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Borislav Kostić

Scritto da:  | 17 febbraio 2015 | 14 Commenti | Categoria: C'era una volta, Personaggi, Stranieri
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Vrsac (la “c” è dolce, ma non riesco ad installare l’alfabeto serbo-croato) è una città della provincia autonoma della Vojvodina (Serbia), ed ha una lunga storia alle spalle. Situata in una specie di crocevia commerciale e militare, è stata controllata per alcuni secoli dal regno di Ungheria, nonostante la sua popolazione fosse costituita anche da slavi (serbi), romeni e da una piccola minoranza ebraica. La dominazione turca, che inglobava buona parte della penisola balcanica, cessò ai primi del XVIII secolo, quando gli Asburgo si impadronirono della regione, ribattezzando la città col nome di Werschetz ed installandovi una numerosa colonia di lingua tedesca.
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Durante la rivoluzione ungherese del 1848-49 le due comunità, tedesca e serba, si scambiarono botte da orbi, in quanto serbi e tedeschi si schierarono da parti opposte. Tornata la calma, Vrsac divenne una città dell’impero austro-ungarico dotata di una certa autonomia.
Il 24 febbraio del 1887 vi nacque Borislav Kostic (anche qui la “c” è dolce; nella grafìa tedesca, Kostitsch); la città contava circa ventimila abitanti, e continuava ad essere un importante nodo di comunicazione tra Serbia, Romania ed Ungheria. A dieci anni Borislav (“Boris” o “Bora”;) iniziò a giocare a scacchi, ed il suo gioco migliorò rapidamente quando iniziò a frequentare i café di Budapest e quelli viennesi, mentre studiava Commercio Orientale nelle due università.
Di corporatura massiccia, particolarmente dotato nell’apprendimento delle lingue, di carattere gioviale, Bora era dotato di uno spirito d’avventura non comune e, dal punto di vista scacchistico, aveva scoperto in sé una dote particolare, quella di poter giocare alla cieca con estrema facilità.
Nel 1910 era a Colonia, dove battè in match sia Marshall che Leonhardt in due brevi match, per poi spostarsi, l’anno seguente, a Carlsbad, dove partecipò al torneo internazionale piazzandosi tuttavia nella parte bassa della classifica. Il suo stile era brillante, portato alla combinazione spettacolare, ed a volte ciò gli costava punti in classifica. La sua attività scacchistica, comunque, si stava orientando verso le esibizioni in simultanea ed alla cieca.
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Il suo spirito di avventura prese il sopravvento su di una vita “programmata” e sedentaria. Nel 1913, piantando l’impiego tedesco, è in Sudamerica, dove trova un impiego maggiormente aderente alle sue aspirazione, cioè quello di esercitare il professionismo scacchistico: diviene, infatti, istruttore di scacchi all’Accademia Militare argentina. Kostic, tuttavia, lascia ben presto Buenos Aires e raggiunge gli Stati Uniti, accompagnato già a quel tempo da una fama di forte giocatore alla cieca in simultanea. Questa sua capacità gli procura inviti ed ingaggi in parecchi circoli degli States; nel ’15, infatti, è a New York, poi trascorre circa sei mesi a vagabondare da un circolo all’altro, e Chess.com riferisce il suo risultato globale del semestre: 2932 vittorie, 237 patte e 112 sconfitte. In particolare, come riferito dai quotidiani dell’epoca, gioca alla cieca su 20 scacchiere a New York, vincendo 19 partite e pattandone una, intrattenendo contemporaneamente il pubblico con chiacchiere di ogni genere e confermando il suo carattere estremamente gioviale.
Siamo nel 1916; mentre in Europa infuria la guerra, a New York si gioca il torneo dedicato alla memoria di Isaac Rice (deceduto l’anno precedente) al quale Kostic si iscrive piazzandosi 2°-4° ex aequo con Janowski e Kupchik, alle spalle dell’imbattuto e quasi imbattibile Capablanca. L’anno seguente batte in match il cinquantasettenne Jackson Showalter.
Borislav Kostic 4La sua estrema facilità nell’apprendere le lingue gli procura un impiego come funzionario di banca a Gary, nello stato dell’ Indiana, ma dopo poco tempo il suo carattere si ribella alla sedentarietà, ed i suoi vagabondaggi scacchistici riprendono. Ha vinto, nel frattempo, il Campionato degli Stati Uniti occidentali, e nel ’18 è nuovamente a New York dove, anche se imbattuto, termina al secondo posto (dopo Capablanca) al Campionato del Manhattan Chess Club, staccando di due punti il terzo classificato Marshall. Quello stesso anno vince anche il torneo di Chicago.
