La tigre che sonnecchia

Scritto da:  | 5 Luglio 2022 | 13 Commenti | Categoria: C'era una volta, Personaggi, Stranieri

Due anni dopo la rivincita di Botvinik su Tal, ebbe luogo una memorabile bagarre tra una pleiade di ambiziosi giocatori.
L’obiettivo della lotta tra essi era – manco a dirlo – arrivare a sfidare l’Intramontabile.
Le nuove regole della FIDE istituite dal 1948 non lasciavano più spazio all’improvvisazione per designare lo sfidante.
Una serie impressionante di barriere ed ostacoli furono previsti dalla FIDE.
Subito, i tornei cosiddetti zonali: in nove zone geografiche ospitanti ossia: l’Europa, considerata una grande riserva di forti giocatori, divisa in tre zone. L’URSS considerata da sola come zona, e così pure gli Stati Uniti; lo zonale del Sud America comprendente Argentina e Brasile; un altro il Messico, la Colombia e i piccoli paesi dell’America centrale.
Stranamente, il Canada forma uno zonale in solitaria così come …l’Asia!
Tuttavia, ogni zonale non designa un uguale numero di aspiranti:
Lo zonale del Canada ad esempio, designa un solo giocatore, mentre l’URSS ne designa quattro.
Ecco l’elenco dei rispettivi designati:
Zona 1 – Europa – Olafsson; Filip; Ulhmann
Zona 2 – Gligoric; Pomar; Portisch
Zona 3 – Barcza; Bertok; Bilek
Zona 4 – Petrossian; Kortchnoi; Geller e Stein
Zona 5 – Fischer; Bisguier; Benko
Zona 6 – Yanofssky
Zona 7 – Cuellar
Zona 8 – Bolbochan; Schweber
Zona 9 – Aaron
Tutte queste celebrità dell’epoca si dovranno affrontare in un torneo interzonale, previsto per l’anno 1962, da giocarsi a Stoccolma, e, dai primi sei in classifica, in un successivo torneo, scaturirà lo sfidante ufficiale al titolo mondiale detenuto da Botvinik.
Contrariamente alle aspettative, per la prima volta a partire dal 1948, a vincere l’interzonale non è un sovietico, ma un giovane americano di 19 anni chiamato Robert Fisher – Bobby, per gli amici.
Il particolare stupefacente è il distacco che egli infligge al secondo piazzato: due punti e mezzo!
Gli altri qualificati furono nell’ordine:
Geller; Petrossian; Korchnoi; Filip; Benko.
A questi sei giocatori si aggiunsero altri due aventi diritto d’ufficio ossia Keres (secondo al Torneo dei Candidati ) e Tal in quanto finalista dell’ultimo campionato del mondo.
Questi otto giocatori si dovranno dunque incontrare a Curacao e ciascuno dovrà giocare quattro volte contro ogni avversario. Previsti 28 round per ciascuno!
Le previsioni fanno intuire che la competizione sarà del massimo interesse e si danno per scontati colpi di scena:
Il primo – purtroppo – riguarda Tal che, arrivato visibilmente sofferente per una seria malattia ai reni, resiste eroicamente, al limite delle sue forze per 3 turni, ma poi, aggravatosi ulteriormente, deve abbandonare per farsi ricoverare in ospedale.
Il secondo, la distribuzione ineguale delle nazionalità scaturita dall’esito delle eliminatorie: infatti ben 5 giocatori su 8 sono sovietici. Di questi 5, tre sono tra loro in accordo tacito di non compromettere le rispettive chances e concordano la patta tra loro ogni qualvolta che devono incontrarsi: sono Keres, Geller e Petrossian.

Il vantaggio è evidente: loro riposano e risparmiano preziose energie più degli altri concorrenti.
A denunciare detta situazione non è certo un sovietico ma Robert Fisher che, dopo il torneo, protesta con la FIDE scrivendo un articolo ove accusa l’URSS di “sclerotizzare” il mondo degli scacchi e annuncia che non parteciperà mai più a competizioni simili. –
Quando mancano 5 rounds alla fine troviamo in testa al torneo con 15 punti Geller Keres e Petrossian e quest’ultimo azzarda un pronostico:
Vincerà il torneo colui che non perderà nessuna delle ultime 5 partite rimaste da giocare…

