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More Australian tales

Scritto da:  | 18 dicembre 2014 | 23 Commenti | Categoria: Le Interviste, Zibaldone

Sydney-515

(R.M.) Ho sentito che un centinaio di scacchisti e loro accompagnatori hanno potuto dormire almeno una notte nel vostro pied-à-terre ad Amsterdam e che a molti di loro avete lasciato le chiavi per ogni evenienza. Ma veramente, quanti sono oggi quelli che hanno le chiavi di casa vostra?

(I.R.)  Novantanove.

Vi siete mai sentiti perduti in qualche angolo del pianeta e come siete riusciti a sopravvivere?

Ci sono un sacco di posti in cui ci siamo sentiti fuori luogo, per esempio alla prima edizione del London Classic quando Cathy si è sentita dire da Malcolm Pein che “dato che saranno presenti sponsor, uomini politici e forse perfino un futuro Cancelliere dello Scacchiere è inappropriato” che voi assistiate alla cerimonia di chiusura. Chiaramente non eravamo della classe richiesta.

Anche visitare la vecchia Unione Sovietica e altri paesi oltre la “cortina ferro” negli Anni Ottanta è stata un’esperienza a volte soverchiante. In Ungheria nel 1983, mentre ci recavamo a Balatonbereny, fummo molto sorpresi nel vedere che alcuni ferrovieri portavano con sé delle mitragliette. Quando uno di loro ci disse che dovevamo pagargli un paio di dollari a testa perché non avevamo acquistato il supplemento per i treni rapidi (cosa che invece avevamo fatto) non abbiamo perso tempo in discussioni. Poi quando il futuro GM Tony Kosten – che aveva dormito tutto il tempo – ha saputo che avevamo pagato anche per lui si è pure arrabbiato con noi!

uluru-825

Avere a che fare con la tecnologia in alcuni paesi dell’Est europeo non era sempre cosa facile. Alla fine degli anni Ottanta o all’inizio dei Novanta avevo un piccolissimo computer per le mie rubriche di scacchi con la capacità massima di 1500 parole! Con esso dovevo inviare il testo per un quotidiano australiano a un computer dislocato a Londra e per farlo avevo bisogno di una linea telefonica diretta. La maggior parte dei telefoni negli alberghi passava attraverso il centralino dell’hotel e questo non andava bene, così dovevamo restare svegli fino alle due o tre di notte quando alla reception ci permettevano di tenere occupate tutte le linee interne dell’albergo per connettere la loro linea principale in uscita con il nostro computer. Avevamo un vecchio modem acustico [NdR – “acoustic coupler”, una diavoleria assolutamente sconosciuta al vostro intervistatore, che chiede scusa nel caso la traduzione in “modem acustico” risulti errata] che doveva fare da tramite tra il nostro computer e la cornetta del telefono del centralino. Per inviare una rubrica di cinquecento parole ci volevano circa quattro minuti, ma un’intempestiva chiamata dall’esterno poteva interrompere la trasmissione e obbligarci a rifare tutto da capo. Una volta in un hotel di Belgrado non ci hanno permesso di fare tutto ciò e non potevamo nemmeno chiamare il giornale in Australia perché non c’era una linea diretta tra la Jugoslavia e Australia, così a tarda notte abbiamo chiamato Will Watson in Inghilterra e gli abbiamo chiesto di telefonare alla redattrice del mio giornale in Australia per fare in modo che il computer del giornale ci chiamasse (dall’Australia c’era la linea diretta per la Jugoslavia) e così potei inviare il mio pezzo. Il tipo alla reception scuoteva la testa chiedendo perché diavolo non potevamo aspettare la mattina dopo!

pinguini-560

Durante la sfida Europa – Asia del 2001, il receptionist dell’hotel a Batumi non parlava inglese (cosa della quale non posso lamentarmi – io non so parlare georgiano) ma notai che quando era più o meno l’ora in cui sapevo che Cathy avrebbe cercato di telefonarmi lui riceveva una serie di chiamate e a ognuna rispondeva con poche parole e metteva giù. Perciò andai da lui e a gesti gli feci capire che le telefonate erano per me e lui mi passò il telefono. Allora io e Cathy abbiamo concordato un’ora precisa per le chiamate. All’ora convenuta io aspettavo di fronte alla reception e il tipo mi passava immediatamente il telefono. Usammo la stessa procedura quando ero a Sanghi Nagar nel 1995 per seguire i match dei candidati e a un certo punto scoprii che il telefono in sala stampa non suonava. All’orario concordato alzavo più volte il ricevitore silente e dicevo “hello” fin quando non imbroccavo la chiamata di Cathy. Credo che gli altri giornalisti abbiano pensato che ero diventato matto

Port-douglas-763

P.S. A metà ottobre i miei amici australiani hanno pensato che – dopo tanto viaggiare in aereo – era giunto il momento di prendersi una vacanza. Standosene in panciolle sul divano di casa? Neanche per sogno! Prendendo parte al torneo sul treno che anche quest’anno ha fatto tappa in alcune tra le più belle città mitteleuropee: Praga, Vienna, Budapest, Trencin, Cracovia. Sorpresa: dopo otto anni di ritiro dalle competizioni Ian ha fatto valere la sua classe; la classifica parla chiaro: 1°-3° GM Ian Rogers, GM Martin Petr (vincitore nel 2012), GM Vlastimil Hort (vincitore nel 2013) e IM David Kanovsky 8,5 su 11.

