La misteriosa fine di un grande campione

Scritto da:  | 9 Aprile 2022 | 17 Commenti | Categoria: C'era una volta, Personaggi, Stranieri

La mattina del 24 marzo 1946, in una stanza dell’Hotel Park di Estoril in Portogallo, fu trovato il corpo senza vita del campione del mondo di scacchi Aleksandr Aleksandrovič Alechin.
Il celebre campione russo aveva 53 anni, da tempo soffriva di una forte dipendenza dall’alcol nonché di ipertensione e di gravi problemi cardiaci. L’autopsia accertò che la morte era dovuta a soffocamento a causa dell’ingestione di un grosso pezzo di carne che gli fu trovato in gola.
Tuttavia, ancora oggi un fitto mistero avvolge la scomparsa del grande campione. Diversi libri e articoli sono stati scritti sull’argomento. C’è chi ha ipotizzato l’intervento dei servizi segreti portoghesi, chi ha visto la longa manus dei servizi segreti sovietici e chi ha sospettato di quelli francesi, mentre dubbi ed incertezze continuano ad aleggiare sulla versione ufficiale che certificò la morte naturale del campione.
E come in ogni giallo che si rispetti ci si domanda ancora oggi chi potrebbe essere stato il mandante e chi l’esecutore materiale, mentre, alla ricerca delle prove del misfatto, si indaga anche sul possibile movente.
Perché la versione ufficiale non convince?
Da più parti sono stati evidenziati diversi elementi che non collimano con la tesi della morte per soffocamento. Anzitutto, nelle uniche due foto ad oggi disponibili, scattate poco dopo il ritrovamento del corpo, si vede l’immagine del campione russo seduto su di una poltrona nella sua stanza d’albergo, il volto sereno, la testa reclinata su di un lato, con indosso un pesante cappotto. Davanti a lui una tavola colma di piatti quasi tutti vuoti, una teiera ed una scacchiera da viaggio posizionata su di un altro tavolo sistemato accanto con i pezzi nelle caselle di partenza.
E’ compatibile tale scena con la tesi della morte per soffocamento? Perché Alekhine avrebbe indossato il cappotto nonostante il clima mite di inizio primavera e non una comune giacca da camera?
Inoltre, le due foto non collimano: cambia la posizione dei piatti e di altri oggetti posti sul tavolo.

