Risolto l’enigma di Duchamp

Scritto da:  | 13 Ottobre 2022 | 7 Commenti | Categoria: C'era una volta, Personaggi, Stranieri

Avete mai pensato che potrebbe esserci un problema di scacchi senza soluzione? Sembra una domanda stupida, ma in realtà non lo è. Diamo un’occhiata all’eredità di Marcel Duchamp e scopriamo insieme tutti gli indizi.
Prima di diventare un giocatore di scacchi, Duchamp era già un pittore e scultore francese di spicco, cubista, dadaista e talmente noto da essere associato per fama ad artisti del calibro di Pablo Picasso ed Henry Matisse. Nel 1918 si trasferì a Buenos Aires, dove gli scacchi divennero il suo principale interesse. L’ossessione per il “nobil giuoco” crebbe con l’età, al punto che nel 1927 passò la prima settimana di nozze con la sua prima moglie, Lydie Sarazin-Lavassor, analizzando problemi di scacchi e lei, per disperata ritorsione, si alzò di notte mentre Marcel dormiva e gli incollò i pezzi alla scacchiera …. Divorziarono sei mesi dopo! Tuttavia i pezzi incollati non gli hanno impedito di tuffarsi nelle profondità dello stupefacente mondo delle sessantaquattro caselle e di emergere anche come scacchista. Il suo stile ingegnoso e il suo modo impeccabile di sfruttare ogni minimo vantaggio ne hanno fatto un avversario formidabile per tutti. Non per niente è diventato uno dei più grandi giocatori francesi dell’epoca. Conquistò il titolo di campione dell’Alta Normandia nel 1924 e partecipò più volte al campionato francese. Fece anche parte della squadra francese alle Olimpiadi di scacchi dell’Aia del 1928, di Amburgo del 1930, di Praga del 1931 e di Folkestone del 1933. Ha sempre amato gli scacchi, che considerava una delle arti più importanti dell’universo. Un suo motto era: “I pezzi degli scacchi sono l’alfabeto che plasma i pensieri, e questi pensieri esprimono la bellezza astrattamente”.


Anche se l’eredità scacchistica di Duchamp non è così grande come ci si potrebbe aspettare, ci ha lasciato un misterioso problema che, almeno sino ad oggi, sembra essere rimasto sempre senza soluzione. Vediamo di cosa si tratta.
Nel 1943 il famoso gallerista statunitense Julien Levy chiese a Marcel Duchamp di progettare l’annuncio per una mostra intitolata “Through the Big End of the Opera Glass” (“Attraverso la grande estremità dell’opera di vetro”). Come suggerisce il titolo (adattato, com’era, da Through the Looking Glass di Lewis Carroll), la mostra doveva presentare lavori insolitamente su piccola scala. Anni dopo Levy spiegò che l’idea per la mostra nasceva dall’aver visto un esempio della valigia di Duchamp, in cui l’artista aveva confezionato riproduzioni in miniatura delle sue opere in una valigia portatile. La mostra doveva includere non solo le opere di Duchamp, ma anche quelle di altri due artisti: il pittore surrealista francese Yves Tanguy e l’artista americano di collage e assemblage Joseph Cornell.

All’interno dell’annuncio, che una volta aperto si presentava come nella figura soprastante, Duchamp aveva riprodotto un layout in bianco e nero di Cornell (rettangolo in alto a sinistra) con i titoli della sua opera stampati in una varietà di volti di tipo espressivo circondati da un collage di immagini ad essi riferiti, mentre Tanguy (rettangolo in basso a sinistra) è stato rappresentato dal disegno di una delle sue caratteristiche forme tridimensionali biomorfiche, accompagnate, in questo caso particolare, da un’ombra nera opaca che curiosamente le sovrappone. Per quanto riguarda il proprio contributo, sul retro della copertina dell’annuncio, Duchamp ha fornito l’immagine di un piccolo Cupido (rettangolo in alto a destra), con arco e freccia tesi nelle mani, ma la figura è inspiegabilmente riprodotta capovolta, poiché la firma dell’artista, che è invece orientata in modo leggibile, scorre via da un lato della testa di Cupido. A prima vista, sapendo che Duchamp si appropriava spesso di immagini già pronte per qualsiasi scopo fosse richiesto, si potrebbe facilmente concludere che il Cupido sia stato ritagliato da una stampa e incollato in quella posizione. Tuttavia il layout originale di questo annuncio è stato recentemente scoperto tra gli effetti di Julien Levy, ed ora è noto che Duchamp disegnò meticolosamente il Cupido con penna e inchiostro.

