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Gli scacchi nella letteratura poliziesca (X)

Scritto da:  | 21 Dicembre 2020 | 6 Commenti | Categoria: Cultura e dintorni, Libri, Scacchi e letteratura

Solo brevissimi accenni di un connubio assai ampio, sfruttando anche parti già scritte dal presente e da Mario Leoncini.


Stefano Sala Una partita a scacchi giocando con la vita [Formato Kindle]
“…Giocano a scacchi e si massacrano l’un l’altro con grande spreco di rabbia senza che sia versata una sola goccia di sangue. Abraham Ibn Ezra (studioso ebreo del XII secolo).
Nove i racconti, otto i pezzi del bianco, una scacchiera. Nove personaggi, nove storie di vita, nove storie di passioni, di sentimenti, di speranze, di amicizia, di successi, di sconfitte, di amori, di scontri.
S’inizia nel cinquecento, con l’infanzia e l’avventurosa vita di uno dei più grandi scacchisti italiani, Gioacchino Greco, lo seguiamo velocemente attraverso i suoi viaggi e le sue memorabili partite, condite sempre dal suo bisogno di vincere, di primeggiare.
Si finisce col racconto di un vecchio, che dopo una vita, dedicata agli scacchi e alla natura, si ritira a vivere gli ultimi anni in un rifugio di montagna, dove, fra il profumo dei boschi e il delirio della fantasia, giocherà le sue ultime partite. La vela, la campagna, i monti, la storia d’Italia, i tornei, questi gli scenari in cui i protagonisti giocano le loro partite, giocano la loro vita, combattono le loro guerre.
I racconti coinvolgono il lettore con un ritmo serrato e una notevole suspense”.
In Il mistero del rubino birmano di Enrico Vanzina, Newton Compton 2014, abbiamo una partita, o meglio una parte di partita, tra Atanasov della mala e Max Mariani, sciagurato detective con la passione della vodka e delle prostitute. A Max i pezzi bianchi, all’altro quelli neri. Chi elimina un pezzo avversario ha la facoltà di porre una domanda all’avversario. Pochi spunti per farci capire come l’autore non sia proprio in sintonia con gli scacchi. Prima mossa “G1 in H3”, risposta “pedone mediano avanti di una casella”. Poi condotta conservativa per una decina di mosse. Avanti con il cavallo che mangia un pedone laterale del nero che risponde con l’Alfiere in “c8” che mangia il Cavallo del bianco. Ancora il pedone g2 che pappa l’Alfiere. La partita finisce così “E’ inutile continuare con questa farsa! Tanto lei perderebbe comunque. Perché alla fine io la ucciderò. Lei e quel poliziotto ficcanaso del suo amico”. (pag.165/67).
In Febbre di Bill Pronzini, Mondadori 2011, Brian Yongblood, giovane esperto informatico (usa il computer anche per giocare a scacchi) in piena crisi, scomparso anche lui (come altri personaggi del libro) da casa.
Racconti e delitti di Nino Grasso, Ediscere 2011.
“Tre racconti gialli che nascono dalla fusione con gli scacchi, gioco intellettuale dalla struttura molto simile, se non affatto identica, a quella del giallo di scuola inglese, il “giallo-enigma”. Il sovrintendente William Topcliffe si rivolgerà alla genialità del misterioso campione di scacchi Fedor Velimirov, personaggio del cui passato poco si sa, per risolvere casi tutt’altro che semplici.
Ne Il problema di Bristow House un ricco uomo d’affari viene trovato pugnalato a morte nel suo studio, mentre ne Il mistero di Latimer Court è un eccentrico milionario a perdere la vita nel corso di una seduta spiritica. Infine, ne L’enigma di Blessington Hall è un’anziana donna a morire per avvelenamento e la soluzione del caso assume le forme di un labirinto senza vie d’uscita.”
Riprendo, per approfondire, L’uomo degli scacchi di Peter May, Einaudi Stile Libero Big 2015.
Gli scacchi arrivano a pag.31. Qui veniamo a sapere che Whistler, amico di Fin Macleod, protagonista principale del libro, intaglia gli scacchi di Lewis (l’isola in cui vive) per i turisti. Pezzi giganteschi, alti quasi un metro, tra cui un alfiere, figura ben scolpita accurata nei dettagli. “Questi li ho fatti su commissione, – disse Whistler. _ Sir John Woolridge li vuole per la festa degli scacchi. Lo conosci?
