La violenza sui più deboli nel moderno romanzo poliziesco

Scritto da:  | 4 Marzo 2022 | 3 Commenti | Categoria: Zibaldone

Titolo lottianamente iperbolico. Trattasi solo di un veloce excursus (limitatissimo) delle mie letture su un tema che non ha mai fine.

Parto da La città delle ossa di M.Connolly.
Scarno riassunto: su una collina vengono trovati resti di ossa di un ragazzo dai dieci ai tredici anni che presentano numerose fratture e traumi causati probabilmente da maltrattamenti. È presente addirittura una trapanazione al cranio. La morte probabile conseguenza di un colpo inferto con un oggetto contundente come una mazza da baseball. Viene trovato anche uno zaino pieno di vestiti. Il decesso risale a circa venti o venticinque anni. Qui basta ricordare la figura della madre picchiata dal marito che evoca sofferenza e commozione inaudita.
In Scasso con stupro di James Ellroy c’è Stephanie violentata e uccisa nel suo appartamento (caso irrisolto). Il racconto, pubblicato come libro a caratteri cubitali, suscitò una marea di commenti negativi tra cui qualcuno, invece, addirittura entusiasmante soprattutto sullo stile del Nostro.
La signora in verde di Arnaldur Indridason. La storia più forte, più commovente, più straordinariamente vera del libro è quella della moglie picchiata da Grimur, il marito. Che fino alla fine non ha un nome come a voler incarnare l’emblema di tutte le mogli tartassate dal proprio compagno di vita. Si sa che “era bassa e piuttosto rotonda, aveva il volto spigoloso, i denti un tantino larghi, le mani piccole fatte per lavorare, che sembravano sempre in movimento”. Non ha conosciuto i genitori ed è stata data in affidamento ad una famiglia dopo l’altra. Ha avuto una bambina da un marinaio morto in mare, Mikkelina, che sembra ritardata dopo avere contratto la meningite. Con il marito ha due figli, Simon e Tomas. Le violenze arrivano sempre all’improvviso seguite da insulti vergognosi. Dapprima la moglie è disorientata, pensa che sia colpa sua, non si dà pace. Poi capisce che lui è fatto così. Accetta le botte come un suo destino. Senza un grido, senza una parola per non spaventare i bambini. E ricomincia ogni volta da capo. Con una forza interiore che colpisce e meraviglia. Tenta di fuggire ma viene ripresa e desiste. Abbassa la testa e vive per i suoi figli. Quando arriva la guerra e il soldato David Welch tutto sembra cambiare. Suo marito viene arrestato per furto e nasce tra loro due una bella storia. Una storia semplice e pulita. L’americano si offre di aiutare la famiglia e anche Mikkelina che fa progressi. Poi all’improvviso sparisce come se avesse già compiuto una specie di nemesi. Solo in fondo, ripeto, si conosce il nome della povera moglie. Si chiama Margret. Margret. Sono sicuro che non lo dimenticherete.

