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Slovenia, Alpi, zufolo e dintorni…

Scritto da:  | 27 gennaio 2015 | 25 Commenti | Categoria: C'era una volta, Italiani, Personaggi, Stranieri, Tornei

Stazione Centrale Milano 1

L’appuntamento con Federico (Braunberger) e Raffaele (Jerusalmi) è di primo pomeriggio, alla Centrale. Sul treno per Trieste scopro con orrore, parlando con loro due, che per entrare in Jugoslavia non basta la semplice carta di identità, ma è necessario un visto apposito rilasciato dalla Questura. Raffaele lo sapeva, e aveva provveduto per tempo (non si diventa amministratori delegati della Borsa di Milano per caso). Federico (o meglio Fritz, come lo chiamavano tutti) lo aveva scoperto la sera prima, ma era incredibilmente riuscito a sbrigare la pratica, in via Moscova, la mattina stessa. Io invece non sapevo niente. E come è chiaro questo contrattempo mi ha avvelenato il viaggio e tutta la giornata. Che fare? Tornare indietro? Questo è più o meno quello che mi disse il portiere del Jolly, interrogato da me al nostro arrivo: “Se non ha niente da fare a Trieste le consiglio di tornare a casa, perché senza visto in Jugoslavia non si entra”. Hotel Jolly TriesteCome se non bastasse, per rallegrarmi la serata Fritz e Raffaele mi hanno trascinato a vedere un film demenziale dove un tipo piuttosto bollito, nel cuore della squallida campagna americana, si diverte ad affettare le persone con una sega elettrica (tra cui uno che cerca disperatamente di fuggire sulla sedia a rotelle). Ma dov’è il divertimento, dico io? Boh. La mattina del giorno dopo mi sveglio molto per tempo e corro alla Questura di Trieste. Appena entrato vedo un cartello a caratteri cubitali con scritto “Non si rilasciano visti speciali per la Jugoslavia per NESSUN motivo”. Oddio, ho pensato, sono fritto. E invece dopo circa mezz’ora uscivo trionfalmente dall’ufficio tenendo in mano un visto speciale per la Jugoslavia, da allegare alla mia carta di identità. Fu uno dei tanti segni premonitori, sia negativi che positivi, di quegli anni. Il mio demone mi stava dicendo che quando mi sarei messo seriamente a cercare un modo per guadagnarmi da vivere avrei fatto molto meglio a puntare sulle chiacchiere che sugli scacchi (dove le chiacchiere, come si sa, attecchiscono male). Così, poco dopo, sono partito anch’io per Rogaska (ora che ricordo meglio, credo proprio di aver fatto il viaggio in macchina con gli amici di Trieste).

La Slovenia figurava come nazionale anche in altri contesti. Tra di essi c’era la cosiddetta Coppa delle Alpi per squadre under 21, a cui partecipavano (a volte tutte, a volte no), Italia, Francia, Austria, Svizzera, Germania, Slovenia e la stessa Jugoslavia: le “nazioni”, in altre parole, in vario modo collocate intorno all’arco alpino. Io sono stato in squadra tre volte: 1974 (Graz, Austria), 1975 (Milano), 1976 (Bled, Slovenia). Nel 1974 avrebbe dovuto accompagnarci il conte dal Verme; ma alla Centrale ci disse che non sarebbe venuto, e detto fatto mi consegnò un biglietto di saluti da portare a una fantomatica Frau Wagner, che ci avrebbe atteso alla stazione. Ma alla stazione di Graz, dove siamo arrivati di primo mattino, non c’era un accidenti di nessuno; e nessuno di noi cinque (io ero il più vecchio, ma avevo 18 anni) sapeva una parola di tedesco. L’unica informazione che avevamo era il numero di telefono della federazione austriaca, che però ovviamente suonava a vuoto (visto che era domenica). Se alla fine siamo riusciti a rintracciare lo studentato dove avevamo le camere lo si deve solo a un colpo di fortuna.

