Gli olandesi scomparsi

Scritto da:  | 7 Gennaio 2022 | 3 Commenti | Categoria: Personaggi, Stranieri

Quando si parla di scacchisti olandesi, a cavallo della metà del secolo scorso, si è soliti ricordare in particolare la figura di Euwe, campione del mondo dal 1935 al 1937, nella vita programmatore di computer e insegnante di matematica in un liceo femminile fino alla pensione e successivamente presidente della FIDE dal 1970 al 1978, ma anche altri autorevoli giocatori quali Landau, campione olandese nel 1936, fregiatosi di due partecipazioni olimpiche nel 1930 e nel 1937, Van den Bosch, nobile, avvocato e banchiere che rappresentò i Paesi Bassi tre volte alle Olimpiadi nel 1928, 1930 e 1931, Prins, editorialista, scrittore, arbitro, MI insignito del titolo di GM onorario nel 1982 e olimpionico per ben dodici volte tra il 1937 e il 1968, il carpentiere Cortlever, giocatore olimpico con cinque partecipazioni all’attivo, compositore di finali, analista, MI e allenatore e De Groot, psicologo che smise presto ma il cui nome negli scacchi è soprattutto ricordato come autore di “Pensieri e scelte negli scacchi”, un lavoro di fama internazionale sulla psicologia del pensiero scacchistico.
Come sempre avviene in questi casi i giocatori appena un pelino più deboli dei migliori vengono purtroppo spesso dimenticati sebbene il loro talento scacchistico meriterebbe comunque di essere celebrato. Se poi la loro storia personale presenta delle “sfumature” particolari il loro ricordo diventa ancor più doveroso.

Per questo desidero parlarvi di due scacchisti olandesi di quel tempo praticamente semisconosciuti, Chris de Ronde e di Charles H Roele – Coeuraad. E’ curioso che tra i due ci siano stati vuoi enormi contrasti, visto che De Ronde era fortemente orientato al comunismo mentre Roele ammirava il nazismo, che somiglianze sorprendenti: erano forti scacchisti a livello quasi dei migliori del paese, entrambi potevano essere definiti “disadattati” per scelta, giocarono una partita notevole molto impressionante ciascuno, si qualificarono ambedue per lo stesso campionato olandese che terminarono ex aequo e, ad un dato momento, scomparvero!
Chris De Ronde nacque vicino a Rotterdam nel 1912 e divenne per due volte campione di scacchi di quella città. Durante gli anni ’30 studiò matematica prima a Leida, poi a Parigi senza però mai laurearsi. In Olanda scrisse diverse poesie una delle quali venne anche pubblicata. Trasferitosi poi in Francia passò la maggior parte del tempo leggendo, scrivendo e giocando a scacchi nei caffè, dieci franchi a partita. Era sempre stato di sinistra e quando Hitler salì al potere nel ’33, nel momento in cui sì rese conto che la guerra sarebbe stata inevitabile e non potendo essere riconosciuto ufficialmente come obiettore di coscienza, cercò disperatamente di scappare, anche se questo lo avrebbe reso tecnicamente un disertore. L’occasione gli si presentò nel 1938 quando, pur non essendo proprio un top player, riuscì a qualificarsi per il “torneo dei candidati” olandese, un torneo a dieci giocatori il cui vincitore avrebbe dovuto sfidare Euwe per il titolo di campione d’Olanda e che si sarebbe svolto l’anno successivo. Nel torneo dei preliminari del ‘38 giocò una partita straordinaria contro Kamstra divenuta poi nota come “The Dutch Evergreen”.

