Il 1972 costituisce una pietra miliare per il gioco degli scacchi. Confinati da tempo immemorabile nell’angusto spazio degli specialisti, essi assurgono improvvisamente alla ribalta della cronaca mondiali per mezzo di due “attori” straordinari: l’americano Bobby Fischer ed il sovietico Boris Spassky. Come copione la “recita” per il campionato del mondo, come “teatro” Reykiavik, nella gelida Islanda. Tutti i riflettori sono puntati su questo avvenimento che travalica il puro interesse per il “nobile giuoco”. L’uno di fronte all’altro non stanno solo due Grandi Maestri di altissimo livello ma due nazioni, due società diversissime e antiteche tra loro: la democratica, aperta e libera America contro la opprimente, chiusa e gretta Unione sovietica. Così almeno viene visto e vissuto il confronto dalla opinione pubblica che si divide e tifa come in una partita di calcio.
Ma cosa era successo perché un “estraneo”, un occidentale, dopo tanti anni di scontri fra “consanguinei” dell’est riuscisse a diventare un pretendente alla corona mondiale?

Robert James Fischer, o meglio Bobby, come lo chiameranno amici ed ammiratori, nasce a Chicago il 9 marzo 1943 da Gerhard, fisico tedesco immigrato in USA e da Regina Wender, ebrea svizzera. Una unione infelice presto naufragata. Nel 1945 c’è il divorzio e la madre si assume il peso della gestione familiare mentre il padre sparisce del tutto, o quasi. Quattro anni più tardi il trasferimento a Brooklin dove la Wender svolge il suo lavoro di maestra elementare.
Bobby ha una sorella, Joan, più grande di tre anni ed insieme apprendono i primi rudimenti degli scacchi in modo del tutto occasionale “…dalle istruzioni allegate ad un omaggio unito ad una scatola di caramelle, acquistata nella pasticceria di casa”. (A.Bisguer “L’evolversi di una leggenda” in “Fischer, analisi di un genio” di R.G. Wade e K. S. O’Connell, Prisma, Roma 1989, pag. 45). Il Destino, si sa, mette le mani dappertutto e i cosiddetti “omaggi”, spesso bistrattati, talvolta servono pure a qualcosa. Il Nostro non è precoce come il bambino prodigio Reshevsky, che tante volte abbiamo ammirato nelle fotografie di rito giocare sulla punta della sedia fra una caterva di esperti, stralunati secchioni, ma guadagna ben presto terreno lasciando alle spalle il pur diabolico connazionale. Impossibile trascrivere tutta la fantastica carriera di Fischer e perciò ci limiteremo a fissare i punti più importanti.
A otto anni già frequenta il Brooklin Chess Club e poco dopo il prestigioso Manhattan Chess Club (chi avrebbe mai pensato che l’imberbe ragazzino immortalato proprio lì in una foto storica con l’indice della mano sinistra tra le labbra, in dubbio se muovere o meno la Regina nera, sarebbe diventato un giorno campione del mondo!) dove si fa, come si dice, le ossa. Nel 1956 vince il campionato dei giovani ripetendosi l’anno successivo. Nel 1958 ottenendo il quinto posto nel torneo internazionale di Portorose si laurea Grande Maestro. A soli quindici anni! In campo nazionale non ha praticamente rivali, le statistiche lo danno primo in ben otto campionati degli Stati Uniti. In quello internazionale si mette presto in mostra vincendo il torneo di Mar la Plata nel 1960, piazzandosi bene o vincendo altri tornei successivi, partecipa con onore a diverse Olimpiadi e nell’incontro URSS – Resto del mondo, svoltosi a Belgrado nel 1970, totalizza ben tre punti su quattro contro Petrosjan. Nello stesso anno vince i tornei di Zagabria, Buenos Aires e di Palma Di Maiorca nel quale distanzia il secondo classificato, un tipetto come Geller, di tre punti e mezzo. Fa letteralmente impazzire gli avversari nel gioco lampo dove non ha rivali.