La sua previsione si rivela esatta ed avendola conseguita personalmente è lui, Petrossian, il designato sfidante ufficiale, per mezzo punto di vantaggio sul secondo.
Ma a questo punto gli esperti si domandano: Petrossian possiede la caratura sufficiente per battere Botvinik?
Un giocatore che ha conseguito solo il 20 % di vittorie sul complesso delle partite giocate in carriera , un uomo pacifico, dal gran numero di patte senza rilievo, come può sperare di vincere anche una sola partita contro il grande Botvinik ? –
Da rilevare che si è inteso parlare di lui, Tigran Vartanovic Petrossian , per la prima volta nel 1945 quando partecipò alla finale del campionato della Repubblica Georgiana: la sua vittoria in quell’occasione gli valse per conseguire il titolo di Maestro dell’Unione Sovietica .
L’anno successivo a 17 anni di età, morti i suoi genitori, dovette, per vivere, trasferirsi ad Erevan, in Armenia.
Vinse anche il campionato di detta regione e si qualificò per le eliminatorie del Campionato nazionale a Mosca nei quali però finì eliminato.
Non si perse di coraggio e nello stesso anno partecipò e vinse il campionato d’URSS junior.
E per la seconda volta vinse anche il campionato d’Armenia.
A seguire ottenne lusinghieri risultati tra i giovani scacchisti di fama e decise quindi di prendere dimora stabile a Mosca ove fece sensazione la sua abilità nel gioco lampo a 5 minuti per partita.
Al gioco lampo anche i grandi dell’epoca preferirono essere… spettatori e non giocargli contro.
Ma in partite normali i progressi di Petrossian sono lenti, troppo lenti.
La ragione viene imputata al suo stile di gioco.
Egli volentieri si accontenta di piazzamenti che gli consentano di conseguire il diritto alle finali dei tornei superiori cui partecipa e non gradisce forzare il gioco.
Di norma conclude con il 75 % di patte sul totale di partite giocate.
Il suo motto, rimasto celebre era: sempre più in alto, mai primo.
Dolcemente, senza far parlare troppo di sè, Petrossian …glissa e… si piazza secondo all’interzonale di Stockolma – nel 1952 dietro Kotov – acquisendo il diritto a giocare il torneo dei candidati del 1953 a Zurigo.


Sulle 46 partite giocate nei due tornei suindicati ha perso soltanto 6 partite ma ne vince appena 10!
No, Petrossian non entusiasma le folle e questo è un fatto.
Senza mai cercare la vittoria a tutti i costi, egli attende, attende, sornione e quasi in dormiveglia che l’avversario commetta un errore o mossa debole per fare il balzo risolutivo come le tigri fanno con le proprie vittime ed è anche per questo suo comportamento in partita che viene soprannominato la tigre, non solo per il suo prenome “Tigran”.
Ma è anche pronto a concedere la patta, se richiesto da un grande maestro.
E’ anche per questo che le riviste e altre pubblicazioni scacchistiche danno a lui assai minore spazio che ad altri G.M. (il paragone con Tal, per fare un esempio è di 5 pubblicazioni a 1 !)
Ma in fatto di soprannomi usati dalla stampa internazionale per designare Petrossian oltre che tigre, venivano usati significativamente “boa” (costrictor) o “python” per la sua maniera di sottrarre spazio all’avversario. E infine per gli inglesi era Iron.
Valga come esempio a questo proposito la partita giocata contro Korchnoi a Curacao, con il bianco, apertura inglese da lui vinta in sole 21 mosse.


avatar Scritto da: Antonio Pipitone (Qui gli altri suoi articoli)


13 Commenti a La tigre che sonnecchia

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    Fabio Lotti 5 Luglio 2022 at 13:34

    Grazie Antonio!

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    Nagni Marco 5 Luglio 2022 at 13:52

    Sempre racconti avvincenti. 1962 torneo sfortunato per Tal, purtroppo i suoi problemi fisici ne compromisero il rendimento. Ma Petrosjan non perse neanche una partita.

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    The dark side of the moon 5 Luglio 2022 at 21:05

    Per me Petrosjan è un mito.
    La sua filosofia di gioco gli ha dato ragione e poi a uno che non perde praticamente mai.. cosa vuoi dire?
    Conoscevo un aneddoto su Petrosjan ma non so se sia vero, forse Antonio lo può confermare.
    Sua moglie presente in un torneo dove Tigran aveva pattato l’ennesima partita, gli disse: “Ma perché patti sempre, sei l’attuale campione del mondo..!” Lui rispose: “Sono campione del mondo ma non lo sono voluto diventare io”.