Fin annuì.- Ho sentito che li riportano a casa. Tutti i settantotto pezzi.
-Sì, per un giorno! Dovrebbero restare a Uig tutto l’anno, non solo per un’esposizione speciale. Non è giusto che restino chiusi in musei a Edimburgo o a Londra; Magari la gente verrebbe qui per vederli e questo ci porterebbe profitto-. Si lasciò cadere in una poltrona e fece scorrere le mani sulla barba che gli copriva le guance. – In ogni caso, Sir John ha ordinato questi per una partita di scacchi giganti sulla spiaggia: La proprietà aiuta a finanziare la festa. Immagino pensi che sia tutta buona pubblicità-.
Gli scacchi si ripropongono pag.183/85. Siamo in casa di James Minto “Fin si voltò verso la finestra e vide la scacchiera su un piccolo tavolo quadrato sotto il davanzale. Non vi era spazio per delle sedie ai due lati, ma c’era una partita in corso. Riproduzioni in resina degli scacchi di Lewis color porpora e avorio…”. James sta giocando via mail con il suo vecchio comandante. Segue un colloquio fra i due sugli scacchi giganti di Whistler che verranno collocati su una scacchiera gigante sulla spiaggia e ci saranno anche due veri campioni che giocheranno una partita in chiesa.
Ancora pag.306/7/12/15. Siamo in chiesa e i due campioni sono impegnati nella partita e i pezzi giganti sono sulla spiaggia. Poi c’è Anna, la figlia di Whistler che vuole i pezzi fatti da suo padre. Infine la foto rivelatrice. Fin “Esaminò tutte le foto con attenzione prima di scegliere la terza. – Guarda, George. Si può vedere bene qui. La mano tesa quasi a toccare il pezzo caduto degli scacchi.
Gunn aggrottò la fronte. – Perché avrebbe cercato di raggiungere un pezzo di legno, signor Macleod? Stava morendo, per amor di Dio!
• Probabilmente lo sapeva. Stava cercando di dirci chi l’aveva ucciso, George.
Gunn rivolse uno sguardo costernato all’uomo più giovane. – Indicando un pezzo degli scacchi?
Fin si sentì stanco. – Non un pezzo qualunque-. Puntò il dito contro quello caduto. Questo è quello che chiamano Berserker. Il più feroce di tutti i guerrieri vichinghi…. Somigliante a…-.
In Le pentole del diavolo di Nicholas Blake, Mondadori 2015, Nigel Strangeways al dottor Herbert Cammison “Insomma, ti trovavi nella posizione in cui negli scacchi è il re quando non lo si può muovere senza che venga mangiato” (pag.68). Si allude alla posizione di stallo.
In Zero assoluto di Michael Crichton, Garzanti 2015, un personaggio (il conte) al medico Peter Ross “Al contrario. E’ tutto perfettamente logico. Una partita a scacchi fra me e il professore”. “Non sono mai stato bravo negli scacchi”. “Si impara in fretta” ribatté il conte, “quando si è sotto stress”. (pag.135).
In Lo specchio nero di Gianluca Morozzi, Guanda 2015.
“Di lì a poco, ne era certo, Monesi avrebbe chiesto a Isabel “Tu giochi a scacchi?”, per poi partire con la sua conferenza classica sul giallo” (pag.60). “…perché gli scacchi, Isabel, sono un gioco affascinante e strano, in cui devi essere stratega e leggere nel pensiero. Devi portare avanti le tue strategie, ma nello stesso momento capire cosa sta architettando l’altro e contrastarlo…è tutta così, una partita…un po’ fai il tuo gioco, e un po’ provi a distruggere quello che immagini stia facendo l’altro”. E’ un po’ quello che fa Monesi quando scrive un giallo (pag.61).