Ciò che colpisce, tuttavia, non è solo il suo gioco ma la sua personalità capace di attirare l’attenzione dei mass media, di movimentare in qualche modo il quieto mondo degli scacchi con le interviste, gli articoli, le “bizze” che ritroveremo anche in seguito. Alto, bello, slanciato, un fisico da attore holliwoodiano, sicuro e impavido, quando non strafottente, egli entra come un ciclone nel regno compassato della ninfa Caissa. Diventa il simbolo del riscatto degli occidentali, il Vendicatore Solitario, colui che potrebbe mettere finalmente in crisi l’atavico impero russo.

E si arriva, così, al match dei candidati per il campionato del mondo del 1971 che ha come obiettivo la sfida a Spassky, il suo re. Bobby aveva già fatto vedere di che pasta fosse fatto (qualcuno lo aveva paragonato addirittura al mitico Capablanca con il vantaggio di un carattere più combattivo e votato alla vittoria). Il suo “stile universale” coniato dal terribile Viktor Kortschnoj, che verrà valutato appieno solo in seguito, avrebbe impressionato chiunque. Eppure ancora non era stata apprezzata del tutto la sua reale forza di gioco e prima dell’inizio dell’incontro “Botvinnik scrisse un articolo in cui valutava le chanches di Fischer con molta cautela e poca fiducia, sostenendo che l’americano era troppo condizionato dalla sua eccezionale memoria nell’approccio teorico e molto meno dotato della creatività e nella ricerca dell’originale” (L.Barden), dimostrando così di essere più forte come giocatore che come indovino.
I primi pretendenti, Taimanov e Larsen, vengono letteralmente schiantati con un secco sei a zero che lascia tutti i commentatori a bocca spalancata. I due perdenti non sono dei fighetti, delle mezze calzette qualsiasi ma hanno alle spalle un cursus honorum di tutto rilievo. Da far strillare di piacere Caissa. Anche se costruito con mezzi totalmente diversi. Il primo si è fatto apprezzare per il gioco elegante ed armonioso come le note che riesce a tirar fuori dalla tastiera del pianoforte; il secondo è un tattico indiavolato, un dinamitardo impazzito delle sessantaquattro caselle, unico, tra l’altro, ad avere sconfitto Fischer nel citato torneo di Palma di Maiorca. Si cercano delle spiegazioni, delle scuse e si trovano nel loro atteggiamento mentale troppo fiducioso ed ottimistico. Con Petrosjan, qualcuno sussurra, sarà un’altra cosa. Tigran è famoso per il gioco duro e coriaceo come la pelle d’un coccodrillo. Il “boa conscrictor” dell’est soffocherà lentamente nelle sue spire il damerino stelle e strisce. L’inizio dell’incontro sembra confermare questa valutazione: una vittoria, una sconfitta e tre patte di seguito. Il momento della verità arriva alla sesta partita. La difesa attendistica dell’armeno che lo aveva reso celebre in tutto il mondo non paga. Fischer prende il sopravvento e poi dilaga vincendo le restanti tre partite.

E’ fatta. Si giunge in un tripudio di gloria da parte di tutta la stampa mondiale all’incontro del secolo contro il calmo, gentile, compassato Boris Spassky in netto contrasto con la personalità devastante dell’americano che fa i capricci come un bambino viziato. Le richieste economiche, i diritti televisivi, la distribuzione delle camere, il contatto con il pubblico, la comodità delle poltrone, il tipo di scacchiera, quello dei pezzi e così via. Viene rimandata anche la data dell’incontro. Il bizzoso Bobby vede giusto in un’ottica più vasta intuendo che gli scacchi stanno per diventare un vero e proprio affare.
