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Covid, scacchi e pesca a mosca

Scritto da:  | 8 Marzo 2020 | 9 Commenti | Categoria: Zibaldone

“Cominciamo dal lavoro. Puoi lavorare a casa?”
“Hai voglia: scrivo.”
“Bravo, approfitta della clausura e scrivi.”
“E che devo scrivere? Il romanzo nuovo l’ho già finito.”
“Scrivi qualche racconto, no?”
“Così alla cazzo? Quelli li scrivo solo quando mi pagano.”
“Altro lavoro?”
“La scuola di scrittura creativa.”
“Non puoi registrare le lezioni a casa?”
“Già provveduto.”
“Quindi te ne stai per conto tuo e leggi. Studi.”
“Sto rifacendo tutta la storia della filosofia, sono arrivato a Bergson. Che genio quell’uomo…”
“Ti masturbi? Ti tocchi, ti titilli, ti impugni?”
“Sempre fatto da quando ero bambino.”
“Adesso poi con YouPorn…”
“Macché YouPorn. Mi basta, non so, ‘Donna moderna’.”
“Ti piace ancora farlo?”
“Più di prima.”
“Hobby?”
“Gioco a scacchi su Internet.”
“Be’, lo puoi fare. Altri?”
“La pesca a mosca. Prendo l’auto, vado su un fiume dove sto tutto solo e torno la sera.”
“Mmh… se non ti ferma la polizia penso che tu possa fare anche questo.”
“Eh, vediamo.”
“Altro?”
“Giro in bici per Milano.”
“Con questo deserto, sarà tristissimo.”
“È meno probabile che mi tirino sotto. E poi cerco di riconoscere gli alberi. Non è facile, sai? Ho due manuali.”
“Palestra? Tu non sei il tipo del palestrato?”
“Sto male solo al pensiero. Faccio i pesi in casa, da sempre.”
“E per mangiare?”
“Adoro cucinare.”
“Cucini per te stesso? Non ti dà malinconia?”
“Ma se lo faccio da una vita! Ho perfino un quaderno con le mie ricette migliori.”
“E non ti manca uscire con gli amici?”
“Cosa vuol dire uscire con gli amici? Non capisco il senso della frase.”
“Uscire la sera, no? Andare nei locali. Cazzo, vivi a Milano!”
“Mai fatto.”
“Stai scherzando, dai. Esageri per fare il bullo.”
“Forse un paio di volte l’anno.”
“Vabbè. Musica ne ascolti?”
“Ho lo stereo acceso tutto il giorno, sempre.”
“Ma allora la tua vita cos’ha di diverso, adesso?”
“Niente.”
“E la cosa non ti preoccupa?”
“Forse un po’, ora che mi ci fai pensare.”

avatar Scritto da: Raul Montanari (Qui gli altri suoi articoli)


9 Commenti a Covid, scacchi e pesca a mosca

  1. avatar
    Uomo delle valli 8 Marzo 2020 at 16:40

    Argutissimo! Una vera chicca, grazie.

    1
  2. avatar
    Aldo da Trento 8 Marzo 2020 at 16:55

    La pesca a mosca si può ancora praticare?!? Purtroppo tutte le manifestazioni scacchisti he le han sospese. :(

  3. avatar
    Alessandro 8 Marzo 2020 at 17:25

    Meno male che ci sono persone, scrittori, artisti, ma soprattutto gente ancora con del sale in zucca come appunto Raul, che sanno prendere le cose dal giusto punto di vista. ;)

  4. avatar
    Lettore interessato 8 Marzo 2020 at 17:35

    Le pennellate giuste nel posto giusto! Gustosissimo bozzetto di un ottimo scrittore!

    1
  5. avatar
    Fabio Lotti 8 Marzo 2020 at 18:52

    Ok!
    Di Montanari ricordo ancora questo libro http://soloscacchi.altervista.org/?p=30024

    1
  6. avatar
    Raul 8 Marzo 2020 at 19:16

    Che sorpresa mi avete fatto! Ho riso da matti a ritrovare qui il post che ho messo su FB.
    Qui si respira un’aria meravigliosa. Siete fantastici, rimanete così.