Le fotografie furono scattate da tale Luís Lupi, un funzionario portoghese nonchè direttore dell’Associated Press in Portogallo, nominato dal governo, di sicuro legato alla PIDE (la temibile polizia politica che rispondeva al dittatore António Salazar).
Nella stanza dell’hotel in cui fu ritrovato il corpo senza vita di Alekhine c’era quella mattina anche un altro “señor Lupi”, di nome Francisco, giovane scacchista di valore, buon amico del campione del mondo che più volte aveva aiutato anche economicamente in quel periodo di grandi difficoltà e patimenti.
Riferì poi alla stampa Francisco Lupi: “Tutto quello che so è che domenica mattina verso le 10.30 sono stato svegliato e mi è stato chiesto di correre a Estoril, perché era successo qualcosa al “vecchio dottor Alex”. Sono entrato nella sua stanza insieme alle autorità portoghesi. Eccolo lì, seduto sulla sua sedia, in un atteggiamento così calmo che si sarebbe creduto che dormisse. C’era solo un po’ di schiuma all’angolo della bocca”.
Perché Alekhine si trovava in quel periodo esule in Portogallo in gravi ristrettezze economiche e per giunta seguito e forse minacciato dalla polizia segreta del regime?
Occorre ricordare che la II guerra mondiale era terminata da meno di un anno ed il campione russo, durante il conflitto, aveva partecipato a vari tornei (Cracovia, Monaco, Salisburgo, Praga) organizzati sotto l’egida della Germania nazista. Dopo un ricovero per una grave forma di scarlattina nell’anno 1944, egli si era poi stabilito prima in Spagna e successivamente in Portogallo, dove furono organizzati tornei minori e simultanee per consentirgli di procurarsi, con premi e compensi in danaro, i necessari mezzi di sostentamento.
Al termine della guerra si trovava proprio in Portogallo con l’autorizzazione delle autorità governative, dove attendeva il momento propizio per ritornare in Europa. Momento che parve finalmente giungere con l’invito da parte della federazione inglese a prendere parte al famoso torneo di Hastings che iniziava alla fine di dicembre. Ma la speranza di un glorioso rientro sulla scena scacchistica mondiale presto svanì poiché, qualche mese dopo, ricevette l’amara notizia della sua esclusione. Infatti, la federazione, su pressione di importanti giocatori europei ed americani, aveva ritenuto la sua partecipazione incompatibile con i presunti trascorsi “filonazisti”.
Nonostante ciò, poche settimane prima della sua morte, si era aperto un nuovo spiraglio di luce in quanto la federazione sovietica aveva dato il suo assenso alla sfida con il campione russo Botvinnik, sfida che, titolo in palio, si sarebbe svolta probabilmente in Inghilterra.
Chi avrebbe avuto interesse a sopprimere il campione del mondo in carica prima di tale incontro?
I sospetti sui servizi segreti francesi o portoghesi apparvero subito quali mere ipotesi prive di ogni riscontro. Furono ipotizzate, infatti, oscure manovre dei servizi segreti dirette ad eliminare il campione “scomodo” che aveva scritto alcuni articoli scacchistici a sfondo antisemita ed aveva stretto amicizia con un alto esponente nazista, il governatore della Polonia Hans Frank, anch’egli appassionato scacchista e mecenate, successivamente processato a Norimberga e giustiziato per impiccagione.
Alekhine si era sempre difeso fieramente da tali accuse sostenendo di aver dovuto fare delle scelte dolorose dettate dalla necessità di sopravvivere e tutelare la propria famiglia, visto che gli scacchi restavano per lui l’unico mezzo di sostentamento.
Inoltre, aveva sempre affermato, sebbene in modo confuso e con evidente imbarazzo, che egli si era limitato a criticare il presunto gioco arido e calcolatore dei più forti campioni appartenenti alla religione ebraica senza aderire in alcun modo alla campagna di odio scatenata dai nazisti. Ognuno potrà giudicare liberamente il peso e la gravità delle accuse e le giustificazioni fornite dal campione russo.
Nel bel libro di Paolo Maurensig, dedicato agli ultimi giorni di vita del grande scacchista russo, “Teoria delle ombre”, si leggono pagine intense e drammatiche incentrate sulla difesa puntigliosa e caparbia di Alekhine in risposta alle gravi e documentate accuse che gli venivano rivolte dai suoi accusatori.
Appare difficile credere, tuttavia, che tali posizioni antisemite possano aver spinto i servizi segreti occidentali ad organizzare l’omicidio del campione del mondo di scacchi, malato ed alcolizzato, esule in Portogallo. Ben altri erano i problemi che incombevano sui vari governi dell’epoca dopo la tragica caduta del nazismo e la fine del conflitto.
Inoltre, ricordiamolo, Alekhine non aveva certo commesso crimini paragonabili a quelli dei responsabili dell’Olocausto puniti nel famoso processo di Norimberga. In ogni caso, nulla impediva alle autorità vincitrici del conflitto di sottoporre il campione russo ad un regolare processo né va dimenticato che l’ostracismo nei suoi confronti, già attuato dalle federazioni nazionali inglese ed americana, poteva rappresentare certamente una risposta risoluta e molto meno compromettente.
La posizione dell’ex Unione Sovietica appare più complessa: ricordiamo che Alekhine era agli occhi del mondo intero pur sempre il grande campione nato e vissuto in Russia per tanti anni, un protagonista della grande scuola russa fondata da Cigorin.
Poche settimane prima, Botvinnik aveva ottenuto il permesso dalla federazione sovietica di sfidare il campione del mondo ancora in carica (riconosciuto quindi come un legittimo avversario) ed Alekhine avrebbe avuto ben poche chance di difendere vittoriosamente il titolo contro un avversario molto più giovane, preparato ed agguerrito. Perché allora eliminarlo fisicamente?
La sfida si sarebbe svolta in “campo neutro”, forse a Londra, ma di fronte a Botvinnik di lì a pochi mesi sarebbe comparso non certo il brillante trionfatore di San Remo e Bled degli anni ’30 o la macchina da guerra che aveva sconfitto Raul Capablanca nel 1927, ma un cinquantenne semi-alcolizzato, con gravi problemi di salute ed una tenuta nervosa ridotta al lumicino, probabilmente incapace di sostenere un lungo e difficile match contro un avversario molto più giovane ed in ottima forma psico-fisica.
I sovietici conoscevano bene in quali condizioni si trovava il campione del mondo ed erano certi che Botvinnik avrebbe evitato l’onta della sconfitta ad opera di un avversario considerato sgradito al regime sovietico.
Ad alimentare i sospetti, fu anche il figlio del campione, Alexander Alekhine jr, il quale, parlando molti anni dopo la morte del padre, affermò: “mio padre è stato raggiunto dalla mano di Mosca”. Ma perché organizzarne l’omicidio, per giunta in un paese straniero ed ostile quale il Portogallo di Salazar? La strada più semplice, per la federazione sovietica, sarebbe stata quella di associarsi agli Stati Uniti e ad altre nazioni europee e bandire il campione in carica dai tornei privandolo del massimo titolo.
Qualche anno dopo la sua scomparsa i sovietici hanno riabilitato e celebrato il grande genio scacchistico di Alekhine sorvolando spesso sui tanti “errori” da lui commessi negli anni della guerra.
Basta leggere la biografia del campione del mondo scritta da Alexander Kotov nel 1973, ancora in pieno regime sovietico, “Alekhine, una vita per gli scacchi”, in cui nel V capitolo (“la guerra e gli scacchi”) l’autore, nelle poche pagine dedicate a tale vicenda, parla con grande commiserazione dell’uomo malato, povero e disperato di quegli anni. Kotov sottolinea le sue gravi condizioni di salute e avvalora l’ipotesi che l’adesione alla propaganda nazista fosse stata il prezzo da pagare per salvare l’incolumità della moglie Grace (di origini ebree da parte di madre).
Anche Mario Leoncini, nella sua recente “Grande storia degli scacchi”, ci ricorda che Stalin in persona nel 1935, in occasione della rivincita del campione russo con Euwe, nonostante il parere contrario di Nykolay Krylenko (presidente della federazione scacchistica russa) volle far pubblicare sulla rivista Izvetia un telegramma indirizzato da Alekhine a Mosca con il quale il campione celebrava l’anniversario della rivoluzione russa riconoscendo tutto quello che il regime aveva fatto per la cultura e la diffusione degli scacchi nell’Unione Sovietica. E ciò segnò il riavvicinamento, almeno temporaneo, del campione con le autorità sovietiche dopo il suo allontanamento verso la Francia. Alekhine era pur sempre un genio, apprezzato in tutto il mondo e figlio della madre Russia.