Sia come sia il match inizia con una delusione per gli ammiratori dell’americano che non si presenta nemmeno al secondo incontro. Poi c’è una Benoni tutta da ricordare con quel Cavallo così seducente in h5 che provoca la disfatta del sovietico seguita da un crescendo di patte e di vittorie fino a giungere all’undicesima partita, alla famosa variante del pedone avvelenato della Siciliana nella quale Boris riesce ad intrappolare abilmente la sconsiderata Regina dell’avversario. Un colpo da stendere un toro ma Fischer è ben temprato, non demorde. Seguono otto patte e due vittorie per lui. Il 1 settembre 1972 è campione del mondo! L’incontro viene visto un po’ dappertutto, si formano dei veri partiti a favore dell’uno o dell’altro giocatore, si accendono focose discussioni in gran parte del globo quadrettato. Anche la stampa italiana offre per la prima volta il suo contributo ad un evento scacchistico. Nascono i primi figli degeneri di Fischer tra cui anche il sottoscritto. Egli è all’apice della gloria. Il più forte di tutti. Si prospetta, finalmente, un lungo regno occidentale. Ma Fischer si ritira. Il resto non conta.
Quando ho scritto questo articolo il nostro Bobby era ancora vivo. Oggi conosciamo tutti come è stata la sua fine. Ognuno la giudichi come vuole. Noi salutiamo l’uomo e applaudiamo il campione che se n’è andato.
Il solito sentito e doveroso ringraziamento alla prestigiosa rivista L’Italia Scacchistica!










































Redazione: soloscacchi@gmail.com


Lotti il Magnifico.
Sì, ognuno può pensare ciò che vuole del “dopo” ma il “prima” è imprevedibilità, divertimento e classe, fuori e dentro la scacchiera.
Un vero “eroe” sportivo moderno, forse uno dei primi.
E il TG 1 dell’epoca in apertura dava (più o meno) la notizia che “Al Campionato Mondiale di scacchi l’americano ha aperto con il pedone d’Alfiere della Regina”…
Auguri di un buon 1° maggio ed un saluto scacchistico a tutti i ‘figli di Fischer’, come me!
beh in effetti nella 5 partita bobby apri ( e non fu la prima volta nella sua carriera ) con c2 – c4 .
Un po’ tortuosamente ma il tg1 aveva detto giusto . e ottenne una vittoria straordinaria . e cosi’ apri’ anche nella ottava e qui fu spassky a commettere un errore gravissimo .
mi correggo 6 . Bobby aveva il B nelle partite pari. la partita si sviluppò come una ortodossa poi , e questa fu poi penso la piu’ grande sorpresa del match
ciao alfredo (e scusa il ‘ritardo’),
la ‘tortuosità’ c’era perchè ‘traducevano’ dalla lingua inglese e che, oggi, a pensarci bene, era all’epoca del match anche più chiara; ti immagini nel 1972 se il TG1 avesse detto. <>
(non sò perchè è saltato il pezzo che scrivo adesso)
Al Campionato Mondiale di scacchi l’americano ha aperto con ‘c4′ ?
” SE GLI SCACCHI FOSSERO UNA RELIGIONE CI SAREBBE UN PRIMA E UN DOPO FISCHER”
PAOLO MAURENSIG
Oggi compleanno del sottoscritto e di mio figlio Riccardo. Proprio nel giorno della festa dei lavoratori. E si sa che il Toro è piuttosto pigro…
Tanti auguri!
auguri doppi allora !
Fabio, lascia allora che ti porti gli auguroni di un altro Riccardo, per caso anche lui Toro e anche lui piuttosto pigro.
Ma ti pare normale che a fare il regalo, oggi, sia stato tu e a tutti noi?
Dalla mia superficialissima conoscenza del Fischer lanciato verso il titolo mondiale ricavai alcune impressioni (forse… superficiali).
Bobby era un monomaniaco: gli scacchi erano il suo mondo, probabilmente l’unico mondo a lui veramente noto.
