A cosa servono le nostre navi?

Scritto da:  | 18 Febbraio 2022 | 5 Commenti | Categoria: Zibaldone

Per rispondere a questa domanda devo partire da lontano e pormi qualche domanda preliminare.
Qual è l’attendibilità delle previsioni che gli ammiragli hanno fatto sulle guerre future?
I mezzi tecnici costruiti in base a queste previsioni sono stati adeguati?
Le domande andrebbero estese ai generali e ai capi politici, ma preferisco non uscire dal tema navale.

1) Le previsioni sulla guerra futura di dilettanti e specialisti
Ho diviso l’analisi in 4 periodi, precedente alla Prima Guerra Mondiale, tra le due guerre, durante la guerra fredda e dal 1989 ad oggi.
Per fare un favore a un mio amico che mi aveva chiesto di recuperare una citazione, ho ripreso in mano “La decadenza dell’Europa occidentale” di Mario Silvestri che avevo letto quando era uscito, alla fine degli anni ’70.
È un libro eccezionale, ingiustamente dimenticato; mi era piaciuto molto alla prima lettura e ho finito per rileggere tutto il primo volume che copre gli avvenimenti dal 1890 al 1914.
Tra le molte cose interessanti c’è una critica spietata dei generali al comando degli eserciti negli anni precedenti alla guerra (Capitolo 4 “Quale guerra?” pag.210).
Subito dopo estende la critica anche agli ammiragli, che non fecero molto meglio, anche loro sbagliarono completamente previsioni.
Le grandi flotte di corazzate si rivelarono praticamente inutili.
La grande flotta tedesca con autonomia e abitabilità limitata, non poteva avere influenza sull’Atlantico per mantenere aperti i collegamenti della Germania e ostacolare quelli dell’Inghilterra con il resto del mondo.
Anche la preoccupazione inglese di mantenere un consistente margine sulla flotta tedesca era infondata.
Durante la guerra circolava la battuta secondo cui Jellicoe era l’unica persona che poteva perdere la guerra in un pomeriggio; in realtà nel caso di una pesante sconfitta inglese non sarebbe successo nulla.
Anche raggiungendo la supremazia nel Mare del Nord i tedeschi non avrebbero potuto operare in Atlantico e non avrebbero avuto mezzi e forze per sbarcare in Inghilterra.
Considerazioni simili si possono fare per la grande flotta degli Stati Uniti. A cosa poteva servire?
All’inizio del secolo scorso, quando la flotta tedesca era molto più grande di quella degli Stati Uniti, lo Stato Maggiore tedesco aveva redatto un piano di guerra contro gli Stati Uniti che prevedeva lo sbarco di un corpo di spedizione sulla costa orientale degli Stati Uniti (Landung in Cape Cod. I piani tedeschi di invasione degli Stati Uniti (1897-1906),di Raffaele Moncada).
Si trattava di uno studio irrealistico della marina tedesca, che presupponeva la non interferenza delle altre potenze navali, prima l’Inghilterra, e che gli Stati Uniti non mettessero rapidamente in campo un grande esercito appena saputo dei preparativi d’invasione.
Quindi per difendersi la flotta USA era superflua.
A un esame oggettivo le grandi flotte di quel periodo avevano più una funzione di rappresentanza e di prestigio nazionale che di loro efficienza bellica.
Le sole grandi potenze che avevano reale necessità della flotta per garantirsi i rifornimenti erano quelle insulari, Inghilterra e Giappone, non gli Stati Uniti che erano autosufficienti.
Poi l’Inghilterra doveva controllare le rotte oceaniche, non necessariamente il Mare del Nord.

Lo stesso ragionamento valeva per l’Italia; per la situazione geografica tenere aperte con la propria flotta le linee di rifornimento dall’Atlantico o da Suez era impossibile e controllare l’Adriatico, l’ossessione della Regia Marina, era inutile. I rifornimenti all’Austria Ungheria, che certamente ne aveva minore necessità dell’Italia, si potevano interrompere dal Mar Ionio, fuori dall’Adriatico.
Considerazioni che si possono fare oggi a mente fredda, impossibili ragionando con lo spirito del tempo.
Per quanto riguarda l’entrata in guerra dell’Italia, Salandra e Sonnino, ossessionati dalla segretezza, si vantarono del fatto che pochissime persone erano al corrente delle trattative per il patto di Londra, e quindi di non aver informato il comandante dell’Esercito Gen. Cadorna.
Evidentemente non ritenevano la sua opinione importante, comunque se l’avessero chiesta non credo avrebbero ricevuto informazioni utili.

