Egemonia sovietica

Scritto da:  | 7 Giugno 2021 | 16 Commenti | Categoria: C'era una volta, Personaggi, Stranieri

Con la morte di Alekhine resta vacante il titolo mondiale e quindi le Federazioni scacchistiche mondiali avvertono la necessità di avere un nuovo campione.
La formula adottata per procedere:
Organizzare un supertorneo al quale dovranno partecipare, designati secondo i criteri del tempo, tre giocatori sovietici e tre del mondo occidentale.
L’Occidente schiera Fine, Reshevsky e Euwe.
I Sovietici: Botwinnik, Smislov e Keres.

Fine, all’ultimo momento si ritira accampando ragioni professionali. Medico e psicologo, confidenzialmente con amici scacchisti rivelò che non aveva nessuna voglia di diventare un fenomeno da circo come purtroppo era accaduto ad altri scacchisti famosi.
Possedeva un talento scacchistico immenso. Aveva vinto un torneo AVRO, ma non si considerò mai un professionista.
L’altro americano designato, Samuel Reshewsky, era di origine giudaico-polacco. Nato nel 1911 a Ozorkow, una piccola città polacca aveva debuttato nel gioco, su insegnamento del padre, ad appena 5 anni.


A sei anni il padre lo porta a Vienna ove incontra simultaneamente quattro buoni giocatori della città e li batte, dando inizio a una carriera da professionista. Presto la fama di bambino prodigio che giocava e vinceva anche alla cieca si sparge e Reshewsky fu indotto dalla famiglia a rispondere a tutti gli inviti che pervenivano dai circoli scacchisti, s’intende dietro compenso. C’era un organizzatore che gestiva il business con l’assenso della famiglia.
Due anni di simultanee e di partite alla cieca da Berlino a Parigi, passando per Londra e Bruxelles, trasformano a tutto vantaggio della famiglia e dell’imprenditore un bambino di sei anni in un animale da circo il che non piace alla maggior parte degli scacchisti di tutto il mondo…
Ma torniamo al nostro tema.
A contendersi il titolo restano dunque in cinque.
Di comune accordo, giocheranno la prima parte del torneo a Le Haye la seconda a Mosca.


Botwinnik parte suonando le proprie …fanfare e chiude il primo turno incamerando tre punti e mezzo su quattro.
Solo Smyslov sembra resistergli chiudendo con un pari.
A Mosca, la seconda parte del torneo configura una situazione parecchio interessante.
Lo slancio di Botwinnik dispiegato nella prima parte del torneo non si ripete: fa pari con Smislov, Euwe e Reshewsky.
Ultima decisiva partita il match contro Keres, il gentiluomo di Tallin che ha il nero e dispiega -more solito – il suo stile aggressivo, impaziente di pervenire a un gioco “aperto”, sottostimando la potenza dei due alfieri del Bianco.
Botwinnik mantiene una imperturbabile calma e continua a far pressione sull’avversario sino a pervenire alla fatidica 21ª mossa…

avatar Scritto da: Antonio Pipitone (Qui gli altri suoi articoli)


16 Commenti a Egemonia sovietica

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    Uomo delle valli 7 Giugno 2021 at 08:27

    uno spaccato di storia degli scacchi da incorniciare
    complimenti maestro

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    The dark side of the moon 7 Giugno 2021 at 10:13

    Grazie Maestro!
    Da ricordare che pure Alekine era uno scacchista sovietico ma preferì rifugiarsi, dopo la Rivoluzione d’Ottobre, all’estero sfruttando un incarico per conto dell’ambasciata (se non ricordo male). Cambiò quindi nazionalità e nel corso della sua nuova vita da esule rilasciò dichiarazioni politiche molto discutibili che fecero trapelare le sue presunte simpatie filo naziste.
    Penso comunque che ad Alekine non importasse molto di politica e che i suoi deliri facessero parte del ruolo di anti sovietico che forse era costretto a recitare in quel preciso momento storico (1921-1945).

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      Paysandu 7 Giugno 2021 at 11:26

      “costretto a recitare”??
      Faceva l’attore o cosa?
      Nessuno è stato costretto ad unirsi al nazifascismo, non raccontiamocela.
      Gli tornava comodo, come a tanti disgustosi opportunisti.

