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Al Caffè Branca

Scritto da:  | 15 febbraio 2015 | 37 Commenti | Categoria: C'era una volta, Circoli, Italiani, Personaggi

I luoghi, i tempi, l’ambiente

Da parecchio tempo mi ero ripromesso di fare una passeggiata nel quartiere Appio-Latino, con il desiderio di ripercorrere itinerari una volta consueti nella mia giovinezza e con un desiderio, oserei dire proustiano, di ricerca del tempo e dei passi perduti.

Al Caffe Branca 12

Lungo il percorso (da porta San Giovanni, per via Magna Grecia, piazza Tuscolo, via Gallia, fino a giungere a porta Metronia) osservavo con attenzione e confrontavo le differenze tra la realtà di oggi ed i miei ricordi.

Al Caffe Branca 08Via Magna Grecia anni ’50

No, non credo di essere eccessivamente nostalgico! Molte delle cose che trovavo cambiate non mi producevano nessuna particolare emozione; in via Magna Grecia, persino i resti avviliti delle insegne del cinema Paris, ormai in disarmo ma da me spesso frequentato in passato, provocarono soltanto una leggera sensazione di delusione.

Piazza Tuscolo, osservata in una bella mattinata di dicembre, mi apparve più bella e luminosa che nei ricordi.

Al Caffe Branca 19Piazza Tuscolo anni ’50

Al Caffe Branca 15Piazza Tuscolo oggi

Ma percorrendo via Gallia sul lato sinistro in direzione di porta Metronia, superata la Chiesa della Natività

Al Caffe Branca 11via Gallia, Chiesa della Natività

e giunti all’incrocio con Via Licia, all’altezza del numero civico 82, anche il passante meno attento non può non rimanere incuriosito dalla strana insegna, variopinta ma scolorita, di un locale commerciale in evidente stato di abbandono.

Al Caffe Branca 07

Scrutando con più attenzione attraverso le vetrine sporche e appannate, si vede all’interno un ammasso triste e disordinato di tavoli di legno e sedie, evidentemente ultimo lascito della gestione, probabilmente sfortunata, di un pub-ristorante, come testimoniato dai resti di insegne.

Al Caffe Branca 02

Solo chi ne ha avuto diretta esperienza riconoscerà, con uno sforzo visivo e di attenzione, quella rampa di scale in legno, sulla sinistra del locale, che porta al piano superiore.

Al Caffe Branca 14

A nessuno, salvo i purtroppo pochi reduci di allora, potrebbe mai venire in mente che circa 50 anni fa i locali sovrastanti il negozio, in corrispondenza dei finestroni oggi polverosi che si affacciano da Via Gallia a Via Licia, possano aver dato ospitalità a quello che è stato in quegli anni il circolo scacchistico più noto, frequentato e dinamico della Caput Mundi.

Al Caffe Branca 04

(Mi viene il timore di aver commesso un grave errore nel fare questa passeggiata in Via Gallia, alla ricerca del tempo perduto: forse non bisognerebbe mai voler incontrare, a distanza di così tanti anni, un grande amore della propria gioventù!

La possibilità di vedere la bellezza sfiorita e di rimanere in qualche modo delusi è troppo forte; ma, soprattutto, la percezione del tempo passato può diventare quasi dolorosa.)

Al Caffe Branca 17

In quegli anni lontani non c’era l’enigmatica e scolorita insegna “Robivecchio”, segno palese della crisi economica dei nostri giorni, bensì quella, allegra e luminosa, del “Caffè Branca” degli ottimistici anni ’60.

Le trasparenti e lucide porte a vetri di allora introducevano ad un bar sempre festosamente addobbato e sempre pronto ad esporre in gran quantità prodotti dolciari natalizi, pasquali o di qualsiasi altra ricorrenza, simbioticamente legati ad uno zoo di enormi e colorati peluche comprendente orsacchiotti, conigli, renne, tigri, leoni.

Il “Caffè Branca” aveva al piano terra un grande bancone con parecchi addetti che preparavano, oltre a caffè e cappuccini, panini con hamburger, hotdog e salsicce varie, che venivano cotti su una apposita piastra; la cappa aspirante, però, non doveva forse funzionare al meglio, visto che le appetitose ma robuste esalazioni, salendo per la scaletta in legno, venivano spesso a deliziare l’olfatto degli avventori, specie gli scacchisti, del piano superiore.