Subito si pensò che Duchamp si fosse preso la briga di disegnare il Cupido in questa particolare posizione perché non era riuscito a trovare la riproduzione stampata di un Cupido che punti la freccia in questa precisa direzione, ma si scoprì ben presto che il suo intento poteva essere compreso solo quando l’annuncio sarebbe stato completamente aperto. Il cartoncino scelto da Duchamp per questa effimera pubblicazione era un foglio lucido piegato in quadranti, a formare un opuscolo. La prima cosa che il destinatario avrebbe visto rimuovendo l’annuncio dalla busta era il frontespizio (rettangolo in basso a destra), con il nome della mostra, le sue date e la sua ubicazione. Dopo aver aperto il libretto, avrebbe trovato la disposizione di Cornell di fronte al disegno di Tanguy e, sul retro della copertina, il Cupido di Duchamp. Arrivato a questo punto, aprendo il foglio trasparente dal basso verso l’alto, distendendolo verso destra ed esaminando il lato opposto, avrebbe scoperto che Duchamp aveva fornito ulteriori istruzioni. E’ presente infatti, dietro al foglio, la frase “Guarda dall’altro lato in controluce”. Eseguendo l’avvertenza, dopo aver ripiegato il foglio nella posizione originaria, appare la figura di una scacchiera in inchiostro rosso, con rappresentato un finale di Torri e pedoni, che va a posizionarsi esattamente sopra alla firma di Duchamp, sotto la quale si leggono vagamente le parole: “Il Bianco muove e vince”.

Per gli appassionati di scacchi questa frase poteva significare solo una cosa: la presentazione di un problema di scacchi da risolvere in cui al Bianco viene chiesto di muovere per primo e alla fine vincere la partita. Sotto ho riportato una scansione ingrandita dell’immagine della scacchiera così come appare dopo aver guardato il foglio in controluce.

Per chi ha già familiarità con le opere di Duchamp, la frase riportata sul retro del foglio potrebbe ben rievocare l’elaborato titolo che diede ad una sua opera su vetro del 1918: “Da guardare (dall’altro lato del vetro) con un occhio, vicino a, per quasi un’ora” (conservata al Museo dell’Arte Moderna di New York).

Le parole che formano il titolo di quest’opera sono incise in francese su una striscia di metallo incollata al centro approssimativo della composizione e sembrano invitare gli spettatori a guardare attraverso una lente aureolata da cerchi concentrici e montata tra due lastre di vetro. Sbirciando attraverso la lente convessa “per quasi un’ora”, si suppone che abbia un effetto allucinatorio, poiché la vista è sminuita, capovolta e altrimenti distorta. Il confronto potrebbe non essere stato una semplice coincidenza di parole, perché se si tentasse di risolvere il problema di scacchi dato, anche i più titolati grandi maestri avrebbero sicuramente bisogno di più di un’ora per risolverlo.
Per uno scacchista adesso tutto sembra iniziare ad avere un senso. La freccia dell’arco del Cupido capovolto punta dal basso la casa b5 e potrebbe suggerire che la prima mossa del Bianco dovrebbe essere quella di far avanzare il proprio pedone in b6. Purtroppo, per quanto a lungo si studi questa soluzione, si scopre che il Bianco non riesce ad ottenere una vittoria.
Apparentemente il problema del finale indicato da Duchamp (vedi diagramma a)

diagramma a

dà l’impressione che il Bianco possa giocare per vincere, poiché ha un pedone in settima traversa e una rapida promozione sembrerebbe inevitabile. Il Nero ha due pedoni isolati che potrebbero anche avanzare, ma sono più lontani dalla promozione e sembrano facilmente attaccabili dalla Torre del Bianco. A dare la soluzione ci provò per primo il Grande Maestro americano Larry Evans, grande amico a compagno di giochi di Duchamp.