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        lordste 9 Giugno 2021 at 11:57

        Dal momento che i bolscevichi gli avevano portato via praticamente tutto, è chiaro che Alekhine avesse simpatie per quelli che al momento erano i “nemici” dei bolscevichi, cioè i nazisti. Anche perchè molto probabilmente all’epoca si conoscevano le idee naziste ma non ancora gli orrori che ne sono derivati.
        Con questo non voglio difendere in toto Alekhine, ma vorrei solo fare in modo che certe scelte (sue, ma anche di Bogoljubov e in seguito del giovanissimo talento Junge) siano inquadrate un po’ meglio che con un banale “opportunismo” (e in questo concordo con darkside, a cui al limite “correggerei” il “sovietico” riferito a Alekhine con un più semplice “russo” )

        Detto questo, ottimo pezzo (come sempre) del decano degli scacchisti italiani :)

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    Ferruccio 7 Giugno 2021 at 11:51

    Stupendi i versi di quel grandissimo poeta che fu Vladimir Vladimirovič Majakovskij e che appaiono sull’immagine di apertura di questo altrettanto bel lavoro di Pipitone:

    “Costruisce, distrugge, taglia e strappa,
    si calma, ribolle e schiuma,
    romba, parla, tace e urla
    il giovane esercito: i leninisti.
    Noi siamo il sangue nuovo nelle arterie della città,
    il corpo dei campi di biade,
    il filo del tessuto d’idee.
    Lenin visse, Lenin vive, Lenin vivrà.
    Ci inondarono di dolore.
    Portarono nel mausoleo
    una particella di Lenin: il suo corpo.
    Ma né putrfazione, né terra, né cenere,
    toccheranno la parte migliore di Lenin: la sua opera.
    Morte, deponi la falce!
    Falso è il verdetto.
    Con un tal uomo, cieli, niente stravaganze.
    Lenin visse. Lenin vive. Lenin vivrà.
    Lenin vive nella marcia del Cremlino,
    guida degli schiavi del capitale.
    Vivrà e sarà fiera la terra
    del nome di Lenin.
    Nel mondo ci saranno ancora rivolte:
    attraverso tutti i confini la Comune si farà strda.
    Lenin visse. Lenin vive. Lenin vivrà.
    Ne prenda atto la morte, vecchia megera, che manda alla tomba e fa invecchiare:
    «Lenin» e «Morte» sono parole nemiche.
    «Lenin» e «Vita» sono compagni.
    Frena più forte la tristezza.
    Col petto sommerso dal dolore.
    Da noi non esca alcun lamento.
    Lenin visse. Lenin vive. Lenin vivrà.
    Lenin è vicino a noi.
    Eccolo.
    Cammina e morirà con noi.
    E rinascerà in ogni nuovo essere,
    come forza, come sapere, come bandiera.
    Terra, trama sotto i piedi.
    Al di là di tutte le frontiere, levatevi e diffondetevi, parole.
    Lenin visse. Lenin vive. Lenin vivrà.
    Anche Lenin ha cominciato dall’abbiccì:
    la vita è l’officina del genio.
    Dal fondo degli anni, dalla classe degli oppressi,
    slanciati ad eguagliare Lenin.
    Tremate, piani dei palazzi!
    Borsa dei profitti,
    colpita,
    urlerai.
    Lenin visse. Lenin vive. Lenin vivrà.
    Lenin è il più grande dei grandi,
    ma perfino questo prodigio hanno creato i piccoli di tutti i tempi:
    noi, i piccoli del collettivo.
    I muscoli indurisci in un nodo.
    I denti-coltelli pianta nel sapere e trituralo.
    Lenin visse. Lenin vive. Lenin vivrà.
    Costruisce, distrugge, taglia e strappa,
    si calma, ribolle e schiuma,
    romba, parla, tace e urla
    il giovane esercito: I LENINISTI.
    Noi siamo il sangue nuovo nelle arterie della città,
    il corpo dei campi di biade,
    il filo del tessuto d’idee.
    Lenin visse.
    Lenin vive.
    Lenin vivrà.”

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    Fabio Lotti 7 Giugno 2021 at 16:31

    Il solito grazie ad Antonio.

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    Gino Colombo 7 Giugno 2021 at 20:03

    Se gli scacchi negli ultimi 90 anni si sono sviluppati e sono cresciuti così lo dobbiamo proprio a loro: russi e sovietici, impossibile non ammetterlo.
    Complimenti anche da parte mia al Maestro Pipitone.

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    The dark side of the moon 8 Giugno 2021 at 11:21

    @Paysandu: probabilmente Alekine aveva davvero simpatie filo naziste ma la mia PERSONALE impressione è quella che di politica non gli importasse quasi nulla. Le dichiarazioni politiche di quegli anni erano comode, sia a lui, perché gli permettevano di dedicarsi agli scacchi senza avere problemi, sia alla propaganda nazista che sfruttava l’immagine del campione di scacchi.
    Ovvio che Alekine in ogni caso sia da condannare a prescindere.
    Chiaro ora?

