Gli scacchi nella letteratura poliziesca (XI)

Scritto da:  | 30 Aprile 2021 | 10 Commenti | Categoria: Cultura e dintorni, Scacchi e letteratura

Solo brevissimi accenni di un connubio assai ampio, sfruttando anche parti già scritte dal presente e da Mario Leoncini.
Il commissario cade in trappola di Hakan Nesser, Guanda 2016.
Il commissario Bausen all’altro commissario (personaggio principale) Van Veeteren Tu giochi a scacchi? domandò poi. Van Veeteren chiuse gli occhi beato. La ciliegina sulla torta. (pag.74). In seguito stanno commentando una posizione derivante dall’apertura Nimzoindiana sulla scacchiera. Bausen è sicuro di vincere. Parità di materiale ma il suo pedone “h” andrà a promozione di donna in tre o quattro mosse. Squilla il telefono e, mentre Bausen va a rispondere, Van Veeteren studia la situazione e si accorge di avere giocato male. Dannatamente male. Era meglio se avesse impostato un’apertura russa (?). Però finisce patta perché i due devono andare via di corsa. Il Tagliatore di teste ha colpito ancora. (pag.105).
In Fragili verità di Bruno Morchio, Garzanti 2016, solo un piccolo accenno come modo di dire dell’investigatore privato Bacci Pagano Non è la prima volta che rischio la pelle, ma non mi era mai successo di restare sei mesi imbragato in una gabbia ortopedica a giocare a scacchi con la morte. (pag.36).In concreto un libro sugli ideali rivoluzionari ormai morti senza l’assillo di inseguire il fantasma della felicità, sulle difficoltà dell’adozione, sia da parte degli adottanti che dell’adottato (il suo mondo passato che sempre incombe), sulla forza che danno i figli a tirare avanti, in particolare Aglaja allo stesso Bacci Pagano. Sulle fragili verità dell’esistenza che offrono il titolo al libro. Un senso di malinconica spossatezza e disillusione pervade tutta la storia. Con lieve sorriso finale che la vita continua.

