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Un problema per Mex

Scritto da:  | 4 luglio 2013 | 6 Commenti | Categoria: Libri, Recensioni

 

un problema per Mex

Presentazione
Racconti per lettori pazienti
Un silenzioso indiano navajo, un nobile siciliano spiantato, un antillano cardiopatico, un ragazzino di Brooklin, un oscuro cronista veronese… questi ed altri personaggi, trascinati dalla passione scacchistica, vedranno le loro esistenze prendere direzioni impreviste ed imprevedibili.

le nove novelle de li scacchi

 

Per gentile concessione dell’autore, già nostro collaboratore, riportiamo integralmente la sesta novella ‘Mex Stiller ha un problema‘.

* * * * *

Nel tardo pomeriggio di un giorno d’autunno del 18**, sulla pista per Phoenix che corre lungo il Verde River, Mex Stiller ed i suoi tre inseparabili pard procedevano al galoppo sostenuto, lasciandosi alle spalle una gran nuvola di polvere.

 – Ci vorrà ancora molto per arrivare? E’ da un po’ che il mio stomaco reclama, per non parlare delle mie povere ossa, maltrattate da tutti questi giorni di cavallo… – disse ad un tratto Kit (Parson), rompendo il silenzio.

Abbi pazienza un paio d’ore, vecchio cammello! – rispose Mex – E ti prometto che stanotte dormirai su un letto di piume.

 – Già, le tue promesse, satanasso! – replicò il primo – Come se non sapessi cosa valgono: “Oh, sarà una cosa da niente!” vi dice questo fulmine, “oh, non pensateci neppure, signore! Saremo lì in pochi giorni e sistemeremo tutto…” Bah!

Su, finitela voi due! – si intromise Kit (Stiller) – Possibile che dobbiate sempre stuzzicarvi così? Piuttosto, pa’, perché non ci spieghi bene perché stiamo andando a Phoenix?

Ugh! – fu il solo commento di Cougar Jim, il quarto cavaliere.

Mex si schiarì la gola ed alzò la voce, per essere ben compreso da tutti: – Avete ragione, ed è presto detto, hombres. L’Arizona, come sapete, è ancora solo un Territorio dell’Unione: e chissà quando e se riusciremo ad avere quel riconoscimento di Stato che aspettiamo dalla fine della guerra (1). Ora si dà il caso che l’attuale Commissario governativo, il mio vecchio amico Ray Schwartz, che tanto si è battuto per i diritti degli Indiani della nostra regione, mi abbia scritto perché si trova in gravi difficoltà. Le banche che finanziavano i suoi progetti gli hanno tagliato il credito, ci sono stati disordine al confine, qualche ranch è stato incendiato; molti collaboratori, che pensava fidati, lo hanno abbandonato. Infine mi ha detto che anche con la moglie, che aveva sposato pochi anni fa ed alla quale è sempre stato legatissimo, le cose non vanno troppo bene. Conclude così: “in nome della nostra amicizia e di tutto quel che insieme abbiamo realizzato per i tuoi Navajos, ti prego di venire al più presto a Phoenix, perché solo tu puoi aiutarmi a venirne fuori! “.  Potevamo forse starcene tranquilli nella riserva, dando la caccia a qualche puma o qualche bighorn?

 – Peste! Un vero problema, Mex. – osservò Parson – E si può sapere chi ci può essere dietro tutto questo intrigo? –

Beh, ammetto che non tutto sia chiaro. Ray mi ha accennato alle solite lotte politiche: la sua poltrona è minacciata da un concorrente, un affarista che approfitterebbe delle sue difficoltà finanziarie per fargli lo sgambetto. Ci saranno anche motivi personali…vedremo al nostro arrivo. –

 – Ugh! – assentì Cougar.

Tra un discorso e l’altro avevano così raggiunto le prime case di Phoenix. Sorta nel 1860 come villaggio di coloni, la città aveva rapidamente aumentato popolazione ed importanza, aspirando a diventare una vera capitale. Senza fermarsi Mex ed i suoi si diressero subito alla sede del Commissariato.