Anche tra le due guerre in Marina ci furono delle previsioni sbagliate, ma direi meno criticabili di quelle nel periodo precedente.
Certamente vennero sottovalutate le portaerei, ma questo divenne vero solo a guerra già avanzata, quando le prestazioni degli aerei navali aumentarono considerevolmente.
I tedeschi sottovalutarono l’importanza dei sommergibili, che all’inizio della guerra erano pochi e tecnicamente praticamente uguali a quelli della fine della IGM.

Per il periodo della guerra fredda ci si può limitare a quella degli Stati Uniti, essendo quelle delle altre nazioni entità trascurabili al confronto.
Alla fine della IIGM gli Stati Uniti si ritrovarono con una Marina enorme, senza avversari e quindi praticamente inutile. Significativa la sorte delle corazzate: le “big five”, completamente rimodernate durante la guerra, furono conservate in riserva per 15 anni, fino alla fine degli anni ’50 e le 4 Jowa, messe in riserva a metà degli anni ’50, furono incredibilmente rimesse in servizio circa 30 anni dopo.
Furono usate per bombardamenti costieri e lancio di missili da crociera in Iraq, compiti che si sarebbero potuti eseguire in modo molto più economico partendo da basi terrestri.
Si doveva rispondere a due esigenze molto diverse e in fondo contrastanti: la possibilità di una guerra atomica e quella di una guerra con armi convenzionali.
Per la guerra atomica la risposta con la costruzione dei sommergibili a propulsione atomica strategici e d’attacco si può considerare adeguata, non quella delle navi di superficie che, se considerate bersagli paganti, sarebbero state distrutte rapidamente.
Per la guerra convenzionale l’opposizione di superficie era praticamente inesistente, rimanevano da controllare una campagna di sommergibili contro il traffico, che avrebbe dovuto operate da basi distanti in condizioni molto più sfavorevoli di quelle dei tedeschi durante le guerre mondiali.
La guerra calda non c’è stata, manca la controprova, possiamo fare solo illazioni sull’influenza politica della presenza della flotta USA, una “fleet in being” anche se spesso era in mare.

L’unica circostanza in cui la flotta ha realmente influenzato gli eventi è stata in occasione della crisi di Cuba, quando le navi russe con i missili furono costrette a tornare indietro, ma vicino alla costa USA a migliaia di miglia dalle basi di partenza, per farlo sarebbe bastato qualche caccia o addirittura gli aerei basati a terra.
In tutto il mondo le grandi portaerei potevano minacciare bombardamenti con un buon raggio all’interno della costa, ma non mi pare che questo abbia mai condizionato governi ostili agli USA.
Posso concludere che nel periodo della Guerra Fredda la marina degli Stati Uniti è stata enormemente surdimensionata rispetto alle reali necessità.
A maggior ragione le stesse considerazioni valgono anche per il periodo successivo alla fine della guerra fredda, in cui la US Navy ha perso qualsiasi relazione tra reali esigenze e consistenza.
Da quanto detto, rispondendo alle domande iniziali, le previsioni degli ammiragli sulle guerre future sono state generalmente sbagliate e di conseguenza i mezzi tecnici costruiti in base a queste previsioni sono stati in gran parte inadatti alle reali esigenze.
Quindi è meglio non fidarsi delle previsioni fatte dagli ammiragli per il futuro.
Per quanto riguarda l’Italia la Marina Militare ha pubblicato le “Linee di indirizzo strategico 2019-2034” un documento di 70 pagine in cui non si dice nulla di concreto. Nel capitolo “Obbiettivi strategici della Marina” si propone di “incrementare la capacità di contrasto a minacce tridimensionali” senza dire chi potrebbe fare queste minacce.
Vi è anche un elenco di “capacità da mantenere”; da qui traspare che lo scopo della Marina è esistere e rimanere uguale a come era in passato.