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      Paysandu 8 Giugno 2021 at 12:00

      sì sì, chiarissimo, grazie. Avevo intuito il tuo pensiero ma desideravo semplicemente puntualizzare la terminologia, in particolare il concetto di “costrizione” all’adesione al nazismo.
      Per chi volesse approfondire gli argomenti consiglio la lettura dell’appendice a “Se questo è un uomo” di Primo Levi in cui l’autore illustra con cognizione e profondità acutissima le relazioni tra movimento nazionalsocialista e popolazione civile tedesca.

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        The dark side of the moon 8 Giugno 2021 at 12:37

        Ammetto che la parola “costretto” è forse inappropriata ma l’importante è che ci siamo chiariti 👍

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    Mr. Spark 8 Giugno 2021 at 16:25

    Quanta nostalgia, bei tempi, non solo scacchisticamente.

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    Mongo 9 Giugno 2021 at 01:30

    @Paysandu ed all’amico @The dark side of the moon ed a tutti i nostri lettori, consiglio, per avere idee più chiare sull’argomento la lettura di questi due libri: ‘Teoria delle ombre’ del compianto Mauresing e ‘La spia che sapeva giocare a scacchi’ di Acampora, dove anche il termine ‘costretto’ può trovare la sua giustificazione.
    Resta inteso che la storia di Alekhine, al di fuori delle 64 caselle, è ancora misteriosa e sotto alcuni punti di vista odierni incomprensibile.

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      The dark side of the moon 9 Giugno 2021 at 11:06

      Grazie Mongo per i tuoi consigli, avrei dovuto virgolettare la parola *costretto* ma pensavo non fosse necessario..
      A proposito di Mauresing, è venuto a mancare pochi giorni fa.. una altra grande perdita.

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      Giorgio Della Rocca 12 Giugno 2021 at 21:30

      Chi sarebbe “Mauresing”? Un omologo indiano dello scrittore friulano, amante degli Scacchi, Paolo Maurensig?!

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    Giorgio Della Rocca 17 Giugno 2021 at 16:48

    Mi permetto qualche osservazione riguardo alla bella partita riportata dal Maestro Antonio Pipitone.

    Per il Nero 22…Rh8 è migliore di 22…Rg6, anche se il Bianco conserva un evidente vantaggio.

    Dopo 22…Rg6 il Bianco può dare Matto in 9 mosse giocando 23.Dd2, mentre con 23.De3 ne occorrono 11.
    Ecco due sequenze relative, rispettivamente, alle due situazioni considerate:
    1) 23.Dd2 Dxh2+ 24.Rxh2 Cg4+ 25.fxg4 f5 26.gxf5+ Rf7 27.fxe6+ Re8 28.exd7+ Rd8
    29.Dd6 Txe4 30.Ag5+ Te7 31.Axe7#;
    2) 23.De3 Dxh2+ 24.Rxh2 Cg4+ 25.fxg4 f6 26.Txf6+ Cxf6 27.Dg5+ Rf7 28.Dxf6+ Re8
    29.Ag5 Rd7 30.Dxe7+ Rc6 31.Af4 Ac4 32.Axc4 Td8 33.Dc7#.
    È importante notare che, in caso di 23.Dd2 Dxh2+ 24.Rxh2 Cg4+ 25.fxg4 f6 (al posto di 25…f5), il Bianco potrebbe continuare con la spettacolare 26.Dxd7 dando Matto alla 30° mossa (quindi, in 8 mosse).
    Naturalmente non era affatto facile accorgersi di queste sottili differenze durante la partita, nemmeno per uno scacchista come Michail Botvinnik il quale sarebbe stato tre volte Campione del Mondo…!

    Mi piace 1
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    Giorgio Della Rocca 19 Giugno 2021 at 23:48

    ATTENZIONE!
    Ho scoperto un errore nel mio commento precedente…

    Fermo restando che 23.De3 richiede 11 mosse per dare Matto, 23.Dd2 ne richiede solamente 8.
    Ecco una sequenza adeguata allo scopo:
    23.Dd2 Dxh2+ 24.Rxh2 Cg4+ 25.fxg4 f5 26.Txf5 Axf5
    27.Ac4 Ae6 28.Axe6 Txe6 29.Dxd7 Te5 30.Dg7#.
    A questa sequenza può aggiungersene un’altra: quella da me riportata nel commento precedente, in cui il Nero gioca 25…f6 al posto di 25…f5.

    (Una ulteriore conferma di «Erro, ergo sum»…)

    Mi piace 1

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