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Gambetto di Re

Scritto da:  | 27 febbraio 2011 | 3 Commenti | Categoria: Libri

In un celebre numero di New In Chess Alexander Morozevich, commentando la sua scelta di abbandonare il Gambetto di Re in favore di aperture più “redditizie” per il Bianco, ebbe a scrivere che si “era stancato di regalare un Pedone al proprio avversario”. Lasciando per un attimo perdere l’opinabilità del giudizio e fidandoci dell’esperienza di cotanto “garante” possiamo comunque consolarci obiettando che la stragrande maggioranza di noi comuni “under-2700” difficilmente ha occasione di incontrare in torneo gli avversari abituali del giovane talentuoso moscovita i quali, a suo dire, nell’accettare il Pedone di Gambetto partirebbero con il non trascurabile vantaggio di materiale da lui lamentato.
Né vogliamo ricordare che nomi illustri quali Boris Spassky, David Bronstein, o più raramente un certo Bobby Fischer o anche un tal Mikhail Tal, si sono avvalsi della facoltà di “regalare” tale decantato Pedone all’avversario di turno, salvo poi regolarmente clamorosamente punirlo nel centro di partita.
“Roba di anni fa…” dirà certamente qualcuno… Be’, non poi così addietro nel tempo se anche personaggi come Shirov, Fedorov oppure i terribili “English fellows” rispondenti ai nomi di Joe Gallagher, Neil McDonald, Mark Hebden, Nigel Short o addirittura, recentissimamente, il wonderboy Magnus Carlsen, ne hanno fatto (buon) uso…
Non si tratta di questo… questioni teoriche la cui portata va ben oltre la modesta comprensione scacchistica del vostro modesto recensore. Si tratta semplicemente dell’innocente desiderio di quest’ultimo di indicare un ottimo libro sull’argomento: il recentissimo “King’s Gambit”, edito dall’ottima casa editrice “Russian Chess House” e scritto dal Grande Maestro per corrispondenza Nikolai Kalinichenko. Il volume, in lingua inglese, ma di facile comprensione anche per il lettore italiano grazie alla simbologia delle mosse stile informatore, con copertina cartonata e di quasi quattrocento pagine, presenta praticamente tutto quello che lo scacchista necessita di conoscere (Morozevich escluso, obviously) per destreggiarsi con maestria tra i meandri di questa antica ed affascinantissima apertura.


L’approccio non è quello, lasciatemi dire, arido e un po’ noioso, della mera elencazione di varianti tipo enciclopedia belgradese, bensí quello ben collaudato e assai più proficuo dal punto di vista dell’apprendimento didattico, delle partite giocate in competizioni internazionali da giocatori di primo piano delle varie epoche (ah, detto per inciso, ne troverete una del nostro Mariotti ed una anche di Godena, entrambi col Nero). Più di trecento partite in tutto, non certo poche per una monografia di questo tipo. Le annotazioni non sono approfondite all’eccesso, e questo a beneficio della scorrevolezza del testo, laddove tutti momenti salienti delle partite vengono comunque analizzati col dovuto dettaglio.
Sui polverosi scaffali del vostro modesto recensore son ben collocati praticamente tutti i volumi dedicati al Gambetto di Re pubblicati negli ultimi quattro decenni, partendo forse dal migliore, quello del grande Paul Keres del 1968, inedito nella nostra lingua, al più recente in ordine cronologico, anch’esso in castigliano, del Maestro iberico Antonio Gude Fernández, testo anch’esso di eccellente qualità, passando attraverso altri ottimi cimenti letterari scaturiti dalle eccelse penne di Zak, Glazkov e altri teorici di prim’ordine, eppure il testo di Kalinichenko rappresenta probabilmente il miglior approccio pratico per incamminarsi lungo l’affascinante sentiero di quest’apertura immortale.

Morozevich: “Previously I would blunder a pawn with 2.f4 ef4, but now I have grown up.”

…noi invece desideriamo continuare a sognare e ad emozionarci come i fanciulli 🙂

avatar Scritto da: Martin (Qui gli altri suoi articoli)


3 Commenti a Gambetto di Re

  1. avatar
    Bilguer74 2 marzo 2011 at 09:41

    Ciao Martin, ho scoperto che mio padre ha “El Gambito de Rey” di Paul Keres da te citato! In effetti era un ottimo testo. Citerei anche “Winning with the King’s Gambit” di Joe Gallagher, assoluto esperto in materia. Ho anch’io il testo di Kalinichenko, il cui pregio è senza dubbio la facilità di consultazione, che lo rende agile e scorrevole al primo approccio.

    • avatar
      Jazztrain 2 marzo 2011 at 11:45

      In occasione della Mitropa Cup disputata a Olbia nel 2007 incontrai Joe Gallagher che giocava con la squadra svizzera. Gli chiesi, poiché sapevo che era il maggiore esperto vivente del Gambetto di Re, quale fosse la migliore variante a disposizione del Nero. Lui mi disse di accettare e se il Bianco gioca 2 Cf3 il Nero deve rispondere con 3…g5. Non esiste secondo Gallagher mossa migliore di questa.

  2. avatar
    Martin Eden 10 aprile 2011 at 09:14

    Il testo di Gallagher è ottimo, sia per chiarezza espositiva che per originalità di contenuti e idee esposte, ma l’ho volutamente evitato di menzionare dato che è comunque un libro di “repertorio”.
    Linee come 1.e4 e5 2.f4 exf4 3.Ac4 oppure la stupenda 1.e4 e5 2.f4 exf4 3.Cf3 g5 4.Ac4 non vengono affatto trattate a beneficio rispettivamente di 1.e4 e5 2.f4 exf4 3.Cf3 e 1.e4 e5 2.f4 exf4 3.Cf3 g5 4.h4, linee che, sostiene Gallagher, dal punto di vista pratico e agonistico sono più valide. Ritengo tuttavia che, soprattutto in un’apertura come il Gambetto di Re, ed in generale tutti i giochi aperti, esulare totalmente dalle linee storiche sia, in un certo qual modo, penalizzante.

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