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Bianciardi in Bianco e Nero

Scritto da:  | 26 Aprile 2020 | 15 Commenti | Categoria: C'era una volta, Italiani, Personaggi

Luciano Bianciardi, grossetano trapiantato a Milano, narratore, giornalista e traduttore, è stato un attento osservatore della televisione italiana, anzi fu il primo critico televisivo, un telespettatore professionista, come lui stesso si definiva, non senza ironia.
A partire dal 1962 fino alla sua morte, nel 1971, Bianciardi scrisse di televisione più di 200 articoli, in una fortunata rubrica chiamata Telebianciardi, spesso su riviste libertarie in quanto fornivano la possibilità di scrivere senza alcuna censura.

Il 28 novembre 1963, già famoso per il romanzo La vita agra, Bianciardi, sulla rivista “Le ore”, si concentrò sugli scacchi con l’articolo Bianco e nero (cfr. L’antimeridiano, vol. 1, ISBN-ExCogita, 2008,, pp.933-935), ovvero su una trasmissione del Programma Nazionale, come si chiamava all’epoca, la Rai Uno odierna, intitolata appunto Bianco e Nero: invito al gioco degli scacchi e condotta dal presentatore Aldo Novelli.

Bianco e Nero andò in onda ogni venerdì dal 8 novembre 1963 per 10 settimane, fino al 10 gennaio 1964, concordata con la Federazione Scacchistica Italiana, come disse Novelli in un’intervista.
Proprio dall’osservazione della passione dei suoi due figli per il gioco, il presentatore trae lo spunto per utilizzare il mezzo televisivo, assai nuovo per l’epoca, per divulgare un gioco in cui “occorre riflessione, intuito, prontezza e intelligenza”.
Una divulgazione che non sarà tenuta in forma di lezione ma come “una piacevole conversazione che terrò con i telespettatori e con i ragazzi in studio”, sottolineò Novelli: “dalla quarta puntata in poi verranno disputate vere partite tra campioni”.

Non poteva certo sfuggire al telespettatore professionista, sempre attratto dalle novità, in particolare quelle pedagogiche, una trasmissione del genere e l’incipit dell’articolo pone a contrasto una citazione scacchistica non certo benevola come quella di Edgar Allan Poe (“Le più alte facoltà di un intelletto riflessivo sono più decisamente e utilmente messe alla prova dal modesto gioco della dama che non dall’elaborata frivolezza degli scacchi”: sulla idiosincrasia di Edgar Allan Poe sugli scacchi si veda anche l’articolo Il genio che odiava gli scacchi) con la considerazione bianciardiana che “la dama è gioco da birreria bavarese mentre gli scacchi meritano 24 colonne di testo sulla Britannica”.
Il Nostro comprende anche il periodo non certo felice dello scacchismo italiano: “in Italia siamo indietro ed è un male”.
Dopo una descrizione del presentatore Novelli, dell’ambiente in studio (“un paio di scacchiere magnetiche, con pezzi metallici, e di una terza scacchiera a pavimento, su cui muovono, mascherati da pezzi, Gabriella e Guido”, i due ragazzi appunto), Bianciardi rievoca la lezione televisiva, ripetendo le prime nozioni sul movimento dei pezzi, soffermandosi sulla Regina, “potentissima come tutte le donne coronate” e sul cavallo, “il più curioso di tutti i movimenti, perché avanza di due e scarta di uno, non solo, ma anche salta qualsiasi pezzo, amico o nemico”.

Lo scrittore grossetano è ammirato dalla cura della trasmissione (“non parrà vero, ma si starebbe anche tutta l’ora a seguire questa modesta lezioncina”), messa a confronto con il successivo programma: “invece dopo trenta minuti smettono e mandano in onda uno dei soliti filmetti americani prefabbricati, mielosi, codini”.
La chiusa è formidabile (almeno per gli scacchisti… ): “al centro della vicenda [del filmetto americano] c’è un cavallo, un cavallo vivo, di nome King; purosangue, non vale un’unghia del cavallo fittizio, quello che muove due passi avanti e poi scarta”.

