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Un misterioso finale di Torri

Scritto da:  | 1 giugno 2010 | 2 Commenti | Categoria: Finali, Libri

La recensione trattata quest’oggi ci vale da spunto per presentare ai Lettori di Soloscacchi un curioso episodio legato alle pagine del volume che stiamo per presentare. Si tratta ormai di un vero “classico”, uno dei libri più interessanti ed appassionanti tra le tante monografie sui finali. L’opera dedicata ai Finali di Torre di Grigory Levenfish e Vasily Smyslov, Autori che non hanno certo bisogno di presentazioni ed i cui nomi costituiscono da soli garanzia sufficiente per collocare quest’opera sul piedistallo che merita.
La prima edizione dell’opera risale al 1957 ed è in grandissima parte frutto dello sforzo e delle ricerche individuali di Levenfish, Smyslov infatti non ha mai avuto difficoltà ad ammettere che ne ha curato solo la revisione generale e la sistemazione organica del lavoro. Di fatto il connubio tra questi due grandi scacchisti ha prodotto un’opera che è stata tradotta in ogni nazioni in cui sia mai stato stampato un libro di scacchi e non così numerosi sono i libri che posson vantar un simile primato.
Lo studio di questo finale, a detta dei grandi giocatori “il finale più difficile tra tutti i tipi di finali”, quello la cui comprensione segna inequivocabilmente il raggiungimento della maturità nel processo evolutivo del giocatore professionista, viene in quest’opera dei due Autori sovietici trattato in modo completo ed esaustivo appoggiandosi anziché ad esempi stereotipati a situazioni invece di carattere generale onde render più facilmente assimilabile la già di per se complicata materia da parte del lettore. Così “Il Re è tagliato fuori, il Pedone è in sesta traversa”; oppure “Il Re è tagliato fuori orizzontalmente”; “Lotta contro il Pedone in quarta, teraza e seconda traversa”; “La difesa frontale” son solo alcuni dei titoli dei paragrafi che ben rendon l’idea del modo originale con cui gli Autori si sforzano nel vincer l’innata resistenza del semplice appassionato a meccanizzare le idee ed i concetti separandoli dal processo di generalizzazione mediante posizioni tipiche. E proprio questa è di fatto la caratteristica che ha reso l’opera di Levenfish e Smyslov un’opera innovativa per i tempi e la cui originalità e freschezza, a più di cinquant’anni di distanza, è ancora intatta e universalmente riconosciuta, sia dai giocatori di vertice che dal semplice appassionato che si affaccia per la prima volta verso il meraviglioso e affascinante universo dei finali. E questi meriti, i pregi di quest’opera, sono tanto più alti quanto più si tiene in considerazione il fatto che quelli di Torre sono i finali che con maggior frequenza si presentano nella pratica di gioco. E appunto gli esempi tratti da partite di torneo giocate da celebri giocatori abbondano nelle pagine di questo stupendo trattato rendendo gradevole e mai noiosa la lettura e lo studio dell’argomento nonché di sicuro beneficio pratico per il giocatore di ogni livello.
Tra i tanti esempi tratti dalla pratica magistrale e meravigliosamente analizzati nelle pagine di questo libro eccezionale ne abbiamo individuato uno particolarmente curioso e singolare.
Si riferisce all’epilogo di un incontro giocato tra il nostro Stefano Rosselli del Turco ed il grande Aaron Nimzowitsch. Il Campione italiano in partita giocò la mossa logiacamente più ovvia e naturale finendo per perdere in maniera istruttiva laddove il metodo che avrebbe consentito di raggiungere una posizione di patta viene invece illustrato in modo didatticamente chiaro e illuminante.

Stefano Rosselli del Turco

Aaron Nimzowitsch

D’accordo, ma dov’è il mistero? direte voi…

l'edizione italiana

Be’, intanto la particolarità del fatto è duplice: in primo luogo gli Autori collocano nel tempo la partita come giocata nel 1926 al torneo di Semmering, particolare ripreso da tutte le fonti successive, da Averbakh all’Enciclopedia belgradese sui finali, così come tutte le successive traduzioni del testo nelle svariate edizioni, da quella inglese della Batsford a quella spagnola sotto i tipi Martinez Roca finanche a quella italiana, la più recente, di Mursia.

