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Come migliorare a scacchi

Scritto da:  | 25 giugno 2010 | 6 Commenti | Categoria: Libri


Uno degli aspetti più critici per lo scacchista cosiddetto “medio”, quello di torneo, il non professionista, colui che, con termine altamente sintetico, nonché pienamente aderente ed esaustivo, gli anglosassoni definiscono comunemente “club player”, non è legato tanto a dove trovare le informazioni ed il materiale necessario per migliorare ma al modo con cui trovarlo e impiegarlo quindi col massimo del profitto.
Come ammirabilmente illustra Jeremy Silman nell’introduzione ad uno dei suoi migliori testi (“How to reassess your chess”;) il processo evolutivo e pedagogico del giocatore medio, ovvero della stragrande maggioranza degli appassionati, è lungo, contorto e frustrante.
In primo luogo egli deve infatti comprendere cosa studiare e già questa sovente non è impresa affatto semplice. Perchè di norma si affaccia al mondo degli scacchi inteso questo come gioco ed in quanto gioco, puro “ludus” mentale, il bisogno dello studio appare in prima battuta già una sorta di ostacolo, qualcosa di imprevisto, probabilmente inconsciamente da evitare.
Ma dopo le prime batoste sulla scacchiera anche il principiante più inavveduto s’accorge immancabilmente che senza un minimo di infarinatura, senza almeno i rudimenti più elementari non si va da nessuna parte.
Come già detto in innumerevoli occasioni il metodo più adeguato per procedere con profitto e rapidità lungo questo irto percorso è ovviamente quello di avvalersi dell’appoggio di un esperto, possibilmente di un maestro, senza obbligatoriamente voler cercare una corrispondenza a tutti i costi tra il termine in senso lato ed il titolo ufficiale, comunque di un qualcuno che, in modo diretto e personale, sappia trasferire nell’allievo la propria esperienza e le proprie cognizioni plasmandone con criterio le doti individuali.
Per chi tuttavia non può seguire questo metodo (oggettivamente il migliore), per qualsivoglia motivo o anche solo per pigrizia o riluttanza intrinseca, per fortuna ci sono i libri… e ce ne sono parecchi, forse troppi!
Già… questo forse è davvero il problema, il problema nel problema. Esistono infatti libri, spesso ottimi, che trattano e approfondiscono tutti gli aspetti della partita di scacchi. Hai sentito dire da qualche parte che bisogna partire dai finali?
Bene, ecco allora una pletora di testi, di enciclopedie, di monografie di tutti i finali possibili e immaginabili, con pochi, tanti e alcuni Pezzi soltanto…  tutti dedicati solo ai Finali. Ma quanti di noi ne hanno davvero letto anche solo uno dall’inizio alla fine?!? Per non parlare poi di quanto sia difficile e lento il processo di digerire davvero bene la comprensione e le sfumature, i procedimenti tecnici e strategici di questa fase cruciale della partita…
“Ma se ai finali neppure ci arrivo…”
Obiezione sacrosanta! Si parte dall’apertura, lapalissiano, evidente come il sole, e qui non si può sbagliare, giacchè non partendo bene è quanto mai difficile raddrizzare una partita, soprattutto contro un giocatore più esperto o appena appena più smaliziato. Un errore in apertura sovente implica un inizio in salita se non addirittura una precoce catastrofe (Nejstadt… se ci senti batti un colpo!).