Smontati di sella, sudati ed impolverati com’erano, furono introdotti da un perplesso maggiordomo gallonato in una sala di attesa.

Stavano riposando da pochi minuti quando furono scossi da una piccola, ma secca detonazione proveniente dalla stanza accanto. Accorsero in fretta ma… Era troppo tardi! Un’occhiata alla scena ed il caratteristico acre odore della polvere non lasciavano dubbi: il corpo di Ray, riverso sulla scrivania, giaceva senza vita.

Vincendo la commozione per la sorte dell’amico, Mex si costrinse ad una rapida ispezione, poiché avvertiva, al di là delle altre porte, il tramestìo di una casa in allarme. Il morto stringeva nella destra una piccola pistola a due colpi e da un forellino sulla tempia destra usciva ancora un rivolo di sangue. Girando attorno alla scrivania, aprì il cassetto di sinistra, trovandovi una rivoltella, come pensava, ancora carica. Sullo scrittoio tutto era in ordine, ma notò che l’angolo superiore di una pagina del giornale aperto sotto al corpo, era stato ritagliato. La sinistra, stretta a pugno, sembrava nascondere qualcosa, e fu solo a fatica che Mex riuscì ad aprirla, trovando il ritaglio mancante che si affrettò a far sparire proprio mentre due persone irrompevano gridando nello studio.

La prima, una donna ancor giovane e bella, gettato uno sguardo al cadavere, gridò solo: – Oh no! Ray, nooo! – prima di svenire, sorretta dal secondo, un massiccio signore di mezza età, vestito con cura.

Dopo le necessarie domande e spiegazioni, l’uomo si presentò come Rock Creight, banchiere, collaboratore ed amico del defunto; la signora, che lentamente si andava riprendendo dallo shock era Ada, la moglie, ormai la vedova, del Commissario. I due, sia pure con comprensibile emozione, spiegarono che Ray era caduto da qualche giorno in grave depressione. Passava quasi tutto il suo tempo a trovare e risolvere problemi di scacchi, trascurando le sue attività ufficiali.

Tuttavia, aggiunsero, nulla poteva far supporre che potesse giungere ad un gesto così insano, ecc. ecc.

Dopo aver interrogato anche il segretario e la servitù, senza molti risultati, i quattro pard andarono all’albergo per un meritato riposo.

Mex non era però convinto e durante la cena ne parlò agli altri. – Ray, durante la guerra, fu ferito alla mano destra. Era guarito bene, riusciva a scrivere, a mangiare; ma aveva dovuto imparare a sparare con la sinistra. Poi: perché stringeva gelosamente questo ritaglio? – e, parlando, trasse dal taschino e cominciò a spianare e lisciare il piccolo pezzo di giornale che vedete qui riprodotto.

mex diagramma

Chi è questo Sam Loyd? Che cosa significa questo problema? Avete qualche risposta alle mie domande?

I Loyd non sono quei famosi assicuratori di Londra? – chiese Parson.

Ma no, zio Kit! – lo interruppe il figlio di Mex – Quelli sono i Lloyd, con doppia elle, questo mi pare sia uno scacchista americano… Quanto al problema, io so giocare un po’ a scacchi, è vero, ho imparato alla missione dei francescani; ma questo mi sembra piuttosto difficile…

Ugh! Cougar conosce gioco: forse Cougar riesce trovare mosse.

Allora qualche progresso l’abbiamo fatto. – disse Mex che, come gli altri, era rimasto piuttosto colpito da questa rivelazione – Ecco quindi il nostro piano di battaglia: tu, Kit, andrai per biblioteche e per giornali e scoprirai chi è questo Loyd. A Cougar, che mi sembra il solo che possa capirci qualcosa, affido il ritaglio: pensaci su e trova la soluzione. Io e Parson terremo d’occhio la vedova e l’amico e faremo indagini qua e là. Ma ora – concluse – andiamo al meritato riposo.-

* * *

Due giorni dopo, allo stesso tavolo.