Sempre al piano terra c’era la cassa, tavolini per servire i clienti e, in prossimità della scaletta in legno, un juke-box (pressoché obbligatorio allora per un locale di quel tipo, che attirava una vasta clientela giovanile, oltre che quella piccolo borghese del quartiere); disponeva inoltre, come già detto, di un bel locale semicircolare al primo piano per gli occasionali rinfreschi.

Al Caffe Branca 18

Alla cassa faceva bella mostra di sé la moglie del proprietario, una piacente signora dai modi cortesi e sofisticati, sempre vistosamente truccata; amava vestire in modo estroso, originale ed acconciare i capelli in fogge vaporose ma soprattutto monumentali, che certamente richiedevano grosso impegno al suo parrucchiere.

Gli scacchisti, grazie ai buoni uffici di Augusto Arienti (credo fosse amico del proprietario), erano stati autorizzati ad utilizzare, nelle ore pomeridiane e serali di tutti i giorni oltre alle mattinate dei festivi, il salone del primo piano.

Detto locale, attrezzato con numerosi tavolini, poteva essere utilizzato al modico costo di un piccolo sovrapprezzo sulle consumazioni che gli scacchisti ordinavano a camerieri particolarmente pazienti, forse ormai rassegnati alle stranezze di tale specie di avventori.

Il materiale scacchistico (pezzi, orologi e scacchiere) era conservato in un apposito mobiletto a più scomparti appeso ad una parete.

Augusto Arienti, un ragazzone alto e simpatico, giocatore di buon livello, ma soprattutto segretario e factotum del circolo, figura indimenticabile per chiunque lo abbia conosciuto, aveva portato in poco tempo quel ritrovo a diventare, già dalla metà degli anni ’60, il più importante centro di vita e cultura scacchistica di Roma; tutto ciò grazie alle sue indiscutibili capacità organizzative e relazionali. Spesso non ci si rende conto di quanto, apparentemente “normale” e scontato, è invece dovuto al lavoro, all’impegno ed alla passione di singole persone.

Al Caffe Branca 13Augusto Arienti

Il circolo era sede, oltre che dei frequenti tornei riservati ai soci, di numerose manifestazioni aperte a tutti gli scacchisti romani. In effetti in quel periodo pressoché tutte le manifestazioni scacchistiche importanti della capitale (Campionato Romano individuale, Campionato Romano a squadre, Campionato Provinciale, alcuni tornei internazionali ) si avvalevano del prezioso lavoro organizzativo, talvolta in collaborazione, di Alvise Zichichi e Augusto Arienti.

E così il Caffè Branca era diventato il crocevia dello scacchismo romano, frequentato da tutti i maestri di allora; per i neofiti come il sottoscritto era un ambiente ottimale per imparare e sviluppare la propria passione, avendo fisicamente davanti tanti modelli diversi, e tutti validi, di giocatori.

La vita ed il successo del Circolo Branca furono indissolubilmente legati a quella di Augusto: quando, purtroppo pochi anni dopo, nel ’71, un tragico destino troncò improvvisamente e prematuramente (non aveva ancora compiuto i 35 anni) la sua vita, nessuno seppe raccogliere la sua eredità ed il circolo iniziò a deperire ed ad essere meno frequentato. La contemporanea nascita ed il successo del Circolo Cyrano, proprio in quel periodo difficile, provocò la migrazione di gran parte dei soci e frequentatori; il punto di riferimento dello scacchismo romano si spostava: iniziava così una nuova fase, forse altrettanto gloriosa.

In queste condizioni il proprietario del caffè Branca fece capire che non era più disponibile; alcuni tentativi di rianimare il circolo non ebbero successo: l’ultimo fu quello di trasferirlo nei locali di un bar pasticceria nello stesso quartiere, in via Britannia ; ma pochi mesi dopo il circolo si sciolse definitivamente.

Al Caffe Branca 01Piazza Tuscolo e via Britannia

Permettete ora al sottoscritto, che scrive per rievocare quel momento d’oro dello scacchismo romano, di aggiungere molte notazioni del tutto personali e soggettive; questo non per mero egocentrismo, ma per evidenziare che non sto scrivendo (non ne sarei in grado!) la “Storia del Circolo Scacchistico Branca” e nemmeno una cronaca imparziale.