Nella foto li vediamo giocare a scacchi su uno stagno.
Le mosse che diede Evans furono: 1. Re4 h4 2. Rd5 h3 3. Rc6 h2 4. Tg7+ Rf3 5. Th7 Rg2 6. Rc7 Txb7+ 7. Rxb7 h1=D 8. Txh1 Rxh1 9. Rc6 f5 10 Rd5 e il Bianco vince (vedi diagramma b).

diagramma b

Poichè la presa del pedone in b7 alla sesta mossa del Nero è perdente, a partire dal diagramma c


diagramma c

il Nero può giocare più correttamente 6. … Tg8, guadagnando un tempo e pareggiando dopo 7. b8=D Txb8 8. Rxb8 h1=D 9. Txh1 Rxh1 10. Rc7 f5 11. b6 f4 12. b7 f3 13. b8=D f2 (vedi diagramma d).

diagramma d

C’è anche un altro scenario dopo 6. … Tg8. Se il Bianco non promuove il suo pedone alla settima mossa, ma gioca 7. b6, segue 7. … h1=D 8. Txh1 Rxh1 9. b8=D Txb8 10. Rxb8 (vedi diagramma e)

diagramma e

e il Nero pareggia ancora giocando 10 … f5.
Una serie di altre possibilità sono state suggerite successivamente sempre da Larry Evans. Nella posizione iniziale ha fortemente incoraggiato di indagare su 1. Re3, e ancora sull’avanzata 1. b6 (come suggerito nel progetto di Duchamp dalla direzione della freccia di Cupido), tuttavia anche in questi casi la partita termina con un classico pareggio.
Larry Evans fu fortemente incuriosito da questo problema, tanto da pubblicare la posizione iniziale nella sua rubrica mensile su Chess Life & Review nel numero di ottobre del 1976 a pag. 580, con l’offerta di una ricompensa di 15 dollari al solutore.

