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Scritto da:  | 26 Novembre 2020 | 11 Commenti | Categoria: Zibaldone

Foto vere e foto impresse nella memoria…

Foto, foto, foto… Sono circondato dalle foto. Ne ho contate più di duecento attaccate alle pareti della domus lottiana dalla instancabile mogliera (li mortacci!). Per lo più di figli e nipotini visti nella loro evoluzione umana. Più nascoste altre foto infilate un po’ dappertutto. Ne prendo una, una foto di classe elementare con la maestra Elvira che mi fa venire un po’ di magone (e ti pareva). Ricordo perfettamente tutti i nomi dei miei compagni e compagne di allora quando la memoria fa, invece, cilecca sui nomi di persone più recenti: Lorenzo, Luigi, Vitaliano, Luciano, Renato, Lina, Loretta, Giuliana…e poi la maestra Elvira, la mia Maestra. Bella cicciottella, dignitosa, affabile, mai vista del tutto arrabbiata che già il suo contegno dolcemente severo bastava a raffreddare i nostri istinti casinari. Per il giovin Lottino era, addirittura, una figura mitica, pura e angelica senza i naturali bisogni corporali dei comuni mortali. Quando venne a sapere che anche lei era afflitta da tali fastidiose e incombenti necessità l’idealizzazione ebbe un angoscioso tracollo. Comunque ben viva nel ricordo anche perché mi ricopriva di medaglie di cartone per i vari successi conseguiti.
Da una foto sotto gli occhi passo ad una foto ricordo conservata dalla mia sorella che vive ad Alessandria. Quella del mio babbo durante la guerra d’Etiopia. Lo rivedo accovacciato insieme ad un negretto piccolo e sorridente. La guerra in Etiopia? Perché guerra? E perché in Etiopia? Ci rimasi un po’ male. Il mio babbo con un negretto e la mia mamma sola a casa con la mia sorella più grande di me. Non era giusto! Poi feci la dannata scoperta del dannato fascismo che, tra le innumerevoli vittime, aveva mietuto anche quella di un mio zio scappato sul tetto della sua casa e buttato di sotto da una banda di manganellatori venuti da fuori. Mi informai anche sulla guerra in Etiopia che quell’infatuato di Mussolini aveva scatenato spedendoci anche il mio babbo. Una guerra dura, disgraziata dove l’esercito italiano impiegò anche le armi chimiche. La guerra, la guerra, la maledetta guerra…

Volti, occhi, sorrisi. Giro intorno per le stanze. Si trovano dappertutto. In una ci sono i miei figli piccoli, Riccardo e Claudia, stesi sulla sabbia al mare. Sorridono. Il sorriso di Riccardo è dolce, quasi timido. Quello di Claudia più aperto, birichino, a segnare i loro caratteri. La foto incorniciata è vicino alla scrivania su cui scrivo. Sulla destra. Ogni tanto mi volto a guardarla…
Davanti alla suddetta scrivania ho i mei nipotini Jonathan e Jessica in tutta la loro splendida bellezza. In braccio, in collo, per mano, da soli, ancora con il loro sorriso a rallegrare il vecchietto rinseccolito.