Più semplicemente e modestamente cerco di descrivere il punto di vista di un ragazzo di allora che entrava in quell’ambiente spinto dalla sua passione, ed anche per sottolineare quello che percepii e ritengo sia stato uno dei motivi più importanti del successo del circolo: lo spirito di accoglienza e rispetto che si era instaurato per chiunque e per tutte le opinioni, nonostante (ma forse proprio per) le accanite discussioni, scacchistiche e non, che spesso animavano le serate.

Non ricordo da chi mi fu segnalato il circolo (forse seppi della sua esistenza dai trafiletti di notizie scacchistiche, romane e non solo, pubblicati sul giornale Paese Sera due o tre volte a settimana e redatti da PAR, ovvero dal maestro Roberto Palombi, altra figura monumento degli scacchi romani), ma la prima volta che varcai le porte di quel bar e salii quella breve rampa di scale che portava al primo piano fu certamente nell’ottobre del 1966, al mio ritorno da Genova, dove avevo passato quasi due anni per motivi di studio e dove avevo iniziato a fare i primi passi nel gioco ed a coltivare la nascente passione scacchistica.

Al Caffe Branca 10Al Caffe Branca 06uno dei tanti trafiletti di PAR, pubblicati da Paese Sera

Poco più che ventenne, ero curioso ed allo stesso tempo intimidito nell’entrare in quello che aveva fama e si prospettava essere un pericoloso covo di individui dediti, a detta delle persone di buon senso, a perdere tempo in misteriosi riti ludici, comprensibili solo agli iniziati.

Non ricordo nemmeno come andò quella prima serata che passai al Branca, se qualcuno mi invitò subito a giocare o se mi misi a lato di qualche scacchiera, osservando in silenzio il gioco degli altri; certo è che, nonostante abitassi piuttosto lontano dal circolo ed arrivarci prendesse un tempo non trascurabile, quella fu la prima di tantissime altre serate divertenti e per me istruttive passate in quell’ambiente che, ben aldilà delle mie speranze, non poteva definirsi rigido o formale!

In assoluto contrasto con l’immagine stereotipata di austerità e seriosità che spesso hanno i non scacchisti, la sala del circolo risuonava, oltre che delle musiche del juke-box che arrivavano in maniera soffusa attraverso le scale, dei commenti estemporanei, ironici, spesso surreali e disinibiti dei giocatori impegnati in accanite partite lampo; anche gli spettatori ai lati delle scacchiere, ben lungi dal comportarsi da osservatori silenziosi e imparziali, parteggiavano apertamente per l’uno o per l’altro dei contendenti, aggiungendo suggerimenti ed osservazioni, spesso del tutto gratuiti.

Mattatori indiscussi per battute spiritose e commenti salaci erano Mario Boschetti e GiovanBattista (“Titta”) Bivini . Ma anche tanti altri come Sandro Meo, Roberto Palombi, Roberto Primavera, William Sprovieri, Giuseppe Lodà e di sovente anche lo stesso Alvise Zichichi (allora un giovane maestro, sornione e con un signorile senso umoristico) partecipavano attivamente.

Non credo di esagerare dicendo che l’atmosfera risultante era quella di una piacevole e liberatoria psicoterapia di gruppo, nella quale ognuno era autorizzato a dire tutte le scempiaggini che gli venivano in mente.

Non vorrei far credere, da quanto dico, che non ci fosse possibilità e spazio per il cosiddetto “gioco serio”: anzi, c’era sempre qualcuno, in un angolo più appartato della sala, che giocava partite “lente” o analizzava aperture, posizioni di partite, problemi. Tra questi “asceti” si distinguevano, ad esempio, il maestro Vincenzo Nestler, persona assai educata, schiva e riservata che non ho mai visto giocare lampo, e poi Incelli, Dell’Accio, Condemi, Amadesi, Ghezzi, Fremiotti, Pane ed altri ancora.