2) Le guerre degli Stati Uniti durante la guerra fredda
Per capire quale sia l’attuale probabilità che si verifichi una guerra esaminiamo rapidamente le guerre verificatesi dopo la fine della IIGM.
Nel periodo della guerra fredda gli Stati Uniti hanno combattuto due grandi guerre con invio oltremare di un forte corpo di spedizione di leva e molte perdite umane.
Per la Corea (1950-1953), anche senza entusiasmo popolare per la guerra, non vi furono proteste significative, ma ci fu un malcontento diffuso, tanto che per le elezioni del ’50 il Presidente Truman, non sapendo come districarsi dalla Corea, decise di non ripresentarsi.
Per il Vietnam (1965-1972) le proteste furono forti e sempre crescenti, vi fu un consistente numero di fughe all’estero per evitare il servizio di leva e si creò una situazione tale che alla fine la decisione di ritirarsi fu praticamente obbligata.
Anche in questo caso, il Presidente Johnson dopo il primo mandato decise di non ripresentarsi.
La conclusione non può che essere questa.
Dopo la guerra in Vietnam gli Stati Uniti hanno perso la capacità di condurre una guerra di grandi dimensioni con un esercito di leva.

3) Le guerre degli Stati Uniti dopo la guerra fredda fino al 2010
Nel periodo dal 1989 al 2010 ci sono stati tre interventi importanti: guerra del Golfo (1991), guerra in Afghanistan (2001), seconda guerra del Golfo (2003).
Il primo potrebbe essere considerato un successo, perché Bush senior, dopo la vittoria iniziale, decise saggiamente di fermare e poi ritirare le truppe lasciando Saddam al potere; ma la guerra non finì, perché ci fu l’imposizione della “no flight zone” e seguì uno stillicidio di bombardamenti fino a saldarsi con la seconda guerra del Golfo.
In sintesi gli iracheni accendevano un radar e gli americani bombardavano; o meglio gli USA dicevano che era stato acceso un radar, nessuno controllava, parola di Re.
Le due guerre successive, Afganistan e ancora Iraq sono state una vittoria iniziale ma un tremendo insuccesso sul lungo periodo.
L’esito si poteva prevedere anche senza una conoscenza storica approfondita, considerando i precedenti era scontato.
Molti pensano superficialmente che le guerre finiscano quando si firma un armistizio, ma raramente è così.

Già la Guerra Franco-Prussiana, iniziata nel luglio 1870, avrebbe potuto concludersi in un mese e mezzo con la resa dell’Imperatore Napoleone III a Sedan, invece continuò per altri 10 mesi con la proclamazione della Repubblica e l’insurrezione della Comune di Parigi.
La prima guerra mondiale, dopo la resa tedesca nel 1918, ebbe un seguito di altri 3 anni con la guerra civile in Russia, la guerra tra Russia e Polonia e quella tra Grecia e Turchia.
La guerra civile spagnola non finì con la resa di Madrid, continuò con guerriglia sulle montagne fino agli anni ’50.
Anche la seconda guerra mondiale non finì in Europa con la resa tedesca; abbastanza nota è la guerra civile in Grecia, molto meno che in Ucraina, Polonia e paesi baltici la guerriglia continuò fino agli anni ’50.
La storia insegna che quando una occupazione militare causa il crollo del governo esistente si liberano tutte le tensioni interne prima sotto controllo e che la diffusa disponibilità di armi, in conseguenza del disfacimento dell’esercito, porta fatalmente ad una situazione di guerra civile e guerriglia contro l’occupante.
Questo è ancora più vero quando nello stato occupato vi siano divisioni latenti, tra popolazioni di diverse nazionalità, diverse lingue, diverse religioni.
Emblematico quanto successo in Jugoslavia nel ’41 dopo l’occupazione tedesca e italiana; oltre la guerriglia contro gli occupanti si sviluppò una guerra civile multipla, tra serbi e croati, tra comunisti e monarchici, tra cattolici e mussulmani.
Il risultato delle ultime guerre è una situazione di caos per cui gran parte dell’Africa e del Medio Oriente sono diventati impercorribili da un occidentale senza scorta armata.
Due esperienze personali: nel 1975 con mia moglie e due amici in camper abbiamo attraversato, andata e ritorno, l’intera Turchia da Smirne fino ad Aleppo in Siria, nella massima tranquillità, senza nessun problema di sicurezza.
Nel 2009 sono andato in Algeria per un sopralluogo in una centrale elettrica nel deserto; sia l’albergo in Algeri che il cantiere erano circondati da recinzioni in filo spinato con guardie armate e i trasferimenti in auto erano costantemente scortati da due auto della gendarmeria.
Aggiungo che il rally Parigi – Dakar attraversando il Sahara si tenne regolarmente dal 1979 al 2007; fu sospeso nel 2008 per ragioni di sicurezza e ripreso l’anno successivo trasferito in Sud America.
Ovviamente questi sono problemi minori rispetto ai morti, ai profughi e alle distruzioni causate dalla guerra, senza raggiungere il risultato cercato dagli USA, il controllo politico delle nazioni invase.
Per ridurre la contrarietà alla guerra dell’opinione pubblica degli Stati Uniti si è anche ricorso a sostituire parzialmente l’esercito regolare con mercenari reclutati da compagnie private.
La conclusione non può che essere questa.
Dopo la mancata pacificazione in Afganistan e in Iraq gli Stati Uniti hanno perso la capacità di condurre guerre di queste dimensioni anche con un esercito di professione.