Ecco qua. – disse trionfante Kit, sfogliando i suoi appunti – Samuel Loyd, nato aFiladelfia nel 1841, ecc… E’ il più grande creatore di giochi del secolo, ecc… E’ famoso per i suoi problemi apparentemente insolubili, basati sul trick, il trabocchetto, la mossa nascosta e sorprendente… Ha creato anche posizioni di matto in una, mezza ed anche zero mosse… Autore di molti libri e di una sterminata raccolta di giochi (2)… Mi sembra tutto.

Noi abbiamo appreso che Schwartz ha dovuto svendere la sua pregiata scuderia di cavalli da corsa, rinomata in tutto il Sud-Ovest: era ormai quasi rovinato. – disse Parson – Quanto alla vedovella, forse non inconsolabile, ha aperto un grosso conto presso la banca di Creight… E tu, Cougar, hai fatto qualche progresso?

Ugh! Cougar aveva idea, ma voleva conferma. Cerca qualcuno che gioca scacchi. Molti saloon hanno cartello “Off limits” per negri e indiani, ma nel “Black Pawn”, dove giocano scacchi, Cougar riesce entrare. Fa qualche partita e parla di problema. Anche altri d’accordo con soluzione. Questa.

Parlando trasse di tasca il famoso ritaglio ed un pezzo di carta sul quale era scritto:

mex soluzione

Vuoi spiegarci che diavolo… – cominciò Mex – …significano questi geroglifici? – finì Parson.

Imperturbabile, Cougar Jim disse: – Spiega tu, Piccolo Rapace. Aquila della Sera e Capelli Bianchi non pazienti come Cougar.

Kit, invece, aveva capito al volo: – E’ la notazione descrittiva: alla prima mossa la Torre bianca (R = Rook) va all’ottava della colonna della Torre di Re (KR = King Rook); il Re nero non può far altro che mangiare il Cavaliere, il Cavallo (KxKt = King for Knight). Alla seconda mossa la Regina (Q = Queen) va alla settima della colonna e matta imparabilmente (3). Ora è semplice.

A questo punto possiamo dire che il più è fatto! Presto amici, al Commissariato! – esclamò Mex ed uscì di corsa, trascinando i compagni, ancora non molto convinti.

Così una mezz’ora dopo nello studio del morto erano riunite sette persone, e non tutte sembravano a proprio agio.

In piedi, di fronte allo scrittoio, c’era la vedova, il cui pallore spiccava sul nero di un magnifico vestito, e le cui mani sparivano in un manicotto di pelliccia dello stesso colore, come avesse un gran freddo; al suo fianco il banchiere, in redingote grigia e, un po’ scostato, verso la porta, il corpulento sceriffo locale, certo Blake Bishop, che era stato prelevato strada facendo dal suo ufficio.

Di fronte stavano i quattro pard; quando tutti furono a posto Mex esordì senza preamboli: – Signora Schwartz, lei ci ha detto che il suo povero marito era un grande appassionato di scacchi e di problemi, non è vero?

Sì, è vero. – Fu la laconica risposta.

E’ quindi possibile che il mio defunto amico, seguendo questa sua… Diciamo mania abbia pensato ad una posizione scacchistica come rappresentazione della sua situazione? –

Sì, può essere… Ma non vedo come…

Cercherò di essere più chiaro: vedo che su quel tavolino c’è una scacchiera. Per favore, Kit, vuoi prenderla e riprodurre su di essa la posizione di Loyd? Forse così capiremo meglio il “messaggio” che ha voluto lasciarci Ray.

 Nel frattempo Kit aveva terminato il suo compito e Mex riprese a parlare lentamente: – Come vedete qui il Re nero è in stallo, non può muovere. Non ignorate certo che ‘rey’ in spagnolo vuol dire re; ebbene Ray si è visto come il Re di questa scacchiera: accerchiato, soffocato da amici e nemici, incapace di fare qualsiasi movimento. Qui entrate in scena voi, signor Creight, o sbaglio? –

Mr. Creight è il presidente del Consorzio di banche che finanziano il bilancio del Territorio – intervenne lo sceriffo – In città è parso strano che il Consiglio di Amministrazione abbia deciso di cambiare politica di colpo…