Solo alcuni database invece riferiscono l’incontro al torneo di nove anni successivo disputato a Zurigo, nel 1934, e che ha visto l’indiscusso successo di Alekhine. Per inciso in quello stesso Torneo svizzero Nimzowitsch, ormai al declino del suo fulgore, ha siglato, nella partita contro Lasker, un altro capolavoro partorendo quello che Hannak, autore di una pregevolissima biografia di Lasker, definisce come “un monumento nella teoria dei finali di Cavalli”, ed alla cui analisi Paul Keres, nel suo preziosissimo “Practical Chess Endings”, dedica diverse pagine di approfondimento.


La seconda particolarità del finale tra Rosselli e Nimzowitsch citato da Levenfish e Smyslov consiste nella trasposizione di alcune mosse che si diramano dalla 78ª del Bianco: Levenfish e Smyslov riportano la linea 77…e3+ 78.Rg3 quale quella effettivamente giocata in partita (e con loro i succitati testi cronologicamente successivi in ordine di pubblicazione), mentre per esempio altre fonti (tra cui l’archivio di Chessbase) citano come linea giocata la: 77…e3+ 78.Rf3 etc. Notiamo peraltro che la circostanza rilevata assume un puro aspetto storico dato che il valore didattico dell’esempio non è in alcun modo inficiato dalla trasposizione contestata.

Ecco l’analisi di Levenfish e Smyslov di questo misterioso finale di Torri…

72.Re2? (perde); 72.Th8! (patta)

72.Re2?

la mossa che perde!

Assicura la patta invece la continuazione: 72.Th8! Ta2+ [72…e4 73.Td8+ Re5 74.Te8+ Rf4 75.Tf8+ Rg5 76.Re3 con parità] 73.Rg1! Re4 74.Txh4+ Rf3 75.Th8 e4 76.Tf8+ Rg3 77.Rf1 con facile patta

72…Ta2+ 73.Rd1

[73.Rf3 e4+ 74.Rg4 Tg2+ 75.Rxh4 [75.Rf4 Tf2+] 75…e3 76.Th8 e2 77.Te8 Rd4 78.Rh5 Rd3 79.h4 Tg3 con vittoria del Nero] [73.Rf1 Re4 74.Txh4+ Rf3 75.Rg1 e4 76.Th8 e3 77.Tf8+ Re2 78.h4 Ta4 79.Th8 Tg4+ 80.Rh2 Rd3 81.Td8+ Td4]

73…Re4 74.Txh4+ Rd3 75.Re1 e4 76.Th8 Ta1+ 77.Rf2 e3+

Quale fu la mossa effettivamente giocata in partita dopo 77...e3+?

78.Rg3

Quale fu la mossa effettivamente giocata in partita? 78.Rg3 oppure 78.Rf3?

[78.Rf3 Tf1+ 79.Rg4 e2 80.Td8+ Rc4 81.Te8 e1D 82.Txe1 Txe1 83.h4 Rd5 84.Rf5 Th1 0-1]

78…e2 79.Td8+ Rc4 80.Te8 e1D+ 81.Txe1 Txe1 82.h4 Rd5 83.Rg4 Th1 0-1

l'Edizione inglese dell'opera

l'edizione spagnola dell'opera

Semmering in una foto dell'epoca

Semmering 1926: i partecipanti al torneo

Semmering 1926: la classifica finale

Zurigo in una fotografia dell'epoca

Zurigo 1934: i partecipanti al torneo

Zurigo 1934: classifica finale

avatar Scritto da: Martin (Qui gli altri suoi articoli)


2 Commenti a Un misterioso finale di Torri

  1. avatar
    Luca 1 giugno 2010 at 18:41

    Ottima analisi di un classico che ha varcato le soglie del tempo! Ho trovato questo libro forse uno dei libri sui finali più istruttivo di sempre, io che invece mi ero comvinto a prendere il manuale di Dvoretskij! Quello di Smyslov e Levenfish è decisamente migliore didatticamente.




    0
  2. avatar
    Marramaquís 6 giugno 2010 at 22:51

    Ora devo per forza andare a riprendere e rivedere quel libro (che acquistai tanti anni fa e che ho lasciato a casa di mia madre).
    Non con lo scopo di studiare i finali, ovviamente (tanto, non li ho mai studiati).
    Poi, Semmering e Zurigo come Karlsbad (altro mio commento di poco fa).
    Complimenti, Martin.
    E bene anche per l’inserimento delle tabelle complete dei tornei, che fa sempre piacere visionare.
    Ciao.




    0

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