4) Le guerre degli Stati Uniti dopo il 2010
Quindi si è arrivati agli interventi “senza gli stivali sul terreno”, come dicono gli americani.
La definizione non va presa alla lettera; sono ancora contemplati interventi sul terreno di mercenari e incursioni clandestine di corpi speciali.
Una anteprima di questa modalità di intervento furono i bombardamenti sulla Serbia nel 1999.
Nel 2011 in Libia gli Stati Uniti non pensarono neppure alla possibilità di inviare truppe sul terreno e si limitarono ad effettuare bombardamenti aerei sulle forze di Gheddafi.
Il risultato immediato è stato un successo, probabilmente ha rovesciato il risultato della guerra civile, il risultato finale è stato un disastro, la Libia è diventato un altro stato fallito, nominalmente con due governi uno a Tripoli ed uno a Bengasi, in realtà controllato da bande armate spesso in guerra tra loro.
Nel 2012 il presidente Obama aveva dichiarato che un attacco chimico sarebbe stato la “linea rossa” superata la quale gli USA sarebbero intervenuto contro il governo siriano.
Il 21 agosto 2013 a Ghuta, quartiere orientale di Damasco si verificò un attacco chimico con gas sarin attribuito al governo siriano e gli Stati Uniti, dopo un po’ di tergiversare, non intervennero.
Con tutta probabilità l’attacco era stato eseguito dai ribelli proprio per causare l’intervento USA.

Il 4 aprile 2017 ci fu un attacco chimico con gas sarin a Khan Shaykhun nel nord ovest della Siria in un’area controllata dai ribelli, come nel caso precedente attribuito al governo Assad e da questi negato.
Come reazione gli Stati Uniti lanciarono 59 missili Tomahawk di cui 29 colpirono il bersaglio, una base aerea siriana governativa.
L’ 8 aprile ci fu un attacco chimico al cloro a Douma nell’area di Damasco attribuito dagli Stati Uniti al governo siriano e come reazione il 14 aprile 2018 effettuarono un bombardamento a cui parteciparono anche inglesi e francesi.
Il bombardamento fu chiaramente una operazione politica “per salvare la faccia” con un obbiettivo militare del tutto secondario, tanto che per ridurre le perdite umane, il nemico fu avvisato degli obbiettivi e i russi non attivarono la loro difesa contraerea.
Anche in questo caso l’attacco chimico non ci fu o fu simulato dai ribelli per causare l’intervento USA, ma che fosse reale o no è secondario.
L’essenziale è che un intervento sul terreno non fu ipotizzato o minacciato e che i bombardamenti non hanno raggiunto obbiettivi politici.
Con i bombardamenti si possono infliggere danni anche gravi, si possono uccidere capi di stato nemici, come si tentò di fare con Gheddafi nel 1975 o come si è fatto con il generale iraniano Suleimani, ma non si può influire significativamente sulla situazione politica a in campo.
Da notare che per evitare perdite tra i piloti gli ultimi bombardamenti sono stati effettuati solo con droni e missili cruise, con costi enormemente più alti e minore percentuali di colpi sui bersagli.
In questi ultimi 10 anni possiamo vedere già una nuova fase non ancora compiuta.
Gli Stati Uniti stanno perdendo la capacità di effettuare bombardamenti con aerei pilotati e dovranno usate solo droni e missili.