Kotov ricorda ancora che Alekhine, allo scoppio delle ostilità, giunto a Parigi, entrò con il grado di tenente nell’esercito francese lavorando come interprete agli ordini del generale De Gaulle in lotta contro i tedeschi. E non manca di sottolineare come, poco prima, mentre stava giocando per la squadra francese nel corso delle Olimpiadi di Buenos Aires, giunta notizia della dichiarazione di guerra alla Francia da parte di Hitler, Alekhine si era rifiutato di giocare il match contro la Germania, decidendo di tornare in Europa con la moglie. Tale decisione viene definita da Kotov “inspiegabile” in quanto il campione ben poteva restare in Argentina al sicuro (come fecero in quel frangente altri scacchisti europei) anziché dirigersi, per arruolarsi contro l’esercito nazista, verso ciò che viene definito il “caos più totale”.
Insomma, il comportamento di Alekhine appariva contraddittorio, ondivago, dettato da situazioni contingenti e mai frutto di chiare concezioni politiche e ideologiche.
Di certo, come sostenne tempo dopo Botvinnik, Alekhine, “lungimirante e profondo alla scacchiera, nella vita ha dimostrato spesso di essere politicamente miope”. Verrebbe da aggiungere che il campione, così deciso e aggressivo, famoso per il suo gioco combinativo e d’attacco, nella vita, era stato fondamentalmente un uomo debole, fragile, spesso disposto a rifugiarsi nell’alcol e non in grado di affrontare le terribili sfide che la vita gli aveva implacabilmente imposto.
Il suo unico assoluto amore rimase quello per gli scacchi (anche la sua vita sentimentale, priva di vere passioni, lo dimostra) ed egli cercò sempre di vivere fino in fondo, accettando ogni compromesso, la sua grande passione scacchistica che costituiva per lui non solo la sua professione, ma forse anche l’unica ragione di esistere. E sotto questo aspetto è fondato il paragone che tanti hanno fatto con un altro grande, l’americano Bobby Fischer.