Foto, foto e foto… Eccone una del Lottino calciatore nella squadra di Staggia con i suoi amici. Mezzala destra che correva veloce, ma troppo leggero per affrontare una difesa robusta. Quanti calci negli stinchi! Eccone un’altra vestito da donna per la festa delle matricole. Tutto imbellettato con il rossetto e una gonna giallastra dalla quale escono due gambette da gallinaceo insieme ad una turba vociante di altri saltimbanchi. Che risate e che canti! Eccone altre del Lottino professorino tutto bardato di giacca e cravatta (chi l’avrebbe mai detto?) in classe con i suoi alunni alla fine dell’anno scolastico. Alcune tipicamente formali, le più, invece, ricche di smorfie, versacci, sorrisi, abbracci, esultanze. Che ricordi! Prima di entrare in classe c’era sempre qualcuno ad avvertire la ciurma dei casinari “Arriva i’ Lotti! Arriva i’ Lotti!”. Io mi sedevo alla cattedra e giravo con lo sguardo fintamente terribile (loro stavano al gioco) su quei volti sbarazzini pieni di vita iniziando l’appello con voce roboante…E poi ad osservarli uno per uno durante i compiti in classe, ma su questo ho già scritto e non voglio risbrodolarci sopra. Ricordo con grande piacere l’introduzione degli scacchi durante l’ora pomeridiana. E allora potevi notare un fenomeno straordinario tramandato da certe foto: occhietti trillanti, capelli ribelli, bocche smorfiosette, sguardi furbetti e via discorrendo trasformarsi improvvisamente in atteggiamenti riflessivi e pensierosi. Con qualche momento di inevitabile scontro “Prof, lui bara!” che con una certa cautela riuscivo a sedare. Alla fine dell’anno scolastico, poi, tutti in fila a declamare, uno alla volta facendo un passo in avanti, l’inizio di certe parti poetiche a destare reazioni e sentimenti diversi: “Le donne, i cavallier, l’arme, gli amori…Silvia, rimembri ancor…Quant’è bella giovinezza…Sempre caro mi fu quest’ermo colle…Nel mezzo del cammin di nostra vita…Ei fu, siccome immobile…” e via e via e via. Come provetti attori. Ciao, ragazze e ragazzi diventati donne e uomini!
Foto, foto e foto… Quelle relative agli scacchi personali. Piegato sulla scacchiera tutto concentrato, con i capelli scuri ancora attaccati alla testa e sullo sfondo gli altri giocatori. E poi via via le altre dove i capelli incominciano a dileguarsi restando solo qualche sparuto ciuffetto bianco a mo’ di corolla. Quante battaglie, quanti amici conosciuti! Il torneo a cui partecipavo spesso durante l’anno era quello di Cesenatico. Il mare mi faceva bene e a settembre non c’era quel caldo afoso che assillava la mia asma. All’hotel Leonardo ci stavo, poi, come un ragno nel suo buco. Qui arrivavano i giocatori che conoscevo da tempo: il principe della risata toscana Stefano Mordini, il giovane Enrico Giovannella che cresceva a vista d’occhio accompagnato dal padre Fausto con la sigaretta perennemente stampata sulla bocca, l’eclettico Alan Mauro che ci rallegrava con le sue passate esperienze, il mitico Milan Mrdja sempre pronto a tirar fuori qualche battuta delle sue. Da una parte il M.I. Matthias Roeder attaccato al computer come una sanguisuga (avevo l’impressione che se si fosse staccato sarebbe morto), dall’altra Vujovic abbracciato sensualmente ad un conturbante boccale di birra. Sempre allegro, sempre pronto alla battuta. Una parte importante, una parte speciale era dedicata, la sera dopo cena, alle analisi delle partite. Tutti intorno alla scacchiera dove a turno ogni giocatore mostrava la sua incredibile, fantastica vittoria o la sua sciagurata sconfitta. Spesso un grido angoscioso e terribile serpeggiava lungo la sala “Avevo vinto!”. Non è una battuta, non è una fantasia. E’ una vera, concreta realtà. E’ la rivincita del passato sul presente. La rivincita dello sconfitto sul vincitore. Una stupida distrazione, un banale errore, una svista imperdonabile ha fatto sì che la vittoria meritata gli sfuggisse di mano. Una vittoria meritata è chiaro, lampante e lapalissiano. Migliore coordinazione dei pezzi, vedete, struttura pedonale più armonica, Re nemico allo sbando. Anche un pivello via…solo che, ad un certo punto, la fatica…il fatto di sentirsi sicuro, superiore…e poi quell’improvviso brusio nella sala…insomma, accidenti è capitato qualcosa a disturbarlo perché quella mossa lì, ripete con i denti che mordono le labbra, nemmeno un pivello, un inclassificato poteva pensarla. E tutti, come un’unica famiglia a rincuorarlo, a tirarlo su di morale.
Fuori l’incontro con certi “vecchietti” baldanzosi, vedi Antonio Pipitone ultraottantenne che sembrava un ragazzino, il signorile Gianni Facchetti (a cui va il mio caro saluto), Carlo Barlocco ancora temibili e sulla breccia. Tanto per citarne qualcuno. Ricordo, poi, un mio splendido terzo posto, con lo stesso punteggio del secondo, al torneo di Marche Estate 2005, dietro a Laketic e Dragojlovic! Di più non mi è stato concesso dagli dei…
Foto, foto e foto…Quelle con Cristina, la nipotina da parte della mia sorella che non si voleva mai addormentare. Ricordo le nottate in braccio a passeggiare per la casa in qua e là e lei sempre vispa che non vi dico. Allegra, vivace, imprevedibile. Ce n’è una particolare al mare quando ero un giovincello scherzoso. L’ho presa in collo e, proprio nell’attimo dello scatto, alza il cappellino e così viene immortalata come una piccola attrice sorridente. Ciao, amore!
Foto, foto e foto… Foto vere e foto impresse nella memoria. Il circuito della vita.