Un altro ricordo di questo torneo? Alla cerimonia di chiusura, trattandosi di un torneo per ragazzi, gli organizzatori hanno pensato bene di offrirci solo un ridicolo rinfresco analcolico a base di aranciate e succhi di frutta, tutti schifosamente dolci. Era però il 14 luglio, anniversario della presa della Bastiglia; e casualmente, proprio a pochi passi da dove si svolgeva la premiazione, la comunità di francesi residenti aveva organizzato una sontuosa festicciola a base di caviale, salmone, champagne e superalcolici vari. I componenti della squadra francese, forti della loro cittadinanza e della conoscenza della lingua, non esitano un attimo ad imbucarsi. Ed io – forte solo della mia impeccabile faccia tosta e di un francese appena decente – faccio lo stesso. Come è finita? Credo che fu la prima colossale sbronza della mia vita. Ricordo solo che i quattro simpatici ragazzi francesi mi hanno riportato in camera praticamente di peso.

Milano Piazza Duomo 1975

L’anno dopo si giocava a Milano (qui sopra un’altra foto della celebre piazza in cui, oltre ai piccioni, i più dotati ipervedenti possono nitidamente scorgere nell’atto di aggirarsi in incognito anche Tigran Petrosian), o meglio, per la precisione, al Leonardo da Vinci di Bruzzano (mitica sede del grande torneo internazionale, svoltosi lo stesso anno), nelle cui lussuosissime camere eravamo anche alloggiati. La squadra slovena era composta da quattro esuberanti ragazzi – che visibilmente non avevano studiato a Oxford – accompagnati da un dignitoso e distinto anziano signore, sempre in giacca e cravatta (entrambe stirate e pulite, ma un po’ fruste, per la verità). Inutile dire che i quattro giovani non avevano mai visto una camera d’albergo con frigobar. In effetti non l’avevamo mai vista nemmeno noi. Sta di fatto che loro, ingenuamente credendo che fosse tutto offerto, si sono abbondantemente serviti di ogni ben di dio (con netta preferenza per i superalcolici) per tutta la durata del torneo (ed è facile immaginare il fracasso notturno che proveniva ogni notte da quelle due camere). Gli addetti alle pulizie, invece di rilevare l’anomalia, si sono incautamente limitati a rimpolpare il frigo tutte le mattine. Cosicché l’anziano distinto signore, quando alla fine del torneo il personale dell’hotel gli presentò il salatissimo conto degli extra che avrebbe dovuto regolare in solido, per poco non svenne. Non dimenticherò mai la sua duplice umiliazione, e perché i suoi ragazzi si erano dimostrati decisamente imbecilli, e perché lui non aveva i soldi per pagare, nemmeno – cosa che potendo avrebbe fatto volentieri – di tasca sua. Vediamo se riuscite ad indovinare chi intervenne, con gesto generoso e noncurante ad un tempo, a saldare il conto?

A Rogaška Slatina la squadra dell’Alta Italia rimediò contro la Slovenia, come previsto, una sonora legnata. Noi italiani indubbiamente allora eravamo in media abbastanza scarsi; ma c’è anche da dire che in quegli anni la Jugoslavia era la seconda potenza scacchistica mondiale dopo l’URSS. La conoscenza media degli scacchi fra la gente di quel paese, poi, era superiore anche a quella che c’era nell’ex Unione Sovietica. Le persone negli autobus nei bar e nelle strade parlavano di scacchi quasi come da noi si parla di calcio, e sui grandi quotidiani lo spazio dedicato al gioco, anche nei suoi aspetti tecnici, era davvero notevole. Ricordo che qualche anno dopo, durante il disastroso torneo a inviti di Bajmok (attuale Serbia) a cui accettai incautamente di partecipare, un giorno fui sfidato ai bordi di una piscina da un giovane energumeno super palestrato che era lì per farsi bello con le sue amichette; e per pochissimo non ho perso…