Al Caffe Branca 20Vincenzo Nestler

Al Caffe Branca 03Giuseppe Primavera

(Permettete un piccolo inciso: sono convinto che quello che ho detto del clima umano che si respirava al circolo Branca possa essere ripetuto, con varianti più o meno significative, per tantissimi altri circoli scacchistici italiani del passato più o meno recente. Io personalmente avevo vissuto, soltanto un anno prima, il mio battesimo scacchistico in un ambiente altrettanto accogliente e informale, presso il Circolo Amatori Scacchi di Genova; la sola piccola differenza di clima era dovuta al carattere forse un po’ più disincantato e scanzonato dei romani rispetto ai colleghi genovesi. Tutto ciò mi porta a pensare che non sia certo il computer, né internet il problema principale degli scacchi odierni, bensì le oggettive maggiori difficoltà odierne di ricreare quegli ambienti sociali e quelle piacevoli atmosfere).

Anche se gli scacchi erano l’argomento di base e l’attività principale di discussione tra i soci, non si disdegnava di affrontare anche argomenti di cultura varia, politica (il ’68 era vicino e le discussioni accese tra “conservatori” e “rivoluzionari” non mancavano), letteratura, persino filosofia , musica (c’erano molti amanti di musica classica e lirica, oltre che leggera), cinema.

Non di rado le discussioni serali si concludevano in gruppo, con allegre spaghettate o pizze nei locali dei dintorni; talvolta anche al cinema, soprattutto tra gli appassionati, quali Palombi, Arienti, Ricci, il sottoscritto.

Superata la riservatezza iniziale, ebbi modo di conoscere molti, forse quasi tutti, dei frequentatori del circolo, che accolsero quel giovane un po’ impacciato che ero allora con simpatia o, almeno, con una tranquilla accettazione e indifferenza.

Al Caffe Branca 09Alberto Giustolisi

Al Caffe Branca 16

Alvise Zichichi

Non posso non menzionare almeno i soci o frequentatori più assidui da me conosciuti, sperando di non dimenticarne troppi; oltre ai già citati Arienti, Zichichi, Palombi, Boschetti, Bivini, Nestler, Primavera Roberto, Meo, Dell’Accio, Condemi, Amadesi, Sprovieri, Ghezzi, Lodà, Fremiotti, Pane, tanti altri: i maestri Tatai, Giustolisi, Fricker, Primavera Giuseppe (padre di Roberto), Calapso, e poi ancora, citando alla rinfusa, Nobile (di nome e di animo!), Guglielmi, Saetta, Colombo, Narain (simpaticissimo funzionario FAO indiano), Mornati, Fargnoli, Ferri, Beninato, Di Gregorio, Ambrogi, Catalini, Corinthios, Di Cristofalo, Rosselli del Turco (giovane nipote del famoso giocatore degli anni ’20-’30), Sorgi, Zedda, Soi, Serafini, Simonini, i Dondini (padre e figlio), Ricci Severo, Elio Ruggeri e sorelle, Luigi Nicolini, Franza, Vestri e Camilloni (coppia fissa di interminabili match), Liberati, l’americano Paul Glidewell (la cui pronuncia italiana era degna di un film di Sordi) con il suo immancabile sigaro, Passerotti (padre) e gli allora giovanissimi Blasi, Valenti, Gargiulo, Passerotti (figlio).

A distanza di tanti anni parecchi di loro, ahimé, non sono più tra noi e di tanti altri ho perso le tracce: ma la loro immagine e la loro presenza è ancora viva nella memoria.

Mi piacerebbe ricordare con qualche parola di più almeno quelli con i quali ho avuto, se non un rapporto di profonda amicizia, un rapporto di certo aldilà della semplice conoscenza. Sarebbe da parte mia un doveroso omaggio nei riguardi di tutti quelli che hanno contribuito a rendere quegli anni uno dei periodi più allegri e spensierati della mia vita.

Ma questo sarà, spero, per una prossima volta.

PS1: un caloroso saluto e un grazie ai vecchi amici del Branca Mario Boschetti, Manlio Simonini, Tristano Gargiulo, Franco Serafini.

PS2: rivolgo un appello a quei soci e frequentatori del Branca che ho citato (o dimenticato di citare) che leggesse queste righe e volesse collaborare al ricordo di quei giorni: fatevi vivi!!!

