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Come affrontare i gambetti

Scritto da:  | 16 agosto 2010 | Un commento | Categoria: Libri

Le teorie circa il successo della lingua inglese quale esperanto del nuovo millennio sono molteplici e spesso suggestive e singolari. Probabile che le ragioni di tale affermazione siano più di una ma quel che è certo e indisputabile è il fatto che sovente, in quanto a semplicità e immediatezza, nel lessico anglosassone si trovino termini la cui traduzione spesso richiede perifrasi articolate e complicate le quali peraltro neppure rendono appieno giustizia per conformità e aderenza rispetto al significato originale. Eccelsi linguisti e studiosi hanno approfondito con competenza e merito l’argomento; non avendo noi tali competenze ci limiteremo semplicemente a registrare che uno di tali termini è quello rappresentato dal verbo “to squeeze”. Letteralmente il significato corrisponde a “spremere”, “strizzare”, “spillare” riferito a sostanze liquide… ed in senso lato “ricavare”, “estorcere”. Nello slang scacchistico anglosassone l’espressione pare, a propria volta, esser stata mutuata dal gergo del bridge, e di fatto indica il paziente, lento, tranquillo manovrare in posizioni apparentemente pari inteso ad ottenere piccoli ma significativi vantaggi da accumulare per migliorare incrementalmente la propria posizione senza ricorrere a sacrifici, combinazioni e colpi tattici evidentemente impossibili da attuare dato il carattere chiuso o tipicamente strategico della posizione.

Petrosian… Kramnik… già… son questi i nomi dei grandi campioni che per primi ci vengon alla mente quali rappresentanti per antonomasia di questo stile di gioco. E sovente l’atteggiamento, l’approccio di questo tipo contro giocatori dallo stile invece decisamente tattico, tagliente, che prediligono gli “attacchi alla baionetta”, alla kamikaze, “paga” anche già soltanto dal semplice punto di vista psicologico. Quale migliore deterrente infatti di impantanare le cariche di cavalleria di lancieri votati all’attacco della vita con una strategia apparentemente “passiva”, “attendista” di solida e robusta difesa in attesa eventualmente del primo minimo passo falso per colpire poi il nemico con un micidiale contrattacco?!?
Ecco, tutto questo, è magistralmente applicato e approfondito in fase di apertura nel magnifico recentissimo volume del Grande Maestro bulgaro Kiril Georgiev dal titolo appunto altamente evocativo “Squeezing the Gambits – The Benko, Budapest, Albin, and Blumenfeld” (192 pagine, Chess-Stars editore, 2010).

Il libro tratta degli impianti che il Bianco, aprendo con 1.d4, può contrapporre, di fronte a questi quattro Gambetti del Nero. Le sezioni in cui il volume si divide sono essenzialmente le seguenti sei:

Il Gambetto Benko Rifiutato

  • Capitolo 1: 1.d4 Cf6 2.c4 c5 3.d5 b5 4.Cf3! g6 5.cxb5 a6 6.b6
  • Capitolo 2: 1.d4 Cf6 2.c4 c5 3.d5 b5 4.Cf3! Altre possibili 4e mosse del Nero
  • Capitolo 3: 1.d4 Cf6 2.c4 c5 3.d5 b5 4.cxb5 a6 5.b6 e6, 5…a5

Il Gambetto Budapest

  • Capitolo 4: 1.d4 Cf6 2.c4 e5 3.dxe5

Il Contro Gambetto Albin

  • Capitolo 5: 1.d4 d5 2.c4 e5 3.dxe5 d4

Il Gambetto Blumenfeld

  • Capitolo 6: 1.d4 d5 2.c4 e6 3.Cf3 c5 4.d5 b5

il GM Kiril Georgiev (Elo 2675)

Ma per meglio illustrare il carattere del libro lasciamo la parola all’Autore che nell’Introduzione si esprime in questi termini:

«In questo libro proverò ad insegnarvi come mettere il Nero sotto pressione posizionale relativamente ai più popolari gambetti giocabili contro 1.d4.

Ricordate il vecchio adagio che dice che il metodo migliore per affrontare un gambetto è quello di accettarlo? Be’, questo può esser vero ma solo per quei sistemi intrinsecamente non corretti, come per esempio 1.d4 e5 2.dxe5 d6?. Ovviamente in questo caso si deve catturare tutto quello che si riesce e iniziare poi a monetizzare il nostro vantaggio di materiale. Ma prendiamo in esame un altro esempio:

1.d4 Cf6 2.c4 c5 3.d5 b5 4.cxb5 a6 5.bxa6 g6 6.Cc3 Axa6 7.Cf3 d6 8.g3 Ag7 9.Ag2 Cbd7 10.Tb1 Da5 11.0-0 0-0 12.Dc2 Cb6 13.Td1 Cfd7 14.Ad2 Cc4 15.Ae1 Tfb8, Banikas-Tregubov, Kallithea 2009.

Vi imbarchereste per mirare al raggiungimento di una posizione come questa col Bianco se non ben consci del fatto che viene considerata dalla teoria come uno degli approcci più innovativi e sofisticati contro il Benko?

Il Bianco ha un Pedone di vantaggio ma tutti i suoi Pezzi sono ancora ormeggiati nelle prime due traverse. Una sola minima imprecisione e la posizione del Bianco rischia di crollare di colpo come un castello di carte. Il buon senso suggerisce invece che a meno che il Bianco non sia in grado di giocare scientificamente con la precisione di una macchina, farebbe sicuramente meglio a preferire un approccio diverso in quest’apertura.