Anche nella celebre opera di Kasparov, “I miei grandi predecessori”, si riportano i giudizi benevoli espressi da altri grandi scacchisti sul controverso personaggio. Così si esprimeva Euwe dopo la scomparsa del campione: ”Sotto il profilo umano Alekhine era un enigma… Nella sua natura c’era qualcosa di infantile e se lo guardiamo sotto questa luce, gli si possono perdonare molte cose: alla scacchiera era grande, ma lontano dagli scacchi ritornava un bambino che combinava marachelle nell’ingenua convinzione che nessuno l’avrebbe scoperto”.
E’ il caso di ricordare a tal proposito che, proprio ad Estoril, Alekhine, prima di morire, strinse una sincera amicizia con un violinista di origine ebraica, David Neumann, che alloggiava nello stesso albergo e che, ricorda Kotov, aveva suonato per il campione alcune antiche canzoni russe mentre Alekhine restava “seduto tranquillo, immobile, la testa appoggiata sul petto, gli occhi chiusi, le ciglia umide” … “forse pensando alla sua terra natia, al suo popolo, o alla madre che lo aveva iniziato al nobil gioco, chissà…” così lo ricordava Neumann diversi anni dopo.

Ma torniamo ora sulla “scena del delitto” nella camera d’albergo ad Estoril quella mattina del 24 marzo del 1946.
Certamente, le due foto che furono pubblicate sui giornali dell’epoca, poco dopo la morte del campione del mondo, non corrispondono alla reale scena che quella tragica mattina si offrì alla vista delle prime persone che entrarono nella sua stanza. E’ evidente che la scena era stata volutamente modificata (anche tra uno scatto e l’altro) proprio al fine di effettuare alcune fotografie destinate alla stampa: probabilmente non si voleva mostrare il campione riverso a terra, scomposto, forse in abiti poco decorosi. E’ stata sistemata una scacchiera nei pressi del tavolo, è stato riordinato l’ambiente e forse anche il cappotto è stato sistemato successivamente ricomponendo la sua persona. Ma ciò non costituisce la prova inconfutabile della commissione di un delitto.

Chi può aver manomesso la “scena del crimine”? Di certo la polizia segreta portoghese (la famigerata PIDE) controllava gli spostamenti di Alekhine e qualche agente aveva molto probabilmente preso alloggio nello stesso Hotel Du Park. Non a caso Luis Lupi era sul posto quando si seppe della morte del campione. Una volta avuta notizia del decesso, qualcuno era prontamente intervenuto, effettuando un primo sopralluogo, per poi uscire di scena fino all’arrivo del personale dell’albergo che, poco dopo, avvertì le autorità.
L’autopsia, disposta proprio perché la morte di un personaggio così famoso era avvenuta in circostanze non del tutto chiare, fu condotta da un esperto medico legale, il Dr. De Aguiar, traumatologo forense, che aveva scritto famosi trattati sulle conseguenze del soffocamento. E alla stessa autopsia assistette anche il Dr. Antonio Jacinto Ferreira, scacchista dilettante e noto medico di Estoril.