(1. continua)

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37 Commenti a Al Caffè Branca

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    paolo bagnoli 15 febbraio 2015 at 22:30

    Bravo! Anche questa è Storia degli Scacchi! Non so cosa darei per poter ritornare, un giorno, al Circolo Scacchistico Bolognese, per rivedere coloro che ci sono e parlare di coloro che se ne sono andati…..




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      fabrizio 15 febbraio 2015 at 23:04

      Grazie Paolo, ma questa più che Storia, lo capisci bene, è soprattutto nostalgia di tempi e persone che non ci sono più o che si sono incamminate su strade diverse dalla nostra.




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    The dark side of the moon 16 febbraio 2015 at 15:10

    Io non ero ancora nato in quegli anni, mi immagino però dal racconto di chi li ha vissuti che tipo di circoli potessero essere.
    Oggi purtroppo con l’avvento di una nuova società sempre più ego-individualista è di fatto impossibile riprodurre su larga scala un modello di condivisione socio-culturale per ricreare ambienti sociali capaci (nel nostro caso) di rievocare i circoli del passato.




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      fabrizio 16 febbraio 2015 at 17:44

      Caro Dark Side, temo (ma lo dico con grande dispiacere) che tu abbia ragione nel ritenere molto difficile ricreare quegli ambienti sociali. Mi pare proprio che la società attuale stimi come valori assoluti individualismo e competizione, svalutando in concreto socialità e collaborazione. E per di più cominciano a scarseggiare persone come Arienti e Zichichi (e aggiungerei Salvatore Nobile), capaci di dedicarsi col massimo impegno ad obiettivi di interesse generale; e questo senza pretendere niente per se stessi.




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    Graziano Masi 16 febbraio 2015 at 17:49

    Stupendo. Anni 60, una coltellata di nostalgia per la vecchia “buca” di Bologna con Paolo.




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      paolo bagnoli 16 febbraio 2015 at 18:21

      Ciao Graziano! All’elenco delle persone che hanno “dato l’anima” per gli scacchi, voglio aggiungere quello del nostro Mario Tamburini.




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        paolo bagnoli 16 febbraio 2015 at 18:28

        P.S. Caro Graziano, ho trovato una Polaroid dei nostri festeggiamenti del C.I. di Fanano, e ci sei anche tu in primo piano!




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    Roberto Messa 16 febbraio 2015 at 19:00

    Anch’io mi sono ritrovato nell’atmosfera e nei ricordi del “circolo” in cui entrai, timorisissimo, per la prima volta nell’autunno del 1972. A Brescia ovviamente la realtà scacchistica era molto più provinciale, e il giocatore più forte era una prima nazionale, ma le amicizie, le pizze, le serate a ridere, a discutere e a tirar tardi, le trasferte di squadra per le immancabili sfide con i circoli di Bergamo o di Verona… non le dimenticherò mai. In una società ancora piuttosto classista e chiusa, alcune amicizie, specialmente quelle inter-generazionali, mi hanno dato molto sul piano umano, quando avevo tra i 16 e i 20 anni, e sicuramente mi hanno aiutato a crescere, in un periodo in cui crescere mi risultava difficile e “doloroso” (un po’ come a tutti gli adolescenti “in ritardo”;).
    Anch’io credo che quel mondo non possa ritornare e non per colpa del computer, o non solo. Semplicemente viviamo oggi un’altra epoca.




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    Tamerlano 16 febbraio 2015 at 19:09

    Grazie all’autore di questo bello ed interessante ricordo del circolo romano “Branca”, del quale conoscevo il nome e pochissimo altro. Molti dei giocatori citati li conobbi solo di vista ed altri di persona, sia in altri circoli o nei tornei dei decenni successivi, giocando lampo amichevoli o partite ‘serie’: bei tempi !