Non si tratta qui di addentrarci in dispute teoriche sul Gambetto Benko accettato. Mi preme solamente evidenziare che dal punto di vista pratico la scelta del Bianco è quanto meno dubbia. In genere quanto più numerosi sono gli errori nelle proprie partite tanto maggiore diventa il margine di rischio.

Ritengo che piuttosto che provare a trovare una confutazione a questi gambetti aggrappandosi allo spasimo al proprio pedoncino di vantaggio sia decisamente meglio impostare un  arioso gioco posizionale, occupare il centro e impedire ogni tipo di possibile controgioco all’avversario.

E qui vorrei esporre la mia più grossa argomentazione a favore di questo approccio decisamente posizionale: esso consente di svincolarci nel modo più netto possibile dalla preparazione casalinga col computer! E argomentazioni come questa diverranno presto uno dei fattori chiave nel processo di costruzione di un proprio efficace repertorio di aperture.

Di fatto gli scacchi hanno raggiunto un bivio cruciale nel corso della loro esistenza. A causa della sempre maggior forza dei computer si assisterà o a un progressivo lento declino, come nella dama, oppure alla diramazione di due differenti modalità di gioco: gli scacchi col computer e gli scacchi giocati dagli umani. Ovviamente niente potrà impedire i giocatori in carne e ossa dal far uso di una gamma infinita di “motori scacchistici al silicio” per la propria preparazione casalinga. Ma un enorme numero di varianti più o meno forzate ed addirittura interi impianti di carattere aperto semplicemente scompariranno nel nulla dalla pratica di gioco a causa della loro sempre più approfondita dissezione ad opera del computer. Col rischio di incorrere in cocenti inaspettate sconfitte anche contro giocatori sulla carta più deboli, in aperture di questo tipo, per l’essersi imbattuti in qualche ordigno esplosivo appositamente preparato per l’occasione a casa con l’ausilio solo del computer.

Pertanto, al fine di sopravvivere all’apertura, i giocatori migliori dovrebbero adottare un solido approccio posizionale basato essenzialmente sulla comprensione profonda delle caratteristiche della posizione. In tali circostanze il ruolo giocato dal computer non sarebbe così altrettanto decisivo a causa appunto del gran numero di sfumature posizionali sulla cui valutazione risultano nettamente più deboli.

Evitare la preparazione casalinga risulta essere comunque solo la prima parte del problema. Il compito fondamentale resta tuttavia quello di mettere sotto l’avversario.

A differenza dei computers i giocatori in carne e ossa non possono, per forza di cose, riuscire a giocare sempre la mossa migliore imbarcandosi nel calcolo di tonnellate di varianti. Devono invece risparmiar tempo ed energie preziose affidandosi invece a dei piani tipici, a dei princìpi di carattere generale tenendo anche conto di un certo margine di sicurezza nel prendere le proprie decisioni.
Quando ci troviamo a dover giocare alla scacchiera dobbiam sempre esser consci del fatto che possiamo commettere degli errori. Ed accettando i gambetti andiamo a immergerci in situazioni di rischio ancor maggiore dove il prezzo di ogni singola mossa è ben più alto del normale. Quando siamo sulla difensiva tali errori posson esser spesso quelli decisivi. E risulta di ben magra consolazione la constatazione nell’analisi “post mortem” del nostro eventuale vantaggio materiale di un Pedone.

Il mio obiettivo in questo libro è quello di riuscire ad equipaggiarvi con un valido, solido e duraturo repertorio contro la maggior parte dei gambetti. E va notato che i sistemi da me proposti oltre ad esser solidi e facili da giocare non sono affatto inferiori a tutti gli altri. Per esempio dopo 1.d4 Cf6 2.c4 c5 3.d5 b5 4.Cf3 g6 5.cxb5 a6, la mossa 6.b6 raggiunge il più che discreto 58% mentre 6.bxa6 solo il 48%. Due mosse prima, 4.Cf3 ottiene il 60% contro solo il 52% per 4.cxb5.

Il mio repertorio non richiede poi soverchi sforzi di memorizzazione dato che le linee principali non sono caratterizzate da quella sorta di batti-e-ribatti tipico di tante altre varianti. Entrambi i colori hanno la possibilità di scegliere tra diversi ordini di mosse in modo da porre l’enfasi solo sui piani e le idee attinenti alla posizione. Mi dilungo anche sulla spiegazione di cosa fare dopo l’apertura, su quali pezzi poter cambiare e su quali invece sbarazzarsi. E, ovviamente, metto a disposizione del lettore anche un intero approfondimento teorico, mossa per mossa, nei capitoli
dal titolo “Step by Step”.

Rimarrete di fatto sorpresi di quanto facilmente riuscirete ad affrontare questi gambetti una volta che avrete appreso ad utilizzare gli strumenti che vi metto a disposizione.»

Non mancano, ovviamente, esempi tratti da partite giocate, per lo più recentissime e commenti acutissimi su tanti temi strategici spesso superficialmente solo o affatto sfiorati in opere simili.
Completano il pregio del volume gli ottimi caratteri di stampa utilizzati, i diagrammi di eccellente fattura e l’impaginazione nitida e chiara.

In conclusione: un libro da leggere …anche se abbiamo sempre aperto con 1.e4!

avatar Scritto da: Martin (Qui gli altri suoi articoli)


Un Commento a Come affrontare i gambetti

  1. avatar
    Jazztrain 16 agosto 2010 at 09:10

    La dama non è in declino, come sostiene Kiri Georgiev!

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