Per quale oscuro il motivo medici famosi ed esperti avrebbero falsificato un atto pubblico commettendo un reato? Furono minacciati dai servizi segreti del regime? Ma quale interesse avrebbe avuto il regime di Salazar ad organizzare o coprire un simile crimine? Tutto ciò resta inspiegabile.
Se consideriamo l’ospitalità concessa al campione ed il momento storico che viveva il Portogallo, appare molto più probabile che la polizia segreta portoghese, la PIDE, sorvegliasse i movimenti di Alekhine al fine di controllarlo e proteggerlo, non certo di eliminarlo.
Paolo Maurensig immagina con il suo stile coinvolgente, a tratti misterioso ed enigmatico, con la fantasia dello scrittore, ciò che i cronisti, gli inquirenti e gli storici non hanno mai potuto affermare. Le pagine finali del suo bel romanzo, “Teoria delle Ombre”, sono inquietanti ed affascinanti al tempo stesso nel loro incedere verso la possibile soluzione dell’enigma.
Confondendo volutamente realtà e fantasia, lo scrittore ci immerge nelle intricate vicende di un immaginario complotto (ma null’altro vogliamo qui aggiungere per non guastare il piacere della lettura) rivivendo le ultime ore del campione con l’aiuto finale di tal Manuel Da Silva, il giovanissimo cameriere di stanza che il protagonista del romanzo ed autore dell’indagine incontra tanti anni dopo la scomparsa di Alekhine.
Ma si resta pur sempre nel campo delle ipotesi, di accadimenti immaginari che scandiscono i tempi di un avvincente noir.
Chissà forse un giorno verranno alla luce nuovi elementi di indagine. Oggi ciò appare improbabile e così dobbiamo accettare la versione ufficiale secondo la quale Alekhine, già gravemente malato, morì colpito da un infarto mentre consumava desolatamente solo il suo ultimo pasto serale. Triste epilogo di una drammatica vicenda umana e scacchistica senza eguali.
Vogliamo ora ricordare il grande campione russo mostrando una delle sue ultime partite ufficiali : Alekhine contro Muñoz (sconosciuto avversario spagnolo) durante il torneo internazionale di scacchi svoltosi a Sabadell (Spagna) dal 2 al 10 agosto 1945. Ecco il testo della partita, una divertente miniatura, con un breve commento:

avatar Scritto da: Paolo Landi (Qui gli altri suoi articoli)


17 Commenti a La misteriosa fine di un grande campione

  1. avatar
    Uomo delle valli 9 Aprile 2022 at 12:39

    davvero spettacolare
    grazie

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    Nagni Marco 9 Aprile 2022 at 13:04

    Bel lavoro….comunque ambigua anche l’ex URSS…a un certo punto co dannato senza riserve poi gli incontri sportivi e non con Botivinnik…

    Mi piace 1
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    The dark side of the moon 9 Aprile 2022 at 13:17

    Il suo unico amore erano appunto gli scacchi, essi erano l’unica ragione di esistere: la sua vita al di fuori della scacchiera non può non tener conto di ciò. La tesi più probabile della sua morte è semplicemente quella riportata dalla autopsia. Riguardo le incongruenze già note riguardanti la scena del decesso, forse le autorità portoghesi hanno voluto dare al campione un ultimo briciolo di dignità di fronte alla morte. Purtroppo, cosi facendo, hanno creato un caso che ancora oggi fa discutere.
    Personalmente mi piace ricordare Alekine alla stesso modo di Fischer (molto azzeccata l’analogia): un grande genio degli scacchi.

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    Fabio Lotti 9 Aprile 2022 at 13:32

    Splendido articolo. Concordo con il giudizio finale.

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      Paolo Landi 9 Aprile 2022 at 16:22

      Grazie Fabio, c’erano tanti articoli in giro e la vera difficoltà è stata giungere ad una sintesi

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    Giancarlo Castiglioni 9 Aprile 2022 at 14:34

    Il soffocamento per un pezzo di carne in gola in un adulto mi sembra molto improbabile, ma può esserci una spiegazione.
    Potrebbe aver subito un infarto o un ictus mentre stava mangiando e che nelle convulsioni il pezzo di carne si sia incastrato in gola.
    Possibile anche che il malore non abbia causato la morte ma solo una perdita di coscienza e che la morte sia stata causata effettivamente da soffocamento.

