That’s my review, Beth

Scritto da:  | 5 Dicembre 2020 | 20 Commenti | Categoria: Scacchi e cinema

“La Regina degli scacchi” è una mini serie Netflix basata sull’omonimo romanzo di Walter Davis scritto nel 1983 dal titolo originale “The Queen’s gambit”.
La serie è composta da sette episodi della durata variabile di circa 50-55 minuti ciascuno.
Scott Frank e Allan Scott sono i creatori, mentre la regia è di Scotto Frank.
L’ex campione del mondo, Garry Kasparov e Bruce Pandolfini (allenatore di Fischer quando Bobby aveva solo 8 anni) hanno avuto il ruolo di consulenti nella realizzazione del progetto.
La quasi totalità della serie è strutturata attraverso un grande flashback che segue la scena finale per poi riprendere la narrazione prima del finale; la storia narra le vicende di una ragazzina rimasta orfana che innamoratasi del gioco, diventerà campionessa mondiale di scacchi riuscendo a superare vari ostacoli (soprattutto fuori dalla scacchiera).
“La Regina degli scacchi” sta avendo un enorme successo in tutto il mondo; tra le pochissime critiche ricevute ci sono quelle di alcune giocatrici professioniste: Jennifer Shahade, che seppur giudicando positivamente la serie, ne lamenta il fatto che in essa c’è poca presenza femminile e che la storia avrebbe avuto più charme se avesse narrato l’ascesa di una scacchista realmente esistita.
In effetti, il lavoro di Scott Frank si è ispirato all’unico campione del mondo statunitense che ha battuto in finale un sovietico, Bobby Fischer ma non dimentichiamo che comunque è stato il romanzo di Walter Davis a costituire la base della serie.
Per quanto riguarda la presenza femminile.., purtroppo ce n’è poca anche nella realtà dei tornei.
Piuttosto ci sarebbe da discutere riguardo la gestione non perfetta della linea temporale con cui si cuce la trama, a volte risulta poco chiaro quanto tempo passi tra una scena e l’altra e inoltre la carriera di Beth Harmon (la protagonista) è decritta in modo poco verosimile considerando che è impossibile diventare campioni del mondo giocando cosi pochi tornei e in cosi poco tempo.
Ma in sostanza questi possono essere definiti dettagli di poco conto rispetto ai molti aspetti positivi.
“la Regina degli scacchi” è un prodotto ben confezionato, soprattutto dal punto di vista scenografico con una ottima ricostruzione del periodo storico di cui si parla.
Siamo negli anni ’60, in piena guerra fredda ma nonostante tutto l’autore non inciampa nella banale retorica anticomunista di quel periodo e anzi riesce a chiudere in bellezza la storia ponendo gli scacchi al di sopra di ogni barriera ideologica e culturale.
Ci sono diversi elementi chiave che strutturano il lavoro di Scott Frank, più importanti della storia.
E’ apprezzabile l’introspezione psicologica della protagonista ben riuscita grazie alla straordinaria interpretazione di Anya Taylor Joy: il ruolo della campionessa Beth Harmon pare calzarle a pennello; ottima è la trama ricca di temi quali l’alcolismo, la dipendenza da psicofarmaci e una infanzia problematica.
C’è poi un messaggio di riscatto non di poco conto, la possibilità che una donna riesca ed emergere in un contesto dominato da uomini.
L’intera serie ruota sulla ricerca di un punto di equilibrio: dove finisce la passione per il gioco e dove invece inizia l’ossessione tossica?
Insomma, ci sono diversi elementi ben proposti che contribuiscono a far apprezzare “The Queen’s gambit” come una delle serie più accattivanti dell’ultimo periodo.
Leggera ma non troppo, da consigliare anche a chi di scacchi non ne sa nulla: se non l’avete ancora vista, fatelo, difficilmente ne rimarrete delusi.

avatar Scritto da: The dark side of the moon (Qui gli altri suoi articoli)


20 Commenti a That’s my review, Beth

  1. avatar
    Sergio Pandolfo 5 Dicembre 2020 at 13:12

    Prima o poi la guarderò, visto che mi incuriosisce. Ma anzitutto sono desideroso di recuperare il libro di Walter Davies. Così da rendermi conto di come funzionava la storia nel libro

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      Giancarlo Castiglioni 6 Dicembre 2020 at 00:06

      Troverai più facilmente il libro indicando l’autore come Walter Tevis, non Davies.

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        Sergio Pandolfo 8 Dicembre 2020 at 14:41

        Ok, grazie.

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    The dark side of the moon 5 Dicembre 2020 at 20:05

    Giusto per non farci mancare niente.
    Nell’episodio 6 della serie, Beth è invitata al tavolo degli amici in albergo a risolvere questo problema di matto in 3 mosse.