Bobby era il prodotto della cosiddetta “scuola sovietica”: profondo studio delle aperture (Siciliana, Spagnola, Indiana di Re erano i suoi principali campi di interesse), affinamento di una tecnica supportata da doti naturali straordinarie, e chi più ne ha più ne metta.
Aveva sicuramente un “difetto” (se così lo si può definire): la cattura di un Pedone avversario che non comportasse conseguenze negative immediate esercitava su di lui un fascino irresistibile.
A proposito del “difetto” succitato: nella prima partita del match mondiale la cattura di un Pedone gli costò il punto. Si trattò di un difetto di analisi? Difficile da accettare. Si trattò, invece, di una specie di spacconata, tanto per dire a Spasski, fin dall’inizio, “contro di te posso giocare anche così”?
La strategia di Petrosian nel match con Fischer non fu affatto attendistica.
Non lo é mai stata. Petrosian era un pensatore profondissimo, uno scienziato superiore a Botvinnik, che é arrivato piú vicino di qualunque altro alla scoperta della verità scacchistica.
Ma era anche un calcolatore di varianti pari, se non superiore, allo stesso Fischer, considerato da molti preciso come una macchina… Nulla di piú falso!
Nella seconda partita l’americano fu letteralmente distrutto in una partita giocata nello stile di Morphy.
Nella terza e quarta partita Fischer fu costretto alla patta, mentre nella quinta, in una posizione praticamente persa se la cavó grazie ad una incredibile svista di Petrosian che cadde in una banale ripetizione di mosse…
L’impatto psicologico fu tale che nelle successive quattro partite l’armeno crolló di schianto opponendo poca o nulla resistenza.
Io sono convinto, a dispetto del risultato, che il talento di Petrosian fosse superiore a quello di Fischer.
Mi sono ricordato di aver detto una baggianata, che comunque non muta la sostanza del discorso.
La triplice ripetizione di posizione si ebbe nella terza partita, non nella sesta.
Per chi fosse interessato ad approfondire gli aspetti più squisitamente tecnici delle partite di Fischer suggerisco di guardare l’appendice di Hubner alla monografia in formato elettronico della Chessbase.
Vi assicuro che molti Miti sulla leggendaria capacità di Fischer di penetrare i segreti di una posizione vengono impietosamente sfatati.
Del Fischer uomo c’è poco da dire: era semplicemente un malato di mente.
Della presunta superiorità, all’epoca di Fischer, della cultura americana su quella sovietica ci sarebbe invece molto da dire…
caro amico
quanto da te scritto è una miniera di utili riflessioni per me di cui ti ringrazio
prima pero’ di definire Fischer semplicemente un malato di mente aspetterei un po’ . giusto il tempo di poter avere a disposizione una accuratissima opera di uno psichiatra americano, il prof Joseph Pontegrotto, la prima che tratta in maniera sistematica e scientifica questo aspetto . Se vuoi chiedi pure agli amici di SoloScacchi la mia e mail e ti farò sapere come averla (è in uscita a giorni) e il prof Pontegrotto è interenuto anche su questa pagina.
Per quato riguarda la superiorità … beh non posso essere molto obiettivo in generale (diciamo che non sono molto capitalista…) ma è un discorso molto complesso in cui bisognerebbe comprendere letteratura e varie branche della scienze (fisica , matematica , biologia etc) .
Certo che la conquista della Luna e la vittoria di Bobby furono due eventi che furono abilmente sfruttati da un un punto di vista propagandistico, ma sono due eventi “simbolici”, di diversa portata certo, che non riflettono di necessità il livello culturale di due società cosi’ complesse e difficili .
Luna? Come, dove, quando?
Mai stati sulla luna!!!
La conquista della luna è un fatto, ma gli USA lo devono al grande Werner Von Braun, scienziato tedesco prigioniero di guerra, senza i cui studi e le cui ricerche sulla missilistica gli USA non si sarebbero elevati di un sol palmo da terra.