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      Paolo Landi 9 Aprile 2022 at 15:46

      Infatti Giancarlo è la spiegazione più convincente che ho trovato ed è compatibile sia con il suo precario stato di salute sia con le risultanze dell’autopsia

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    Giorgio Della Rocca 9 Aprile 2022 at 19:07

    L’articolo è significativo, ma è stato accertato che la partita presentata non è quella vinta da Alekhine contro Muñoz all’ultimo turno del Torneo Internazionale di Sabadell, il 10 agosto 1945.
    A tal proposito si legga questo scritto.

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      Paolo Landi 9 Aprile 2022 at 21:18

      Purtroppo non riesco a collegarmi al link da te segnalato, tuttavia è possibile che la partita indicata sia stata magari giocata da Alekhine con un altro avversario. D’altro canto, in questi tornei minori giocati verso la fine della guerra, le partite assumono un rilievo tecnico ed una rilevanza scacchistica molto relativi

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      Giorgio Della Rocca 9 Aprile 2022 at 22:12
  7. avatar
    Fabio Andrea Tomba 10 Aprile 2022 at 09:46

    Bellissimo articolo!
    I problemi di salute, la forma fisica non ottimale, il complotto, i sospetti di morte non naturale, il campione “scomodo”, le foto del corpo senza vita e la scena preparata, mi ricordano molto il triste tragico epilogo di un altro grande campione: Marco Pantani.

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      Martin 10 Aprile 2022 at 11:00

      Esatto, dici bene caro Fabio. E, siccome apprendo con piacere che anche tu sei un appassionato delle due ruote, io ricorderei anche la misteriosa fine di Ottavo Bottecchia…

      • avatar
        Fabio Andrea Tomba 10 Aprile 2022 at 11:47

        Molto appassionato caro Martin. Hai fatto bene a ricordare Ottavio Bottecchia, corridore delle mie parti tra l’altro. Qui però il caso sembra risolto. E’ tutto ben spiegato e documentato nel libro di Pieri Stefanutti “Ottavio Bottecchia, quel mattino a Peonis” edito dal Comune di Trasaghis, che ti consiglio di leggere.

        Mi piace 1
  8. avatar
    Martin 10 Aprile 2022 at 10:56

    Grazie anche da parte mia all’amico Paolo per questo interessantissimo contributo. ;)

    Ora dovrebbero essere a posto anche i link suggeriti da Giorgio (avevi solo aggiunto delle vigolette di troppo)

  9. avatar
    Luigi O. 10 Aprile 2022 at 11:10

    Ottimo saggio, complimenti.
    Le due foto mi sembrano, angolatura a parte, esattamente identiche.
    Del tipo “scorgi le differenze” io son riuscito a notare solo dei fogli di carta sulla mensolina tra il bicchiere e i due vasi di ceramica che in una foto ci sono e nell’altra stranamente no.

  10. avatar
    Paolo Landi 12 Aprile 2022 at 09:30

    Si infatti sembra un giornale o un fasciolo di documenti. Inoltre, mi ha colpito in entrambe le foto la sistemazione dei piatti, dei coperchi, delle scodelle che appaiono tutti ammonticchiati in modo caotico e disordinato: sembra tutto ricostruito sul momento in modo frettoloso.
    Ringrazio tutti per i commenti lusinghieri, ma vorrei spendere una parola di elogio per la splendida veste grafica che il nostro Martin pazientemente ricuce per ogni articolo. Diversi miei conoscenti, ai quali ho girato l’articolo, ne sono rimasti entusiasti: credetemi, un conto è leggere un testo in word, un altro è “sfogliare” una rivista con tante foto ben sistemate e così piacevole da leggere. Grazie davvero!

    Mi piace 2
  11. avatar
    Luca Monti 15 Aprile 2022 at 14:28

    Buona Pasqua a tutti. Luca Monti.

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