Perfetto! Allora studiamo le aperture! Sì, ma quali? e soprattutto come??
Ogni libro che ancora non abbiamo ci sembra quello che dovremmo assolutamente avere, quello giusto, quello che fa per noi, ma una volta acquistato subentra dopo la prima pagina e mezzo di varianti spesso mandate giù a memoria, per quel senso del dovere che spesso anche tra gli scacchisti più anarchici e ribelli non è affatto raro trovare, ecco che il libro ci appare immediatamente inadeguato, “troppo difficile”, probabilmente inutile… o forse è solo la scelta di quella determinata apertura a cui il libro è dedicato che non va bene per noi… ed ecco, impellente e irrefrenabile, il bisogno di ritornare di corsa in libreria, cambiare scaffale, cambiare apertura, cambiare libro ed il processo, in quell’alternanza tra entusiamo iniziale e delusione successiva, ahimé così noto agli “scacchisti fai da te”, si ripete ciclicamente e senza posa pressocché all’infinito…
Per fortuna che, prova e riprova, a furia di dar capocciate a destra e a manca tra tutti gli innumerevoli titoli del tipo “vincere in un battibaleno con il sistema tal dei tali…” oppure “stritolare (il Rosso) e il Nero con l’impianto…” una lampadina provvidenzialmente ci si accende in fondo alla stanza dei neuroni e, nonostante la poca luce emanata, in un lampo di genio comprendiamo di botto che dopo la fase di apertura da cui con innumerevoli stenti e patimenti in qualche modo siamo riusciti a sopravvivere, e prima del Finale, di cui in qualche miracoloso modo abbiamo capito come barcamenarci, come qualche saggio “precettore” tedesco ha cautamente osservato, “gli Dei del Cielo hanno inserito il centro di partita” e, disappunto sommo disappunto, è proprio qui che rimediamo le scoppole più solenni e dolorose.
Tra infilate, forchette, impedonature, fianchetti andati a ramengo, isolani non collegati, Alfieri buoni, cattivi, attivi, passivi e di qualità non pervenuta o non rintracciabile, immancabilmente succede che ci perdiamo tra i meandri e le paludi sia della tattica che della strategia finendo per perdere dosi industriali di partite senza neppure renderci bene conto del come, del perché e del quando esattamente.
Allora che dire?!? Qual è il succo di tutto questo? Significa forse che non dobbiamo più studiare le aperture, i finali ed il mediogioco?!?
No, non è assolutamente questo il punto, li dobbiamo studiare eccome, ma con criterio, con metodo, con raziocinio ed equilibrio.
Come il buon “patriarca” degli scacchi italiani, Enrico Paoli, ha acutamente osservato nella sua brillante introduzione del “Giocare bene per giocare meglio”, importante, anzi fondamentale, non è quanto sudiamo, ciò che studiamo o dove lo studiamo… basilare è inanzitutto COME studiamo!
Recentemente la letteratura scacchistica ha recepito queste importanti problematiche e Autori di assoluto spessore hanno prodotto testi eccellenti rivolti a colmare questi vuoti. Tra questi se ne possono segnalare almeno due di estremo pregio.
Essi sono “LES SECRETS DE L’EFFICACITÉ AUX ÉCHECS”, di quel grande campione e scrittore di successo che è John Nunn ed il recentissimo “STUDYING CHESS MADE EASY” di Andrew Soltis, la cui penna gli appassionati italiani conoscono bene per le sue opere originalissime e di enorme impatto e utilità.


