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il gioco per corrispondenza, croce e delizia al cor

Scritto da:  | 28 Dicembre 2015 | 35 Commenti | Categoria: C'era una volta

Scacchi per corrispondenza 2Persone geograficamente isolate o distanti l’una dall’altra, amanti del gioco degli scacchi, hanno dato vita nel tardo ‘700 al gioco per corrispondenza il che significava comunicarsi volta per volta la mossa decisa utilizzando il servizio postale e/o corriere postale e, più tardi, a seguire, il telegrafo, il telefono, e infine, ai nostri giorni, il computer.

Scavando nel passato, si ha traccia di una partita giocata nel remoto anno 1804 tra due olandesi, uno residente a La Haye, l’altro a Breda, cioè a 60 chilometri di distanza.

Scacchi per corrispondenza 3Risulta anche che dal 1824 al 1828 si sfidarono le città di Londra e di Edimburgo mettendo in campo, ciascuna, una dozzina di giocatori che giocarono in consultazione 4 partite.

Prevalsero gli scozzesi con il risultato di due vinte una persa e una patta.

A seguire, altre sfide tra città attirarono l’attenzione della stampa quotidiana che pubblicava ampi resoconti e previsioni sul possibile esito degli incontri intervistando famosi giocatori.

Col trascorrere degli anni e con il progresso e la diffusione dei mezzi di trasporto divenne peraltro più frequente la possibilità per gli scacchisti di convenire a giocare dal vivo in una determinata località per cui il gioco per corrispondenza, di riflesso, conobbe un certo declino.

Bisognò attendere gli anni tra le due guerre mondiali per vederlo tornare in voga, grazie anche ai concetti innovatori del gioco moderno apportati da Capablanca ed Alekine e alla conoscenza sempre più diffusa e copiosa della teoria delle aperture e dei finali.

Di per sé, il gioco per corrispondenza si prestava per questa rinascenza perché induce a un intenso approfondimento strategico delle linee di gioco, raro a riscontrarsi nel gioco praticato a tavolino. Giocatori tra i primi al mondo spesso e volentieri si cimentavano in questo genere di gioco a questo scopo. Basti pensare a Paul Keres, capace di giocare contemporaneamente anche 50 partite per sperimentare nuove linee e trovare novità.

Nel 1945 fu costituita l’ICCF (International Correspondance Chess Federation), affiliata alla FIDE dal 1961.

Nel 1953 l’ICCF istituì i titoli di Maestro internazionale del gioco per corrispondenza e di Grande Maestro del gioco per corrispondenza.

Scacchi per corrispondenza 7All’epoca si diede anche inizio al relativo Campionato del mondo e di questo titolo, valevole per un quadriennio (e cioè tanto quanto occorreva per iniziare e terminare il successivo torneo degli aspiranti al titolo ) si fregiarono rispettivamente:

  • L’australiano Cecil John Seddon Purdy dal 1950 al 1953 (Apro una parentesi: se ben rammento a quell’edizione partecipò l’italiano Mario Napolitano, Grande Maestro nel gioco per corrispondenza, ottimo maestro anche a tavolino, di professione Segretario comunale a Firenze, che arrivò secondo per aver perso proprio contro Purdy. Non vorrei però sbagliare in proposito e chiedo conforto all’amico Lotti che dovrebbe saperne più di me);
  • il sovietico Viaceslav Ragozin (nella foto qui sopra) dal 1953 al 1958;
  • il belga Alberic O’ Kelly De Galway dal 1958 al 1963;
  • il sovietico Vladimir Zagorovskj (nella foto qui sotto) dal ’62 al ’65;
  • l’americano Hans Jack Berliner dal ’65 al ’68 e a seguire Horst Ritner tedesco; Jacob Estrin sovietico, ecc. ecc. fino al recentissimo titolo vinto dall’italiano Fabio Finocchiaro di Catania.