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    Roberto Messa 16 febbraio 2015 at 19:14

    Noto al 28esimo posto nella classifica del torneo A, con 2 punti e mezzo, tale Morricone… quasi sicuramente Ennio, il celeberrimo compositore.
    E… scusate se me la tiro… ma non resisto alla tentazione di riportare questa fedele trascrizione di circa tre anni fa:

    La telefonata (sabato 7 gennaio 2012, ore 12):
    – Torre & Cavallo, chi parla?
    – Buongiorno, sono Ennio Morricone, potrei parlare con Roberto Messa?
    – Sono io, buongiorno maestro! Quale onore…
    – Anche lei è maestro…
    – Ma lei di più!
    – Non mi ricordo se ho già mandato il versamento per il rinnovo…
    – Un attimo che controllo… Sì, risulta già rinnovato fino a dicembre 2012.
    – Grazie, e congratulazione per la rivista, è veramente molto forte.
    – Grazie!




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      fabrizio 16 febbraio 2015 at 19:31

      A meno di improbabili omonimie è certamente lui, il Maestro Ennio Morricone. Molti scacchisti romani, tra i quali il sottoscritto, hanno avuto l’onore di conoscerlo ed incontrarlo sulla scacchiera. Il Maestro, anche se non assiduo frequentatore dei circoli (per ovvie ragioni, suppongo)partecipava talvolta a tornei e manifestazioni.
      Non era l’unico musicista-scacchista: ricordo che ad un campionato a squadre di fine anni ’60 ce ne fu una formata da soli musicisti. Purtroppo non ricordo i nomi.




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        Franco Trabattoni 17 febbraio 2015 at 00:52

        Fabrizio, grazie per questo bel ricordo. Mamma mia, quanti amici mi hai riportato alla memoria, quanti nomi che non ricordavo più! Non sono mai stato al Branca, ma – poco o tanto – conoscevo praticamente tutti.




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          fabrizio 17 febbraio 2015 at 14:35

          Davvero? Mi incuriosisci! Se non sbaglio non sei di Roma o dintorni.
          Chi ricordi bene? Se non ricordo male i commenti ad un tuo articolo (Fondazione Hardt, se non sbaglio) hai conosciuto Lodà (mio amico e compagno di squadra al Branca) e Tristano Gargiulo, che ho rincontrato un anno fa proprio grazie a te e al tuo articolo.




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            Franco Trabattoni 17 febbraio 2015 at 23:49

            Ecco i nomi delle persone da te citate di cui mi ricordo meglio. Anzitutto i Lodà, li ho conosciuti tutti, tre fratelli maschi (di cui due attivi come scacchisti, il terzo come filosofo, anche di scacchi) e la sorella. Ovviamente i maestri, Nestler, i due Primavera, Palombi, Fricker, Calapso, naturalmente Zichichi, ecc. Poi ti dico così alla rinfusa, scorrendo il tuo testo. Incelli, anche perché giocavo per corrispondenza; Amadesi, Gargiulo, Colombo (tutti tre li ho citati su Soloscacchi). Paolo Colombo una volta venne trascinato dalla famiglia in montagna, che odiava (preferiva di gran lunga il mare): per fortuna abbiamo scoperto di villeggiare vicino, per cui ci siamo rovinati di lampo. Ma conoscevo anche Condemi, Saetta, Naim, Nobile, i Dondini, ecc. Poi, fra tutti credo proprio che fossi amico soprattutto di Adriano Soi, con il suo immancabile borsello a tracolla. Ricordo molto bene anche il distintissimo Glidewell, e anche suo figlio Paul (poco più giovane di me; ora mi pare di aver letto da qualche parte che è un grande protagonista della dolce vita di oggi). Quanto ai più giovani (il già citato Gargiulo, Passerotti e Valenti) il ricordo è troppo facile.




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              fabrizio 18 febbraio 2015 at 10:39

              Ne hai conosciuto tanti! Adriano Soi l’ho visto l’ultima volta nel 1973 (partecipammo insieme al torneo di Fanano),poi gli impegni della vita,il lavoro (mi pare che lui abbia fatto una ottima carriera nell’ambito dei funzionari del Senato), non ci hanno fatto più incontrare. Dei fratelli Lodà (o Loda, come preferiva il fratello filosofo, autore de “Il giocatore di scacchi”;) ho conosciuto abbastanza bene Giuseppe; è poi da ricordare la bella figura di Sergio Amadesi, “Paolone” Colombo (che però non credo odiasse così tanto la montagna, visto che sono riuscito a portarmelo sul Monte Bianco ed a fargli fare delle belle camminate in Val d’Aosta, durante i campionati seniores di qualche anno fa).Forse non hai conosciuto Mario Boschetti e “Titta” Bivini, due dei pilastri del Branca. Di molti dei nominati avrei da raccontare, se riuscirò a ricollegare i ricordi ed a trasformarli in qualcosa di accettabile.