Il testo di Nunn è indubbiamente più sistematico e forse più concreto. Pur nella difficoltà intrinseca del compito il GM inglese riesce a sintetizzare con acume gli aspetti pratici delle varie fasi del gioco da sviscerare e su cui puntare con profitto la propria attenzione. Come appare già evidente anche da una rapida scorsa al sommario, se c’è un solo libro di scacchi da leggere assolutamente “from cover to cover”, da capo a fondo, con attenzione, perchè ne vale veramente la pena è proprio questo.

Indice de: Les secrets de l'efficacité aux échecs

John Nunn sfoglia l'edizione originale del libro

Giunto alla sua seconda edizione, con l’aggiunta di capitoli dedicati a come adoperare bene il computer per la propria preparazione o, appunto, a come meglio districarsi nell’intricata e fitta giungla della sterminata letteratura scacchistica, il libro di Nunn è una sorta di piccolo prezioso scrigno colmo di consigli e suggerimenti pratici per affrontare con sicurezza e fiducia il proprio percorso agonistico.

Tratto da: Studying chess made easy

“No profit grows where no pleasure is taken…” Rammento sempre l’effetto che mi fece questo acuta osservazione di Shakespeare che lessi per la prima volta nella stupenda grammatica inglese di Vincenzo Grasso, ora purtroppo non di facile reperibilità, e credo che mai simile concetto sia stato espresso in maniera altrettanto efficace e diretta quanto le parole del grande drammaturgo e poeta inglese sono riuscite a sintetizzare. E da questo importante, basilare semplicissimo eppure tanto negletto principio parte il GM statunitense Andrew Soltis nel suo scorrevolissimo libro che tratteggia in maniera brillante i punti su cui lavorare per impostare correttamente il proprio piano di studi scacchistico. Il testo di Soltis è probabilmente più leggero e di facile lettura di quello di Nunn, anche se gli esempi, i frammenti di partita proposti, gli spunti e le osservazioni di cui è ricco sono altrettanto azzeccati e pertinenti, ed in coppia, entrambi i testi costituiscono uno strumento validissimo non soltanto per capire come migliorare a scacchi ma anche per effettivamente riuscirci, un vademecum davvero indispensabile per tutti gli scacchisti.

Indice de: Studying chess made easy

Manhattan Chess Club: Robert James Fischer vs. Andrew Soltis

avatar Scritto da: Martin (Qui gli altri suoi articoli)


6 Commenti a Come migliorare a scacchi

  1. avatar
    Michele Panizzi 25 giugno 2010 at 15:01

    L’articolo che hai scritto e’ buono o anche ottimo,
    il libro di Soltis invece no ,
    non dice come applicare le idee ,
    non aiuta in nulla . In conclusione :
    non compratelo e risparmiate il vostro denaro!




    0
  2. avatar
    Bruno 25 giugno 2010 at 16:04

    De gustibus. Io invece ho preso il libro di Soltis alle 2 Torri e l’ho trovato originale e pieno di consigli su cose che non mi sarebbero mai venute neppure in mente




    0
    • avatar
      Michele Panizzi 26 giugno 2010 at 15:57

      Si , ma da veramente consigli per organizzare
      lo studio degli scacchi? Questo e` l aspetto
      fondamentale . Ha degli spunti interessanti,
      ma sono spunti episodici .
      Condivido molto quello che diceva Bovinnik
      ai suoi allievi : gli scacchi non si insegnano,
      si imparano . E` un attivita da fare in modo
      autonomo . Cio` detto che aiuto concreto fornisce
      per organizzare lo studio dei libri scacchistici
      che sono piu` numerosi di qualunque altro gioco?




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  3. avatar
    YG 25 giugno 2010 at 19:59

    “Secrets of Practical Chess”, che è il titolo originale di Nunn in francese, è stato tradotto qualche anno fa da Prisma con il titolo “Cosa deve sapere il giocatore da torneo”.
    Ne esiste però una nuova edizione, con circa il 45% di materiale in più (fonte Gambit), che con tutta probabilità corrisponde al testo francese.




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    • avatar
      Martin Eden 25 giugno 2010 at 21:11

      Grazie per la precisazione. In effetti sì, confermo che l’edizione francese della Olibris si riferisce alla seconda edizione del testo di Nunn ampliata nell’aggiunta dei due capitoli finali: quello sull’utilizzo del software in campo scacchistico e quello relativo ai consigli su come meglio orientarsi in ambito di letteratura scacchistica. Entrambi molto acuti ed interessanti.




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  4. avatar
    Bilguer74 30 giugno 2010 at 12:06

    Titolo: Fahrenheit 451.
    Protagonisti: un MF ironico, un CM secchione.
    MF: “Sempre aggiornato sulle ultime novità teoriche?”
    CM: “Certo scarico quotidianamente tutte le partite di tutti i tornei, assolutamente indispensabile. Del resto immagino che anche tu faccia altrettanto…”
    MF: “Mah… sai io ultimamente lavoro molto sui libri…”
    CM: “No i libri no… assurdo…”
    MF: “Perché?”
    CM: “Nei database trovi tutto! Nei libri manca sempre qualcosa! Al rogo i libri!”
    Fantascienza scacchistica? Mah… Caro Martin, sai che mi son trovato fra le mani proprio “Giocare bene per giocare meglio”? Trovando nuove un sacco di cose vecchie!




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