Scacchi per corrispondenza 6Nomi abbastanza noti, taluni, e anche prestigiosi. Sicchè la scarsa considerazione per questo genere di gioco che hanno dimostrato in generale gli scacchisti a tavolino non sempre è apparsa giustificata.

Sì, in effetti oggi più che l’umano gioca il computer (l’uso del quale fu il motivo principale per il quale ho smesso tanti anni fa di giocare per corrispondenza, dove avevo conseguito il titolo di Maestro internazionale quando , in Italia, se ne fregiavano prima di me solo pochi altri: Porreca e Finocchiaro in primis, e Napolitano a parte, ovviamente, in quanto era già Grande Maestro, unico italiano con questo titolo, all’epoca).

Scacchi per corrispondenza 5Ma ricordo anche, prima dell’era dei computer, quanto piacere provavo ad approfondire linee di gioco senza l’assillo dell’orologio e il risentire della stanchezza che una partita a tavolino inevitabilmente comporta. C’era tempo, si potevano muovere i pezzi per “avanzare” nell’analisi e si poteva interrompere lo studio della partita se non si era in vena.

E’ soprattutto questa la particolarità che diversificava i due modi di giocare, a mio parere.

Quante volte vi è capitato, in torneo dal vivo, di essere tentati da un seguito “non chiaro” e rinunciarvi a malincuore e a partita finita, tornare su di esso per una analisi di ciò che poteva essere e non è stato e relativo rammarico per non averlo attuato…

Comunque sia, i risultati ottenuti nel gioco per corrispondenza sono stati per me soddisfacenti, direi.

A questo proposito cito un episodio accadutomi anni fa ad Arco di Trento dove giocavo quel torneo internazionale.

Scacchi per corrispondenza 1Due scacchisti oriundi olandesi – – ma di nazionalità brasiliana – mi si avvicinarono e uno mi disse: complimenti don Antonio (!?) lei nel gioco per corrispondenza ha vinto contro il campione brasiliano nell’incontro a squadre della 1ª Coppa Latina Europa-America e mi fecero capire che l’avversario, certo Perejra se ben rammento, era un tipo tosto e a casa propria la faceva da padrone.

Per farla breve: l’Italia vinse quella competizione, durata dal 1982 al 1985 contro le squadre di Romania, Francia, Argentina, Brasile, Perù. e io giocai in prima scacchiera, ottenendo la 1ª norma di M.I.

Sempre a questo proposito, mi permetto sottoporre all’attenzione di chi mi legge la seguente partita giocata in altra Coppa Latina a partire dal 1982 contro il maestro svizzero Abegg, a dimostrazione di quanto mi è stato possibile “inoltrarmi” in complicate varianti per condurre in fondo la linea di gioco vincente. Onestamente dico che l’avessi giocata a tavolino, non so se mi sarei addentrato in simili complicazioni:

“Un fuoco pirotecnico degno del TAL dei tempi migliori”…da I DUE ALFIERI – maggio-giugno 1983, commento di Angelo Bruni.

Scacchi per corrispondenza 4Ma questa è roba del passato… Ora è l’era del computer, assiduo complice e talvolta protagonista nel gioco per corrispondenza attuale che, perciò, non è più quello di una volta.

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avatar Scritto da: Antonio Pipitone (Qui gli altri suoi articoli)


35 Commenti a il gioco per corrispondenza, croce e delizia al cor

  1. avatar
    fabrizio 28 Dicembre 2015 at 09:54

    Grande Antonio!! E complimenti per la bellissima partita, degna di figurare in qualunque raccolta dei capolavori del nostro gioco.

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    Fabio Lotti 28 Dicembre 2015 at 10:19

    Un caro saluto ad Antonio, fortissimo giocatore per corrispondenza e forte giocatore a tavolino. L’ho conosciuto a Cesenatico come persona amabile e squisitissima al quale feci uno sgarbo di cui mi dolgo ancora oggi. Durante una partita contro di lui mi ritrovai in una situazione decisamente peggiore. Poi, per la stanchezza, Pipitone commise un errore, la situazione diventò equilibrata e, preso dallo sconforto (mi immagino), chiese la patta. Io la rifiutai sperando di vincere, ma riuscii solo ad ottenere una patta. Sono contento che sia andata così perché avrei dovuto accettare la sua proposta e perché la vittoria non me la sarei proprio meritata.