Il bambino nel bosco di Karin Fossum. Il bambino ritrovato è Jonas August Løwe con segni di violenza sessuale. Una linea di sofferenza e di dolore serpeggia per tutto il romanzo e coinvolge soprattutto le donne. Direi quasi esclusivamente, come se solo loro fossero le depositarie di questo sentimento. Delicato e sensibile (siamo in Norvegia).
Crime di Irvine Welsh. Diciamolo subito. L’ispettore di polizia Ray Lennox di Edimburgo è un ex bambino abusato e ossessionato da un caso di pedofilia avvenuto qualche tempo prima contro la bambina Britney Hamil che gli squassa il cervello. Si ritrova anche a difendere e a salvare un’altra bambina, Tianna, dalla violenza di un pedofilo poliziotto. Il viaggio con Tianna (si invaghisce di lui) lo mette in imbarazzo e lo pone di fronte a problemi esistenziali che lo riportano di continuo al caso della piccola Hamil, all’odio viscerale verso i pedofili ed al ricordo del proprio momento sciagurato insieme al compagno Les. Movimento, spazio, cielo, natura, animali, uomini che fanno paura e uomini che pescano tranquilli, flash back sulla sua storia ad Edimburgo, l’ amore, il sesso, minimi particolari di realtà e di pensiero che si affastellano l’uno sull’altro e concorrono alla ossessione generale (vedi, per esempio il continuo ritornello delle partite degli Hearts) come un grido lacerante nell’aria. Rabbia rabbia e rabbia trasmessa anche a Tianna. Fino all’abbraccio e al pianto liberatorio in questo mondo di merda.
A volte gli stessi ragazzini maltrattati e seviziati diventano da grandi killer e violentatori loro stessi. Cito, per esempio, Repetita di Marilù Oliva (siamo a Bologna) e La stanza del male di Jerker Eriksson e Hakan Axlander Sundquist (qui in Svezia). Ultimamente sulla questione in Scarafaggi di Jo Nesbø pag.314-15. Dialogo tra Harry Hole e Løken. Parla quest’ultimo “ Non so quanti anni avevo la prima volta che il mio patrigno mi ha violentato, non più di cinque immagino. A tredici gli ho conficcato un’ascia nella coscia…E’ sopravvissuto ma è finito su una sedia a rotelle”…”Ti sembrerà un paradosso enorme,- proseguì.- Ma i bambini vittima di abusi sessuali sono quelli che poi statisticamente hanno più probabilità a diventare a loro volta degli stupratori. No?”. Løken non è diventato pedofilo ma si è fissato sulla pornografia infantile.
La strada dei delitti di Massimo Lugli.
Romania. Paglia, Svelto, Topo, Schizzo, Sveglio. Ecco la storia di Sveglio (poi Gigi quando viene portato in Italia), 13 anni, costretto come gli altri a “rubare, frugare nei bidoni, rapinare i ragazzi più deboli o spezzarsi la schiena scaricando cassette di frutta nel gelo dell’alba”. Madre con tre fratelli, il nuovo uomo “sempre sbronzo marcio”, insulti continui e “troia” se va bene. Altri randagi di strada con i soprannomi ad indicarci le loro caratteristiche: Bastone, Torsolo, Tronco, Felicia, Petalo, Macarena e la sua terribile banda di Farfalle. Venduto dalla famiglia a bande criminali, vita d’inferno, stupri, botte, tentativo di fuga fallito. Poi in Italia, dicevo, con il nome di Gigi. Basta e avanza.
Io ti perdono di Elisabetta Bucciarelli. Ricordo che mi avvicinai con una certa diffidenza al libro. Copertina a prima vista un po’ ruffiana, frasettine brevi e sottili l’una dietro l’altra (dopo un po’ mi rendono nervoso). Bambina che sta per correre un grosso pericolo da sola nel bosco. La solita storia di violenza, magari pure strappalacrime e la solita detective sfigata, mi dissi. Eppure continuai la lettura in una delle abituali librerie di Siena per un bel pezzo guadagnandomi il sorriso compiaciuto della commessa. Al centro di tutto l’ispettore milanese Maria Dolores Vergani chiamata da un sacerdote di un paesino della Val D’Aosta. Bambini che spariscono, violentati e rilasciati, violentatore che confessa i suoi peccati a Don Paolo. Resti di ossa di una giovane donna trovati in un’area industriale di Milano a complicare una vita già complicata. Capitoletti brevi, scrittura veloce, martellante, spesso monotona e triste come le litanie che da ragazzo sentivo in chiesa. Qualche istintiva citazione (l’affannoso petto), ed un caso particolare ad inserire una nota grottesca. Quadretti di vita paesana che rimandano a certe antiche pitture ad olio. Colpo di scena finale. Un libro attento. Misurato e sofferto. Lo consiglio.
