Nonostante i miei gioielli

Scritto da:  | 12 Marzo 2021 | 5 Commenti | Categoria: Italiani, Personaggi

Accetto l’invito di SoloScacchi ad ospitare un bel ricordo di Paolo Silvestri. Insegnante di inglese in pensione, candidato maestro (ma sostanzialmente ex-giocatore, un solo torneo lento dal 1987 ad oggi, ha tenuto a precisare) e istruttore di scacchi, Paolo Silvestri riceverà quest’anno la cinquantesima tessera annuale del circolo Luigi Centurini e festeggerà le sue nozze d’oro con il secolare sodalizio scacchistico genovese. Insieme a Giorgio Di Liberto e Agostino Petrillo è autore di “Una storia di scacchi lunga cento anni”, la monografia , uscita nel 2001, sui primi cento anni di storia del Centurini (1893-1993), monografia che stiamo pensando di aggiornare con gli ultimi decenni. Paolo iniziò a frequentare il Circolo nel febbraio 1971, in un periodo, ci tiene a sottolineare, antecedente la mitica sfida Spasskji-Fischer del 1972, che scatenò l’interesse per il gioco, con il boom di iscrizioni ai Circoli che ne conseguì. Tutto era iniziato poco tempo prima, durante una vacanza a Limone Piemonte dove, in un noto bar del posto, c’era un tizio che trascorreva i pomeriggi giocando a scacchi con lo sfidante di turno, concedendo il vantaggio della Donna. E immancabilmente vinceva tutte le partite. Paolo, allora ventiduenne, e che aveva imparato a giocare con suo padre una decina di anni prima, incuriosito un giorno si fece avanti e sfidò quel giocatore esperto,   ma a condizione di giocare ad armi pari. La partita finì patta. Quel giocatore era Mario Quaglia (molti di noi ancora lo ricordano), che, dopo averlo visto giocare, gli disse testualmente “Ma tu dovresti giocare in un circolo di scacchi.” E Paolo rispose “Ma perché esistono i circoli di scacchi?”. Tre giorni dopo Paolo, tornato a Genova, faceva ingresso al circolo Centurini, che allora aveva sede presso il bar Parente in piazza Leonardo da Vinci. Nei quattro mesi successivi non c’era giorno (tolto il martedì, giorno di chiusura settimanale) che non lo si vedesse seduto alla scacchiera, vivendo il classico periodo di “febbre per gli scacchi”, fase un po’ patologica, che molti giocatori hanno conosciuto. Così passarono quei mesi del 1971, che ancora oggi Paolo ricorda con affetto misto a nostalgia. È rimasto iscritto ininterrottamente al Circolo, anche durante i sette anni in cui visse in Sardegna.

La nota rivista “Torre e Cavallo Scacco!” a cominciare dal numero di luglio-agosto del 2020 ha inaugurato una serie di articoli didattici dal titolo ”Oops! Ho abbandonato di nuovo!” in cui  Trattasi , appunto, di abbandoni ingiustificati, o meglio giustificati dall’erronea analisi della posizione e, molto p“in ogni partita, uno dei contendenti ha erroneamente smesso di lottare”.robabilmente, da un piccolo dramma psicologico. Dramma aggravato dal fatto che quella sconfitta poteva tramutarsi in patta, se non addirittura in vittoria. Questi articoli mi hanno fatto venire in mente una mia partita giocata contro il maestro internazionale Stefano Tatai.

Trattasi ovviamente di una partita in simultanea, simultanea al passaggio, tenuta sabato 1 marzo 1975, presso il circolo Centurini, ospitato allora nella sede del Dopolavoro Enel, in via Montallegro 39, in Albaro. L’allora campione italiano in carica vinse 21 delle 26 partite, ne pareggiò 2 (Cresta e Zadini) e ne perse 3 (Morpurgo, Tanda e Bonati). Nelle simultanee al passaggio, mentre all’inizio hai tutto il tempo per analizzare (il campione deve fare il giro e giocare contro altri, nel nostro caso, 25 giocatori), man mano, a seguito delle partite nel frattempo concluse, hai sempre meno tempo.

In quella simultanea, ad un certo punto rimasero in gioco solo due giocatori, uno dei quali ero io. Tatai muoveva rapidissimo ed essendo simultanea al passaggio (assenza dell’orologio) la regola vuole che tu debba muovere quando il campione ti si passa davanti. In quella situazione parossistica, ad un certo punto abbandonai, credendo, erroneamente (“Torre e Cavallo”) che ormai la sconfitta fosse inevitabile. Allora ero prima sociale ed avevo una certa soggezione (scacchistica) di fronte ad un maestro internazionale (aspetto psicologico).

Nella foto qui sotto il formulario con l’elegante autografo di Tatai e la partita in questione. Ricordate il famoso aneddoto su Cornelia la madre dei Gracchi? Alla matrona campana che mostra i suoi gioielli, Cornelia indicando i figli esclama “Haec ornamenta sunt mea” , “Questi sono i miei gioielli”. Nella partita contro Tatai indicando la mia coppia di alfieri posso ben dire “Questi sono i miei gioielli!”


avatar Scritto da: Marco Faggiani (Qui gli altri suoi articoli)


5 Commenti a Nonostante i miei gioielli

  1. avatar
    Fabio Lotti 13 Marzo 2021 at 09:08

    Bella danza degli Alfieri!

  2. avatar
    Uomo delle valli 13 Marzo 2021 at 12:36

    bell’articolo ma non ho capito se Silvestri avrebbe potuto vincere

  3. avatar
    Giancarlo Castiglioni 14 Marzo 2021 at 00:32

    La posizione era molto probabilmente vinta.
    Sicuramente Paolo non poteva perdere.

    Mi piace 1
  4. avatar
    luca monti 14 Marzo 2021 at 20:09

    Un bel saluto a tutti da Luca Monti.

    Mi piace 1
  5. avatar
    Sergio Pandolfo 26 Marzo 2021 at 19:11

    Le analisi condotte a mente fredda, dopo la partita, spesso mostrano altre verità sulla posizione, che non ci sono chiare mentre stiamo giocando… Proprio vero.

    Mi piace 1

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