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    Fabio Lotti 6 Dicembre 2020 at 09:42

    Ecco cosa scrissi sul libro di Walter Tevis “Orfana. Beth Harmon è orfana. Non ha più i genitori. La madre morta in un incidente stradale, il padre perso l’anno precedente. Vive in un orfanotrofio del Kentucky in cura con farmaci. E’ timida, molto timida. Ed è anche bruttina “Hai il naso brutto e la faccia che fa schifo e la pelle che sembra scartavetrata” le viene gridato senza tante storie dall’amica Jolene. Presente duro, vuoto, doloroso. Futuro zero. Solo un miracolo può salvarla. E il miracolo arriva nella persona del custode Shaibel che le fa conoscere gli scacchi. Impara a giocare, diventa brava. Si cimenta con avversari sempre più forti. Incomincia a leggere libri di scacchi, a studiare, a concentrarsi. A vincere i tornei. E incomincia una nuova valutazione di se stessa “Si guardò allo specchio sotto la luce forte, e vide ciò che aveva sempre visto: la sua insignificante faccia tonda e i capelli scialbi. Ma c’era qualcosa di diverso. Le guance ora erano colorite e i suoi occhi sembravano molto più vivaci di quanto non fossero mai stati. Per una volta nella vita le piacque quello che stava vedendo nello specchio”. Ora non è più all’orfanotrofio. E’ stata adottata dai signori Wheatly. Ha una camera tutta sua e l’affetto di queste persone. Va a scuola, studia. Fa le sue scoperte sessuali. E continua ad impegnarsi con gli scacchi fino a raggiungere livelli impensabili. Gli scacchi come riscatto, forza, elevazione. Come scoperta dei propri sentimenti: gioia, rabbia, paura, odio, vergogna, aggressività, delusione, esaltazione. Non la faccio lunga. La storia di Beth è la storia di ogni scacchista. Ma direi anche la storia di tutti gli uomini. La si trova in La regina degli scacchi di Walter Tevis, minimum fax 2007. L’autore è riuscito ad entrare nell’animo e nei pensieri di Beth con delicatezza ma senza tacere nulla. Come un documentarista ha osservato e analizzato ciò che gli si presentava di fronte con tutte le sfumature, attraverso un linguaggio semplice e diretto senza tanti fronzoli e ghirigori.
    Un bel libro. Bello davvero.”

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    Luca Monti 6 Dicembre 2020 at 15:14

    Un saluto speciale al Lotti ed un altro al Mongo. I migliori ambasciatori di SoloScacchi a mia opinione.

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      Fabio Lotti 6 Dicembre 2020 at 15:20

      Ricambio il saluto speciale. Si fa quel che si può…

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    Mongo 8 Dicembre 2020 at 17:58

    L’unica cappella, per usare un termine scacchistico, fatta dagli sceneggiatori è la divisa delle hostess sovietiche che si vedono quando la nostra eroina fa il viaggio verso l’URSS per incontrare il campione sovietico.

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      Uomo delle valli 8 Dicembre 2020 at 18:42

      perché? cosa avevano che non andava??

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      DURRENMATT 9 Dicembre 2020 at 15:16

      …altra cappella “temporale”…in una scena ambientata nel 1963 si nota un espositore girevole con i fumetti degli Avengers e Spiderman degli anni 80-90.

      Sto leggendo di tutto e di più su questa serie ma la verità è una sola…”l’Ape regina”(questo è il vero titolo) è la storia di Bobby Fischer in chiave “gender gap”, un tema che appassiona l’élite dominante. In pratica è un volgare “plagio”.

      Ricadute sulla popolarità del “nobil giuoco”? ZERO,nada,nichts. L’effetto-Beth Harmon sta già dando i suoi frutti in ambito extra-scacchistico: i download delle APP scacchistiche sono ovunque in crescita.Il capitalismo digitale ringrazia.

      Amen.

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        lordste 9 Dicembre 2020 at 16:48

        Durrenmatt, anche nel tuo intervento ci sono “cappelle”
        1) i fumetti di avengers e spiderman sono pubblicati dagli anni ’60, Come fai a dire che quelli che hai visto sono anni ’80?
        2) Ape regina? ma da dove prendi questa traduzione? “Queen’s Gambit” (titolo originale) è il gambetto di Donna, nient’altro.
        3) ricadute sulla popolarità: non so tu, ma io vedo sempre più spesso “pezzi” sui giornali generalisti (ultimo la Gazzetta di oggi), e anche solo l’aumento di utenti di app scacchistiche e siti è un aumento di popolarità in ambito scacchistico. Speriamo di vederlo a breve anche dal vivo: ora non si può per motivi ben noti. Ma dire che l’online è un ambito extra scacchistico è una forzatura errata.

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          DURRENMATT 10 Dicembre 2020 at 14:17

          …il Fact-checking non è roba per te. Ritenta, sarai più fortunato.

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    The dark side of the moon 10 Dicembre 2020 at 14:22

    Si vabbè ma il problema chi lo risolve?
    Il Bianco muove e da matto in 3 mosse.