    Un abbraccio a tutti
    Raul

    UNA GENS SUMUS

    PS Per Aldo: maledizione, ho chiesto a tutti i miei amici delle forze dell’ordine e mi hanno detto che in teoria sì, si può andare a pesca visto che stare in mezzo a un fiume è una delle attività più asettiche del mondo, ma il problema è lo spostamento in macchina. Se trovi un posto di blocco con qualcuno un po’ rigido non solo ti rimandano a casa ma rischi la denuncia. Che rabbia…

    2
    • avatar
      Giginho 12 Marzo 2020 at 11:18

      Raul, su che sito giochi online?

  7. avatar
    Paolo 10 Marzo 2020 at 07:38

    Una riflessione dello psicologo Morelli:

    “Credo che il cosmo abbia il suo modo di riequilibrare le cose e le sue leggi, quando queste vengono stravolte.
    Il momento che stiamo vivendo, pieno di anomalie e paradossi, fa pensare…
    In una fase in cui il cambiamento climatico causato dai disastri ambientali è arrivato a livelli preoccupanti, la Cina in primis e tanti paesi a seguire, sono costretti al blocco; l’economia collassa, ma l’inquinamento scende in maniera considerevole. L’aria migliora; si usa la mascherina, ma si respira…

    In un momento storico in cui certe ideologie e politiche discriminatorie, con forti richiami ad un passato meschino, si stanno riattivando in tutto il mondo, arriva un virus che ci fa sperimentare che, in un attimo, possiamo diventare i discriminati, i segregati, quelli bloccati alla frontiera, quelli che portano le malattie. Anche se non ne abbiamo colpa. Anche se siamo bianchi, occidentali e viaggiamo in business class.

    In una società fondata sulla produttività e sul consumo, in cui tutti corriamo 14 ore al giorno dietro a non si sa bene cosa, senza sabati nè domeniche, senza più rossi del calendario, da un momento all’altro, arriva lo stop.
    Fermi, a casa, giorni e giorni. A fare i conti con un tempo di cui abbiamo perso il valore, se non è misurabile in compenso, in denaro.
    Sappiamo ancora cosa farcene?

    In una fase in cui la crescita dei propri figli è, per forza di cose, delegata spesso a figure ed istituzioni altre, il virus chiude le scuole e costringe a trovare soluzioni alternative, a rimettere insieme mamme e papà con i propri bimbi. Ci costringe a rifare famiglia.

    In una dimensione in cui le relazioni, la comunicazione, la socialità sono giocate prevalentemente nel “non-spazio” del virtuale, del social network, dandoci l’illusione della vicinanza, il virus ci toglie quella vera di vicinanza, quella reale: che nessuno si tocchi, niente baci, niente abbracci, a distanza, nel freddo del non-contatto.
    Quanto abbiamo dato per scontato questi gesti ed il loro significato?

    In una fase sociale in cui pensare al proprio orto è diventata la regola, il virus ci manda un messaggio chiaro: l’unico modo per uscirne è la reciprocità, il senso di appartenenza, la comunita, il sentire di essere parte di qualcosa di più grande di cui prendersi cura e che si può prendere cura di noi. La responsabilità condivisa, il sentire che dalle tue azioni dipendono le sorti non solo tue, ma di tutti quelli che ti circondano. E che tu dipendi da loro.

    Allora, se smettiamo di fare la caccia alle streghe, di domandarci di chi è la colpa o perché è accaduto tutto questo, ma ci domandiamo cosa possiamo imparare da questo, credo che abbiamo tutti molto su cui riflettere ed impegnarci.
    Perchè col cosmo e le sue leggi, evidentemente, siamo in debito spinto.
    Ce lo sta spiegando il virus, a caro prezzo.”

    • avatar
      Giancarlo Castiglioni 10 Marzo 2020 at 10:06

      Francamente un discorso senza capo ne coda.
      Il “cosmo che riequilibra le cose e le leggi” mi sembra una riedizione moderna della torre di Babele: l’uomo vuole ascendere al cielo e Dio lo punisce.
      Seguono luoghi comuni su disastro climatico, politiche discriminatorie, produttività e consumo.
      Io ho avuto periodi in cui ho lavorato 14 ore al giorno.
      Lavori difficili, impegnativi, molto interessanti, per cui quel tipo di impegno era necessario.
      Sono stati i periodi lavorativi di maggior soddisfazione nella mia vita, ovviamente ero anche pagato bene, ma questo per me era del tutto secondario.
      Comunque considerazioni scritte con eleganza.

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