In La lettrice scomparsa di Fabio Stassi, Sellerio 2016, tra il proprietario di una libreria e il personaggio principale Vince –Dovremo riprendere la nostra partita a scacchi, piuttosto. -Quando vuoi. La scacchiera è sempre lì, dove l’abbiamo lasciata. Su una mensola dell’ultima libreria, la nostra ultima partita era sospesa a metà. I neri avevano un leggero vantaggio, ma la situazione si sarebbe potuta ribaltare con poche mosse. Un piccolo ragno si nascondeva dietro la linea dei pedoni, come se si fosse sentito osservato. (pag.52).
Più avanti Vince, ripensando ad una signora scomparsa, Avanzavo con il passo corto di un pedone verso il centro sconosciuto del gioco, sostenuto appena dalla convinzione che ogni esistenza lascia sempre una traccia come un segnalibro seppellito in un volume. (pag. 75).
Sempre Vince La sera la trascorrevo giocando a scacchi da solo o in rete e a fumare, ma mi aveva fatto male rendermi conto di quante poche cose utili avevo accumulato nel corso del tempo. (pag.78). Sulla scacchiera sopra il tavolo avevo riprodotto le posizioni della partita in corso con Emiliano. Avanzai il pedone di una casa e controllai come si erano schierati i pezzi. Ora il cavallo si trovava in una posizione difficile, minacciato da ogni lato. Non può difenderlo e la partita è compromessa. (pag.110).
In Il sentiero delle tombe di Martin Edwards, Mondadori 2016, l’oxfordiano Daniel Kind, nei confronti di un collega Conversare con Theo era come giocare a scacchi con Capablanca. Dovevi anticipare la mossa subito dopo aver recitato una piccola preghiera per restare in partita. (pag.25). Una trama complessa, ricca di personaggi complessi intrappolati nelle loro storie difficili, nelle loro sofferenze. Spunti sulla vita, sul passato che incombe, sulla fragilità dell’esistenza umana. E, soprattutto, sull’amore. Sull’amore vissuto e quello che resta solo nella mente. Come una promessa. Forse il più vero. Forse il più bello. Chissà…
In Un pomeriggio da ammazzare di Shelley Smith, Polillo 2016, il protagonista Lancelot Jones si trova ad ascoltare la storia di Alva Hine. Ad un certo punto Che genere di cose?, domandò lui, attento come un giocatore di scacchi (pag.15). Storia di un rapporto edipico con il padre e sofferto con la bella matrigna, storia familiare di infatuazioni, amori, gelosie, inganni e tradimenti, mentre il nostro Lancelot ascolta paziente, attento e incuriosito (fuma anche il narghilè), diventando una specie di detective del racconto stesso che termina con due micidiali colpi finali.
In Un incontro improbabile di Henning Mankell e Häkan Nesser in Giallo Svezia di Asa Larsson, Stieg Larsson, Henning Mankell e altri, Marsilio 2016, il poliziotto Van Veeteren, creatura di Mankell, Aveva in programma la partita a scacchi della vigilia con Mahler, al club. E aveva già pensato all’apertura nella vasca da bagno. Ma tutto è stato rimandato per un incidente al padre di Mahler. Più avanti, avendo incontrato Wallander, altro poliziotto creato da Nesser, in un ristorante Sembra che abbiamo parecchio in comune disse Wallander. Van Veeteren annui soddisfatto. Così pare commentò. Se gioca anche a scacchi, porca miseria!, penserei a uno scherzo. Wallander bevve, poi scosse la testa. Sono un pessimo giocatore ammise. Però se la cava meglio con il bridge e i due giocheranno contro due tipi che sono nel locale, ovvero i due autori stessi. Vedete un po’…
In L’uomo autentico di Don Robertson, Nutrimenti 2016, il protagonista, il vecchio Herman Marshall, vuole salire in soffitta. Forse ci avrebbe trovato diverse cose (…O magari anche una scacchiera con gli scacchi. Da ragazzo, a detta di tutti, Herman Marshall era stato un buon giocatore. La gente diceva che era in grado di anticipare le mosse e che non si lasciava distrarre da nulla. Era stato bravo con gli scacchi quanto lo era stato con il baseball, e adesso avrebbe scambiato volentieri cinque anni di quella sua vita miserevole e derelitta per sedere ancora nel negozio di barbiere di Leo a Hope, in Arkansas, magari in un pomeriggio d’estate caldo e dorato, magari nel 1928, respirando odore di colonia e ciuffi di capelli e soffice e densa schiuma da barba, mentre se ne stava piegato su una scacchiera a fare il culo a qualche stronzo presuntuoso che senza saperlo si era imbattuto in un campione di scacchi e, ah ah, che si fottesse). (pag.89/90). Altri spunti. Riferito ai suoi fratelli Non gli ci voleva molto a intuirlo e questo forse aveva a che fare col motivo per cui se la cavava tanto bene a scacchi. Dovevi sempre giocare in anticipo, per Dio. (pag.99). E così, fra una cosa e l’altra, aveva trascorso un’infanzia ragionevolmente tranquilla e serena., e quasi tutti lo applaudivano per come giocava a scacchi e un sacco di persone più grandi gli dicevano che aveva il cervello di una lince. (pag.104). Iniziò a giocare a scacchi per soldi nel 1928, registrando minuziosamente i punteggi, e alla fine dell’anno aveva vinto quasi novecento vecchi bigliettoni.” (pag.107). Così Herman Marshall fece un’ultima visita al negozio di parrucchiere di Leo e vinse undici dollari in una maratona di scacchi (la cifra più grossa che avesse mai vinto in una volta sola)…(pag.121).
In Il marchio dell’inquisitore di Marcello Simoni, Einaudi Stile Libero Big 2016, il segretario dell’Indice Capiferro (siamo a Roma nel dicembre del 1624) Fra’ Girolamo mi dà l’idea di una di quelle persone che evitano persino di giocare a scacchi con il prossimo, pur di non essere contaminate dai ragionamenti altrui. – Neppure gli scacchi conosco,- divagò Cagnolo. (pag.120). Molto più avanti, ancora rivolto all’inquisitore Fra’ Girolamo Svampa Vi manca un tassello, magister – si affrettò ad aggiungere Capiferro. – Un angolo della scacchiera che ancora ignorate. (pag.256). Un mondo maestoso nell’opulenza e nella miseria, popolato di tagliaborse, accattoni e ogni genere di canaglia, intrigante e fascinoso. Aggiungo il passato che ritorna funesto (ormai di moda in tutti i libri), la neve candida a dare un breve senso di pace, niente amori o amorini, niente sesso spiaccicato di brutto sulla pagina (pura novità). Alla fine l’Inquisitore forte, risoluto e nello stesso tempo gonfio di ricordi dolorosi, snocciola tutto quanto l’ambaradan, intricato, intricatissimo, nel più classico dei classici, con la stessa precisione e nonchalance di un redivivo Poirot.
In Il gioco è incominciato Holmes! di Patrizia Trinchero in Sherlock Holmes in Italia di A.A. V.V., Mondadori 2016, ad un certo punto sul giornale Daily Gazette c’è il seguente annuncio Mio caro Boswell, le ricordo la nostra partita a scacchi sulla solita panchina del Victoria Embankment alla undici in punto. Faccia la massima attenzione a non portarsi dietro la vecchia zia dal cappotto con il colletto di furetto. Sigerson. Messaggio cifrato rivolto da Holmes a Watson (pa.88).
In Indagine a ritroso di D.M.Devine, Modadori 2017, subito all’inizio Scacco matto!. Edward Haxton accettò la sconfitta, rinunciando alla rivincita. Sembrava nervoso e più tetro del solito. Più avanti, parlando anche dell’amico Peter, Gli scacchi avevano cementato la loro amicizia. Le partite si erano col tempo tramutate in un impegno settimanale in piena regola. Scacchi e whisky, di tanto in tanto una tazza di caffè. Conversazione quasi niente. In seguito Haxton viene ritrovato morto asfissiato dal gas. Suicidio o omicidio? Peter è stato l’ultimo a vederlo. Avevano anche giocato ed era stato battuto due volte nel giro di un’ora, spiega al coroner Specialmente nella seconda partita, Haxton aveva messo insieme una combinazione di mosse alle quali Peter non era riuscito ad opporsi. Dunque per il coroner era evidente che un uomo che pensava di uccidersi non sarebbe stato in condizioni di concentrarsi su una partita a scacchi.
Ne L’impero di Azad (The Player of games) di Iain M. Banks in Robot 78, una partita su un’enorme scacchiera decide i ruoli che si giocheranno nella società di un impero fortemente gerarchizzato (pag.80).
Ne La Fattoria del Deserto di Kay Strahan in Tre misteri per le signorine omicidi, gli speciali del Giallo Mondadori 2017, un certo Hubert Hand (vuole impiantare una latteria modello) chiede a Sam, il padrone della Fattoria del Deserto se è vero che è un ottimo giocatore di scacchi. Può darsi ma lì i giocatori di scacchi sono più rari delle galline con i denti. Un tempo giocava con un vicino che abitava a cinquanta chilometri ma è diventato ricco e ora è a mangiarsi i soldi in California. Ha provato a dare lezioni al figlio John ma è ancora troppo giovane. Si diverte solo a risolvere i problemi del giornale. A questo punto -Io so giocare un poco- pronunciò timidamente Hubert Hand. Sam andò difilato a prendere la scacchiera. La prima partita Hubert la vinse in meno di mezz’ora. Per concludere la seconda impiegò un’ora, ma trionfò ugualmente. -Diavolo-esclamò Sam- questo è magnifico! Vi assumo!.(pag.243). Dunque gli scacchi servono pure per trovar lavoro…Altri brevissimi spunti Sam e Hubert erano assorti in una partita a scacchi (pag.278). Alle cinque i giocatori di scacchi avevano finito la partita e Walter, dopo avere abbandonato il pianoforte, li aveva accompagnati alla stalla (pag.282).
Alla prossima. Sempre che il coglionavirus…

