglia del naufrago” è capitata fra le mani di un insolito ricercatore di cose in me, come questa della miniatura, per ravvisarvi ciò che a tanti altri è sfuggita di notare.

Non sono un alchimista, se non un attento cultore in ​​ merito, ma anche cultore di molte altre cose, soprattutto molto incline alle scienze moderne. E non che sia un accademico, solo un sempliciotto al loro confronto, ma è quanto mi è bastato per far “l’amore” con la miniatura “scacco matto”, grazie alla mia particolare predilezione per il disegno. È in questo senso che riesco a notare le “differenze” e le “sincronie” fra l’altro. Insomma, come si suol dire “ho occhio”.

Ma come intendo affrontare l’arcano della rappresentazione scenica della miniatura “scacco matto”? Ricorrendo alla geometria intravisibile fra le trame dei segni della miniatura per poi ottenere figure da interpretare e progredire nella possibile spiegazione e intravederne il segreto arcano ivi riposto.

2 Il triangolo della tetraktys di Pitagora