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L’enigma di “A’ mon seul désir”, l’arazzo della Dama e l’Unicorno dell’Hotel de Cluny a Parigi

Scritto da:  | 19 Gennaio 2020 | Un commento | Categoria: Scacchi e arte

L’arazzo “A mon seul désir” ​​ della Dama e l’Unicorno dell’Hotel de Cluny de Paris

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1 La legge del caso

“La dama e l’unicorno”, serie di arazzi medievali considerati come il più fulgido esempio di manifattura fiamminga del medioevo, dopo diverse peregrinazioni in vari musei del mondo oggi sono ammirati nella loro legittima casa nel cuore del quartiere latino di Parigi, dove il Musée de Cluny li accoglie in una sala interamente riservata alla loro esposizione.

Il ciclo di sei tessuti che raffigurano i cinque sensi (il tatto, l’udito, la vista, l’olfatto e il gusto) racchiudono la narrazione nell’enigmatico pannello intitolato “A mon seul désir”, che si distingue per dimensioni e stile. Come gli altri cinque, fu intrecciato con lana e seta alla fine del 1400 nelle Fiandre e fu rinvenuto in condizioni di forte logoramento nel Castello di Boussac nel 1841. Il collezionista Du Semmoerard li acquistò dalla municipalità del 1882 e li collocò all’interno dell’Hotel de Cluny che oggi ospita il Museo nazionale del Medioevo.

La dama con l’unicorno, considerata “la Monna Lisa medievale”, incanta soprattutto per il mistero che l’avvolge, tutto racchiuso nel pannello ​​ intitolato “A mon seul désir”. Quale sia questo solo desiderio non si sa bene ma, se da un verso sembrano molti secondo le varie opinioni degli studiosi che se ne sono occupati, per un altro verso, sembra di capire che uno solo può essere il desiderio enigmatico, così com’è scritto. Tuttavia, come tutti i misteri, arriva il tempo perché sia svelato, ma con sorpresa è un tempo tutt’altro che incline a far sorgere nelle menti dei filosofi il recondito segreto. Questa mia concezione nasce nel riflettere su com’è che ebbe origine nella mente dell’artista l’idea di dipingere i sei pannelli della dama e l’unicorno, se non affidandosi al caso e lasciando fare tutto al suo estro non solo di artista, ma anche di alchimista, poiché c’è anche propensione per questa ipotesi. Gli alchimisti considerano la Pietra filosofale lo scopo della loro opera, la quale nasce in seno ad un Atanor, che rappresenta l’Uovo filosofale, ma a condizione, in modo traslato, che sia come il bambino custodito fino alla sua nascita nel ventre della sua madre e nessuno sa cosa interviene per la sua crescita. E finché egli non nasce, l’alchimista è in trepidazione e tenta con ogni mezzo di percepirne in qualche modo il “vagito” in qualche modo.

Consiglia Leo, uno dei tanti alchimisti, in “Avviamento all'Esperienza del Corpo Sottile”1: «Noi dobbiamo cercare di avvertire accanto ad ogni impressione sensoria una impressione che la accompagna sempre, che è di genere del tutto diverso risonanza in noi della natura intima, sovrasensibile delle cose e che ci penetra dentro silenziosamente.» E cosicché lo Spirito Universale sovrasensibile si rispecchia nella sensorialità umana ed è così che, accanto a quella abituale, verrà a crearsi un nuovo tipo di sensazione. Fino a quel momento, vi sarà il fervore occulto del prepararsi alla rinascita: ci si troverà in una situazione analoga a quella dei ​​ primi incerti giorni ​​ successivi ​​ all'equinozio, ​​ nei ​​ quali ​​ la ​​ natura ​​ sembra, ​​ pur ​​ operosamente, ​​ ancora ​​ in ​​ “Attesa ​​ di Primavera”.2

Dal canto del visitatore dell’opera d’arte, come quella della Dama “A mon seul désir”, la sua disposizione deve essere analoga a quella di Leo, l’alchimista suddetto, per percepire appunto una certa “Primavera”, un reale beneficio mentale da farlo meravigliare, tanto da permettergli di ricordare per sempre la gioia che vi è derivata. Ed è così che lo spirito di “A mon seul désir” penetra silenziosamente nella mente del visitatore, rispecchiandosi, uno alla volta, attraverso tutti i suoi cinque sensi espressi nei corrispondenti altri arazzi della Dama e l’Unicorno. Ecco il potere dell’abbandono all’inconscio come, peraltro, consiglia Hans Jean Arp, un famoso artista dada contemporaneo, con la sua poetica legge del caso:

«La legge del caso, che racchiude in sé tutte le leggi e resta a noi incomprensibile come la causa prima onde origina la vita, può essere conosciuta soltanto in un completo abbandono all'inconscio. Io affermo che chi segue questa legge creerà la vita vera e propria3».