avatar Scritto da: Fabio Lotti (Qui gli altri suoi articoli)


10 Commenti a Gli scacchi nella letteratura poliziesca (XI)

  1. avatar
    Patrizia Debicke 30 Aprile 2021 at 22:59

    L’mico Fabio e l’emozione scacchi nei tanti romanzi gialli attuali e meno
    grazie

  2. avatar
    Fabio Lotti 30 Aprile 2021 at 23:06

    Domani io e mio figlio Riccardo saremo più vecchi di un anno! Li mortacci…

    Mi piace 1
  3. avatar
    Patrizia 1 Maggio 2021 at 23:18

    Auguri Fabio! Mettila così: da bravo accumulatore seriale te ne sei messo da parte un altro.

    • avatar
      Fabio Lotti 2 Maggio 2021 at 09:41

      Ottima idea. Mettiamola così.

  4. avatar
    Sergio Pandolfo 2 Maggio 2021 at 16:17

    Forse l’ho già scritto altrove, ma è proprio così: ogni volta che leggo un articolo di Fabio Lotti resto meravigliato da quanti legami vi siano tra la letteratura e gli scacchi… Complimenti!

  5. avatar
    Fabio Lotti 3 Maggio 2021 at 11:13

    Gli scacchi si infilano dappertutto…

  6. avatar
    MaurizioD 3 Maggio 2021 at 12:45

    Spunti sempre molto interessanti, per future letture, grazie.
    C’è un’inversione: Van Veeteren è un personaggio inventato da Nesser, mentre Wallander è creatura di Mankell.

  7. avatar
    Fabio Lotti 3 Maggio 2021 at 13:39

    Giusta osservazione. Errore di trascrizione dovuto ai tanti nomi che mi passano per la testa.
    Grazie.

  8. avatar
    luca monti 7 Maggio 2021 at 08:48

    Ciao grande Fabio!

  9. avatar
    Fabio Lotti 7 Maggio 2021 at 09:03

    Ricambio il saluto al grande Luca!

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