Arrivarono così in redazione centinaia di lettere, alcune delle quali provenienti addirittura da detenuti. I candidati solutori proposero una varietà di possibilità intriganti, nella speranza che la loro fosse la soluzione al finale, ma in realtà nessuno riuscì a trovare la soluzione definitiva e il premio in denaro non venne mai pagato.
Da allora grandi maestri e specialisti di finali hanno affrontato il problema del finale di Duchamp, ma la maggior parte di essi ha dovuto concludere che non esiste una soluzione. Io stesso ho sottoposto la posizione anche ai più potenti software per computer a mia disposizione, tuttavia una soluzione non è ancora stata trovata.
E’ risaputo che Cupido è il dio mitologico dell’amore e la sua freccia è solitamente puntata nella direzione di un bersaglio amoroso così che, un colpo scoccato che vada a segno, può fare innamorare profondamente e ciecamente il destinatario. Sapendo che quando Duchamp ha disegnato il libretto aveva da poco incontrato e si era perdutamente invaghito di Maria Martins, una scultrice brasiliana sposata con tre figli, alcuni studiosi della vita e delle opere di Duchamp (vedi Harriet e Sidney Janis e Winthrop Sargeant) hanno ipotizzato che avesse in mente una situazione personale quando decise che Cupido avrebbe dovuto indicare la strada da seguire nel perseguire una soluzione a questo fastidioso problema. Duchamp era noto per aver detto: “Non c’è soluzione perché non c’è problema”. Alla fine, il problema che ha affrontato con Maria Martins è stato insormontabile, a dimostrazione che sia negli scacchi che nella vita, e forse anche nell’arte, ci sono infatti problemi senza soluzione.
Però … però, c’è un però! E’ mai possibile che Duchamp, noto per essere una persona arguta ed intelligente, potesse aver presentato un problema di scacchi così complesso proprio su un cartoncino di un annuncio di una mostra letto da chiunque? E per di più, unico caso al mondo, senza una possibile soluzione? Doveva per forza essere tutto molto più semplice! Eppure Duchamp ci ha dato indizi in abbondanza per risolvere il finale, che sono tutti lì, sotto i nostri occhi. Spetta solo a noi saperli interpretare correttamente: un problema di scacchi nascosto, l’indicazione che “il Bianco muove e vince”, la frase “guarda dall’altro lato in controluce” scritta sul lato opposto del foglio e un piccolo Cupido capovolto disegnato a mano con arco e freccia che punta dal basso la casa b5, ad indicare che la prima mossa del Bianco debba essere una mossa di questo pedone. Ma allora che cos’è che noi scacchisti non riusciamo proprio a vedere?
Devo dire che l’enigma di Duchamp mi ha appassionato fin dal momento in cui I’ho visto per la prima volta. Come tutti ho provato e riprovato anch’io, inutilmente, a cercare di venirne a capo, poi … un giorno … ecco un’illuminazione folgorante … e all’improvviso tutto è diventato subito chiaro: avevo trovato la soluzione … ed era talmente semplice da risultare persino banale! Quel buontempone di Marcel ce l’aveva combinata proprio grossa. Me lo vedo ancora, quel vecchio marpione, a sbellicarsi dalle risate mentre si inventa ad arte quel maledetto “indizio fuorviante” che ci ha fornito, pur sapendo benissimo che ci avrebbe portati tutti fuori strada e fatti penare, per quasi ottant’anni, su inutili analisi di un problema scacchistico “volutamente” senza soluzione, solo perché la posizione iniziale da prendere in considerazione …. non è quella su cui tutti quanti ci siamo cimentati!
Brutta bestia lo scacchista con la sua avidità. Eh sì, perché quando uno scacchista vede un problema di scacchi non pensa ad altro che a tuffarsi smanioso nella ricerca della soluzione finale, perdendo però del tutto di vista il più ampio quadro generale. Mi sono sempre chiesto quale recondito significato potesse avere una frase come “guarda dall’altro lato in controluce”, scritta sul retro e leggibile solo dopo aver aperto il foglio lucido dal basso verso l’alto e disteso completamente verso destra. Questa criptica istruzione ci ha tratti in inganno, perché è stata sempre interpretata col significato sbagliato. Infatti tutti hanno pensato che adesso la cosa giusta da fare fosse quella di ripiegare il foglio “per sotto” a destra, al fine di riportarlo nella sua posizione originale, e poi guardare in controluce per visualizzare l’immagine che conosciamo. Dunque, è giunto finalmente il momento di svelarvi la mia intuizione. E se Duchamp, con la frase “guarda dall’altro lato …”, avesse invece sottinteso di piegare il foglio aperto “per sopra” verso sinistra? Cosa succederebbe in questo caso? L’unica accortezza da seguire starebbe nel piegarlo in un modo particolare, cioè facendo attenzione che l’angolo della casa h1 della scacchiera collimi perfettamente con l’angolo della casa a1, e quello della casa h8 con quello della casa a8. Se si esegue correttamente quest’ultima operazione, e si segue adesso alla lettera l’indicazione di Duchamp di “guardare in controluce” la scacchiera, si nota che ne è conseguita una posizione del tutto nuova e diversa rispetto alla posizione originaria iniziale (vedi diagramma f), ottenuta per effetto della traslazione “a specchio” sul lato di Donna dei pezzi che prima erano sul lato di Re, proprio come quella parte del titolo del suo capolavoro “ Da guardare (dall’altro lato del vetro) … “ poteva suggerirci.


