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Pulici, Petrelli, Martini…

Scritto da:  | 13 Giugno 2020 | 6 Commenti | Categoria: C'era una volta, Italiani, Personaggi

Aveva gli occhi chiari mio padre. La sera quando, al crepuscolo, tornava a casa con il suo motocarro dopo una giornata di duro lavoro io sentivo, da lontano, il rumore del motore diesel bicilindrico e lo aspettavo sotto la finestra della stanza dove io ero nato e da dieci anni dormivo. I suoi occhi erano stanchi di fatica e io lo seguivo in silenzio fino da mia madre che gli parlava di me. Allora con il suo sguardo nel mio mi fissava e annuiva facendomi sentire nel giusto. Era un grande appassionato di calcio mio padre e portava ad esempio Boniperti: “Un grande giocatore e soprattutto un signore” mi diceva all’inizio della mia carriera calcistica. Poi il sentiero della vita mi portò via da lui e lo rividi molti anni dopo. Gli portai la medaglia d’oro con incisa la formazione della nostra Lazio che aveva appena vinto il primo scudetto. Ne fu orgoglioso tanto che dai suoi occhi chiari uscì qualcosa che somigliava ad una lagrima. Aveva imparato la formazione a memoria e ogni volta che ci vedevamo mi salutava in modo singolare: “Pulici, Petrelli, Martini”. Era diventato un grande tifoso della Lazio tanto da non nominare più Boniperti. Mi diceva che i Romani veri sono tutti per la Lazio e chi tifa Roma non è Romano ma viene da fuori. Quando gli chiesi chi glielo avesse detto, a lui che non si era mai mosso dal luogo dove era nato, mi rispose: “Tanti anni fa vidi un film sulla antica Roma e dietro l’imperatore c’era un vessillo con la stessa aquila che ho visto sulle bandiere della Lazio”. Andai a trovarlo il giorno prima della sua morte. I medici mi dissero che non poteva riconoscermi, i suoi occhi non vedevano più ma si voltò verso me, allora mi avvinai di più e sentii per l’ultima volta la sua voce sussurrare qualcosa come “Pulici, Petrelli, Mar….”

avatar Scritto da: Luigi Martini (Qui gli altri suoi articoli)


6 Commenti a Pulici, Petrelli, Martini…

  1. avatar
    Martin 13 Giugno 2020 at 12:48

    Quanti ricordi… grazie Luigi

  2. avatar
    The dark side of the moon 13 Giugno 2020 at 13:18

    In poche righe c’è un mondo, magico ed irrazionale.
    Incomprensibile a chi non è tifoso, inimmaginabile a chi ha voluto che il calcio, come altri sport di massa, si piegasse esclusivamente agli interessi corrotti di un sistema marcio.
    L’istituzione dello sport è stata fondamentale da sempre in qualsiasi sistema sociale, a partire dall’antica Roma (panem et circenses). In epoche moderne, fino a molti anni fa, lo sport veniva considerato nel complesso come una specie di “controllo sociale di massa”.
    Negli ultimi 30-40 anni si è andato oltre: è diventato una industria che fagocita tutto ciò che rappresenta profitto, compresi i sentimenti che milioni di persone hanno ancora e nonostante tutto verso la “propria” squadra del cuore che, a prescindere dai risultati sportivi, rappresenta una parte di vita di molta gente.
    In queste bellissime righe si può riscoprire la magia e l’esistenza di tante piccole favole che generano una sorta di uguaglianza collettiva, senza distinzione sociale, racchiusa nella passione verso i colori che ci rappresentano da sempre.

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  3. avatar
    Giancarlo Castiglioni 13 Giugno 2020 at 16:51

    Non sono un tifoso e mi sono sempre interessato poco di calcio, ma non vedo un cambiamento sostanziale da allora.
    Certamente si parlava di milioni di Lire invece che di milioni di Euro, i proprietari delle squadre erano industriali invece di fondi d’investimento, non c’erano i diritti televisivi, l’Europa contava poco.
    Ma per il tifoso di una squadra o della Nazionale cosa è cambiato?