La scienza e la tecnologia sovietica deve invece i suoi traguardi solo alla grandezza del programma di istruzione avviato con la Rivoluzione.
Nel programma spaziale i sovietici erano avanti di dieci anni rispetto agli americani.
Un consiglio per l’amico Martin: se davvero hai piacere di riprendere lo studio della matematica ti suggerisco di procurarti la monumentale opera in sei volumi del matematico russo Smirnov “Corso di Matematica Superiore”. Dopo averla digerita (e non è poi tanto difficile perchè è scritta veramente bene) si può andare ad insegnare ad Harward…
caro amico
tutti i grandi libri di matematica sono scritti bene , come sono scritti bene ad esempio i 5 scritti fondamentali di Einstein del 1905 o la fisica di Feynman
uno dei piu’ bei libri , di geometria , che abbia letto e studiato è l’Amaldi Rodriguez , 1938 .
non sono un matematico ma ho letto e studiato ( ma piu’ logica matematica , sotto l’influenza di quel grande che fu Robeto Magari prima , e poi indirettamente grazie all’insegnamento a distanza di uno dei miei piu’ cari amici )
conosco l’opera di smirnov
il mio amico insegna attualmente alla columbia e alla Cornell di Ithaca . puo’ andare bene ugualmente ?
concordo con quanto detto da te . solo qualche ” negazionista” o complottista ” puo’ mettere in dubbio il genio di von braun e la conquista della luna .
la scienza russa non aveva nulla da invidiare a quella usa ( mi viene in mente un nome per tutti :lev Landau) .L’unica , e fu una vera e propria vera vergogna fu il tentativo di asservire la genetica ( ma in senso nen diverso di quanto fecero i nazisti sia chiaro) alla ragion del PCUS . tale tentativo come ben sai falli’ miseramente . la scienza , a differenza della filosofia o della letteratura non perdona . e rcentemente proprio in italia abbiamo avuto un chiaro esempio di questo .
Egregio signore, avrei preferito di gran lunga vivere nella Russia di Krushev che nell’America di Nixon.
Considero la cultura sovietica superiore a quella americana, e reputo una grave iattura per il popolo russo e per l’Europa tutta la caduta del comunismo.
Ma non sono comunista, e ci tengo a sottolinearlo pubblicamente.
Io invece sono comunista. lo sono da quando avevo 14 anni.
Per molti motivi e non me ne vergogno
PS Ci possiamo dare anche del tu … e colloquiare in maniera meno formale . in un mio commento precedente avevo detto, per inciso, di non nutrire molta simpatia per il capitalismo. Usavo un eufemismo.
Ora sono stato chiaro. Spero
Io preferirei il “voi”.
Spero di essere stato altrettanto chiaro.
assolutamente
infatti non discutero’ piu’ con gente che non mette la propria faccia e non usa il proprio vero nome . peccato .
e soprattutto se il ” voi” ha un certo significato .
per me game over
Non posso che tirare un respiro di sollievo…
Avevo iniziato a temere la sua “persecuzione” ad ogni mio intervento su questo blog.
è , anche da parte mia , chiaro che non ho voglia nel modo piu’ assoluto di avere a che fare con ” voi” .
ma sono sicuro che la ” vostra” arroganza nei confronti di una persona che non ha fatto nessun tipo di commento malevolo o men che rispettoso nei “vostri confronti” (anzi ) si attenuerebbe non poco se sua maestà mi avesse di fronte di persona
non sono certo un persecutore . pensavo solo di poter sostenere un colloquio civile su un argomento interessante
e ribadisco quanto sopra .
certe cose non me le direbbe certo in faccia .
e con questo game over del tutto
Con lei è possibile discutere solo di argomenti che conosce bene, cioé di niente.