La Prima Guerra Mondiale ha finalmente termine. Nella primavera del 1919 Kostic è all’Avana, per disputare un match alla quinta vittoria contro l’idolo locale José Raul Capablanca che lo annienta con un 5 a 0, ma la sconfitta non lo demoralizza; la capitale cubana, infatti, non è altro che una tappa del suo viaggio di ritorno in Europa, dove riprende gli scacchi agonistici – sempre inframmezzati dalle sue numerose esibizioni alla cieca – al torneo di Hastings del 1919, dove è secondo dopo Capablanca (il cubano vince con un clamoroso 10 1/2 su 11, cedendo l’unico mezzo punto proprio a Kostic).
Ora il suo terreno di caccia è l’Europa. Si esibisce dappertutto, guadagnandosi da vivere dignitosamente. Non abbandona gli scacchi agonistici; al torneo di Capodanno di Hastings del 1922 è primo assoluto, poi riprendono i suoi vagabondaggi, che questa volta hanno per palcoscenico il mondo intero. Dal ’23 al ’26 lo troviamo in Cina, nelle Filippine, in Australia, in Siberia, in India, in Africa, e le sue esibizioni hanno anche la funzione di propagandare il gioco in Paesi dove esso è praticato in scarsa misura.
Torna in Europa e fa parte della squadra jugoslava all’Olimpiade di Londra del 1927, dove gioca in prima scacchiera.  Si iscrive al torneo internazionale di Trencianske Teplice del 1928. Nella nota località termale della Slovacchia occidentale Kostic sbaraglia il campo dei concorrenti, classificandosi primo davanti – tra gli altri – a Szabo e Tartakower, poi riparte per l’America per un nuovo tour di esibizioni.
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Nel ’31 è nuovamente in Europa, e partecipa al grande torneo di Bled dove Alekhine massacra letteralmente l’agguerritissimo campo dei concorrenti. Kostic finisce con un 12 1/2 su 26, alla pari con Spielmann; considerando che il secondo classificato, Bogoljubov, termina il torneo con 15 punti, il risultato di Bora è tutt’altro che disprezzabile. Nello stesso anno è terza scacchiera all’Olimpiade di Praga in una squadra jugoslava che si classifica al quarto posto. L’anno seguente viene invitato, fuori concorso, al Campionato di Romania (Bucarest) e lo vince nettamente.
Nel 1935 la squadra jugoslava lo convoca per l’0limpiade di Varsavia e lo allinea in terza scacchiera dopo Vidmar e Pirc. Come nelle occasioni precedenti, Bora si presenta al raduno indossando una giacca consunta dall’uso ed un paio di scarpe scalcagnate e – come nelle occasioni precedenti – la Federazione jugoslava gli procura abiti e scarpe nuove. Quello stesso anno vince, ex aequo con Pirc, il campionato jugoslavo, e l’anno seguente fa parte nuovamente della squadra nazionale che partecipa alla cosiddetta “Olimpiade” di Monaco organizzata dal governo nazista.
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Nel ’37, a Stoccolma, gioca in quarta scacchiera e nel ’38 vince sia il forte torneo di Lubiana che il campionato assoluto jugoslavo. Ha superato la cinquantina, continua ad esibirsi anche se con minore frequenza rispetto a quella dei suoi “anni d’oro” e risiede nella sua città natale ed a Belgrado. Nel settembre del ’39 Hitler invade la Polonia, scatenando la Seconda Guerra Mondiale, ed anche la Jugoslavia viene occupata dalle truppe tedesche. Tra le tante occasioni di propaganda e di celebrazione della cosiddetta “Europa Libera”, Goebbels ha ideato anche una serie di tornei di scacchi, ma Kostic rifiuta di parteciparvi, e le SS lo rinchiudono in un campo di concentramento allestito a Zrenjanin nella speranza che la prigionia lo “ammorbidisca”.
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Bora è censito come “cristiano ortodosso” ed è forse questa classificazione a salvargli la vita, visto che le SS usano la città come uno dei centri di smistamento delle popolazioni di origine ebraica destinate ai campi di sterminio. Quando, nel ’44, le truppe tedesche sono costrette a ritirarsi, Kostic è tra i sopravvissuti e torna alla vita civile nella “Nuova Jugoslavia” di Tito. Le sue esibizioni si diradano ulteriormente (è sulla sessantina) ma quando, nel 1950, la FIDE istituisce il titolo di “Grande Maestro”, Kostic fa parte del primo elenco stilato dalla Federazione Internazionale.
La sua ultima partecipazione ad un torneo è quella di Zurigo del 1962 (il “Torneo dei Veterani”;) dove si classifica al primo posto ex aequo con Grob. L’anno seguente, a causa di una ferita ad un piede che gli provoca una setticemia, muore a Belgrado (3 novembre). La municipalità della sua città natale, Vrsac, vota all’unanimità l’erezione di un monumento in suo ricordo, monumento visibile nel parco pubblico cittadino e che lo raffigura seduto mentre osserva una scacchiera.
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Bora non aveva uno “stile”; se lo si dovesse proprio definire, userei l’aggettivo “pragmatico”.