5) La valutazione della guerra nell’opinione pubblica
Da quanto esposto bisogna dedurre che al giorno d’oggi per i paesi più sviluppati nella guerra i fattore più importante non sono gli armamenti, ma l’opinione pubblica.
Anche per questo aspetto è opportuno vedere l’evoluzione nella storia.
Fino
Le motivazioni ufficiali USA per gli interventi militari successivi al 1989 sono state:

6) Le motivazioni per le guerre degli Stati Uniti
Le motivazioni ufficiali USA per gli interventi militari successivi al 1989 sono state:
• punizione dell’aggressore (Iraq 1);
• protezione di minoranze indipendentiste (Kossovo);
• lotta al terrorismo e diffusione della democrazia (Afganistan);
• eliminazione di armi di distruzione di massa (Iraq 2);
• rimozione di un dittatore e diffusione della democrazia (Iraq 2);
• protezione di insorti (Libia);
• rimozione di un dittatore e diffusione della democrazia (Libia);
• punizione di attacchi chimici (Siria).
Non entro in opinabili questioni morali se queste motivazioni giustificassero l’intervento.
Sicuro che non erano coinvolti interessi vitali degli Stati Uniti.
Altrettanto sicuro che i fatti alla base di queste motivazioni si sono spesso rivelati falsi.
È poco credibile che il governo degli Stati Uniti credesse a notizie non verificate provenienti da fonti schierate con una delle parti in conflitto, se non inventate dal proprio servizio di informazioni; l’unica conclusione a cui posso arrivare è che il motivo reale fosse giustificare la necessità delle altissime spese militari.

7) Le guerre delle altre grandi Potenze
Negli anni della guerra fredda la Cina è intervenuta pesantemente nella guerra in Corea, poi vi furono cannoneggiamenti contro le isole Amoy della Cina nazionalista negli anni ’50, scontri di frontiera con l’India nel 1962, con i russi nel 1969, con il Vietnam nel 1979.
Anche se il Partito Comunista è ancora al governo, la Cina di oggi è completamente diversa da quella di allora, sembra impossibile che oggi si lanci in avventure militari.
L’URSS è intervenuta a Berlino nel 1953, in Ungheria nel 1956, in Cecoslovacchia nel 1968 e in Afganistan dal 1979 al 1989.
Per l’intervento in Afganistan, anche se su scala ridotta, valgono le stesse considerazioni fatte per l’intervento in Vietnam; fu un disastro e ha avuto una parte notevole nelle cause del crollo del l’URSS, più delle guerre stellari di Reagan.
Dopo il crollo dell’URSS la Russia è intervenuta contro la Georgia per difendere la secessione di Ossezia del sud e Abcasia nel 2008, in Ucraina nel 2014 e dal 2015 in Siria.
La guerra in Siria è stata combattuta dalla Russia “senza gli stivali sul terreno”, come gli Stati Uniti in Libia e in Siria; solo i risultati sono stati molto migliori, perché gli obbiettivi erano chiari e proporzionati ai mezzi impiegati.
Come per la Cina anche da parte della Russia oggi non sono seriamente ipotizzabili avventure militari.

8) Le guerre dell’Italia
L’Italia ha partecipato attivamente con aerei che effettuarono bombardamenti nella prima guerra in Iraq nel 1991, in Serbia nel 1999 e in Libia nel 2011.
Successivamente è sempre intervenuta in varie forme, con truppe a terra dopo i combattimenti come in Iraq e in Afganistan e concedendo basi aeree per altre nazioni per bombardare la Libia nel 2011.
Gli interventi sono sempre stati effettuati in coalizioni ONU o NATO, non perseguivano interessi specifici italiani, se mai nel caso della Libia erano contrari ai nostri interessi.
In sostanza la motivazione era di compiacere gli alleati.

9) Conclusioni che possiamo trarre dalle guerre esaminate
Non sto sostenendo che la guerra non c’è più, solo che la guerra tradizionale combattuta con fucili, carri armati e aerei è ancora possibile tra potenze minori, non più tra le grandi potenze.
O meglio, la guerra tra grandi potenze esiste ancora, ma è combattuta con altre armi, economia, propaganda, attacchi informatici.
Anche in passato ci sono stati lunghi periodi di pace tra le grandi potenze, anche se non così lunghi e non così privi di pericoli di guerra, ma quel che sta succedendo ora è molto diverso.
È un cambiamento epocale, da cui non si ritorna indietro.
Lo stesso è accaduto con la schiavitù, che dopo essere stata universalmente accettata per millenni si è progressivamente ridotta ai paesi meno sviluppati ed è ora praticamente scomparsa.
Lo stesso è accaduto con il colonialismo.