Non potendo replicare qui il “diario di viaggio” del vincitore (pubblicato su Torre & Cavallo di dicembre) vi invito se non altro a vedere la fotogallery del Chess Train 2014.

ponte-sydney-588“Harbour bridge – Sydney”MT-Ian-719agrifoglio-australe-878dromedario-779ponte-sydney-585deserto-uluru-787

Kata-tjuta-812“Kata Tjuṯa, conosciuti anche come Monti Olgas, si trovano a un tiro di schioppo da Uluru, nello stesso parco nazionale. Meno famose ma non meno affascinanti.”

Kata-tjuta-811

Museo-aborigeno“Museo Aborigeno, Sydney”

Museo-aborigeno-630Museo-aborigeno-636Museo-aborigeno-648Museo-aborigeno-653Sydney-MT-770“Sydney, giardino botanico”Sydney-giardinobotanico772

fiori-uluru-796uluru-839L’acqua piovana che si raccoglie in uno stagno (sacro per gli aborigeni) ai piedi dell’Uluru”uluru-846

avatar Scritto da: IM Roberto Messa (Qui gli altri suoi articoli)


23 Commenti a More Australian tales

  1. avatar
    Ivano E. Pollini 18 dicembre 2014 at 01:47

    Continua il fantastico viaggio di Roberto Messa in Australia, alla ricerca di sempre nuove sensazioni e bellissime immagini.

    Immagini di incredibili paesaggi naturali, flora e fauna tipiche, compagna e amici e di simboli di una cultura antica e moderna insieme.

    E si parla anche di scacchi, per restare in tema col blog.

    Che dire di più?

    Grazie ancora a Roberto Messa e complimenti ❗

    Ciao

    IEP

  2. avatar
    Jas Fasola 18 dicembre 2014 at 09:29

    Effettivamente non erano della classe richiesta, troppo altruisti! 🙂

  3. avatar
    Tamerlano 18 dicembre 2014 at 09:45

    Grazie per aver postato queste belle immagini austrialane e per averci fatto conoscere alcuni imprevisti accaduti a Rogers.

  4. avatar
    Roberto Messa 18 dicembre 2014 at 10:07

    Ian e Cathy sono altruisti e aperti in un modo esagerato / inconcepibile per noi italiani.
    Una volta, arrivati ad Amsterdam dopo un lunghissimo volo dall’Australia, hanno trovato il loro bilocale occupato da quattro giovani scacchisti ungheresi. Invece di far sloggiare gli ospiti (che non li avevano informati della loro presenza) Cathy e Ian hanno preso un altro aereo e sono andati a dormire a Londra da loro amici inglesi!
    A una mia precisa domanda al riguardo, mi hanno assicurato che dalla loro casa di Amsterdam negli ultimi vent’anni non è sparito nemmeno un cucchiaino.
    Con Maria Teresa e Mattia sono stato loro ospite ad Amsterdam per alcuni giorni nell’estate del 2005; quando alla fine mi hanno detto di tenere tranquillamente la chiave, ho declinato, mi sembrava “eccessivo”. Adesso mio figlio (che ha 20 anni) vuole assolutamente che me la faccia dare…
    Per la cronaca loro sono stati a casa nostra a Brescia prima delle Olimpiadi di Torino 2006. Adesso speriamo di poter organizzare una vacanza insieme in Italia nell’estate del 2015.

    • avatar
      Mongo 18 dicembre 2014 at 12:25

      Fantastici i Rogers. Non so cosa darei per poter solo mettere le mie ‘ruote’ sulle loro orme!!! 😎

  5. avatar
    Enrico Cecchelli 18 dicembre 2014 at 10:28

    Grazie Roberto per questa seconda tranche di splendide foto ed anche per averci fatto conoscere un po meglio un forte grande maestro che evidentemente non è solo un grande maestro ma anche un grande uomo ( esteso alla sua compagna).

  6. avatar
    Renato Andreoli 18 dicembre 2014 at 11:10

    Ma ciò che più importa a me ed a tutti i lettori di Torre e Cavallo è che gli articoli di Ian Rogers sono scritti come meglio non si potrebbe.

  7. avatar
    alfredo 18 dicembre 2014 at 11:23

    Veramente meraviglioso !
    e che bella e coraggiosa scelta di vita .
    Ricordo di aver visto per la prima volta Rogers a Reggio Emilia .
    Sconfisse mi sembra con un Blumefeld Portisch che poi vinse in torneo
    Certo i capelli erano un po’ piu’ scuri … ma anche i miei !
    Un globe – trotter .
    Davvero penso che vivere cosi’ come si è scelto facendo la cosa che si ama di piu’ sia la felicità

  8. avatar
    alfredo 18 dicembre 2014 at 11:24

    Caspita che signore Pein
    quasi butto via i suoi libri !