avatar Scritto da: Fabio Lotti (Qui gli altri suoi articoli)


11 Commenti a Foto

  1. avatar
    Uomo delle valli 26 Novembre 2020 at 09:34

    come sempre un superLotti! ;)

  2. avatar
    Patrizia Debicke 26 Novembre 2020 at 11:00

    vuoi un titolo? Una bella vita raccontata dalle foto, il giusto pathos per far scaldare il cuore e augurarti: amico mio che sia sempre così.
    Abbraccio

  3. avatar
    Alessandro Patelli 26 Novembre 2020 at 15:11

    Oooohhh Fabio, grandissimo e purissimo come al solito! Ti chiederei cortesemente IBAN e importo da versare per avere la foto in cui eri vestito da donna.
    Nella causale troverai: “articolo indispensabile”!!!!!
    Resto in attesa….. =))

  4. avatar
    Fabio Lotti 26 Novembre 2020 at 15:16

    A dir la verità il mio nipotino aveva mandato diverse foto, tra cui anche una mentre cantavo con le altre matricole, ma, purtroppo, mi ha detto Martin che ringrazio con tutto il cuore, erano venute troppo scure.

  5. avatar
    Lucio 26 Novembre 2020 at 16:11

    Grande fabione. Sarebbe stato bello un cesenatico insieme!!

  6. avatar
    Jonathan Lotti 27 Novembre 2020 at 17:27

    Grande nonnone!

    Mi piace 1
  7. avatar
    Fabio Lotti 27 Novembre 2020 at 17:47

    Grandissimo nipotino!

    Mi piace 1
  8. avatar
    Lotti Claudia 29 Novembre 2020 at 15:20

    Grande babbo, qui lo devo proprio dire… Una lacrimuccia è scesa!

    • avatar
      Fabio Lotti 30 Novembre 2020 at 18:00

      Grandissima figlia!

  9. avatar
    Sergio Pandolfo 29 Novembre 2020 at 18:27

    Le foto d’epoca hanno sempre il loro fascino, anche se a volte, a guardarle, viene un po’ di nostalgia e di angoscia: forse perché noi non siamo più quelli lì, quelli delle foto; siamo cambiati, siamo più vecchi, e altra gente non è più con noi… Viene da riflettere sul senso stesso della vita e del tempo che passa.

    Mi piace 1
  10. avatar
    Fabio Lotti 1 Dicembre 2020 at 11:06

    Per tutti gli amici scacchisti-giallisti è uscito il pezzo di dicembre con un inizio dedicato ai miei nipotini e il loro contributo https://theblogaroundthecorner.it/category/ospiti/letture-al-gabinetto/Fabio

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