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    The dark side of the moon 13 Giugno 2020 at 17:52

    E’ cambiato che oggi molti società sportive sono quotate in borsa, è cambiato il business, ci sono interessi che vanno oltre ogni limite immaginabile.
    Molte delle squadre più importanti sono delle vere e proprie industrie con interessi multinazionali.
    Grazie al proprio marchio vendono milioni di t-shirt e gadget vari in tutto il mondo.
    Negli ultimi anni la politica di gestione di molte squadre medio piccole ha portato al fallimento di tantissime squadre professionistiche per via di gestioni criminali da parte di avventurieri che acquistano le società sportive per ripulire le proprie aziende e trarre profitti a basso rischio.
    Questa è la parte più triste della metamorfosi del calcio: i fallimenti sportivi e finanziari che gettano nel fango l’orgoglio e la passione di tanti tifosi.
    Di solito funziona che il delinquente di turno acquista la squadra di calcio ad un prezzo simbolico, in pratica acquista i debiti accumulati nella precedente gestione e poi continua a caricare di debiti la società ripulendo magari la propria azienda di famiglia: in sostanza intasca i profitti e mette a debito le entrate fino a quando è possibile, guadagnandoci due volte!
    Quando finisce il giochino dichiara il fallimento della squadra e amen.
    Purtroppo ho l’esempio della mia squadra del cuore, la Sambenedettese, che è fallita quattro volte dal 1993 al 2013 per colpa dei vari banditi che hanno approfittato della passione e dell’importanza che il calcio riveste in città.
    La Sambenedettese oggi milita in serie “C” ma ha alle spalle un passato glorioso avendo disputato oltre 20 campionati di serie “B”; nonostante tutto ha ancora oggi un seguito enorme.
    10.000 spettatori per le partite di play off e diverse migliaia di abbonati durante l’anno con una media spettatori che supera in serie “C” quella di città ben più grandi di San Benedetto del Tronto attestandosi tra le prime 5 in assoluto su 60 divise in tre gironi.
    Questa passione (indirettamente proporzionale ai risultati ottenuti sul campo e che quindi va al di la di una certa “razionalità” ), oltre a costituire l’assicurazione principale per gli “investitori” di turno, ha stimolato l’appetito di certi avvoltoi che grazie al sistema che ho spiegato sopra, rimangono impuniti una volta che provocano il fallimento del club.

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    Tux 13 Giugno 2020 at 23:20

    Che Lazio quella Lazio! Una squadra pazza capace di ogni impresa, tenuta magicamente in piedi da quell’allenatore fenomenale che fu il grande Maestrelli.
    In cabina di regia Frustalupi, a guardia dei pali l’immenso Felice Pulici, a quei tempi secondo a nessuno. Davanti a lui Pino Wilson a orchestrare una difesa perfetta con appunto Martini, Petrelli e Oddi e Nanni. Poi il mitico Re Cecconi motore biondo e spaziale a viaggiare per tutto il campo. L’estro e la fantasia di Vincenzino D’Amico a ispirare Long John per reti da antologia e Renzino Garlaschelli e buttarla dentro quando già non lo avevano fatto gli altri. Ho dimenticato qualcuno? Spero di no. La Lazio più bella di sempre, indimenticabile!

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  6. avatar
    Mongo 15 Giugno 2020 at 22:57

    Li avevo tutti in formato figurine panini; grande squadra fu quella Lazio del 1974, seconda sola al Toro dei 50 ed alla Juve dei 51 punti di un paio di campionati dopo. Poi il calcio cambiò: sponsor sulle magliette, ritorno degli stranieri, calcio-scommesse, passaporti falsi, scudetti di cartone, ecc. Oggi trovare una formazione di seria A con almeno 5 italiani tra i titolari è assai difficile.

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