10) Possibili guerre future dell’Italia
Come già detto, le ultime guerre sono state effettuate all’interno di coalizioni in cui avevamo un peso trascurabile. Mi sembra ovvio che l’Italia non ha nessuna possibilità di agire autonomamente.
Rimane la possibilità di intervento per bombardamenti aerei all’interno di una coalizione, ma mi sembra sempre più improbabile.
Dagli ultimi bombardamenti italiani sulla Libia sono passati 10 anni e in occasione dei bombardamenti USA sulla Siria, a cui in qualche caso si sono accodati Gran Bretagna e Francia, nessuno ci ha chiesto di intervenire e nessuna nostra forza politica ha accennato alla sola possibilità di intervenire.
Ormai queste operazioni di bombardamento si effettuano con droni o missili cruise, armi che l’Italia non ha e che non sembra abbia intenzione di dotarsi.
Per chiarire meglio quanto i tempi siano cambiati da quando le guerre erano possibili faccio un caso concreto.
Ormai da anni tra Italia ed Egitto si trascina il contenzioso sul caso Regeni.
200 anni fa potrebbe essere stato causa di una guerra.
Circa 100 anni fa si verificò un caso simile che originò la crisi di Corfù.
Il 27 agosto 1923 il generale Tellini, due ufficiali, l’interprete e l’autista furono uccisi da ignoti sul confine greco albanese.
In risposta Mussolini mandò alla Grecia un ultimatum che fu accolto solo parzialmente, per cui il 31 agosto inviò a Corfù una squadra navale italiana che dopo un bombardamento sbarcò un consistente contingente di truppe.
Anche allora in ambito internazionale la reazione fu considerata eccessiva e fuori dal tempo; l’Inghilterra intervenne, il 27 settembre l’Italia reimbarcò le truppe e ritirò la flotta da Corfù dopo aver comunque ottenuto dalla Grecia soddisfazioni morali ed un risarcimento.
Il prestigio di Mussolini in Italia aumentò e la sua azione fu approvata anche dalla stampa d’opposizione.
Tornando ad oggi, anche il ritiro dell’ambasciatore è stato ritenuto eccessivo. L’Egitto è di fatto un nostro alleato con cui abbiamo in comune consistenti interessi commerciali.
Questo per quanto riguarda possibili guerre offensive.
Per quanto riguarda possibili guerre difensive è impossibile anche formulare una ipotesi.
In terra l’Italia confina solo con la Svizzera e nazioni all’interno dell’Unione Europea.
In mare è assurdo pensare ad un attacco da parte di altre nazioni bagnate dal Mediterraneo; il peggio ipotizzabile è il sequestro di qualche peschereccio, incidenti che si verificano sporadicamente da anni e che si risolvono senza ricorrere alle armi.

11) Gli armamenti necessari all’Italia
Per decidere quali siano gli armamenti di cui dotare l’Italia sarebbe logico prima capire quali siano le esigenze, come ho cercato di fare, e in base a queste progettare e poi costruire le armi.
In Italia si sta seguendo il procedimento opposto: prima si costruiscono gli armamenti sulla base di quanto era utile in passato e poi si cerca di giustificarne la costruzione inventando vaghe esigenze.
Per le truppe a terra dopo l’invasione dell’Afganistan gli Stati Uniti ci hanno chiesto più volte di aumentare il nostro contingente di truppe a terra e in diverse occasioni sono stati accontentati.
È improbabile che una situazione del genere si ripeta in futuro, dato che negli ultimi anni gli Stati Uniti per primi non inviano più truppe sul terreno.
Con questo non voglio dire che l’esercito vada completamente smantellato, logico mantenere un contingente di truppe impiegabili all’estero per ogni evenienza.
Per l’aviazione non credo che in occasione dei bombardamenti in Libia gli alleati abbiano richiesto il nostro concorso; l’intervento fu deciso da noi per motivi politici, si riteneva opportuno non lasciare completamente libero il campo a francesi e inglesi, quindi fu più contro gli alleati che contro il nemico.
In futuro credo sia difficile ci sia rivolta un’altra richiesta di partecipazione; le occasioni per i bombardamenti sorgono all’improvviso e il bombardamento deve essere fatto subito per dimostrare prontezza di reazione; manca il tempo di coinvolgere alleati minori, di cui tra l’altro non si avverte necessità.
Naturalmente l’aviazione non va smantellata.
Da eliminare perché inutile è solo la componente bombardamento; deve essere mantenuta la possibilità di intercettare su allarme qualsiasi aereo non identificato che attraversi il nostro spazio aereo.
Non penso certo ad aerei militari di stati nemici, ma aerei che trasportino armi o droga o ad aerei dirottati; quindi ci vorrebbe una rete radar che controlli efficacemente il nostro spazio aereo e non solo gli aerei civili muniti di trasponder.
Sono passati 40 anni, ma in occasione della strage di Ustica questo controllo non c’è stato; resta da capire quanto non si è visto e quanto non si è voluto vedere.
Altrettanto importante è un servizio di ricognizione marittima che con satelliti, radar, aerei, elicotteri,
tenga sotto controllo non solo le acque territoriali italiane, ma l’intero Mediterraneo Centrale.
La responsabilità di questo servizio potrebbe essere assegnata alla marina.
L’unico compito assegnabile alla marina sarebbe integrare questo servizio di ricognizione con navi pattuglia, compito già assegnato al Corpo Capitanerie di Porto – Guardia Costiera.

