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Au revoir, Gianni

Scritto da:  | 21 Marzo 2020 | 4 Commenti | Categoria: C'era una volta, Italiani, Personaggi

Amante della bella scrittura, amante del racconto nelle sue forme più poetiche e raffinate, amante passionale della Francia e della sua corsa per eccellenza, la Grande Boucle: in due parole Gianni Mura, l’ultimo maestro del giornalismo sportivo italiano, l’ultimo cantore antico del pedale, colui che – senza certo cadere in un errore – è stato definito il degno erede dell’immenso Gianni Brera. Colui che il 21 marzo 2020 ha esalato l’ultimo respiro a causa di un improvviso attacco cardiaco. Milanese classe 1945, formatosi presso la redazione della Gazzetta dello sport, deve il suo exploit giornalistico grazie alla corsa rosa del 1965, alla quale venne inviato per farsi le ossa – appena diciannovenne – e prendere visione di quella splendida carovana che da oltre un secolo, fedelmente, accompagna l’esistenza di tantissime persone. Collaboratore del quotidiano La repubblica a partire dal 1976, Gianni Mura, ha rappresentato una delle firme più prestigiose e preparate, fiore all’occhiello dello storico giornale sino all’ultimo dei suoi giorni. Narratore sopraffino, Mura univa letterarietà, commento tecnico e acuta visione nei suoi articoli, tranquillamente considerabili come eleganti pagine di letteratura. Se Orio Vergani fu il cantore di Fausto Coppi, la penna di Gianni Mura è stata quella che meglio è riuscita ad esaltare e tratteggiare – sportivamente e psicologicamente – la complessa figura dello scalatore romagnolo Marco Pantani. Come il suo maestro Brera, e un po’ tutti i giornalisti di razza, amava la buona cucina, le pietanze saporite, i pranzi e le cene seguite da una lieta e giusta compagnia. Capace di andare, come solamente un vero numero uno sa fare, oltre il mero gesto atletico, Gianni Mura formulava racconti aventi come protagonisti i ciclisti, il mondo sportivo e tutto ciò che ad esso sta attorno poiché – come è facile dedurre ed è bene ricordare – lo sport insieme alla sfera quotidiana e sociale dell’esistenza procederanno sempre legate. Fu il creatore del commissario Jules Magrite – nel quale si possono ritrovare parecchi punti in comune con lo stesso Gianni Mura – protagonista dei suoi due unici, ma godibilissimi, romanzi: Giallo su Giallo e Ischia. Prima o poi, ci si aspettava il terzo capitolo delle avventure del baffuto Magrite ma, sfortunatamente, ciò non è stato possibile. La perdita del giornalista lombardo è l’ultimo pezzo di storia di un giornalismo glorioso ed epico che va via inesorabilmente, soppiantato da scritti freddi, vuoti e dal punto di vista contenutistico e della forma estremamente poveri, specchio dei tempi i quali si vivono. Gianni Mura era l’ultimo esponente di una informazione che fu, era l’ultimo arciere della vecchia guardia, una vecchia guardia che ha fatto – e continuare a fare – scuola per ciò che concerne il giornalismo realizzato con competenza e totale abnegazione al mestiere. Non è dato sapere cosa attende un individuo al termine del suo percorso terreno ma, se è vero che la fantasia può essere e sa essere di profondo aiuto, è dolce immaginare uno scenario unico e speciale. I campi elisi, i vecchi campioni, le storiche firme. Bruno Raschi, Brera, Fossati, Felice Gimondi, Raymond Poulidor, il ‘’pirata’’ Marco Pantani, di nuovo riuniti, di nuovo insieme per ritrovarsi, con la tenerezza e il disincanto ,così disprezzati ai giorni nostri, ad accompagnare i loro dialoghi, i loro confronti, il loro riunirsi per parlare di ciò che non sono riusciti a vivere e a godere insieme. Au revoir Monsieur Gianni Mura, la tua amata Francia non ti dimenticherà certo, come mai ti dimenticherà il nostro disgraziato ‘’bel paese’’, i corridori, i tifosi, le beffarde salite che hai soavemente descritto e narrato. Au revoir Monsieur Gianni Mura, l’ultimo dei grandi. Per sempre.

avatar Scritto da: Mattia Lasio (Qui gli altri suoi articoli)

Classe 1995, consegue la Laurea in Lettere Moderne – votazione di 106/110 - con la tesi “Una storia lunga più di un secolo: il Giro d’Italia raccontato dalle grandi firme del giornalismo italiano” il 24 febbraio 2020 dopo aver sostenuto – nel dicembre del 2018 – l’esame di “Teoria e Tecnica del linguaggio giornalistico” presso l’Università di Cagliari con il Professor Pietro Picciau con il voto di 30 e lode. Nel novembre 2018 crea il blog ‘’Di corse, tappe e qualcos’altro’’, nel quale narra i grandi eventi ciclistici del passato e della attualità, unendo letterarietà al commento tecnico e sportivo e all’interno del quale sono presenti interviste a Claudio Chiappucci, Davide Formolo, Marino Bartoletti, Stefano Mei, Marco Pastonesi e Davide Rebellin (https://dicorsetappeequalcosaltro.home.blog/page/5/). Dal novembre del 2019 collabora con la testata giornalistica online ‘’GPREPORT’’ e dal febbraio 2020 gestisce la rubrica ‘’Chi la fa la legga’’ nel sito universitario ‘’RUNPOLITO’’. Nel gennaio 2020 dà vita al blog ‘’La consuetudine che aspetti’’ (https://laconsuetudinecheaspettisoftware.code.blog/) nel quale parla di cultura, cronaca e ricorrenze fondamentali della storia italiana. Vorrebbe scrivere sulla carta stampata in quanto ritiene la lettura di un quotidiano un rituale laico dalla grande valenza e poiché – come direbbe Joseph Pulitzer – ‘’un’opinione pubblica bene informata è la nostra corte suprema.


4 Commenti a Au revoir, Gianni

  1. avatar
    Fabio Lotti 21 Marzo 2020 at 17:56

    Un sentito saluto anche da parte mia.

  2. avatar
    Martin 21 Marzo 2020 at 20:19

    Un giorno triste oggi… niente Sanremo, non c’è più neanche Gianni…

    1
  3. avatar
    The dark side of the moon 22 Marzo 2020 at 14:59

    Gianni Mura è stato un grande professionista, nel suo campo uno dei migliori; ha fatto parte di una categoria, quella dei giornalisti, che oggi è costituita per la maggior parte da lacchè senza dignità, da sciacalli e infami.

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  4. avatar
    Mongo 23 Marzo 2020 at 04:22

    Dietro ai soli Brera e Ormezzano.

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