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Gli scacchi del padre di Maigret

Scritto da:  | 3 settembre 2010 | 7 Commenti | Categoria: Libri

Tutti sanno che uno dei riferimenti assoluti della letteratura poliziesca – “gialla” come diciamo in Italia, grazie ad una collana della Mondadori del 1929 – è senza dubbio George Simenon. Forse, però, non tutti sono a conoscenza che questo grande scrittore belga ha scritto, nel 1938, un romanzo che ha come filo conduttore gli scacchi : “L’uomo che guardava passare i treni” (Ed. Adelphi, edizione 2008, € 9,00).
In questo capolavoro psicologico, il padre del Commissario Maigret si sveste dei panni dello scrittore “giallo” (cioè di colui che descrive il delitto dal punto di vista del protagonista positivo, appunto il famoso commissario con l’inseparabile pipa) e veste quelli dello scrittore “noir” (che narra la vicenda dall’ottica del criminale). In una storia che si snoda tra Groningen* (Olanda) e Parigi (Francia), Simenon mostra da un osservatorio privilegiato il suo protagonista, Kees Popinga, impiegato e scacchista, mentre affronta un viaggio reale e psicologico: reale, perché il protagonista scappa dalla sua città per arrivare a Parigi per dimostrare finalmente a sé e agli altri di essere un uomo superiore; psicologico, perché fugge da se stesso e dalla vita grigia e “per bene”, che ha vissuto nei suoi primi quarant’anni, per vivere – illudendosi – un breve periodo da uomo diverso, freddo e sicuro di sé, da genio e omicida. La svolta, che trasforma l’ “impiegato – padre – marito “ modello in un pericolosissimo assassino, è data da una strana confidenza fattagli una sera dal proprio datore di lavoro, un famoso e ricchissimo spedizioniere, che gli rivela che la sua ditta sarebbe fallita e che il giorno successivo sarebbe scomparso facendo credere di essersi suicidato. Inizialmente Kees Popinga deciderà, proprio la mattina dopo il colloquio, di non alzarsi dal letto, mandando in crisi la propria famiglia, e poi si allontanerà, senza dare spiegazioni. Raggiungerà, quindi, l’amante del proprio padrone, una prostituta d’alto bordo di nome Pamela, che lo rifiuterà e che verrà da lui uccisa.
Popinga, a questo punto, non può più tornare indietro e inizia la sua rocambolesca avventura che lo porterà a sfidare la polizia giudiziaria francese nella persona del commissario Lucas. Nel contempo verrà inevitabilmente a contatto con la piccola delinquenza metropolitana che lui, nel suo delirio di onnipotenza, considera insignificante ed inferiore, così come tutti coloro che si muovono attorno a lui. Incontrerà altre donne – soprattutto prostitute – delle quali non riesce a fare a meno quando cala la sera, ma solo per potersi addormentare tranquillo ma, ancora una volta, una di queste viene aggredita da Popinga.
Simenon ci restituisce l’ansia del personaggio in un crescendo notevolissimo: la sua mania di persecuzione, acuita dalle esigenze della fuga, le sue paure, la tenerezza finale di un personaggio grottesco che viene gabbato da un piccolo voleur (ladro) che con destrezza gli ruba gli ultimi denari e il suo amato taccuino, sul quale aveva annotato tutte le sensazioni del viaggio. A questo punto emerge tutta la debolezza e la fragilità di Popinga che, deluso dalla vita ma soprattutto da se stesso, tenta invano il suicidio.
Gli scacchi, come detto, sono il filo conduttore del racconto e accompagnano il protagonista prima, durante e dopo la sua fuga. Rappresentano la sua passione e, forse, la causa della sua paranoia. Per lo scrittore sono invece un mezzo per descrivere il carattere di un uomo che rimane se stesso solo giocando al nostro gioco, mentre è altro nella vita di tutti i giorni, nel suo fallimentare percorso esistenziale.
Il finale del racconto – che non voglio anticipare per rispetto di chi voglia leggere questo breve romanzo – è dedicato ancora una volta agli scacchi.
Buona lettura.

__________

* Per inciso, sei anni dopo a Groningen si tenne il primo grande torneo internazionale del dopoguerra che consacrava Mikhail Botvinnik tra i grandi dello scacchismo mondiale. Ecco il tabellone di quel torneo:

avatar Scritto da: Zenone (Qui gli altri suoi articoli)


7 Commenti a Gli scacchi del padre di Maigret

  1. avatar
    Jazztrain 3 settembre 2010 at 11:34

    Mancò poco che quel torneo lo vincesse Euwe, il campione del mondo di scacchi più sottovalutato della storia. Se avesse vinto quel torneo nessuno avrebbe messo in discussione il massimo titolo al grande campione olandese, nemmeno la FIDE.




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  2. avatar
    Zenone 3 settembre 2010 at 16:35

    Sì, Jazztrain, mi sembra che il tema della sottovalutazione di Euwe sia già stata trattata in alcuni post di Soloscacchi qualche tempo fa. Ritengo che il “quinto Campione del Mondo” sconfiggendo Alekine abbia meritato il titolo. Forse era troppo “normale” per essere considerato un grande giocatore di scacchi: aveva un lavoro e una famiglia! Vi invito a leggere la biografia del “nostro” su Wikipedia. E’ un ottimo spunto per iniziare ad apprezzare questo campione.
    http://it.wikipedia.org/wiki/Max_Euwe




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  3. avatar
    DiegoChess 3 settembre 2010 at 18:41

    Sara’ che amo tanto leggere o sara’ per qualche altro motivo ma trovo questo spazio dedicato da Soloscacchi ai libri e alla letteratura scacchistica davvero unico: continuate cosi’ ragazzi. Interessantissime le vostre presentazioni! e in particolare questa di Maigret scritta da Zenone!




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    • avatar
      Zenone 3 settembre 2010 at 20:09

      Non amo intervenire sui miei pezzi però qui mi tocca ringraziare DiegoChess 🙂




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  4. avatar
    Rino 3 settembre 2010 at 23:59

    @ DiegoChess:
    Condivido al 100% quello che dici: le recensioni di SoloScacchi sono interessantissime. Per conto mio posso solo dire che tutti i libri che segnalano e che ho trovato (quando posso da Hoepli – a Milano – proprio dietro la Scala) si sono rivelati davvero super.




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  5. avatar
    Mongo 4 gennaio 2012 at 23:18

    Lo sto leggendo ora… Un gran bel libro. Grazie mitico Zenone per avermelo fatto conoscere. 😉




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  6. avatar
    alfredo 5 gennaio 2012 at 05:37

    Gran bel racconto, uno dei migliori di Simenon a mio parere.
    Ricordo di averlo letto a puntate forse 25 anni fa.
    Veniva pubblicato in tale maniera ne il supplemento estivo del Corriere della Sera.




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