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                Franco Trabattoni 21 febbraio 2015 at 17:25

                Di Boschetti ricordo solo il nome, mentre Bivini non mi dice niente. Quanto a “Paolone”, ricordo distintamente che quell’anno in cui villeggiava in Cadore si annoiava a morte, e avrebbe tanto voluto essere al mare. Si vede che col passare degli anni si è ammorbidito…Forse non c’entra nulla, ma qualcuno di voi romani ricorda un “Gatto” (non ricordo il nome di battesimo) che si diceva fosse parente del poeta Alfonso, e che purtroppo morì giovanissimo? O tutta questa faccenda è uno scherzo della mia memoria?




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                  fabrizio 21 febbraio 2015 at 19:43

                  “Paolone”,sentito telefonicamente pochi giorni fa, conferma tutto quanto mi dici; lui non amava la montagna soprattutto per il freddo. Mi chiedo perciò quale trasformazione sia avvenuta per fare, insieme a me e Barlocco,passeggiate su strade ancora innevate, per di più con ai piedi calzature aperte (ho prove fotografiche di quanto affermo! 🙂 🙂 ). Di Gatto non so dirti nulla.




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        Tamerlano 17 febbraio 2015 at 13:54

        Ciao Fabrizio, forse uno di quei musicisti poteva essere Aldo Clementi ?

        Io l’ho visto giocare in qualche torneo (se non ricordo male all’ex Circolo INPS di Via Liszt); ho cercato qualcosa su di lui (*Catania, 25.05.1925 – †Roma, 03.03.2011) se ne parla soprattutto come musicista qui http://www.susannapersichilli.it/index.php/aldo-clementi.html e anche qui http://www.culturaspettacolovenezia.it/node/1851 e nel volume “I giocatori di scacchi in Sicilia 1500-1978” di Santo Daniele Spina




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          fabrizio 17 febbraio 2015 at 14:20

          Caro Tamerlano, purtroppo non posso darti conferme o smentite riguardo Clementi. Toglimi una curiosità: se tu hai bazzicato il circolo Inps di via Liszt, potremmo esserci incrociati personalmente. Io l’ho frequentato abbastanza intensamente fino alla chiusura di dieci anni fa.




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            Tamerlano 17 febbraio 2015 at 15:57

            @fabrizio: io frequentavo il DLF di Via Flavio Stilicone (Tuscolano) e sono venuto raramente al Circolo Inps per giocare qualche torneo; ti conosco soltanto di vista o poco più e se non ricordo male non giocai mai con te ma in un semilampo svoltosi presso il centro sportivo del Banco di Roma a Settebagni sulla Via Salaria (ricordi ?) dei primi anni ’80 (del secolo scorso!) giocammo su due vicine scacchiere al penultimo o all’ultimo turno… tu contro un russo (?)




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              fabrizio 17 febbraio 2015 at 17:01

              Complimenti per la memoria! Sì, ricordo di aver giocato quel semilampo perché avendo giocato contro Sergio Mariotti, feci la battuta di aver pareggiato (in effetti avevo perso con lui e vinto contro sua moglie, che era poco più di una giocatrice dilettante).
              Purtroppo, non avendo inquadrato chi sei tu, non so darti conferma del resto.




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                Tamerlano 18 febbraio 2015 at 11:57

                Grazie. Ho ancora un pò di memoria forse perchè… non ho giocato molti tornei ?! ops: A breve spero mi ‘inquadrerai’ ma – ripeto – non ci conosciamo più di tanto…




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          Andrea 19 febbraio 2015 at 23:05

          Sicuramente Aldo Clementi, che conobbi negli anni ’70 quando per qualche stagione l’attività scacchistica a Roma si ricondensò nei locali dell’Accademia in Viale Giulio Cesare (per il Branca ero troppo piccolo!)




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    alfredo 16 febbraio 2015 at 19:54

    meraviglioso ricordo 🙂
    metterei come colonna sonora pero’ un pezzo di C’era un volta in America , secondo me uno dei piu’ bei film mai fatti
    fatto a Roma da un romano con musiche di un romano , pero !