    Tornando alla serie; ho scritto già che il libro di Davis era ispirato a Fischer, quindi..
    Ciò che dovrebbe interessare a noi scacchisti è che l’interesse che ha suscitato la serie si possa tramutare in spinta verso futuri novelli scacchisti.
    Sul lavoro di Frank poi ognuno ha le sue opinioni legittime.
    Chi lo guarda aspettandosi un capolavoro, ne rimarrà certamente deluso.
    Chi invece cerca un po’ di intrattenimento, lo scopo principale per cui sono nate le serie tv, potrà ritenersi soddisfatto.
    Tutto qui.

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      Giancarlo Castiglioni 10 Dicembre 2020 at 18:42

      1.Rd7 Ag7 2.Cd6 Ah6 3.Cd8 matto. Se 1…Rg7 2.Cd6 Rh6 3.Cxf5 matto.

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      Giorgio Gozzi 27 Dicembre 2020 at 01:28

      Sono riuscito finalmente a vedere tutti e 7 gli episodi.
      Ci sarebbe tanto da dire ma già tutto e di più è stato detto e rischierei lo spoiling per chi ancora non l’ha visto.
      Mi limito ad un giudizio lapidario: Bello, mi è piaciuto!
      E poi ho riscoperto un brano per me bellissimo (tra i tanti che ci sono)che non ascoltavo da anni e che mi ha fatto impazzire per trovarne il titolo (nei titoli di coda non lo vedevo)
      Classical gas di Mason Williams fa da sottofondo agli incontri del campionato usa del 5° episodio

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        Giorgio Gozzi 27 Dicembre 2020 at 21:07

        Eccolo, accidenti che efficienza!
        Devo poi confessare che quando ho scoperto il titolo e l’autore in realtà nè uno nè l’altro mi dicevano niente. Credo che il brano fosse sigla di qualche trasmissione che avevo seguito …anta anni fa. Ma non ho trovato tracce nemmeno di questo

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    Enrico 11 Dicembre 2020 at 14:34

    Non ho volutamente letto nulla nè visto la serie perchè voglio acquistare il libro ( che attualmente credo sia esaurito). Dello stesso Autore lessi da ragazzo “L’uomo che cadde sulla terra” ( nella serie “Urania” ),che divenne un film con David Bowie (film a mio parere inferiore al romanzo).

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    masticone2000 16 Gennaio 2021 at 17:06

    E’ piaciuta molto anche a me
    Anche se, al posto della “solita” retorica anti-comunista degli anni ’60 hanno messo la “solita” retorica femminista tipo “le donne sono sempre migliori degli uomini” dei tempi odierni politicamente corretti

    Non è detto che con un protagonista uomo la serie mi sarebbe piaciuta di più, ma cmq il politicamente corretto ce l’hanno messo

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      Giancarlo Castiglioni 18 Gennaio 2021 at 10:19

      Io ho trovato la retorica femminista più nei commenti che nella serie e nel libro.
      Ho letto commenti tipo “Beth si fa strada in un mondo di uomini” come ci fossero state difficoltà e discriminazioni dovute al sesso, che non ho mai trovato nella serie e nel libro.
      Anzi mi sembra che l’essere donna la abbia fatta accogliere nell’ambiente con maggiore simpatia.
      Atteggiamento che ho anche riscontrato nella realtà, verso le pochissime donne che giocavano a scacchi negli anni ’60 e ’70.

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    Sergio Pandolfo 18 Aprile 2021 at 23:21

    Alla fine ho recuperato il libro di Walter Tevis. Non mi ha particolarmente entusiasmato, e c’era una sola partita seguibile dall’inizio alla fine, la prima che Beth perde contro Borgov. Tutte le altre erano descritte in modo abbastanza fumoso, dal punto di vista tecnico. I nomi delle aperture e delle difese mi sono sembrati messi lì quasi alla stregua di formule magiche che dovrebbero “incantare” l’adepto degli scacchi. E per di più, sarà questa una mia deformazione intellettuale, visto che mi sono occupato dei messaggi subliminali nei prodotti dell’industria culturale americana, mi è sembrato proprio di vedercene dentro di tutti i tipi: dai pregiudizi sessisti e razzisti (penso all’amica di infanzia di Beth, che è nera e ne passa di tutti i colori), fino a quelli sui russi, che spesso sono dipinti come subdoli nemici. Alcuni episodi riportano alla mente la carriera di Fischer, d’accordo, ma per il resto c’è davvero molto fumo e poco arrosto. In quanto alle serie a puntate non l’ho vista, e se i presupposti sono questi direi che faccio bene a non vederla, ma da quel poco che ho intravisto nei trailer, mi pare che si punti sopratutto sulla presenza estetica della protagonista. Dubito che ci si possa appassionare agli scacchi così… Poi, per carità, può darsi che cresca una generazione di scacchisti figlia di Beth Harmon.

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