Strane cose, domani di Raul Montanari. A Milano raccontato in prima persona da un assassino che trova un diario su una panchina. L’assassino “per caso” è lo psicologo dott. Danio Ascari. Ricordi ed incubi in relazione al “Ragno”, l’infermiere pedofilo della sua infanzia, violenze in una colonia scolastica, punizioni corporali, cibo schifoso. Pulizia di scrittura, rispetto per la parola, un’ombra di malinconia che scivola lungo tutta la vicenda, sprazzi di critica al mondo in disfacimento (citati pure gli scacchi).
Altri tre libri da tenere in considerazione: Bloody Mary di Marco Vichi e Leonardo Gori dove una ragazza nigeriana è violentata e venduta dallo zio, rapita e portata in Italia per alimentare il mercato della prostituzione; Ad occhi chiusi di Gianrico Carofiglio con suor Claudia bambina violentata a nove anni dal padre; e, soprattutto, La colpa di Lorenza Ghinelli.
Qui abbiamo tre storie. Di Estefan, Martino e Greta. Quella di Estefan, la sua chiusura con la famiglia, con il mondo, le risposte sillabiche, gli incubi, la solitudine, sigarette forti, la droga, l’angoscia che lo tormenta a diciannove anni. Un ritorno indietro nel tempo e la nascita di un fratellino, Sebastiano. La sua morte improvvisa. Il percorso della memoria che cozza sempre lì (colpa tremenda o ricordo sbagliato?) e da lì è cambiato tutto, il rapporto con i genitori, la sua svogliatezza, il suo rinchiudersi, il buco nero ed il gioco del “Se”… Quella di Martino con la disarmata ingenuità di otto anni, la fiducia tradita dal suo “idolo”, piccolo essere violentato, i dubbi e i tormenti, solo, solo, solo con il suo segreto. Da grande la rabbia che si porta dentro, la violenza istintiva. E quella di Greta nata da una madre giovanissima morta durante il parto che vive con il nonno e la sua bella cavalla. I ricordi, la nonna, la dura vita di tutti i giorni. Una piccola anima costretta ad essere già grande. E un altro colpo tremendo che l’aspetta. Le tre storie si intrecciano con momenti di sofferenza e tenerezza infinita che ci scuote e commuove: giovani bulli su macchine e moto, vecchi che giocano a carte, canzoni e canzoni, sigarette, droga, il battito del cuore, l’impulso del sesso, l’angoscia della mente. Trapassi veloci di tempo a sottolineare i cambiamenti, ritmo, velocità, qualche pausa a riprendere fiato e a serrare i ranghi dell’attenzione. Insomma la Ghinelli è lì che scandaglia, apre, squarcia, affonda i colpi nell’inconscio per risalire in una realtà non meno terribile. Vite spezzate, famiglie rotte. Un po’ di pace dalla campagna. Ogni tanto verrebbe pure voglia di dirle ehi basta, fermati, riposati, lascia stare! Ma lei è lì tutta presa dal suo lavoro che gira e rigira il bisturi delle parole e dei fatti, li butta in aria, li ferma, li avvolge, li fa esplodere, li trascina per terra, nel fango e ce li schizza addosso.
Oggi la tematica è preda di una particolare attenzione, quasi di un affannoso e morboso interesse. Non vorrei, come succede spesso quando qualcosa attira il mercato, che tutto quanto diventi un cliché, una vuota ripetizione. Una moda, insomma. I bambini non lo permettono. Non lo possono permettere.

avatar Scritto da: Fabio Lotti (Qui gli altri suoi articoli)


3 Commenti a La violenza sui più deboli nel moderno romanzo poliziesco

  1. avatar
    Patrizia Debicke 4 Marzo 2022 at 14:08

    Il perverso e diabolico fascino del male.
    Scriverne, scriverne e scriverne…
    Ma poi a chi e a cosa serve veramente ?

  2. avatar
    Lucio 5 Marzo 2022 at 08:37

    Libri molto impegnativi soprattutto emotivamente. Si rischia di farsi coinvolgere molto nelle storie.
    Impressionante come sai spaziare in tutta la letteratura Fabio.

    Mi piace 2
  3. avatar
    Fabio Lotti 15 Marzo 2022 at 09:50

    Per gli amici scacchisti-giallisti e per cercare di sorridere qui https://theblogaroundthecorner.it/2022/03/15/come-ti-costruisco-un-romanzo-poliziesco-4/

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