Andò meglio, invece, la seconda volta che andai in Slovenia, per partecipare per la terza ed ultima volta alla Coppa delle Alpi. Si giocava nella deliziosa cittadina lacustre di Bled, che oltretutto riportava alla memoria ormai mitici tornei del recente passato (il giovanissimo Fischer, in paticolare, che era l’idolo di tutti noi). La nazionale italiana (e nella fattispecie anch’io) andò, come detto, abbastanza bene. Ma dei dati tecnici (anche perché non li ho qui con me) magari parlerò un’altra volta. Ora voglio raccontare un buffo episodio accaduto in treno, sulla via del ritorno. Noi ragazzi (ricordo con sicurezza solo che c’erano il nostro direttore Roberto Messa – se trovi errori, Roberto, correggimi! – e Giorgio Coppini; ma non sarà difficile verificare chi erano gli altri) occupiamo uno scompartimento da 6. Mentre parliamo di scacchi e di tante altre cazzate, sale a sorpresa a Trieste e si siede inaspettatamente con noi una ragazza di rara bellezza, forse solo un po’ più vecchia (se noi avevamo vent’anni, lei poteva averne venticinque o giù di lì). Improvviso silenzio. Che fare? La ragazza ci ha tolto d’impaccio, perché è risultata subito molto socievole, e dunque abbiamo iniziato immediatamente a parlare. Ovviamente, data la differenza d’età, le nostre chances erano piuttosto limitate; e comunque la presenza di Giorgio Coppini (che madre natura, accidenti a lui, ha favorito, sotto il profilo fisico, in modo davvero vergognoso) rendeva le mie possibilità addirittura inesistenti. Ovviamente Giorgio si mette subito a “lavorare”, cavando dalla sua borsa di pezza (avessi osato io portare una borsa di pezza sarei stato subito classificato, in quei tempi barbari e già quasi preistorici, come omosessuale) il flauto d’ordinanza, e sfoggiando quel suo sorrisetto ruffiano che faceva tanto irritare la concorrenza; e poi chiacchiere, chiacchiere, chiacchiere, come solo lui sapeva fare. Quando finalmente riesco a prendere la parola anch’io, non trovo niente di meglio da dire se non che devo cambiare treno a Mestre, e che però purtroppo sarò costretto a dormire lì, perché fino alla mattina del giorno dopo non c’è connessione con Calalzo. Beh, che cosa non dice a questo punto la ragazza? “Guarda, se non ti disturba, stanotte puoi dormire a Mestre da me; e non ti devi preoccupare perché io vivo da sola”. Bum. Morte istantanea dello zufolo; sorrisetto ruffiano spento all’improvviso; chiacchiere e cazzate subitamente ridotte a zero. Nello scompartimento si diffonde un silenzio incredulo e perplesso. Tutti stanno pensando: possibile? lui? (e io con loro: possibile? io?).

Ragazza sul treno 2

(3. continua)

avatar Scritto da: FM Franco Trabattoni (Qui gli altri suoi articoli)


25 Commenti a Slovenia, Alpi, zufolo e dintorni…

  1. avatar
    Roberto Messa 27 gennaio 2015 at 08:49

    Bentornato, Franco.
    Solo che io ricordo di aver “scoperto” Bled quando andai a vedere le ultime giornate delle Olimpiadi Scacchistiche 2002 e di non esserci mai stato prima in vita mia.
    E potrei essermi dimenticato di tutto, ma non del momento epico in cui – cerco di immaginare – dagli altoparlanti si diffuse una voce gracchiante e metallica per tutti, musicale e promettente per uno solo: “Mestre, stazione di Mestre, si scende…”




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      Franco Trabattoni 27 gennaio 2015 at 23:22

      Accidenti, Roberto, è vero, tu non c’eri. Ormai la memoria se ne sta andando a larghe falcate…




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    Enrico Cecchelli 27 gennaio 2015 at 10:10

    ….. Ovviamente aspettiamo tutti la seconda puntata
    per leggere del lieto fine della vicenda!




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      Yanez 27 gennaio 2015 at 10:33

      Elegante e aristocratico come sempre il Trab! …secondo me ci stupirà tutti con un’autentica mossa a sorpresa: da questa che è la terza puntata salterà direttamente alla quinta, sorvolando sui “dettagli”… ecco, come dite voi scacchisti?!? “il resto è solo questione di tecnica”, giusto? 😉




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    Massimiliano Orsi 27 gennaio 2015 at 11:03

    Ah! Ah! Fantastici racconti. Manca però il finale…

    Comunque, sul quel match di Rogaska Slatina 1976 sono disponibili molte informazioni:
    http://www.torneionline.com/loto_tornei_d.php?codice=1976YUG02&tipo=1
    della nostra squadra mi manca solo il nome di battesimo di Perinelli (Paolo o Alessandro?).