In Sherlock Holmes e il caso del papiro egizio di David Stuart Davies, Mondadori 2015, Catriona Andrews, venuta per uccidere Holmes, lo accusa di non capire l’amore “Se ne sta qui al caldo nella sua stanza polverosa a lavorare su indizi e ipotesi, senza mai considerare il dolore, l’angoscia, le tragedie di cui sono pervasi i casi su cui sta indagando. Le persone sono solo tessere di un rompicapo, per lei, pezzi su una scacchiera.” (pag.158). A pag.170, nell’articolo George Newnes e Arthur Conan Doyle: un sodalizio di grande interesse di Gabriele Mazzoni veniamo a sapere che “Newnes era un uomo molto metodico: frequentava i suoi collaboratori, con i quali pranzava quasi tutti i giorni o giocava a scacchi nel tempo libero e passeggiava per lo Strand, che amava. Nel 1889 perse uno dei figli, Arthur, di otto anni, che cadde fulminato da una meningite durante una partita a scacchi in casa. L’editore lasciò per molti anni intatti il tavolo e la scacchiera, con i pezzi esattamente come si trovavano al momento della disgrazia”.
In  di Rupert Holmes in I mille volti del giallo di AA. VV.. Newton Compton 2015, un certo Dale Winslow si trova incastrato “Mi avevano chiuso nell’angolo della scacchiera, con il mio re che non poteva far altro che muoversi in due posizioni, entrambe le quali mi avrebbero messo sotto scacco.” (pag.122). Praticamente uno stallo.
In Finché morte non ci separi di Francesca Bertuzzi in Delitti di Capodanno, di AA.VV., Newton Compton 2015, Francesco e Cinzia, rinchiusi in un bunker sotterraneo…“Giochiamo a scacchi?”- “Certo, amore mio. Tutto quello che vuoi”. “Sorrido. Stefano prende la scacchiera, la porta in sala e posiziona i pezzi. Sorteggiamo. Io ho i neri. Una mossa indietro a Stefano. Gli scacchi sono un gioco interessante per più di una ragione. Rigore nella concentrazione, studio e analisi delle mosse dell’avversario. Ma soprattutto ti insegnano che ogni mossa decidi di fare non deve essere fine a se stessa. Per esempio, ora ho l’opportunità di mangiare con il mio cavallo il suo pedone, ma così facendo bloccherei la mia regina che è nella posizione del fianchetto. Se l’avversario non se ne accorge, la posizione del fianchetto, permette di dare scacco matto in poche mosse. Non avere fretta. Non essere ingorda. Questo è quello che mi piace degli scacchi. Devi pensare almeno cinque mosse avanti. Devi costruire un campo di battaglia favorevole alla conquista del re nemico. Applicando il gioco degli scacchi alla vita ho fatto un avanzamento di carriera. Ho sedotto gli uomini che volevo. Ho manipolato le situazioni a mio vantaggio. Una strategia è necessaria. Come posso spingere Stefano a non avere scelta che rivelarmi il codice? “Scacco matto”. Afferra la testa del re bianco fra l’indice e il pollice, il re vacilla e poi cade. Sconfitto.” (pag. 341). “Sorride. Stefano non vince mai a scacchi perché è ingordo. Si lascia distrarre dalla piccola preda e non si accorge mai che, dall’altra parte della scacchiera io sto puntando alla testa del re.” (pag.342). “
In Il caso G di Håcan Nesser, Guanda 2015, troviamo il commissario Van Veeteren che vive a Maardam (città immaginaria), ormai in pensione ma ancora fissato su un vecchio caso irrisolto. Copertina a colori da appassionato di scacchi. Cosa c’entrano? Il nostro commissario è abilissimo nel risolvere i “problemi” del “mirabil giuoco.” In pochi minuti ne risolve uno sul giornale del luogo. Citato in https://citascacchi.wordpress.com/.
E, a proposito sempre di scacchi, ecco cosa ho letto “Non voler crescere, non voler entrare nel mondo è il tema conduttore di Nuotare con un elefante tenendo in braccio un gatto (il Saggiatore, pp.237, traduzione di Laura Testaverde), romanzo della scrittrice giapponese Yoko Ogawa. La trama ha un che di fiabesco: un bambino timido e introverso, con una leggera peluria sulla bocca, incontra un grassissimo guidatore di autobus in pensione che gli insegna a giocare a scacchi. Dopo la morte del suo maestro, Little Alechin, ormai piccolo campione destinato però a non diventare adulto, viene ingaggiato dal presidente del circolo degli scacchi della sua città per fare delle partite con sconosciuti ma stando all’interno di un automa (il che ricorda un altro congegno meccanico, il famoso Giocatore di Scacchi di Maelzel, smascherato da Edgar Allan Poe).”