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    paolo bagnoli 28 Dicembre 2015 at 18:19

    Sono assolutamente d’accordo! Il mio “titolo” di Candidato Maestro (se di “titolo” si può parlare) me lo sono sudato in una semifinale di CI, proprio alla vigilia della comparsa dei primi computer scacchistici in grado di giocare a livello magistrale o forse qualcosa di più. Qualche anno fa venni invitato dall’ASIGC a riprendere il gioco per corrispondenza, ma risposi che non me la sentivo soprattutto per un motivo, e cioè che non avrei retto il confronto con i computer contro i quali avrei giocato.
    In quella semifinale giocai alcune partite “acrobatiche” ricavandone una soddisfazione notevole.
    Altri tempi…

  4. avatar
    Michele Panizzi 29 Dicembre 2015 at 23:50

    L’ assillo dell orologio , ecco qualcuno che parla di una cosa
    di cui ho sofferto . Io li abolirei .
    Pensavo di scrivere un racconto dove
    succede che uno entra di notte nel circolo di scacchi locale
    e distrugge tutti gli orologi . Che effetto vi fa l’ idea?

    • avatar
      Jas Fasola 30 Dicembre 2015 at 11:21

      Senza orologio, se il mio avversario impiega due minuti a mossa sento l’obbligo di fare più o meno altrettanto, anche se vorrei impiegarci di più. Quindi anche quando gioco senza orologio l’assillo permane. Meglio allora avere l’orologio, almeno si fa quello che si preferisce, anche se poi ci sarà lo zeitnot.

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      Antonio 30 Dicembre 2015 at 12:17

      Ad Acqui Terme (campionato mondiale seniores)ho appena perso una partita stravinta per aver dimenticato di schiacciare il pulsante dell’orologio…..l’avversario indugiava, indugiava in una situazione disperata, ma non si decideva a muovere. Non capivo. Poi, mi ha indicato la bandierina funesta, per me. Capita, ma si brucia alquanto….

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        Luigi O. 30 Dicembre 2015 at 12:27

        Certo non un modello di sportività questo avversario… 🙁

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      lordste 30 Dicembre 2015 at 18:57

      Mi fa che se uno giocando senza orologio entra in un finale perso ma di lunga realizzazione può far andare avanti la partita ore e ore senza mai abbandonare. Ti pare logico? credo di no… non mi piacerebbe dover giocare fino a tarda notte solo perchè il mio scorretto avversario non abbandona e magari pensa un’ora a mossa.

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    Enrico 30 Dicembre 2015 at 08:48

    Ai tempi d’oro quanto poteva durare una partita per corrispondenza ?

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      Antonio 30 Dicembre 2015 at 12:11

      Una partita giocata correttamente un paio di anni…..

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    paolo bagnoli 30 Dicembre 2015 at 21:14

    Gli scacchi moderni senza orologio non hanno senso. Nel mio cosiddetto “manuale per dilettanti” di prossima pubblicazione definisco l’orologio come “il diciassettesimo pezzo”; come esperienza personale posso dire di aver salvato (o vinto) partite contro Maestri proprio grazie al fatto che i suddetti avevano consumato qualche chilo di minuti per trovare la continuazione giusta per mettermi in difficoltà.
    Ipotesi di partite ad handicap: nessun vantaggio di pezzi o di mosse, soltanto di tempo. Se ho due ore per giocare contro Carlsen, e lui ha soltanto trenta secondi, posso sperare di farcela.
    Per quanto riguarda l’avversario che pensa mentre il tuo orologio va, posso anche dire che a volte ho detto all’avversario di schiacciare il maledetto pulsante visto che lui se ne era dimenticato. Chi non lo fa non gioca a scacchi ma rincorre un “successo” che non merita,
    Un po’ di fair play, che diamine!