diagramma f

L’intero quadro della situazione sembra finalmente acquisire un senso, perché ora tutti e tre i disegni dell’annuncio creati da Duchamp ci ricordano chiaramente le altrettante opere degli autori. Anche il problema di scacchi diventa elementare e di semplice soluzione pure per un principiante, proprio come voleva essere, secondo me, nelle intenzioni iniziali di Duchamp. Naturalmente la posizione nascosta non poteva apparire subito così, dopo aver ripiegato il foglio nella sua posizione originaria, altrimenti la suspance e il gusto per la ricerca della soluzione del finale (col tempo rivelatosi “irrisolvibile”) sarebbero andate a farsi benedire … così come probabilmente anche l’ironico divertimento di Duchamp! Ah, si noti che persino la “chiave”, che ricordo essere la punta della freccia del Cupido indicante il pedone b5 da muovere per primo, adesso funziona a dovere. Infatti il Bianco vince facilmente giocando come prima mossa 1. bxc6.

avatar Scritto da: Fabio Andrea Tomba (Qui gli altri suoi articoli)


7 Commenti a Risolto l’enigma di Duchamp

  1. avatar
    Uomo delle valli 13 Ottobre 2022 at 21:04

    spettacolare bravissimo

    Mi piace 1
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    Sergio Pandolfo 15 Ottobre 2022 at 01:27

    Bellissima interpretazione, quindi se ho capito bene, quel birbaccione di Duchamp avrebbe creato un problema scacchistico che, a seconda di come andava girato il foglio, poteva essere inteso in un modo piuttosto che in un altro… E tutti lo intesero nel primo modo, che però non ammette soluzione vincente per il Bianco. Nel secondo modo, invece, sì… Che sia una specie di sberleffo surrealista applicato agli scacchi? =))

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      Fabio Andrea Tomba 15 Ottobre 2022 at 09:22

      Esattamente Sergio. Per spiegare ancora meglio il meccanismo di piegatura bisogna considerare che il rettangolo di Duchamp è costituito da due fogli lucidi trasparenti uno sopra l’altro. Sul foglio sopra è visibile il disegno del Cupido rovesciato e la sua firma. Piegato sotto a questo c’è un altro foglio trasparente con la frase “Guarda dall’altro lato in controluce” (naturalmente scritta in inglese) leggibile correttamente solo dopo averlo aperto dal basso verso l’alto e disteso verso destra. La scacchiera rossa vuota è stampata sulla parte superiore del foglio sotto, i pezzi sulla parte inferiore del foglio sopra ed entrambi sono visibili solo “guardando in controluce”. A seconda di come viene piegato il foglio aperto appaiono due diverse posizioni.

      Pensa che, non avendo a disposizione l’annuncio originale, ho simulato l’operazione di piegatura tramite due fogli di carta trasparente per salumi con pezzi e scacchiera disegnati a mano …. E poi si dice che gli scacchisti sono persone strane …! 😁

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        Sergio Pandolfo 15 Ottobre 2022 at 15:10

        Complimenti per l’inventiva, allora. Chissà se questa interpretazione dello stratagemma usato da Duchamp può essere avvalorata dal confronto con i ready-made o con altre sue trovate artistiche… Rispetto al primo diagramma, pare che nel secondo vi sia una specie di sovrapposizione dei pezzi dall’ala di Re a quella di Donna, il che riporta in mente proprio certi giochi a “specchio” per così dire, delle avanguardie pittoriche del surrealismo e del dadaismo. Vedi una cosa, ma potrebbe essere un’altra…

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    Fabio Lotti 15 Ottobre 2022 at 09:32

    Articolone. Complimenti!

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    Paolo Landi 16 Ottobre 2022 at 08:59

    Bell’articolo e complimenti per l’ingegnosa soluzione. In fondo risolvere l’enigma per Duchamp non era la priorità. Una volta disse: “nessuno sa qual è il punto di arrivo dell’impresa,forse anche perché un punto di arrivo non esiste,non esistono soluzioni perché non esistono problemi. Quello che conta è il percorso,il tragitto, l’importante non è sapere quello che si deve trovare, l’importante è cercare.”

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    Filologo 16 Ottobre 2022 at 14:58

    Interessantissimo!

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