    Dei tornei Coppa delle Alpi avevo dati certi solo dell’edizione 1976 di Bled, ripresi dal sito Olimpbase.org:
    http://www.torneionline.com/loto_tornei_d.php?codice=1976YUG01&tipo=1

    Meno informazioni su quella 1977 a Weilburg, ma la formazione italiana dovrebbe essere completa:
    http://www.torneionline.com/loto_tornei_d.php?codice=1977BRD02&tipo=1

    Del torneo di Milano 1975 conoscevo solo le squadre partecipanti, ma non che fosse una Coppa delle Alpi ne’ i membri della nostra o di altre squadre.

    Di Graz 1974 ignoravo completamente l’esistenza.

    Ogni informazione che possa completare i dati in mio possesso risulterà graditissima.




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    Massimiliano Orsi 27 gennaio 2015 at 12:26

    Del torneo di Graz, tra l’altro se ne era già parlato un paio di anni fa nei commenti ad una gara di riconoscimento: http://soloscacchi.altervista.org/?p=32176

    Sempre nei commenti, veniva citata una partita premio di bellezza del torneo, ma senza i nomi dei giocatori.




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    alfredo 27 gennaio 2015 at 13:13

    Bentornato Franco!
    Un vero piacere gustare ancora la tua strepitosa vena di memorialista.
    Devo avere citato anch’io la partita a cui fu attribuito il premio di bellezza (Spagnol – Smerl).
    A proposito di riconoscimento la prima foto è di una architettura piuttosto nota (devo però verificare).
    Con grande gioia aspetto anch’io il seguito… magari corredato da qualche partita commentata!




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      paolo bagnoli 27 gennaio 2015 at 21:09

      Ma quali partite commentate! Io attendo il commento alla nottata di Mestre!




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    alfredo 27 gennaio 2015 at 14:47

    ovviamente il mio appunto architettonico si riferisce alla SECONDA foto che si riferisce a un bellissimo esempio di architettura milanese (in cui è facilmente rinracciabile il fortissimo influsso del razionalismo) ma in questo momento non mi sovviene l’autore (Bottoni? Asnago e Vender? Minoletti ?)
    Negli anni ’50 Milano aveva almeno una ventina di archittti di levatura internazionale ed era forse la città più importante al mondo da quel punto di vista.
    Ma torniamo agli scacchi: avete visto le prime due scacchiere della Slovenia a Bled ’76:
    Parma e in seconda il nostro amatissimo Albin Planinc ❗ ❗ ❗
    Anch’io una volta negli anni ’70 mi resi conto di quanto fossero seguiti gli scacchi nella ex Jugo.
    Ero a fare una corsa ciclistica. A un certo punto vedo delle scacchiere e gli avventori del bar che giocano. Incomincio un po’ a parlare in qualche modo e mi rendo conto che i nomi di Gligoric, Ivkov e Ljubojevic erano noti a tutti!
    Soprattutto Gligoric era considerato un eroe nazionale.
    A un certo punto uno disse che Ljubo sarebbe diventato campione del mondo.
    Il Ljubo lo avevo visto in azione.
    Dissi che era un formidabile giocatore da torneo ma come altri di quela generazione non in grado di mettere in difficoltà Karpov per il campionato del mondo.
    Fui quasi aggredito anche se i fatti mi diedero ragione.
    Ljubo fu per anni nei primissimi ma mai Candidato.
    Già un’altra volta Trab ha fatto cenno alla vetustà del Coppini.
    Io ricordo di averlo visto mi pare un paio di volte (a Reggio e al CIM a Milano nel 1981) ma non lo ricordo bene.
    Qualcuno potrebbe pubblicare una foto del Coppini stesso in modo che possa associare al cognome anche la sua (bella) faccia?




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      Joe Dawson 27 gennaio 2015 at 16:57

      Alfie, quanto ti voglio bene… se solo potessi avrei già trasferito anche la seconda foto, da Trieste (l’Hotel Jolly) a Milano, pur di non deluderti… 😉




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      Joe Dawson 27 gennaio 2015 at 17:01

      Comunque se non imbrocchi neppure la terza foto son sicuro che con la quarta ti faremo far centro!