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      Michele Panizzi 1 Gennaio 2016 at 13:13

      Paolo , se vuoi , posso portare a tuo supporto l autorevole
      affermazione di Alekhine che chi si lamenta per aver perso la partita
      e’ come l ubriaco che cerca la scusa nell alcol per la sua ubriachezza molesta
      quando e’ denunciato e portato di fronte al giudice , ma non mi convince : secondo me , lo dico dopo aver provato molte cose , assomiglio a
      Botvinnik che era infastidito dal fumo e giocava partite di allenamento
      facendosi soffiare il fumo in faccia per abutuarsi , secondo me dicevo
      l orologio e’ un elemento estraneo agli scacchi . We agree to differ.

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    paolo bagnoli 30 Dicembre 2015 at 21:21

    Già negli Anni Trenta del XIX secolo ci si poneva il problema dei limiti di tempo. Saint-Amant, Staunton, la Pleiade berlinese discussero il problema come essenziale ai fini della “parità” di opportunità iniziali.
    E’ noto che Morphy, rapido nell’eseguire le mosse, si trovò in situazioni sgradevoli nel corso del match contro Paulsen a New York, così come capitò a Staunton nel match contro Williams a Londra qualche anno prima.
    Senza orologio non ha senso!

  8. avatar
    Michele Panizzi 1 Gennaio 2016 at 13:19

    Paolo , rispondo al tuo secondo messaggio :

    non ha senso giocare senza orologio , se ci si limita a prendere
    in considerazione avversari che ricorrono a dei trucchi ,
    ( io non lo farei e per questo tendo a non prendere in considerazione
    l eventualita’ , cosi’ come non proverei a corrompere un avversario
    perche’ saprei di ottenere una vittoria senza meritarla )
    ma lmitarsi a questo vuol dire perdere di vista l aspetto
    piu’ importante : la qualita’ del gioco , rovinata dall orologio
    che e’ la vera questione , piu’ importante della furbizia
    di un eventuale avversario meschino .

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      Jas Fasola 1 Gennaio 2016 at 14:06

      avendo l’eternità a disposizione non si farebbero errori, basterebbe non muovere :mrgreen:

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    Mongo 1 Gennaio 2016 at 19:45

    A proposito di gioco per corrispondenza rilancio con il seguente appello: cercasi 3 giocatori per formare la squadra ‘SoloScacchi‘ che parteciperà al prossimo campionato italiano a squadre per corrispondenza.
    Il bando è qui: http://www.asigc.it/bandi/13cis.htm
    Se interessati rispondete a questo messaggio e sarete da me contattati in privato.

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      Stefano Lupini 4 Gennaio 2016 at 15:32

      Ciao Mongo,
      Mi piacerebbe far parte della squadra, sono socio ASIGC da qualche anno… :oops:
      Spero di aver tue notizie!

      • avatar
        Mongo 4 Gennaio 2016 at 18:41

        @Stefano Lupini: siamo già in tre, tre briganti sul como’; appena riusciamo a raccimolarne un altro paio la squadra è fatta.
        Scusa, sei il Lupini di Porto Mannu?

        • avatar
          Stefano Lupini 4 Gennaio 2016 at 20:48

          “Tre somari e tre briganti/sulla strada lunga lunga per Girgenti”…
          Speriamo allora di trovarne altri due!
          Quello di Porto Mannu? In persona personalmente :mrgreen:

  10. avatar
    The darkside of the moon 1 Gennaio 2016 at 21:14

    Innanzitutto buon anno a tutti!
    @Mongo: io ci sono!
    Sono stato tesserato ASIGC qualche anno fa, l’Elo ASIGC che ho non lo so (sareicurioso di saperlo) perché nelle liste dell’associazione compare solo l’Elo di giocatori tesserati.
    Comunque ho un ELO ICCF di 2184 anche se ho fatto solo 12 partite.
    Non ho mai capito a cosa serve l’Elo ASIGC e se in futuro sarà abolito tenendo conto esclusivamente di quello ICCF.
    Te ne sai qualcosa al riguardo?
    Dopo l’uscita (espulsione?) di Colucci (che ha fondato una altra associazione chiamata ASIAS, molto interessante) il movimento ha perso parecchio.
    E’ stata una grande perdita quella di Pasquale per tutto il movimento, da quello che posso conoscerlo mi è sembrata sempre una ottima persona.
    Ritornato a noi caro Mongo, teniamoci aggiornati 😉
    Ciao

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    Enrico Cecchelli 2 Gennaio 2016 at 10:51

    Riguardo al Gioco per Corrispondenza vorrei dire anch’io qualche parola. Ho partecipato al C.I.a Squadre Serie A del 2009-2011 vincendo il torneo in 3° scacchiera e raggiungendo un ELO più che dignitoso di 2390 ca. e posso quindi parlare con cognizione di causa di cosa comporta ( almeno per me) giocare in tale disciplina ad un livello già medio-alto. Intanto bisogna avere molto tempo a disposizione e contrariamente a quanto si crede si arriva sempre “a pelo” ad inviare la mossa ( in particolare se si ha un’attività ). Questo proprio perchè per avere un “quid” in più rispetto agli altri bisogna pazientemente sviscerare anche le linee secondarie date dal computer ( le quarte e quinte scelte talora accreditate di un giudizio lievemente inferiore) visto che una buona “macchina” ed un Data Base aggiornato ed ampio ( che comprenda anche le partite per corrispondenza ) sono imprescindibili. Ma ci si diverte? Be’ questa è una domanda difficile cui rispondere e ciascuno può trovare motivazioni diverse…. credo. Intanto vincere una partita contro qualcuno ( che presumibilmente è alla pari con noi come opportunità tecnologiche ) fà sempre piacere. Personalmente posso dire che mi ha dato soddisfazione trovare un paio di novità teoriche che sono state anche pubblicate su N.I.C. Certo il peso delle decisioni umane cala per tutti ad una percentuale che non riterrei superiore ad un 5-10% per cui mi rendo conto dello sconforto che può trovare un “purista” degli scacchi. Qualche decisione interessante può ancora essere presa e tempo fa avevo consegnato una mia partita al buon Martin ( che nel mio immaginario vedo sepolto sotto le miriadi di cartacce che gli inviamo), che spiegava discorsivamente le decisioni prese indulgendo il meno possibile alle lunghe e noiose ( direi odiate ) varianti del computer. Sarebbe interessante giocare un torneo senza l’ausilio del computer ( la squadra potrebbe chiamarsi “no silicio” ) come aveva provato a fare Donato Guerrini , un mio compagno di squadra , in tale C.I. Il problema è : quando finisce l’apertura? Quando devo/posso abbandonare il data base elettronico ed iniziare ad usare la testa? Spero di avervi dato qualche spunto e scusate la verbosità dell’intervento.

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      Martin 2 Gennaio 2016 at 11:15

      Enrico, hai troppo ragione… scusa, mi era finito nel dimenticatoio! Hai fatto bene a rammentarmelo, in questi giorni la rispolvero e la pubblichiamo, ok? Ancora tante scuse… :oops:

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        Enrico Cecchelli 2 Gennaio 2016 at 11:27

        Non hai nulla di cui scusarti! Mi rendo conto che può avere un interesse “di nicchia” e ne ho parlato solo perché ne è venuta l’occasione parlando del gioco per corrispondenza. Immagino tu abbia cose di maggior interesse per il pubblico del blog.