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avatar Scritto da: Paolo Bagnoli (Qui gli altri suoi articoli)


14 Commenti a Borislav Kostić

  1. avatar
    fabrizio 17 febbraio 2015 at 09:53

    Sempre grazie Paolo per questi quadri d’autore 🙂 🙂 . Ma… come fai?? 😯 😯

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    Icilio Zoppas 17 febbraio 2015 at 11:30

    Eccellente contributo (come sempre) e lettura assai gustosa oltre che istruttiva: spero ne seguano tanti altri.
    Sul piano della pronuncia (se a qualcuno interessa) le c finali di Kostić (in cirillico Костић) e Vršac (in cirillico Вршац) si leggono in modo diverso: la ć corrisponde alla ns. c di “ciao” che a fine parola dei cognomi viene spesso scritta ch (tipo Burgnich), mentre la c senza segno diacritico corrisponde alla ns. z. Ne risulta che Kostić si legge Costich e Vršac si legge Versciaz pronunciando poco o niente la e.

  3. avatar
    Icilio Zoppas 17 febbraio 2015 at 11:42

    Mi pare utile aggiungere che l’iscrizione in cirillico sulla base del monumento, oltre alle date di nascita e morte, riporta “Bora Kostić Primo Grande Maestro Serbo”.

  4. avatar
    Enrico Cecchelli 17 febbraio 2015 at 11:49

    Grazie Paolo, magnifico come sempre e grazie anche alle preziose puntualizzazioni ortografico-glottologiche di Icilio Zoppas. Kostich era effettivamente uno zingaro ( mi si passi il vocabolo che so essere attualmente demonizzato)ed un simpatico burlone “mascalzoncello”. Voglio citare due aneddoti tratti dagli appunti che avevo scritto sul torneo di Bled del 1931
    Kostich era noto per essere un burlone, sempre incline allo scherzo. La partita contro Spielmann era stata aggiornata e l’austriaco , che era un pacioccone, incontrando Kostich durante la pausa per il pranzo gli propose patta . Senza accettare né rifiutare Kostich chiese a Spielmann : “ Come pensi di fare a pareggiare ?”. “In parecchi modi” rispose Spielmann. “ Fammi vedere “ , al che Spielmann mostrò una variante . “ Si è vero così stai bene, in quale altra maniera? “, e Spielmann mostrò un’altra variante. “ Molto bene, in quale altra maniera puoi far patta ?” e Spielmann illustrò una terza variante chiedendo “ Posso chiamare l’arbitro , Kmoch, per accordarci per la patta?” , al che lo iugoslavo malignamente rispose: “ Credo che giocherò ancora un po’ “ .Tuttavia la partita si concluse effettivamente con la patta nonostante gli espedienti di Kostich .
    Sul finire del torneo, al 24° turno, Kostich fu invece protagonista di un incidente molto meno simpatico che destò molte discussioni presso i concorrenti e la stampa specializzata… Durante la sua partita contro Kashdan, avendo accumulato molto tempo a disposizione, Kostich lasciò la sala del torneo e si mise ad analizzare la partita in disparte su di una scacchiera tascabile. “ Interpellato conseguentemente il collegio arbitrale, sulla base del regolamento FIDE in vigore , non fu possibile dare partita persa al concorrente in difetto e ci si limitò a comminare un punto di penalità che ebbe un qualche peso sull’attribuzione finale dei premi in denaro.” Così recita il commento di Kmoch al 24° turno sul libro del torneo da lui curato , ma nella classifica finale con a fianco i premi in denaro ottenuti dai partecipanti non c’è traccia di sanzioni o penalità.