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      Antonio 12 Luglio 2022 at 18:00

      Si, l’aneddoto è conoscjuto anche in Francia: con una leggera variazione: la risposta alla molie sarebbe stata : si è vero ma non chiesto io di diventarlo!

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    Sergio Pandolfo 6 Luglio 2022 at 14:55

    Si racconta che Fischer disse di Petrosjan: “Sa fiutare una minaccia con venti mosse di anticipo…”

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      lordste 11 Luglio 2022 at 11:29

      Non ricordo se fosse ancora di Fischer, ma avevo letto una citazione simile: “vede una minaccia prima ancora che l’avversario la possa concepire”.

      Detto questo, su Petrosjan ci sono altri aneddoti molto meno lusinghieri, dai reciproci calci sotto al tavolo (!) con Kortchnoj (altro bel peperino) al “trucco” di giocare contro Hubner in una sala rumorosissima spegnendo l’apparecchio acustico, fino al “sospetto” che al buon Kovacevic le mosse per battere Fischer gli fossero state suggerite da Petrosjan stesso tramite la moglie…

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    Fabio Andrea 6 Luglio 2022 at 17:05

    Su internet gira anche questa barzelletta sullo stile di gioco di Petrosjan (un po’ cattivella per la verità e secondo me immeritata).

    Un Maestro di scacchi, dal dentista, rifiutò l’anestesia dicendo: “Non è necessario, dottore. Sto riproducendo mentalmente una partita di Petrosjan e mi sto addormentando da solo!”.

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    Paolo Landi 7 Luglio 2022 at 19:56

    A proposito di dentisti, me ne sono ricordata un’altra: un noto campione era cliente del figlio di Petrosjan. Quando gli chiesero come si trovava, disse che, come dentista, poteva scegliere anche il figlio di Tal, ma aveva assolutamente evitato… Purtroppo non rcordo altri particolari, devo cercare tra gli ultimi libri che ho letto, era proprio carina…

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    The dark side of the moon 7 Luglio 2022 at 20:57

    Botvinnik una volta disse: “Se Tal sacrifica materiale, prima prendilo e poi pensa. Se lo sacrifico io, prima pensa e poi prendilo. Se lo sacrifica Petrosjan, non lo prendere!”
    Quella di Fischer me la ricordo e secondo me è uno dei più grandi complimenti che puoi fare ad uno scacchista.

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    Paolo Landi 8 Luglio 2022 at 10:42

    Petrosjan era maestro nel gioco di profilassi grazie alla sua profonda comprensione della posizione, ma non era un giocatore rinunciatario: quando la posizione lo esigeva sapeva anche sacrificare materiale. Ricordo che nella monografia della Mursia ci sono molti sacrifici di qualità a scopo puramente posizionale (un vero marchio di fabbrica) che il nostro amava effettuare per poi stritolare meglio i suoi avversari…

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      The dark side of the moon 8 Luglio 2022 at 14:57

      Esatto.
      A tutti è capitato di fare sacrifici tattici, sono meno complicati di quelli posizionali: vedi se puoi recuperare materiale o addirittura andare in vantaggi e giochi il sacrificio.
      A livello strategico invece è diverso: sacrificare una qualità per neutralizzare una minaccia e/o avere un contro gioco prescinde una grande sensibilità posizionale.
      Devi avere una comprensione di gioco fuori dal normale.
      Quelli che dicevano che Petrosjan era noioso probabilmente avrebbero detto la stessa cosa su Carlsen oggi.

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    Nagni Marco 8 Luglio 2022 at 14:32

    Famosi i suoi sacrifici di qualità….

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    Paolo Landi 8 Luglio 2022 at 19:38

    Ricordo ancora nei “Segreti delle Aperture” il capitolo scritto da Petrosjan nel quale il campione armeno racconta le disavventure agli inizi della carriera quando seguiva i consigli di famosi maestri scovati in articoli e libri. Alcune mosse (da lui seguite fideisticamente senza analizzare) si rivelarono nel gioco pratico del tutto errate e venivano sistematicamente confutate dai suoi avversari a tavolino. Le disfatte sono commentate in modo davvero divertente ed alla fine il campione del mondo se la prende con i punti esclamativi, apposti dai teorici, che si insinuavano nella mente del lettore privandolo di ogni facoltà di critica…Certo oggi con i potenti motori a disposizione i GM odierni hanno poche possibilità di sbagliare in apertura in modo clamoroso, ma all’epoca di Petrosjan era ben diverso

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