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    Pasquale Colucci 2 Gennaio 2016 at 14:52

    @darkside of the moon
    Caro “Darkside”,
    ti ringrazio per le belle parole spese nei miei riguardi…ad onor del vero,mi corre l’obbligo di precisare che non sono stato espulso dall’ASIGC ma mi sono spontaneamente dimesso prima da vicepresidente e dopo alcuni mesi anche dalla carica di consigliere, a seguito di una serie di conflitti interni al direttivo, dovuti a profonde divergenze sulla politica gestionale dell’associazione.
    Le dimissioni da consigliere le maturai all’indomani della pubblicazione sul sito di un comunicato “contra personam” scritto dal presidente e sottoscritto dai restanti consiglieri in carica in quel momento (un altro consigliere si era già dimesso prima di me ed era stato sostituito dal primo dei non eletti)postato sul sito dell’ASIGC (e quindi visibile a tutti i visitatori, soci e non soci). Tale comunicato fu poi rimosso dopo alcuni giorni, poco prima che la cronologia delle “news” lo eliminasse automaticamente dalla videata.
    Che dire…”Gli uomini passano, le istituzioni restano”!
    L’ASIAS, che attualmente conta 344 soci, non si pone in concorrenza all’ASIGC in quanto intende privilegiare l’aspetto ludico/didattico rispetto a quello meramente agonistico e si basa sulla completa gratuità, sia associativa che di partecipazione ai tornei.
    Personalmente auspico fortemente una sinergia tra le due associazioni (e non solo), anche se temo che l’attuale management dell’ASIGC la pensi in modo diametralmente opposto.
    ********************************
    Un caro saluto all’amico Pipitone, classico esempio di gentleman di altri tempi, col quale ebbi la fortuna di incrociare le armi diversi anni fa in un epico scontro giocato tramite le gloriose cartoline.

    Pasquale Colucci

    P.S.: se l’amico “Dark” desidera scrivermi in privato (e-mail: arroccolungo@alice.it) sarò ben lieto di scambiare qualche parola con lui.

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      The dark side of the moon 2 Gennaio 2016 at 15:14

      Ciao Pasquale (posso darti del tu?)!!
      Effettivamente non ricordavo (ma forse non avevo compreso bene la storia) del tuo allontanamento dall’ASIGC.
      Da persona disinteressata dei fatti ho potuto constatare però che dopo il fatto l’associazione ha avuto un calo evidente, non rinnovai la tessera anche perché non riuscii a capire bene quanto successo.
      Il mio indirizzo di posta elettronica è : 16elisa@libero.it
      Premetto che sono stato tesserato con l’ASIGC solo un anno e probabilmente il mio nome non ti dirà niente, comunque ciò che avrei voluto sapere l’ho chiarito dalle tue parole.
      Colgo l’occasione per rinnovarti pubblicamente tutta la mia stima e affetto.
      Ti auguro un giorno di tornai all’ASIGC, così magari mi tessero di nuovo anch’io 😉
      Un caro saluto
      Roberto

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    Andrea 2 Gennaio 2016 at 18:21

    Ho giocato per corrispondenza dal 1974 (avevo 13 anni!) fino al 2010 circa salvo brevi interruzioni e sono stato anche giovanissimo consigliere nel C.D. ASIGC ai tempi della presidenza Silli. L’avvento del computer ha portato ad una rivoluzione totale nel gioco: quando anche l’ultimo arrivato è in grado di giocare come un Grande Maestro è necessario ottenere una simbiosi quasi totale con la macchina spingendo al limite la preparazione teorica, la ricerca di novità d’apertura efficace e la capacità di trovare piani a lunghissima scadenza che possano ingannare l’avversario (o la sua macchina) che non ha altrettanta pervicacia. Ciò è molto più facile a dirsi che a farsi ed infatti la percentuale di patte nei tornei per corrispondenza di qualunque livello è aumentata in modo impressionante, direi quasi drammatico. Non che non ci abbia provato: cercando di usare il computer in modo efficace sono riuscito a vincere un torneo Master Norm dell’ICCF con un punteggio tale da ottenere una norma da Maestro Internazionale Senior, ma è stata una faticata improba e tutto sommato non troppo divertente. Quando alla fine mi sono costretto a prendere parte al torneo celebrativo del 45-esimo della Federazione Britannica nel 2009 ero talmente stufo e annoiato che ho perso la maggior parte delle partite per il tempo. Ho smesso da allora, e non credo che mi lascerò tentare di nuovo. Credo, lo dico con un certo dispiacere, che il gioco per corrispondenza sia cosa che appartiene al passato.

