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Dopo vennero gli scacchi

Scritto da:  | 12 agosto 2012 | 5 Commenti | Categoria: Zibaldone

Prima venne la dama al paesello natio, come già scritto in un precedente articolo. Dopo vennero gli scacchi. A Siena. Più precisamente al dopolavoro ferroviario di Siena. In questa magnifica città ricca di tanti tesori artistici ero arrivato per trasferimento di lavoro del mio cognato (morta la mamma quando avevo undici anni vivevo con mio padre e la famiglia di mia sorella). Lo stato gli aveva assegnato una casa proprio vicino alla stazione, per cui spesso e volentieri trascorrevo le serate al dopolavoro giocando con la stecca a biliardo, dove me la cavavo piuttosto bene (riuscii anche a vincere un torneo). L’avversario più difficile, onestamente pure più bravo, era un omettino piccolo e aggressivo che in certe posizioni di tiro, quando la palla restava a metà del campo di gioco, faceva fatica ad arrivarci alzandosi sulle punte dei piedi con uno sforzo sovrumano che lo rendeva pittorescamente paonazzo. Eppure aveva una delicatezza ed un tocco così dolce che faceva scomparire del tutto il problema dell’altezza.

Questo ometto di cui mi sfugge il nome (chiedo venia e gli mando un saluto in cielo) lo trovai una volta in un angolo del bar a giocare su una scacchiera contro un suo coetaneo dal labbro storto che mi fece impressione. Solo che sulla scacchiera non c’erano dame e pedine ma una serie di “aggeggi” che mi incuriosirono insieme ai loro movimenti diversi. Tentai di capirci qualcosa osservando le loro partite, come avevo fatto con la dama attraverso uno sforzo tremendo ma con pochissimo sugo. Quando decisi di provare la nuova sfida il vecchietto era sempre contento di vedermi e bacchettarmi.

In aiuto venne la scuola, o meglio un mio scolaro del liceo scientifico “Galilei Galilei” di Siena dove portavo avanti una supplenza: Alessandro Patelli che mi introdusse al circolo degli scacchi della città e che sarebbe poi diventato un forte Maestro. Preso dalla passione mi buttai sullo studio di questo gioco meraviglioso e incominciai a progredire a sommo dispetto del terribile vecchietto che improvvisamente non si capacitava di perdere con un pivello come il sottoscritto. Così, quando ne buscavo a stecca, mi rifacevo immediatamente sulla scacchiera.

Un bel ricordo che porto dentro di me.

avatar Scritto da: Fabio Lotti (Qui gli altri suoi articoli)


5 Commenti a Dopo vennero gli scacchi

  1. avatar
    Ivano E. Pollini 12 agosto 2012 at 07:16

    Ricordo sincero e quasi commovente. Così’ va il mondo. Bravo Lotti!

  2. avatar
    Fabio Lotti 12 agosto 2012 at 08:39

    Ringrazio Ivano per il bel commento e chi ha incorniciato in maniera magistrale il mio piccolo ricordo. A me piacerebbe conoscere il primo impatto con gli scacchi di altri amici del blog. Potrebbe essere un’idea.

    • avatar
      Ivano E. Pollini 7 settembre 2012 at 16:51

      Caro Maestro Lotti,

      certamente si sorprendera’ un po’ per questa mia replica, ma come vede NON e’stata immediata. Il suo articolo (stranamente un po’ sottovalutato)mi ha fatto pensare!

      In realta’,La voglio solo ringraziare per aver fatto sorgere nella mia mente l’idea per un nuovo articolo per SoloScacchi e comunicarle una parte delle idee che mi girano nella testa.

      Non parlero’ del mio primo impatto con gli Scacchi (al “privilegiato” Martin Eden ho gia’ raccontato questa storia), ma piuttosto della mia recente esperienza con Chess.com (chess on line)che mi ha fatto riprovare,almeno in parte, l’emozione di un “torneo” (per corrispondenza) o di una serie di “mini-match” (alcuni avversari mi hanno chiesto un rematch) con giocatori dislocati in ogni parte del mondo.

      English is essential. Da 15 a 25 partite in contemporanea e’un certo impegno. Ne ho totalizzate circa 50 al momento attuale. Qualche sconfitta (finora 5), molte vittorie + qualche patta, quando proprio non sapevo piu’ che fare (chiesta col timore che NON la accettassero).

      Allora, analizzando le mie sconfitte (le vittorie si analizzano meno, chissa’ perche’?)e i miei errori (mistakes e blunders), mi e’ venuta la curiosita’ di vedere come e quanto sbagliano i Campioni, soprattutto i miei preferiti.

      E ho fatto qualche scoperta interessante, che mi ha anche un po’ consolato!

      So che esistono siti e articoli sul web che si divertono a dissezionare le partite dei piu’ famosi Campioni, con l’intento (minimo) di mostrare che “anche loro sono umani”.

      Il mio intento pero’ NON e’ questo, ma piuttosto di verificare e cercare di capire l’abisso della mente umana, che non ci risparmia errori quasi ad ogni partita (per non dire mossa).

      Credo di aver imparato qualcosa, una nuova lezione, che mi piacerebbe comunicare agli amici di SoloScacchi, entusiasti e appassionati per il nobil gioco.

      Se ci riusciro’,oppure no, lo vedremo nei prossimi mesi.

      Il compito che ho davanti, per quanto stimolante e’ arduo,e il mio tempo e’ poco. Inoltre, come e’ ben noto: “nulla e’nuovo sotto il sole”, e sicuramente NON voglio ripetere troppe cose gia’dette e fin troppo note.

      Chissa’se ci riusciro’! Me lo domando!

      Cari saluti

      Con simpatia

      Ivano E. Pollini

      • avatar
        Jas Fasola 7 settembre 2012 at 17:20

        Ottimo! Il materiale non manchera’ e le Olimpiadi ogni giorno ne portano di nuovo. Buon lavoro!

  3. avatar
    Fabio Lotti 14 settembre 2012 at 09:19

    Leggo solo ora l’intervento di Pollini e lo ringrazio unendomi all’incitamento di Fasola.

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