Il magnifico King (“National Velvet”) – USA. Telefilm

Quanto più interessante è il movimento del cavallo scacchistico, creativo e fuori dall’ortodossia, rispetto a quello scontato del cavallo telefilmico: d’altronde, come disse con una celebre boutade, “il fuorigioco mi sta antipatico come tutte le regole che limitano la libertà di movimento e di parcheggio”.



15 Commenti a Bianciardi in Bianco e Nero

  1. avatar
    Uomo delle valli 26 Aprile 2020 at 09:24

    Davvero bello, grazie!
    Scusate la parentesi, domanda per la redazione: avete ricevuto il mio articolo? lo pubblicherete?

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    • avatar
      Ramon 26 Aprile 2020 at 09:27

      Certo Uomo, scusa il ritardo. Abbiamo tanti articoli in coda e dobbiamo rispettare una sorta di scaletta interna delle pubblicazioni. E’ solo questione di pazienza, grazie ancora.
      Complimenti a Massimiliamo per il bellissimo lavoro!

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  2. avatar
    Fabio Lotti 26 Aprile 2020 at 09:49

    Benvenuto, Massimiliano!

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    • avatar
      massimiliano 26 Aprile 2020 at 10:40

      Grazie Fabio. Un piacere e un onore collaborare ad una rivista così interessante.
      Solo il nostro gioco, per la sua storia, per la sua natura, può offrire spunti così vari.

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  3. avatar
    Aldo da Trento 26 Aprile 2020 at 11:08

    Una figura della nostra letteratura che, confesso, non conoscevo assolutamente. Grazie all’autore e a Soloscacchi per questa piacevole scoperta.

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  4. avatar
    Paolo 26 Aprile 2020 at 12:50

    Ecco perché Soloscacchi è una spanna sopra tutti gli altri: bravissimi!

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    The dark side of the moon 26 Aprile 2020 at 14:43

    Molto, molto interessante.
    Un benvenuto a Massimiliano con la speranza di poter leggere altri sui contributi in futuro ;)

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  6. avatar
    Zenone 26 Aprile 2020 at 16:46

    Bellissimo articolo. Ho visto qualche tempo fa il video collegato al pezzo.
    Interessantissimo come tutto quello che viene pubblicato su Soloscacchi.

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    Mattia Pepoli 26 Aprile 2020 at 16:59

    Io mi ricordo un Bianciardi arbitro di calcio in serie A negli 80: per caso un parente?

    • avatar
      Hugo 26 Aprile 2020 at 17:14

      Anni 80, anni 80: per caso quando tra le prestigiose firme della succitata rivista comparvero anche Moana e Ilona? ;)
      Scherzi a parte: bellissimo articolo, spero anch’io di rileggerti presto.

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      massimiliano 27 Aprile 2020 at 16:19

      Non penso, anche se Bianciardi è stato giornalista sportivo, curava una rubrica di risposta ai lettori, sul Guerin sportivo di Gianni Brera. Il calcio diventava un pretesto per parlare della società, della politica, dei diritti civili e tanto altro. La raccolta è stata pubblicata con il titolo “Il fuorigioco mi sta antipatico”.

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  8. avatar
    Mongo 26 Aprile 2020 at 19:06

    Siempre detto che ‘Le ore’ pubblicava cul-tura!!!

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      massimiliano 27 Aprile 2020 at 16:43

      Bianciardi aveva il problema della censura (ben 5 volte è andato a processo) e, dato il suo punto di vista molto libertario, scrisse molto su certe riviste che si occupavano comunque anche di politica, di società, di cinema.
      Sempre sul filo del paradosso, la sua presa di posizione contro il divorzio perché sarebbe una battaglia di retrovia: “occorre battersi contro il matrimonio”!

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      Alessandro 27 Aprile 2020 at 16:52

      Fino alla conclusione degli anni ’60 era una rivista come tante. Vi tenne per qualche anno una rubrica (Il falso e il vero verde) perfino Salvatore Quasimodo.
      Complimenti per l’articolo anche da parte mia.

  9. avatar
    fabrizio 29 Aprile 2020 at 00:08

    Complimenti all’autore di questo articolo!
    E’ implicito, ma io lo rendo esplicito: consiglio a tutti di leggere “La vita agra”; dopo tanti anni si apprezza ancora di più. Anche il film (con Tognazzi protagonista) non è male. Grazie ancora a Soloscacchi.

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