    • avatar
      alfredo 17 febbraio 2015 at 16:24

      Purtroppo come arbitro non c’era Franco
      Ma sarebbe bastata forse la Dapiran !

  5. avatar
    Michele Panizzi 17 febbraio 2015 at 14:21

    Paolo,

    se puoi farne a meno , lasceresti Diemer per me?
    Non sono sicuro di trovare il tempo di scrivere
    un articolo su di lui , ma mi piacerebbe provarci.

    Michele.

    • avatar
      paolo bagnoli 17 febbraio 2015 at 19:10

      Ti dirò, a Diemer non avevo ancora pensato e te lo “lascio” volentieri. Scatènati!

      • avatar
        Michele Panizzi 20 febbraio 2015 at 12:54

        Grazie, Paolo!

        • avatar
          paolo bagnoli 20 febbraio 2015 at 18:48

          E Blackmar, proprietario al 50 % del Gambetto? Personaggio singolare e per certi aspetti interessante.

  6. avatar
    Mongo 17 febbraio 2015 at 17:52

    grande come sempre il nostro Paolo!! 😎

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    alfredo 17 febbraio 2015 at 18:01

    Beh lo ho già detto
    La vita non sarebbe cosi bella se non ci fosse Paolo
    l monumento per quanto lontano dai miei gusti è comunque molto piu’ bello di quello dedicato , a Riga , a Tal ❗

  8. avatar
    The dark side of the moon 17 febbraio 2015 at 20:20

    Bel personaggio questo Borislav Kostić.
    Spirito libero, non convenzionale, un uomo che “vagabondava” con la schiena dritta (l’episodio sul nazismo penso lo dimostri).
    I complimenti a Paolo per il pezzo sono scontati 😉
    A proposito, c’è qualcuno che per caso è capace di nominare qualche scacchista che Paolo non conosce?
    Io penso di no.

    • avatar
      paolo bagnoli 18 febbraio 2015 at 00:04

      Quando li incontro, leggendo o ricordando “random”, se mi interessano cerco di “conoscerli”, se non mi interessano li metto nel cassetto. La MegaRedazione ha in giacenza alcuni personaggi che, in un modo o nell’altro, mi sono apparsi interessanti.
      Se posso permettermi un suggerimento: scegliete un periodo (diciamo 1920-1930) e scorrete le classifiche dei tornei disputati. Spesso i personaggi più interessanti si trovano nella seconda metà della classifica.

  9. avatar
    Ivano E. Pollini 17 febbraio 2015 at 23:11

    Simply beautiful ❗

    Quando leggevo “My chess career” ho passato molte ore ad analizzare le partite di Kostic contro Capa, che alla fine lo aveva vinto in modo convincente, anche se non molto facilmente.

    Non mi rendevo conto come mai Capa avesse scelto come “opponent” per un match ufficiale un giocatore “semi-sconosciuto” come Kostic(lo era per me allora, beata ignoranza!), dopo aver travolto un giocatore come Marshall nel 1909,che era stato vincitore a Cambridge Springs nel 1904,uno dei 5 (St Petersburg 1914) o dei 4 (New York 1924) GM del mondo di quei tempi e poi Campione degli Stati Uniti fino al 1936.

    Bene, quest’articolo di Paolo Bagnoli mi ha chiarito molti aspetti che non conoscevo ed ha reso giustizia ad un giocatore geniale come Kostic.

    Questo permette anche di illuminare meglio la scelta di Capa, che non si stancava di ripetere nelle sue conferenze che “il grande giocatore di scacchi si mostra nella logica del piano, nella strategia scacchistica e nell’impeccabile esecuzione dei finali. Le combinazioni, almeno per lui, erano SOLO un mezzo (anche se non sempre!)per ottenere una posizione vantaggiosa o un finale vincente”, e non per fare un attacco diretto contro il Re avversario.

    Questo e’tutto per me ❗

    Saluti a tutti

    IEP

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