E se è la frase “A mon seul désir” ad attrarre la nostra attenzione, non sarà la Dama ad essere contemplata per prima cosa nell’impatto con l’arazzo relativo, ma la tenda su cui è posta, perché il “caso” ci inviterà a fare delle riflessioni per suggerirci che essa è l’oggetto e la causa prima del tema di questo arazzo.

2 La tenda

Cosa è una tenda?

La tenda è una piccola abitazione dalle pareti in stoffa che si monta e smonta facilmente. Presso alcune popolazioni nomadi è o era l'unica o la principale forma abitativa, e poteva essere someggiata su animali dopo averla smontata, o trasportata in pianta stabile su carri.

Esempi di tende di questo tipo sono il tipi o la iurta, che possono essere considerate un passaggio intermedio tra la tenda dei nomadi e la casa degli stanziali. Presso i popoli stanziali, attualmente, è utilizzata prevalentemente per motivi di svago e turismo; nella quasi totalità dei casi si utilizzano tende di fabbricazione industriale.

Attendarsi allora significa piantare, mettere le tende in un luogo, accamparsi, per esempio si può riferire alle vecchie milizie che si attendavano davanti alle mura, o per estensione, vuol dire prendere lungamente dimora in un posto.

Attendarsi significa abitare, dimorare, albergare, risiedere, ovvero acquartierarsi e così via.

Di conseguenza, espandendo il pregio della tenda tanto da significare casa, e più ancora dimora di prestigio come palazzo o castello, il significato iniziale di “tenda” porta a intravederla – mettiamo come terra di approdo di un popolo che migra. Ma la “tenda” del caso in visione dell’arazzo “A mon seul dèsir” ospita una Signora che vi si profila dalle molteplici funzioni in essa riposte. Dalla prima delle quali conosciamo quella della dedica storica disposta dall’artista, cioè quella di Mary regina di Francia diventata vedova per la morte del re consorte Luigi XII al 1° Gennaio 1515. Mary (chiamata Regina Bianca) è chiusa 40 giorni all'Hotel di Cluny, l'attuale Museo dove è esposta la Dama e l'Unicorno.

E con “A mon seul dèsirnasce l’enigmatico Désir della Dama ed è ritratta, in modo traslato, mentre varca la soglia della reggia di Francia, deponendo i gioielli, che fanno da emblema e potere regale, nel cofanello retto dall’ancella. Ma è proprio così lo scenario che vi si cela? O è tale da apparire come una sorta di negativo fotografico, e la reggia è diversa, e così anche i gioielli e il cofanetto? Quasi a ipotizzare che per i fatti causali in seno all’interiorità occulta di Mary, l’ex regina di Francia, siano legati ad altrettanti fatti di cui solo una certa radice li accomuna. E nel caso in esame, sappiamo che ella, libera da vincoli di moglie del defunto re francese, poté cogliere il suo gran desiderio di sposare l’uomo che amava, il duca di Suffok Charles Brandon e veleggiare alla volta della sua Inghilterra natia presso suo fratello il re Enrico VIII. Dunque un desiderio per un altro misteriosamente celato che si vorrebbe sapere, altrimenti perché tanto mistero è scaturito dall’opera dell’arazzo “A mon seul dèsir” del museo di Cluny che fa da corona ai cinque sensi? E se in modo esteriore si tratta di un matrimonio, quello di Mary di nuovo anglosassone che diventa Tudor, il nome del consorte duca di Suffok, che altro matrimonio si cela nel messaggio, ovviamente, esoterico dell’arazzo in questione? Potremmo intuire che esso, alla base di questo presunto matrimonio segreto”, si lega per conseguenza alla supposizione che si tratti di una nascita alchemica di un occulto bambino, giusto lo scopo della Pietra filosofale che deve poter nascere in seno ad un Atanor, cioè un Uovo filosofale, di cui si è parlato in precedenza. E i due sposi alchemici da cui nasce questo bambino, sappiamo che sono il Sole e la Luna che si profilano nell’Atanor e di essi poi tutto è oscurato grazie ad un astrologico equinozio. E possiamo intuire che il Leone e l’Unicorno rappresentino proprio questi due sposi, cioè il Sole e la Luna alchemica.

A questo punto possiamo mettere insieme i termini, come Terra (sinonimo di tenda), Sole, Luna e Tempo Equinoziale astrologico, per tradurre l’immagine della Dama di “A mon seul dèsir” in un certo ideale Castellonel quale un occulto dio progettista vi ha fatto profilare il Sole astronomico disponendo il suo cortile interno col segno equinoziale quale ombradella sua impronta occulta. E, in verità, un castello simile realmente esiste ed è il noto Castel del Monte di Puglia fatto costruire dall’imperatore Federico II, e stupirà poi disporre le cose architettoniche suddette, per l’immagine della Dama della Tenda con il risultato che vi deriverà. Incredibile, ma bisogna credere nel potere del caso.