Rosso in viso, il banchiere protestò: – Io ho dei doveri verso i miei azionisti, voi non potete capire… Questi sono giochi importanti, non c’è più posto per gli idealisti! –

Come mi ha spiegato l’amico Cougar – riprese Mex senza dar peso all’interruzione – in un problema la prima mossa del Bianco è la ‘chiave’, la preparazione necessaria e sufficiente.  Qualunque seguito trovi il Nero, deve seguire, nel numero fissato di mosse, la conclusione. Ecco allora che la Torre toglie la sua protezione al Cavallo, e si allontana più che può – mentre parlava Mex muoveva i pezzi sulla scacchiera – Se leggiamo in un certo modo questa mossa, R – KR8, vediamo che dice Rook – KReight, siete proprio voi, Rock Creight che abbandonate l’amico e lo costringete… A mangiarsi il Cavallo, a vendere a poco prezzo quei cavalli che tanto amava e con i quali aveva vinto tante corse.  Era l’unica mossa possibile, ma anche quella che lo ha avvicinato alla rovina…

Tutto questo sarà anche divertente per voi, Mr. Stiller – disse sarcasticamente Creight, che però cominciava a sudare copiosamente – Ma non porta da nessuna parte… –

Ci porta all’ultimo atto, e qui entra in scena lei, signora; è la moglie del Re, la Regina, il pezzo che dà il matto in questo problema, trafiggendo senza scampo il Re lungo la diagonale. Ed è un colpo di pistola, diciamo di una derringer da donna, ad uccidere Ray, proprio il giorno del nostro arrivo… –

Non è vero! Non sono stata io! – urlò istericamente la donna – L’avete trovato voi stessi, entrando qui: Ray si è sparato da solo! –

A parte il fatto che finora nessuno ha ancora detto che abbiate sparato voi, si è trattato certo di un’abile messa in scena. Ma voi (e penso anche il vostro amico e complice) avete commesso tre errori. Primo: Ray non era un debole; anche se si sentiva rovinato, mi scrisse che voleva battersi fino alla fine. Poi: non sapevate, forse, che Ray era mancino, riguardo all’uso delle armi… Perché un mancino, che tiene la sua pistola carica nel cassetto sinistro, compirebbe la stranezza di spararsi con la destra servendosi di un’altra pistola, un’arma che usano quasi solo le donne… Eed i bari? Infine, nella fretta non avete notato che Ray aveva appena tolto dal giornale questo piccolo pezzo di carta, questo diagramma che spiega tante cose… E che vi inchioda senza scampo alle vostre colpe. – Concluse gravemente il ranger.

Senza scampo per te, maledetto! – esclamò la vedova, con gli occhi spiritati, estraendo fulminea un’altra derringer dal manicotto e facendo fuoco.

Tutto si svolse in pochi istanti. Parson, che era il più vicino alla donna e che non l’aveva mai persa d’occhio, riuscì ad afferrarle il braccio, a deviare il colpo ed a disarmarla. Il banchiere, che nel trambusto si era avvicinato alla porta e cercava di fuggire, venne prontamente acciuffato dallo sceriffo. Rientrato nello studio, questi riconobbe che la reazione istintiva dei due complici, pur in mancanza di prove materiali, era una chiara ammissione del loro crimine. Dichiarò che per quanto gli constava il caso era chiuso ed i colpevoli sarebbero stati affidati alla giustizia.

* * *

Più tardi, i quattro amici stavano festeggiando la fine dell’avventura nel migliore ristorante di Phoenix: bistecche alte due dita, naturalmente; e montagne di patatine fritte. Ad un tratto Parson disse:

Cougar, ma perché non ci hai mai detto di saper giocare a scacchi?

Ugh! Capelli Bianchi mai chiesto Cougar! –

E quando avresti imparato? – chiese Mex.

Aquila della Sera ricorda quando insieme andammo a Klondike per liberare Piccolo Rapace da rapitori, no? –

Sì, certamente.

 – Ugh! Poi noi andati a porto di Juneau in Alaska per prendere nave e tornare… Alaska allora era russa (2): Cougar incontra marinaio russo, Ilya Schumov, molto buono giocatore, che insegna scacchi Cougar.