Dalla 31esima mossa in poi è pur vero che il Nero commette diversi errori, ma il Bianco è bravo a giocare sempre la mossa che gli dà le migliori possibilità, considerato anche il fatto di aver dovuto eseguire le ultime 20 mosse in un minuto.
Il torneo del 1939 fu vinto da Landau e De Ronde, con 3 ½ su 9 condivise il 7° e l’8° posto con Roele, ma poiché alcuni forti giocatori non si curarono di andare a Buenos Aires per le Olimpiadi di quell’agosto De Ronde all’ultimo minuto fu scelto per rimpiazzare Van Doesburgh e di lì fece il suo debutto in nazionale insieme a Prins, Van Scheltinga, Cortlever e De Groot. Il primo settembre del 1939, il giorno in cui cominciavano le finali olimpiche, scoppiò la seconda guerra mondiale con l’invasione della Polonia da parte della Germania nazista e De Ronde, come molti altri famosi giocatori europei, scelse di rimanere in Argentina. Alle Olimpiadi non se la cavò affatto male, realizzando con 8 ½ su 14 partite il secondo miglior risultato della squadra olandese.
Da quel momento in poi è praticamente scomparso. Dal punto di vista scacchistico, a parte le sue 14 partite olimpiche, di lui si conoscono solo altre 13 partite di cui una giocata a Buenos Aires nel 1940 e dodici in un forte torneo sempre a Buenos Aires nel 1945 con Stahlberg, Najdorf e Czerniak altri scacchisti esuli come lui, nel quale totalizzò appena 1 punto su 12, poi più niente.
Quasi quarant’anni più tardi alcuni giocatori della squadra olandese alle Olimpiadi del 1978 a Buenos Aires scoprirono che De Ronde non era morto e stava ancora lì così, rinvenuto non senza difficoltà l’indirizzo della sua abitazione, andarono a trovarlo: viveva in un condominio fatiscente, in due piccole stanze cieche, pieni di libri e carte. Seppero anche che non era più interessato agli scacchi che, a dir suo, “lo rendevano troppo nervoso”. Non parlava quasi più olandese, non si era mai sposato e non aveva avuto figli perché “far condividere a qualcuno la tua povertà non sarebbe stato giusto”. Non era mai più tornato in Olanda, non aveva il passaporto e non era sicuro di essere ancora cittadino olandese; comunque era troppo povero per viaggiare. Si era guadagnato da vivere dando lezioni private di inglese e matematica, non perché gli piacesse, ma per sopravvivere. Aveva anche lavorato un po’ per la Philips, un lavoro d’ufficio, fino a quando avevano scoperto che era una specie di disertore e l’avevano licenziato, così aveva ripreso a scrivere poesie in inglese che però non furono mai pubblicate. L’Argentina lo disgustava, ma dove altro sarebbe potuto andare? Non era registrato da nessuna parte, non pagava le tasse, non aveva una pensione, nessuno sapeva di lui, ed era così che voleva …un emarginato per scelta, preferendo questo che all’essere uno schiavo in ufficio! La sua vita era stata come le prime 30 mosse della partita con Kamstra, non come le ultime 20. Morì a Buenos Aires all’età di 84 anni, nel 1996.

Poco, pochissimo si conosce dell’altro scacchista olandese in questione. Charles H Roele – Coeuraad nacque ad Amsterdam nel 1917. Dagli ultimi anni prebellici fino al 1955 fu uno dei protagonisti in ambito scacchistico di questa città. Di lui si sa che durante la guerra si comportò male per cui dovette giocare sotto pseudonimo per alcuni anni per sfuggire all’epurazione. In quel periodo abbandonò il lavoro di impiegato d’ufficio per perseguire la sua vera vocazione che era quella di …. vagabondo! Durante il giorno giocava al bar degli scacchi di Amsterdam, e quando i suoi conoscenti tornavano a casa la sera tardi, spesso lo trovavano ad aspettare sulla soglia di casa, affamato ed in cerca di un posto per dormire.
La sua partita più famosa fu la quarta ed ultima di un match di allenamento terminato con la vittoria di Roele per 2 ½ a 1 ½ contro lo scacchista sudafricano Wolfang Heidenfeld, giocata ad Utrecht nel 1954. Nel numero di aprile 1954 di “The South African Chessplayer” Heidenfeld la descrisse come “una partita da far rizzare i capelli in cui avevo guadagnato la regina ostile con una combinazione molto lunga nel corso della quale il re del mio avversario doveva percorrere tutta la scacchiera … e poi non riuscivo a rassegnarmi al fatto che era lui e non io ad avere possibilità di vittoria. Nessun rancore verso il mio avversario per la sua vittoria: il divertimento da solo valeva i soldi”.

Poi, intorno al 1960, scomparve senza lasciare traccia. Si narra che abbia stretto amicizia con una banda di zingari e li abbia seguiti nel sud della Francia per partecipare alla loro elezione per un nuovo re. La maggior parte dei suoi vecchi amici di scacchi credevano invece che fosse andato a Parigi per vivere una vita da squattrinato sotto i ponti, e che sia morto lì un inverno.
Spulciando nei database scacchistici saltano fuori altre partite successive, di un certo Charles Roele tesserato per la federazione scacchistica francese; potrebbe essere lui ma è impossibile esserne sicuri al 100%. Comunque sia risulterebbe una sua vittoria a 79 anni all’open di Parigi del 1995 contro il MI Milorad Vujovic, il simpatico Micko che per anni ha partecipato a quasi tutti i tornei che si organizzavano nel nostro paese e altre sue partite risultano in due tornei del 1997 sempre in Francia.
Anzi, secondo la FIDE, sarebbe ancora vivo dal momento che risulta presente nei suoi database come giocatore attivo con un ELO di 2132 punti (cf. qui) alla non disprezzabile età di 104 anni!

avatar Scritto da: Fabio Andrea Tomba (Qui gli altri suoi articoli)


3 Commenti a Gli olandesi scomparsi

  1. avatar
    Uomo delle valli 8 Gennaio 2022 at 10:30

    fantastico

  2. avatar
    Fabio Lotti 8 Gennaio 2022 at 11:43

    Interessante. C’è sempre da scoprire qualcosa di nuovo. Almeno per me.

  3. avatar
    Luca Monti 8 Gennaio 2022 at 15:57

    Bene.Tanto per rammentare a tutti che,anche tra quanti non giunti al soglio della pontificazione,si può trovare molto di buono ed interessante.Complimenti anche all’autore.

    Mi piace 1

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