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Un sfida fra titani

Scritto da:  | 13 maggio 2010 | Nessun Commento | Categoria: Libri

A coloro che si limitano ad acquistare non più di uno o due libri di scacchi all’anno, esclusivamente libri di qualità, il mio personale suggerimento è quello di prendere in considerazione il volume recentemente edito da Caissa Italia “Petrosjan-Spasskij 1969” dedicato all’analisi dettagliata della sfida per il titolo mondiale giocata a Mosca, nella primavera del 1969, tra l’allora detentore del titolo Tigran Vartanovic Petrosian e lo sfidante Boris Spassky. Nella bibliografia scacchistica innumerevoli sono i titoli dedicati alle sfide per il trono mondiale, volumi tutti generalmente di ottimo pregio, spesso scritti dai diretti protagonisti di queste sfide memorabili, pensiamo per esempio ad Alekhine, Botvinnik, Smyslov e Tal, giusto per citarne una manciata, ma in questa serie spicca indubbiabemte quello scritto “a quattro mani” dai due Grandi Maestri sovietici Igor Bondarevsky ed Isaac Boleslavsky. Il libro è decisamente particolare perché, come ottimamente illustrato nell’introduzione, in effetti non è neanche corretto affermare che si tratta di un’opera scritta a “a quattro mani” dai due Autori: nel senso che non vi si trova una sezione scritta da uno degli Autori ed un’altra scritta dall’altro, e neppure il tutto è il prodotto di una fatica comune, elaborato congiunto di una coppia di scrittori che hanno lavorato gomito a gomito.

Il libro nell'edizione italiana

Si tratta semplicemente, ed in questa apparente “semplicità” è riposto il segreto della ricetta, della sovrapposizione di due lavori analoghi: le analisi, condotte in assoluta autonomia ed indipendenza di pensiero, di tutte le 23 partite del match da parte dei due “secondi” dei protagonisti, Bondarevsky per quanto riguarda Spassky e Boleslavsky per ciò che concerne Petrosian. Analisi di altissima qualità da parte di entrambi, ovviamente, ed il Lettore, ripercorrendo lo svolgimento del match, partita per partita si trova coinvolto, per così dire in prima persona, seppure a distanza di più di quattro decenni, in un’esperienza assolutamente unica e irripetibile in quanto ad emozioni e pathos scacchistico. L’edizione italiana di questo autentico classico della letteratura scacchistica mondiale, annoverato da Mark Dvoretzky tra i capolavori di ogni tempo, è superbamente corredata da una cornice di fotografie eccezionali, spesso inedite o rarissime. Ogni partita è esaminata fin nei più reconditi dettagli, non solo dal punto di vista analitico ma anche da quello dei retroscena, del contesto temporale e psicologico del momento, onde consentire al Lettore di immedesimarsi inconsciamente in una dimensione di assoluta “suspence” sia narrativa che, appunto, scacchistica.

I due protagonisti dell'epico match: Tigran Petrosian e Boris Spassky

Il percorso di lettura di un testo come questo è l’ideale per prestarsi alle più diverse esigenze ed interpretazioni di lettura. Si può intraprendere, con un’espressione cara agli anglosassoni, “cover to cover” ovvero dalla prima all’ultima pagina, per un puro spirito di “rispetto” agli Autori oppure, come l’autore di questa recensione oserebbe modestamente suggerire, prima nei suoi brani di testo (le introduzioni alle partite, le considerazioni al termine di ciascuna di esse, la visione delle tabelle, interessanti ed accuratissime, piuttosto che la semplice “degustazione” delle stupende fotografie…;), limitandosi pertanto esclusivamente alle parti di prosa per poi dedicarsi in un secondo momento ad un percorso esplorativo di una più accurata e comoda analisi prettamente scacchistica, partita per partita e mossa per mossa, o forse, ancora meglio didatticamente parlando, isolando le partite per apertura, prima eventualmente quelle di Re, poi i Gambetti di Donna, infine i Sistemi Indiani. Insomma un libro che si può leggere e rileggere, in tutto comodo a più livelli interpretativi, e con la gustosa consapevolezza che ad ogni (ri)lettura le gemme di cui si compone un’opera come questa non faranno che incantare anche i palati più attenti ed esigenti.
Infine, per citare giusto un “dettaglio importante”, per ciascuna partita è riportato, mossa per mossa, il tempo consumato dai giocatori per effettuare le singole giocate, aspetto che un grande come Bronstein, ha spesso sottolineato non è affatto da sottovalutare onde meglio comprendere lo svolgimento delle partite dei campioni anche sotto il profilo psicologico prima ancora che tecnico.

Di questa memorabile sfida riportiamo brevemente la partita che forse ha segnato la chiave di volta dell’intero match: la diciannovesima, quella in cui Spassky, in una Siciliana apertissima ed avvincente, con un memorabile sacrificio di Pedone alla 21ª mossa è riuscito a divellere gli argini eretti del Campione in carica, Petrosian, per dare un’impronta definitiva al prosieguo del match, che di lì a poco, dopo due pareggi, avrebbe meritatamente laureato il nuovo Campione del Mondo nella figura della giovane stella di Leningrado, Boris Spassky.

21.e5! un autentico "fulmine a ciel sereno"

Leggi qui un’altra recensione dell’opera.

avatar Scritto da: Martin (Qui gli altri suoi articoli)


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