      Alfredo for President! …non cambiar mai, ti prego… ti vogliamo tutti troppo bene!!! 😉




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      Franco Trabattoni 28 gennaio 2015 at 22:01

      Alfredo, “venustà”, non “vetustà”. Anche se ormai ci sta anche quella…In proposito posso citare un episodio che mi ha raccontato il nostro direttore (accidenti, Roberto, se mi smentisci anche questa volta giuro che mi faccio ricoverare al pio albergo trivulzio). Lo scenario è Weilburg, Gemania, per l’edizione della coppa delle Alpi del 1977 (io non ci sono più per raggiunti limiti di età). Un bel giorno Coppini e Messa si dirigono insieme verso un cesso. Lungo il tragitto Coppini vede una bella ragazza tedesca e le sibila, con aria propositiva: “Hallo?”. Ciò detto, entrambi entrano in una cabina per fare pipì. Quando Roberto esce non vede Coppini e la ragazza sbattuti contro un muro che si baciano come due forsennati? E che diamine, nemmeno il tempo per mingere…




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        alfredo 29 gennaio 2015 at 12:21

        ah ah ah :mrgreen:
        Ciao Franco non ho molte qualità ma il latino lo so ancora bene
        Trattasi ovviamente di lapsus o errore di battitura
        in effetti potrebbe essere proprio un lapsus .La venustà che con il tempo si traforma in vetustà .
        ma si puo’ rimanere sempre belli anche con gli anni
        Avete presente Virna Lisi da poco mancata. Il mio grande concittadino Gigi Meneghello era un bellissimo uomo anche a 80 e passa .
        Ma hai voglia di cantare come Bob Dylan “forever Young”
        ma mi sto superando : prima scambio l’ Hotel Jolly di Trieste per una architettura milanese anni 50 (ma vorrei sapere il nome dell’architetto. L’ispirazione se non altro è evidente) poi questo lapsus .
        A volte nei tornei quando svolgo la mia abituale attività di guardone mi soffermo vicino a una scacchiera e vedo un distinto (o meno) signore con pancia, calvo o canuto, insomma uno che porta i legittimi segni del tempo
        poi guardo il cartellino e mi viene un flash
        “A volte ritornano”.
        E mi ricordo di un giovane magro con una shirt e una valanga di capelli e faccio un po’ di fatica collegare il givane che fu ( con cui magari giocai) al signore alla scacchiera che mai dopo decenni di “imboscato”, alla macchia non ha resistito ed è uscito allo scoperto.
        Sono sicuro che tipi così ce ne sono molti a sbirciare tra le pagine di SoloScacchi.
        Appalesatevi !!!
        In quanto al Coppini ripeto lo ho visto solo un paio di volte (al CIM Milano 81 giocò contro il mio amico Paoli. Quarta scacchiera. Sulla prima Passerotti – Martorelli 1 – 0. Una siciliana) Vi giuro che è vero.) ma devo ammetter che si trattava di un bel tipo. Di più non posso dire
        Ricordo anche qualche sua bella partita (ad esempio contro il MI Haik, il primo MI francese a Reggio)
        Ma solo lui, il Coppini dico, può sapere l’esito di QUESTA partita.
        PS: sempre detestato lo zufolo. Mi ha sempre fatto venire in mente Heidi con le sue odiose caprette che fanno ciao




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        roberto d'arpino 11 aprile 2015 at 01:53