In Sherlock Holmes e gli omicidi del Boia di Dan Andriacco e Kieran McMullen, Mondadori 2016, Sherlock Holmes, che sta indagando sui sopracitati omicidi ma ci sono anche altri a perseguire l’intento. “Tuttavia sorrise. Con tutti quei pezzi sulla scacchiera, non serviva davvero un altro cavallo nella persona di Sherlock Holmes. Sarebbe stato più utile un modesto pedone, qualcuno di così irrilevante da non essere nemmeno percepito, e tuttavia in grado di arrivare alla regina.” (pag.97/98).

In La Brigata dei reietti di Sophie Hénnaf, Einaudi Stile Libero Big 2016, “Di primo pomeriggio, seduti su una panchina del parc Monceau, Evrard e Merlot erano occupati a tenere d’occhio un tossico. In realtà. Merlot si piccava di iniziare Evrard alle raffinatezze degli scacchi.” (92). Lei non lo ascolta, mentre il collega poliziotto “A quel punto muovo la torre, e indovini un po’ cosa si permette di ribattere lo sfacciato? Niente diagonale. Si rende conto? In pubblico!” Lei solo annuisce ritornando ad osservare il tossico. (93).
Scacchi a spillo di Claudio Mori, CM edizioni 2014.
“Rodolfo Brancati era un chimico in pensione. Viveva con una domestica in una piccola tenuta di collina. Aveva chiuso con il passato. Il futuro non gl’interessava. Il suo tempo era scandito dal fallimentare tentativo di scrivere un racconto e da partite a scacchi per corrispondenza. Sapeva chi l’aveva ucciso.
Bello il titolo, bella la copertina, bello il racconto. Un racconto lungo che comincia con una scena da giallo di Agatha Christie: un uomo morto , sicuramente ammazzato ma non si sa come, in un ambiente di calda domesticità, con tanto di musica mozartiana di sottofondo.
Unico indizio il titolo di un romanzo, ancor tutto da scrivere, “Scacchi a spillo”. E da qui si dipana la breve storia del morto, Rodolfo, pre-pensionato causa crisi, che per scelta si è ritirato dalla vita cittadina – e dalla vita in genere – in una casa di campagna in totale isolamento, per dedicarsi ai suoi pensieri, ai suoi interessi, alla scrittura, ai suoi hobby, primo fra tutti quello degli scacchi.
Un’ inquietante partita per corrispondenza con un avversario misterioso scandisce i tempi della storia, in cui le tinte noir della vicenda si alternano a quelle poco più colorite dei ricordi, di persone, di amici che hanno segnano il passato e tratteggiano il presente del protagonista, creando un quadro di vita malinconico e inappagato.
Ed è quando Rodolfo organizza un torneo di scacchi nel suo giardino con 32 giocatori e tanti curiosi che la partita della sua vita si conclude con uno scacco matto mortale. Poirot non serve; Rodolfo sa chi lo ha ucciso.
Uno stile di scrittura colto e ricco di riferimenti arguti alla storia degli scacchi e alla letteratura. Attenta analisi psicologica nei personaggi della storia e soprattutto una trama ben congeniata a sfondo simbolico e dichiaratamente pessimista sull’umana caducità.”
Alla prossima.

avatar Scritto da: Fabio Lotti (Qui gli altri suoi articoli)


6 Commenti a Gli scacchi nella letteratura poliziesca (X)

  1. avatar
    Uomo delle valli 21 Dicembre 2020 at 21:42

    sempre grande Lotti ;)

  2. avatar
    Fabio Lotti 21 Dicembre 2020 at 22:03

    Bene, sono arrivato al decimo appuntamento su questo splendido binomio giallo-scacchi o viceversa. Un grazie particolare a Martin che li infiocca meravigliosamente e a tutti i lettori.

    Mi piace 1
  3. avatar
    Gino Colombo 22 Dicembre 2020 at 12:03

    Molto bello come sempre. Una domanda, Fabio: ami di più gli scacchi o i polizieschi?

    • avatar
      Fabio Lotti 22 Dicembre 2020 at 13:11

      Mah, non credo ci siano differenze. Entrambi fanno mettere in moto le famose cellule grigie. Se leggo un poliziesco mi sembra di giocare a scacchi, se gioco a scacchi mi sembra di essere entrato in una specie di thriller.

      Mi piace 2
  4. avatar
    Sergio Pandolfo 22 Dicembre 2020 at 21:46

    Bellissimo articolo. Ogni volta che leggo un pezzo di Fabio Lotti mi stupisco, e mi chiedo quanto gli scacchi abbiano ispirato i giallisti, i romanzieri e gli artisti in generale… Non si finisce mai di imparare!

    Mi piace 1
  5. avatar
    Fabio Lotti 15 Gennaio 2021 at 11:03

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