12) Conclusioni

Alla fine bisogna rispondere alla domanda: a cosa servono le nostre navi?
La risposta razionale è chiara: non servono praticamente a nulla.
Non saranno mai usate per combattere, lo scopo per cui in teoria sono state costruite.
Possono mostrare la bandiera, cosa che ormai non interessa a nessuno.
L’unica nave veramente utile è l’Amerigo Vespucci, che non potrebbe mai combattere, ma ha un grande successo di pubblico, sia tra chi si interessa di marina che tra quelli che non se ne intessano.
Rimangono alcuni compiti secondari, il soccorso in mare o la protezione civile in caso di calamità naturali, troppo poco per giustificare l’esistenza delle nostre navi.
Che fare quindi?
La risposta razionale sarebbe smettere di costruire navi militari e mandare in demolizione quelle esistenti.
Chiaramente per ora non è possibile, ma credo che sia già da tempo che ci si dovrebbe rendere conto di questa realtà e quindi mandare gradualmente in pensione le navi tradizionali e costruire quello che realmente serve nelle attuali circostanze.

avatar Scritto da: Giancarlo Castiglioni (Qui gli altri suoi articoli)


5 Commenti a A cosa servono le nostre navi?

  1. avatar
    Uomo delle valli 18 Febbraio 2022 at 09:34

    castiglioni per me e’ al livello di un professore universitario
    bravo
    ribadisco
    da tesi universitaria

  2. avatar
    Fabio Lotti 18 Febbraio 2022 at 11:45

    Il bell’articolo di Giancarlo mi ha fatto riprendere in mano ” La Storia- Le grandi battaglie- Armi, Tattiche e Strategie militari” Mondadori 2005, partendo dalla battaglia di Kadesh del XIII° secolo a.C fino alla seconda guerra del Golfo del 2003.

  3. avatar
    Giancarlo Castiglioni 18 Febbraio 2022 at 17:35

    Doveroso identificare le navi nelle fotografie.
    La prima è una tra Helgoland, Ostfriesland, Thuringen, Oldemburg 4 corazzate tedesche della stessa classe costruite tra 1l 1908 e il 1912.
    La seconda è la nave appoggio idrovolanti italiana Giuseppe Miraglia in porto, probabilmente a La Spezia tra le due guerre.
    A Venezia sono due incrociatori pesanti italiani, Pola in primo piano, ed uno tra Zara, Fiume, Gorizia, seconda metà degli anni ’30.

  4. avatar
    luca monti 18 Febbraio 2022 at 17:49

    Scusa Giancarlo Castiglioni se ritorno agli scacchi,ma c’è una mia curiosità che ti riguarda.Tu per caso hai avuto maniera di conoscere Mario Monticelli?Eravate concittadini in fondo anche se lui oramai era un desaparecido per gli scacchi.

  5. avatar
    Giancarlo Castiglioni 18 Febbraio 2022 at 23:55

    Su Monticelli puoi andare a leggere “I maestri di Milano: Mario Monticelli”

    i Maestri di Milano: Mario Monticelli


    Lo ho visto due o tre volte di sfuggita.

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