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    Renato Andreoli 16 febbraio 2015 at 19:54

    Ennio Morricone apparteneva al gruppo di “Nuova Consonanza”, un’associazione di compositori che ha avuto molta parte nello sviluppo della musica contemporanea in Italia e che fra l’altro aveva nel proprio statuto la regola che imponeva a tutti gli iscritti di saper giocare a scacchi!
    Nella seguente pagina di Wikipedia sono elencati i nomi dei membri dell’associazione.
    http://it.wikipedia.org/wiki/Nuova_Consonanza




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    Michele 16 febbraio 2015 at 22:13

    Ricreata una bellissima atmosfera, anche per chi non c’era ancora!




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    fabrizio 17 febbraio 2015 at 10:04

    PS: nonostante i divertenti accostamenti grafici di Martin 😆 😆 , il Caffè Branca, che io sappia, non aveva nessuna relazione col famoso fernet.




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    Michele Panizzi 17 febbraio 2015 at 14:08

    Per curiosita´ : a che tempo giocavano le partite i soci
    del Branca , mentre giocavano tra di loro ?
    Non lampo , come ho sempre visto giocare nei circoli che ho
    frequentato , spero.




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      fabrizio 17 febbraio 2015 at 15:00

      Come detto nell’articolo, tanti giocavano lampo, tipicamente sui 5 minuti. Le partite lente erano normalmente senza orologio(le tipiche partite da caffè). Le partite ufficiali di torneo, se non ricordo male, erano intorno alle due ore per quaranta mosse.




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    Jas Fasola 17 febbraio 2015 at 16:11

    Articolo Magistrale 😉
    Poi quella risposta… “questa più che Storia, lo capisci bene, è soprattutto nostalgia di tempi e persone che non ci sono più o che si sono incamminate su strade diverse dalla nostra” e’ la ciliegina sulla torta 🙂




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      fabrizio 17 febbraio 2015 at 16:50

      Troppo buono, caro Jas. La mia risposta a Paolo (non so se dire per fortuna o purtroppo!) è la pura verità psicologica.




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    alfredo 17 febbraio 2015 at 16:25

    Caro Jas
    secondo te Duda puo’ diventare un Super GM , insomma uno da 2800 o giu di li’ ?
    ciao 🙂




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      Jas Fasola 17 febbraio 2015 at 18:01

      Non lo conosco personalmente :mrgreen: , non saprei, comunque J-K e’ l’attuale Campione europeo (rapid) e la prossima settimana cerchera’ di fare il bis con il tempo lungo vincendo a Gerusalemme 🙂




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    alfredo 17 febbraio 2015 at 18:04

    A me sembra molto bravo !
    mi piacerebbe andare a Gerusalemme a fae il tifo per Art e …. Duda
    ma penso che non avro’ giorni liberi da lavoro per un bel po’ !
    Comunque Duda ha una faccia simpatica




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    Enrico Cecchelli 17 febbraio 2015 at 19:33

    Anche se in ritardo sono felice di fare i miei complimenti a Fabrizio per il bellissimo articolo e le sensazioni che evoca




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    Andrea 19 febbraio 2015 at 23:10

    A chiosa di questo interessantissimo articolo che ha riportato alla mia memoria alcuni nomi che mi erano molto familiari negli anni in cui ragazzino giocavo a scacchi attivamente, vorrei ricordare che a cavallo tra anni ’70 e ’80 fu attivo un circolo “Arienti”. Il circolo “Arienti” ebbe diverse sedi in zona Alberone (non lontano, quindi, dalla via Gallia del “Branca”;) tra cui, l’ultima, in Piazza Finocchiaro Aprile.




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      fabrizio 20 febbraio 2015 at 10:46

      Sapevo di quel circolo, ma non lo frequentai (era un periodo di intensi impegni familiari, di studio e lavorativi che mi distolsero per parecchi anni dagli scacchi). Ho piacere che il nome di Augusto sia stato almeno per un po’ ricordato ( purtroppo sempre molto meno di quello che avrebbe meritato). Oggi non molti sanno quanto ha dato, e quanto avrebbe potuto dare, allo scacchismo romano.




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