Prima che Martin sia costretto a dover censurare qualcuno (ruolo che, data la sua modestia, equilibrio e spirito di giustizia, so non piacergli affatto) vorrei intervenire io per ricordare a tutti -per l’ennesima volta- che SoloScacchi non è il luogo per attacchi personali, denigratori e, soprattutto, ingiustificati.
Ricordiamoci, come sempre, che gli scacchi sono un gioco e che appunto devono unire e non dividire. Su questo (modesto) sito almeno funziona in questo modo.
In ultimo, per chi ha avuto il piacere come me, di conoscere Alfredo, posso solo dire che è una persona di grandissima cultura, di enorme tolleranza e generosità. Ci terrei quindi a che non lo perdessimo né come lettore né come commentatore del nostro sito.
Buona domenica a tutti!
Sono stato io ad essere stato attaccato da questo signore, che tra l’altro, oltre a prendermi per il culo con definendomi “sua maestà” mi accusa piú o meno esplicitamente di firmarmi con nome e cognome falso.
Ma come si permette?!?
Buona domenica anche a lei, sperando che prima di trarre una conclusione legga bene il contenuto dei post.
concordo su petrossian ( questa è secondo Paoli la trascrizione piu’ esatta del suo cognome) , un genio sottovalutato.
ma i risultati del biennio 70 71 fischer – petrossian
(match urss – resto del mondo + candidati) fornisce un totale di di
9 e 1/2 a 3 e 1/2
inequivocabile
come scrisse Korchnoj in quel periodo era impossibile tener testa a quella belva scatenata .
forse il terribile avrebbe fatto meglio
comunque dalla 2 seconda partita e almeno fino alla quarta bobby non gioco ‘ al meglio anche per una fastidiosisissima influenza.
il mistero secondo me irrisolto è perchè nella prima partita petrossian che aveva sorpreo fischer in apertura con la fortissima … d5 ! non abbia poi giocato …. Txg2
la seconda partita del match fu un capolavoro di Petrossian
la mia idea è che petrossian si appresto’ ad affrontare bobby già con la testa del perdente in partenza .
Semplicemente perchè, come riportano fonti autorevoli, proprio una mossa prima in sala mancò la luce per 15 minuti, la qual cosa ebbe un effetto deleterio sulla concentrazione di Petrosian.
Non su quello di Fischer che sorprendentemente in quel caso resistette alla sua patologica fobia della scarsa luminosità delle sale da gioco. Non lasciò il palco come invece fece Petrosian, e con l’orologio in moto, rimase seduto nella penombra, curvo sulla scacchiera e con le mani nella testa, a studiare la posizione.
Un vero furbastro, non c’è che dire…
solo un ” furbastro” ?
Non mi sento assolutamente rappresentato da Fischer.
Fischer non può essere assolutamente un esempio da seguire.
…e chi sarebbero gli esempi da seguire??? Tanto per curiosità!!…
Alda Merini disse di sè
“il verso facile
la vita difficile”
lo adatterei a Bobby .
seguirei il suo insegnamento scacchistico .
cercherei di capire ( e tra un po’ avremo a disposizione uno strumento) la sua vita difficile .
senza giudicare . picasso , le corbusier , wright , einstein umanamente furono persone anche molto spesso feroci , cattive , insopportabili . ma senza di loro non saremo quello che siamo e non potremmo godere di bellezza e conoscenza .
Bobby non ha in fondo mai fatto male a nessuna persona . sublimava il suo sadismo sulla scacchiera .
a volte sento espressioni di pietà anche per i peggiori assassini . io stesso provo pietà per i condannati a morte serial killer colpevoli di 20 omicidi. bobby fece del male solo a una persona : ROBERT JAMES FISCHER
Esempi da seguire?!? Ma siamo impazziti? Negli scacchi – e non solo – non esistono “esempi da seguire”; qualora esistessero, in poche generazioni saremmo ridotti a qualche decina di “esempi da seguire”, milioni di zombie riproducenti un “esempio da seguire”.
Potere alla fantasia, e la fantasia al potere!
…zzo!