  9. avatar
    alfredo 18 dicembre 2014 at 13:09

    La partita Portisch – Rogers giocata a Reggio ( allora la sede ea ancora il teatro Ariosto) fu commentata da Paoli per ” Deutsche Scachzeitung” .
    Cosi’ finisce il commento di Paoli”
    “L’unica sconfitta di Portisch . Con la rapida patta tra Timman e Hort egli era indubbiamente primo . Dopo la partita gli chiesi perché non ha proposto la patta al suo avversario? ” ” L ho fatto ma non ha accettato. Ho rivoto la stessa domanda a Rogers ” I played to win ” – fu la decisa risposta !

  10. avatar
    Alfredo 18 dicembre 2014 at 13:15

    Beh … allora visto che c’è ache il GM Rogers vorrei chiedergli se si ricorda del suo ” I played to win” rivolto a Paoli .
    Con questa voglio fare avere anche a Rogers la mia sincera ammirazione
    Ricordo che Roberto ci aveva preannunciato durante un viaggio in macchina di ritorno dall incontro con gli amici di soloscacchi questo viaggio in Australia .
    DEvo dire che l’impressione è veramente stupenda !
    Sono le persone come Rogers ( e signora) che rendono unico questo ambiente!

  11. avatar
    alfredo 18 dicembre 2014 at 13:19

    http://www.chessgames.com/perl/chessgame?gid=1114033

    ” I PLAYED TO WIN ! ”

    Do you remember Mr GM Rogers ? 😀

    • avatar
      Ian 18 dicembre 2014 at 13:39

      I think Enrico was mistaken. Portisch did not offer me a draw at any time in that game – though he had planned to do so until I played a bizarre opening – so I never had to decide whether or not I was playing for a win.

      • avatar
        alfredo 18 dicembre 2014 at 13:51

        Thank you Mr Rogers.
        Paoli was my great friend.
        Yes, a “bizarre opening”.
        For Paoli 8… Td8 !! (an idea of GM Knaak -wrote Paoli-)
        Always for Paoli 26 Rh1 was ” ? ”
        For Paoli better 26 c5 but 26 …Th5 seems very strong.
        A very amazing game however and I was a direct bystander of this beautiful game ! 😀
        All the best for you and Cathy, Mr. GM Rogers.
        I hope to come soon in Australia.
        My wife is architect and Sidney Hopera house is one of the masterpiece of XX century.

  12. avatar
    Mauro Delucis 18 dicembre 2014 at 13:27

    Credo che il “modem acustico” fosse in effetti un accoppiatore acustico tipo questo:
    Modem acustico

    Complimenti per il sito!

    • avatar
      Massimiliano Orsi 18 dicembre 2014 at 17:02

      In effetti si tratta proprio di un acoustic coupler. Credo di non averne mai visto uno in Italia. Quando da noi cominciò a diffondersi Internet (primi anni ’90), la tecnologia era già diversa e il collegamento, pur sempre acustico, avveniva mettendo un modem in cascata al telefono; il tutto produceva comunque un suono caratteristico.

      Un acoustic coupler veniva usato dal protagonista del film “War Games” (1983) per introdursi nel sistema informatico del NORAD e quasi provocare un conflitto nucleare. Il sistema era governato da una pseudo-intelligenza artificiale (Joshua) che, non distinguendo i giochi di simulazione dalla realta’, aveva innescato un’attacco missilistico. Resosi infine conto che una tale guerra non avrebbe potuto avere vincitori ma solo vinti, l’IA decideva di interrompere l’attacco e invitava il protagonista a giocare ad un gioco ben più interessante. Chi indovina quale gioco fosse vince una testata atomica.

      • avatar
        fds 18 dicembre 2014 at 22:03

        > Chi indovina quale gioco fosse vince una testata atomica.
        😉

        Quel film l’ho visto almeno tre volte, ma non ricordavo così bene dettagli quali ad esempio i nomi.

  13. avatar
    The dark side of the moon 18 dicembre 2014 at 20:10

    Che belle persone i Rogers!
    Sono sinceramente ammirato dalla loro filosofia di vita che poi condivido in toto.

  14. avatar
    Gigio 18 dicembre 2014 at 22:15

    Tris!!!

    • avatar
      Filologo 18 dicembre 2014 at 22:59

      Ma no, mi pare che proponesse una bella partita a scacchi…

      • avatar
        Mongo 19 dicembre 2014 at 12:20

        Vero, proponeva una partita a scacchi.
        Tris è un gioco impossibile da vincere, se si giocano le ‘mosse’ corrette, ed è per questo che alla fine del film i protagonisti obbligano ‘Joshua’ a giocare delle partite a tris in modo da fargli occupare spazio nella sua memoria alla ricerca della mossa migliore, rallentando così l’altro ‘gioco’ in corso [guerra nucleare globale] fino a farlo andare in overflow, visto che era programmato per cercare sempre le mosse vincente.
        A posteriori però la soluzione migliore era quella di staccargli la spina o fargli brutalmente un bel ‘Ctrl + Alt + Canc’.

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