L’architetto di Castel del Monte, volle fare qualcosa di speciale imbrigliando il Sole nella pietra per legarlo alla geometria secondo la trigonometria astronomica. Per far questo egli si avvalse della nota geometria cosiddetta dell’analemma, e così orientare il manufatto planimetricamente e anche per proporzionare le sue strutture murarie. L’analemma rientra nella scienza gnomonica e se ne parlerà nel prossimo capitolo.

3 L’Analemma di Vitruvio applicato

per il Castel del Monte di Puglia

La scienza, cosiddetta gnomonica, si occupa del comportamento dell’ombra dei raggi del sole nell’arco del giorno. Nel passato erano diffuse, nelle diverse località della terra, le note meridiane che tramite l’ombra solare di uno stilo, posto su una parete o anche su un piedistallo munito di piccolo piano, indicava l’ora del giorno in un punto ben preciso di una particolare curva.


Fig. 1: L’obelisco è lo gnomone che determina le ombre indicate dall’inclinazione dei raggi del sole.

In pratica, con la fig. 2, mostro un esempio senza ricorrere ai complessi concetti geometrici per ricavare le suddette meridiane, ma solo come si comporta la luce solare, in Piazza S. Pietro a Roma: un caso molto semplice da capire. Al centro di questa Piazza è posto un obelisco e per terra sono posti dei dischi marmorei che rappresentano i segni dello zodiaco. A mezzodì di ogni giorno il sole entra in un segno zodiacale e l’ombra prodotta dall’obelisco, che è analogo allo stilo della suddette meridiane che, nel nostro caso è definito gnomone, termina in un determinato disco zodiacale ed è il segno che vi corrisponde a segnalarlo.


Fig. 2: L’analemma di Vitruvio sovrapposto alla sezione trasversale sull’asse di Castel del Monte.

Non ho ancora parlato dell’analemma, il titolo di questo capito, ma si capisce che il suo scopo riguarda la definizione della geometria delle ombre solari nel corso dell’anno.

La prima soluzione di questa geometria la si deve a Marco Vitruvio Pollione, architetto romano dell’epoca di Cesare e di Augusto (I sec. A. C.). Egli, nel suo famoso trattato “De Architectura“ riporta nel I libro, il metodo d’orientamento con lo gnomone, metodo che veniva usato per tracciare la meridiana, l’equinoziale e la rosa dei venti. Poi nel IX libro, oltre ad una serie di interessanti nozioni di astronomia, Vitruvio espone anche il metodo dell’analemma. Si tratta di un sistema che veniva utilizzato per disegnare sulla meridiana i punti sui quali passa l’ombra dello gnomone in particolari giorni dell’anno: solstizi, equinozi, e nei giorni in cui il Sole entrava nei vari segni zodiacali.

Il metodo dell’analemma suddetto permette di capire il sistema che i costruttori medioevali di chiese o di manieri utilizzavano per determinare certi orientamenti, nonché le dimensioni di quelle costruzioni che venivano progettate in modo da essere poste in relazione con l’altezza del Sole nelle date più significative dell’anno. Un esempio è visto nel suddetto caso di Castel del Monte, un maniero sul quale l’analemma ha giocato un ruolo fondamentale (fig. 3), ed è questo un secondo esempio che ora propongo di seguire.

Il grafico della fig. 3 già fa capire com’è che si producono le ombre sul cortile di Castel del Monte in relazione ai segni dello zodiaco. Tutto ha principio col disegnare la linea dell’Equatore celeste che corrisponde alla linea degli equinozi. Per far questo occorre conoscere la latitudine del luogo in trattazione, che nel caso di Castel del Monte è 41° 5’.

Lo gnomone, che è la parete verticale interna del cortile di Castel del Monte, determina alle date d’ingresso del Sole nei segni dello Zodiaco, l’ombra sul cortile che ho colorato in modi diversi per distinguerli fra loro.

Sul cerchio del meridiano di raggio pari allo gnomone, i raggi solari dei solstizi d’inverno e d’estate, rintracciano due punti che faranno da estremi di un cerchio. Sarà poi questo cerchio a rintracciare i 12 punti zodiacali tramite i quali passano i raggi solari relativi ai vari segni, a cominciare dall’Ariete, poi del Toro e via dicendo. Ma ciò che più conta è che il progettista di Castel del Monte si è servito dell’ombra solare del raggio dell’equinozio per stabilire la dimensione del cortile interno del maniero. Nella rappresentazione della fig. 3 il limite del cortile è determinato, da un lato dalla base dello gnomone, e dall’altro dalla confluenza della linea verde orizzontale con quella gialla verticale. Ed ora tutto ciò che è stato spiegato per il Castel del Monte vale per l’immagine della Dama e l’Unicorno della Tenda mostrato all’inizio con la fig.1.

4 L’Analemma di Vitruvio applicato

all’arazzo della Dama di “A mon seul dèsir”