Una triste storia

Scritto da:  | 4 Marzo 2022 | 7 Commenti | Categoria: C'era una volta, Personaggi, Stranieri

Una triste storia, proprio così, ma non è un nostro commento, sono le parole del pluricampione del mondo Mikhail Botvinnik con le quali introduce la quarantesima partita della sua raccolta “Battaglie sulla scacchiera”.
Che cosa spinge l’austero e inflessibile campione a definire in tal modo una partita che, a parte l’episodio che tra poco descriveremo, sarebbe passata del tutto inosservata, una normalissima patta in 23 mosse tra un giovane GM iugoslavo, Dragutin Sahovic, ed un monumento vivente degli scacchi, ormai sul viale del tramonto?
Siamo a Belgrado nel 1969 ed è il penultimo turno di un torneo che vede la partecipazione di diversi GM sovietici ed iugoslavi di grande valore (tra questi: Geller, Polugaevskij, Ivkov, Gligoric, Matulovic).
Botvinnik racconta di aver deciso poco prima dell’inizio del torneo di abbandonare l’attività agonistica nella primavera del 1970 e di aver giocato per gran parte del torneo stanco e demotivato in quanto si sentiva ormai giunto al traguardo della sua magnifica e lunghissima carriera agonistica.
Ci dice inoltre che in quel torneo, quando si disputò la partita che qui commentiamo, occupava una buona posizione in classifica ed intendeva onorare la sua partecipazione cercando di vincere l’incontro e risalire un po’ di posizioni. Fin qui tutto nella norma, poi il campione prosegue con il commento della partita e verso la ventesima mossa afferma, con tono perentorio, che ormai lo scontro, nonostante i suoi sforzi, si stava avviando verso l’inevitabile patta, quando d’improvviso gli balenò in mente la possibilità di tendere all’avversario una sottile trappola. Vediamo:

Botvinnik così commenta l’accaduto: “Con questa partita non persi solamente mezzo punto, bensì anche qualcosa di più prezioso: un amico. Avevo sempre ammirato il suo talento di giocatore e avevo sempre provato per lui la più sincera simpatia. Non riuscii proprio a capire perché si fosse comportato in quel modo. Forse per conquistare un premio maggiore? Oppure ciò fu dovuto all’esaltazione scaturita dalla lotta agonistica? Una triste storia!”.
Questi i fatti, così come raccontati dal protagonista. Non sappiamo, Botvinnik non lo dice, se ci sia stata una protesta formale del campione russo contro lo scorretto suggeritore e diretto concorrente in classifica, ma, vista la conclusione del racconto, pare proprio di no. Immaginiamo la scena: chiunque di noi penso che si sarebbe girato verso l’intruso rivolgendogli espressioni a dir poco colorite. Ed infatti il gesto denota la mancanza di ogni sportività e direi anche di dignità (se è vero che il suggeritore mirava, come Botvinnik, alle zone alte della classifica).
Ma il campione russo, come si suol dire, svela il peccato, ma non il peccatore e lascia solo trapelare, oltre alla comprensibile amarezza, pochi indizi sulla possibile identità del “furbacchione”.
Nonostante ciò, spinto da inguaribile curiosità, ho cercato di risalire all’identità del personaggio e vi assicuro che non è stato affatto semplice, a distanza di oltre 50 anni dall’evento e con pochissimi indizi a disposizione.
Sappiamo, dopo qualche ricerca con google che questa fu la classifica finale del torneo:

Sappiamo poi, dal racconto di Botvinnik, che era il penultimo turno del torneo e che il personaggio incriminato era in lizza per i primi posti, quindi eliminerei i giocatori da Matanovic in giù; eliminerei anche Duncan Suttles sia perché non pare credibile che fosse legato a Botvinnik da stretta amicizia, sia per ragioni linguistiche. Ne restano ancora 6.
Proseguendo nella ricerca, ci si domanda: la frase incriminata è stata pronunciata in russo o in slavo? Non lo sappiamo. E’ la voce descritta come “stentorea” è un ulteriore indizio? Chissà.
Per ragioni di età (si parla di un legame di amicizia di lunga data) escluderei i molto più giovani Matulovic e Ivkov, e poi l’ungherese Lengyel. Peraltro, nessuno di loro 3 risulta fosse legato da solida amicizia all’ex campione del mondo. Ne restano ancora 3, ma l’enigma si ingarbuglia ulteriormente.
Possibile che un giocatore del calibro di Svetozar Gligoric, da tutti stimato come uomo e come campione, ex partigiano, definito “gentiluomo e poliglotta” e un modello per generazioni di grandi giocatori di scacchi, abbia potuto commettere un gesto così spregevole?
Peraltro, un campione come Gligoric, già vincitore di tantissimi tornei, aveva bisogno di rubacchiare mezzo punto per migliorare la propria classifica, al punto da comportarsi come uno scorretto dilettante del circolo di paese, rischiando di macchiare una carriera ed una storia così luminosa?
Lo escluderei assolutamente.
E allora mi domando ancora: è credibile che 2 connazionali di Botvinnik del calibro di Geller e Polugaevskij siano stati tanto sprovveduti da compiere un simile sgarbo nei confronti del campione più prestigioso del loro Paese che tutti consideravano una sorta di monumento, al punto di chiamarlo notoriamente “il patriarca”? Non dimentichiamoci che la federazione russa, all’epoca molto politicizzata e che aveva sempre tutelato il suo più famoso esponente, certi sgarri li avrebbe fatti pagare duramente e senza tanto clamore (e il KGB all’epoca era onnipresente e vigilava su tutto).
Tuttavia, leggendo questa notizia, tratta da chessgames.com, in sede di commento in calce alla partita in questione, sembrerebbe proprio che:
“Jul-03-04 ForeverYoung: I think I read in Chess Life that Polugaevsky said “aren’t you the sly one”. Then Sahovic noticed the trap”.
Un gesto avventato e maldestro dettato dalla brama istintiva di vittoria? Ma c’è da fidarsi di un commento anonimo di tal “Forever Young” al punto da sospettare a cuor leggero di un altro protagonista degli scacchi del 20° secolo?
Così il mistero permane. E forse è giusto così, rispettiamo la volontà del campione russo che non ha inteso fare nomi, ritenendo tale episodio degno di essere soltanto dimenticato e sepolto assieme all’amarezza che aveva generato in lui.
Vorrei concludere ora questo breve racconto ricordando il Botvinnik maestro e scrittore: il libro da cui ho tratto la “triste storia” è scritto in bello stile, i commenti tecnici sono chiari, non appesantiti da lunghe varianti e alla portata di tutti. Viene fuori tutta la capacità didattica di questo grande campione, la sua famosa preparazione nelle aperture, la sua grandissima maestria nei finali (ce ne sono molti davvero istruttivi ed estesamente commentati).
Ogni partita narra un pezzetto della storia scacchistica del 20° secolo; la prima della raccolta è una simultanea giocata da Botvinnik quattordicenne contro Capablanca nel 1925, l’ultima è una sfida con Larsen nel torneo di Leida del 1970 e tra le due sfide intercorrono ben 45 anni.
Molti descrivono Mihail Botvinnik, definito dai suoi colleghi russi “il patriarca”, come uomo burbero, ligio al regime all’epoca dominante in Unione Sovietica, spesso dogmatico e dalle opinioni incrollabili. Ebbene (a parte una certa ruggine che mostra nei commenti delle partite contro Bronstein) in questo volumetto viene fuori la parte migliore di un campione, rigoroso ma equo nei giudizi, severo con se stesso, mai arrogante e sempre rispettoso di tutti gli avversari.
E poi, diciamolo pure, Botvinnik, nonostante il suo caratteraccio, davvero non avrebbe meritato di subire, in uno degli ultimi tornei della sua lunghissima e straordinaria carriera, un simile sgarbo, e tutto per sottrargli un misero mezzo punto! Proprio una triste storia…

avatar Scritto da: Paolo Landi (Qui gli altri suoi articoli)


7 Commenti a Una triste storia

  1. avatar
    Uomo delle valli 4 Marzo 2022 at 14:24

    spettacolare

  2. avatar
    Paolo Landi 4 Marzo 2022 at 14:46

    Grazie! Mi ha molto colpito il pathos con il quale il vecchio campione ha descritto l’episodio,una pugnalata a tradimento!

  3. avatar
    Martin 4 Marzo 2022 at 19:08

    Bellissimo! Un episodio che non conoscevo. Descritto e raccontato con maestria.

  4. avatar
    Giancarlo Castiglioni 4 Marzo 2022 at 22:26

    Sahovic si vedeva spesso nei festival italiani di quel periodo.
    Magari si sarebbe comunque accorto del trucco prima di muovere.

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    The dark side of the moon 9 Marzo 2022 at 21:59

    Bel racconto, molto interessante.
    Mi ha colpito la signorilità di Botvinnik.

    Mi piace 1
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    Filologo 10 Marzo 2022 at 16:02

    Questa pagina di Botvinnik mi ha sempre molto colpito, e anch’io, come Landi, ero curioso di sapere chi fosse l’ex-amico del Patriarca. Il mio candidato era Geller: meno distanza anagrafica da Botvinnik e la condivisione di alcune nottate d’analisi fantastiche, come quella alle Olimpiadi di Varna 1962 per la partita Botvinnik-Fischer. Ora Chess Life mi costringe a riconsiderare la plausibilità della candidatura di Polugaevskij. Il giocatore bielorusso era certo più giovane di Geller, ma era un tifoso entusiasta di Botvinnik: lui stesso ha raccontato che l’ammirazione per Botvinnik gli era nata dalla partita Keres-Botvinnik, Campionato per il titolo di Campione Assoluto dell’URSS 1941, che segnò l’inizio del timore reverenziale di Keres verso Botvinnik, che poi l’accompagnò sempre, e mostrò a Polugaevskij, per sua espressa testimonianza, l’importanza della preparazione casalinga in apertura. Ho trovato poi un’altra circostanza, un’esibizione ad Amsterdam 1966 dove la coppia Botvinnik-Polugaevskij aveva giocato in consultazione contro Keres e il meno dotato Prins. In quell’occasione Botvinnik osservò con umorismo che lui e Polugaevskij avevano vinto in quanto favoriti dal poter giocare a quattro mani, mentre il povero Keres giocava con una mano sola. L’altra, aggiungeva Botvinnik, serviva a impedire che Prins potesse muovere, guastando la posizione.

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  7. avatar
    Paolo Landi 10 Marzo 2022 at 19:49

    Se davvero fu Polugaevskij, Botvinnik si dimostrò magnanimo nei suoi confronti limitandosi a rompere il rapporto di amicizia senza (almeno a quanto risulta) formalizzare una denuncia ufficiale presso la federazione russa…

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