Passò ancora qualche minuto, durante il quale si sentì solo il rumore delle stoviglie… E delle mandibole.

Scacchi buono gioco per Cougar.

Gli amici si erano fermati e guardavano l’indiano con occhi nuovi, mentre lui continuava a mangiare senza accorgersene.

Scacchi favorisce pensiero.

Ancora qualche istante.

 – Scacchi richiede silenzio. Ho detto. – concluse.

Amici, propongo un triplice urrà per l’abilità scacchistica di Cougar e soprattutto per il suo discorso! – esclamò Parson levando in alto il bicchiere.

Urrà! Urrà! Urrà! – gridarono tutti insieme, ridendo.

 * * *

(1) La Guerra di Secessione americana, alla quale la parte inferiore del Territorio del New Mexico, autonominatasi ‘Arizona’, partecipò dalla parte dei Confederati (gli Stati Sudisti). In effetti, i nuovi Stati dell’Arizona  e del New Mexico, nelle attuali frontiere entrarono nell’Unione solo nel 1912.

(2) Storico.

 (3) Nei Paesi di lingua inglese e spagnola, fino alla metà del secolo scorso, era in uso la notazione descrittiva, un po’ più complicata di quella algebrica, a cui siamo abituati. Usando quest’ultima la soluzione si trascriverebbe: 1. Th8, Rxc2; 2. Dh7#.

* * *

Eugenio Castellotti (Basaluzzo, AL, 1944) si è dedicato all’insegnamentodal 1968 al 2004. L’età della pensione gli ha permesso di riprendere le letture predilette ed il gioco degli scacchi e di realizzare questi racconti.

Le nove novelle de li scacchi‘, candidato ad essere il libro dell’anno, prezzo di copertina 12,00 EUR (8,50 EUR qui), formato 12×18 – copertina Morbida – bianco e nero – 128 pagine.

avatar Scritto da: Mongo (Qui gli altri suoi articoli)


6 Commenti a Un problema per Mex

  1. avatar
    Marramaquis 4 luglio 2013 at 07:19

    Simpatico racconto, Mongo. Grazie! Viene spontanea una riflessione: certo nell’Arizona del 18** parecchie cose andavano molto diversamente rispetto all’Italia dei nostri giorni. Oggi, qui da noi, il banchiere Rock Creight e l’amica Ada avrebbero imperturbabilmente e indefessamente negato qualsiasi responsabilità. E avrebbero pure trovato tanti aficionados….




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  2. avatar
    Luca Monti 4 luglio 2013 at 12:00

    Ventunesimo lavoro pubblicato a firma Mongo per il 2013.Ma come ci riesci?
    Confido questa gradevole narrazione,stimolare la curiosità verso il libro del Castellotti.




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  3. avatar
    Marramaquis 4 luglio 2013 at 14:27

    Luca, te lo dico io come ci riesce: abbiamo scommesso due cene su chi, tra lui ed io, ne scriveva di più nell’anno. Bada, però, che paga quattro pranzi il primo che dovesse brutalmente calare di qualità. Arbitri unici Yanez e Joe D. Io a quanto sto?




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    • avatar
      Luca Monti 4 luglio 2013 at 15:03

      Prendendo in prestito dal gergo ciclistico,sei nell’agguerrito gruppo degli immediati inseguitori.Tralascio la mia posizione….. 😥
      Comunque mettiti di buzzo buono perchè il Mongo con il traguardo alla vista,mi sa’che moltiplicherà gli sforzi.Amenità a parte un articolo a settimana, più o meno,è un impegno serio da mantenere.Lodevole.




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    • avatar
      Mongo 4 luglio 2013 at 23:56

      Incomincia a preparare la tavola!!!




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  4. avatar
    Fabio Lotti 8 luglio 2013 at 23:37

    Per Mongo, Zenone e altri amici scacchisti-giallisti l’incontro mensile qui http://theblogaroundthecorner.it/2013/07/letture-al-gabinetto-di-fabio-lotti-luglio/
    Tanto di cappello al pezzo… 🙂




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