        ciao franco, ho avuto il piacere di incontrarti nel 1982 al torneo di bratto della presolana. ero con il mio amico mario sibilio. andai ad aiutare un albergatore in crisi con l’inglese e mario tornò e ridendo mi disse che avevo pescato bene bene…il gm nikolac…fatto al forno veloce. bel pranzo a bergano con ottima pizza, poi il viaggio in treno…immagini cosa ha provato una povera prima nazionale nello stesso scompartimento con Cocozza, i fratelli Vallifuoco, Sibilio, credo jannaccone….mi sentivo piccolo piccolo. ricordi lontani: imperia 1977, gioco lampo con wagman , dopo alcune mosse mi guarda serio e fa a mariotti ….ha giocato come nella lasker wagman a new yoork nel 38 —-ma quello ha giocato xx che è più forte… tutti a ridere. questa bella rimpatriata mi ha fatto molto piacere, ricordi lontani ma sempre vivi dentro il cuore. nel 1984 in molti ci trasferimmo al circolo del bridge, da rimarcare la delicatezza con cui gli esperti aiutavano le superschiappe come me ed altri. raro in quell’ambiente. in fondo il rispetto della persona, il superare barriere linguistiche, sociali, altre, non era vano. tra le persone insolite ricordo pierre berlaki, cm francese apostolo della philidor e dell’apertura di donna. superpoliglotta…..io mi sentivo orgoglioso di parlare inglese, francese, tedesco, lui fece i complimenti poi aggiunse polacco, yddish ed altro, che botta ragazzi. buone cose. roberto




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    alfredo 27 gennaio 2015 at 17:30

    Davvero ?
    ah ah ci sono cascato
    ma cavolo assomiglia davvero tanto a molte architetture milanesi anni 50
    sai chi è l’architetto ?




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    Michele Panizzi 28 gennaio 2015 at 00:21

    Secondo me e´ stato il conte Dal Verme a pagare, giusto?




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      Franco Trabattoni 28 gennaio 2015 at 21:38

      Giusto.




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        Franco Trabattoni 28 gennaio 2015 at 21:44

        Al conte dal Verme potrebbe applicarsi la battuta che un noto commercialista ha rivolto a un suo facoltoso cliente. Questo cliente aveva capito che con i suoi maldestri tentativi di frodare il fisco si era messo nei guai. Per cui si rivolse preoccupato al commercialista, chiedendo: “Problemi?” E il commercialìsta, serafico: “Tranquillo. Nulla che tu non possa risolvere con i soldi”.




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          Renato Andreoli 29 gennaio 2015 at 15:48

          Vedi anche il libretto dell’opera di Rossini “Il signor Bruschino” (1813), famosa soprattutto perché nella sinfonia i musicisti devono battere l’archetto sul leggio.
          Nella seconda scena si trova questo dialogo:
          “FLORVILLE Che guai! che guai!
          FILIBERTO Nascano pur.
          FLORVILLE Ah come, ah come mai da me fia rimediato?
          FILIBERTO Denari, e tutto è bello ed aggiustato.”




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            Franco Trabattoni 29 gennaio 2015 at 17:08

            Grandioso




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    Mongo 28 gennaio 2015 at 11:54

    Irresistibile… :mrgreen:




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    Galois 28 gennaio 2015 at 22:32

    Emozionante, davvero emozionante… mi son sentito ragazzo anch’io insieme a voi, su quel treno felice per andare a giocare a scacchi in capo al mondo… che bello…




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      alfredo 30 gennaio 2015 at 10:25

      Ciao Galois
      davvero
      un po’ come io ricordo i miei trasorsi ciclistici proprio degli anni a cui si rferisce il Trab el suo bellissimo racconto .
      Solo che ti asicuro che si faceva un po’ piu’ di fatica e nel mondo del ciclismo dilenttantistico non vedevi molte bele ragazze
      ed erano ancoa gli anni in cui sedicenti preparatori atletici dopo averti somministrato beveroni usati in ippica ti imponevano anche una virtuosa castità e astinenza . Hai voglia ….




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  11. avatar
    Joe Dawson 28 gennaio 2015 at 22:35

    Proprio lui! Petrosian… con la sua leggera gobbetta, la camicia a maniche corte, quello in mezzo alla piazza è proprio lui! Grandissimo Franco! 😉




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  12. avatar
    alfredo 30 gennaio 2015 at 10:29

    Si è lui !
    mi manca la sua tomba nella mia collezione di tombe di ex campioni del mondo .
    Vedro’ dove è sepolto il Tigre , a mio modo di vedere uno dei piu’ geniali anche se offuscato da altri .
    Il figlio del Tigre è la fotocopia del padre e sembra essere uno degli uomini piu’ ricchi non solo dell’ Armenia .




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