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      Pasquale Colucci 2 Gennaio 2016 at 22:03

      Caro Andrea,
      indubbiamente è come dici tu giocando a livello puramente agonistico, ma credo ci siano delle strade per disincentivare l’uso dei motori, vedi i due tornei “No Engine” sperimentali dell’ASIGC (da me all’epoca proposti).
      In ASIAS stiamo sperimentando una normativa anti-cheating: ne potremo ovviamente valutare l’efficacia tra qualche tempo.

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        Andrea 3 Gennaio 2016 at 15:18

        Caro Pasquale,
        hai ragione a dire che nel parlare mi mettevo dal punto di vista di chi gioca con intento agonistico. D’altra parte io personalmente non trovo molto interessante giocare per corrispondenza, che è un notevole impegno di tempo e energie, “tanto per giocare”. Se devo usare gli scacchi come puro svago, allora preferisco giocare lampo su ICC che almeno ha il vantaggio di essere un impegno molto più elastico potendo, se voglio, passare oggi un pomeriggio intero a giocare e poi restare tranquillamente scollegato per un mese.

        Non credo sia questa la sede più adatta per parlare di normative anti-bari, ma quella del barare negli scacchi per corrispondenza è un concetto secondo me un po’ vago. Capisco che usare un motore scacchistico di ultima generazione sia considerato barare, ma usare un database intelligente con milioni di partite non lo è? E se quest’ultimo lo è, allora quando io negli anni ’80 e ’90 usavo Informatori ed Enciclopedie stavo barando o no? Noi non vogliamo che vinca chi ha il software più aggiornato e i computer più veloci, ma allora accettiamo di buon grado che vinca colui che ha la biblioteca più fornita?

        In realtà poi la differenza non è poi così netta perché come suggerivo tra le righe del mio intervento precedente c’è modo e modo di usare i motori scacchistici e chi lo usa in modo “intelligente” alla fine prevarrà, in media e alla lunga, su chi lo usa in modo “stupido”. Ma allora, nel momento in cui tutti possiamo avere a disposizione un motore scacchistico, dove finisce davvero il “usare al meglio le informazioni che si possono ottenere” e inizia il “barare”?

        Detto ciò, resta il fatto che secondo me ogni normativa anti-bari può avere successo contro l’uso “stupido” del motore (giocando, cioè, quasi sempre la mossa migliore calcolata dalla macchina senza nessun intervento nella fase di analisi) ma nulla può contro altre strategie d’uso più accorte. Naturalmente leggerò comunque con grande interesse i risultati delle sperimentazioni che state portando avanti sul bollettino dell’ASIAS che così gentilmente mi invii periodicamente (e della qual cosa approfitto dell’occasione per ringraziarti).

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          paolo bagnoli 3 Gennaio 2016 at 20:45

          Mi dichiaro totalmente d’accordo con quanto sopra. Anche se le mie esperienze nel gioco per corrispondenza sono state modeste, dovevo (così come i miei avversari) trovare “quelle giuste” usando solamente il mio cervellino. Esistevano, è vero, tracce importanti documentate sull’ Informatore, ma finiva tutto lì.
          Sono incuriosito dalla notizia che si sta cercando il modo di riportare alle origini il gioco per corrispondenza: qualcuno mi può fornire ulteriori dettagli? Grazie

  14. avatar
    Pasquale Colucci 5 Gennaio 2016 at 19:17

    PER PAOLO
    In ASIAS (e nei due citati tornei “No-Engines dell’Asigc da me ideati) si è giocato (e si sta giocando in quelli ancora in corso) solo per il risultato in sè, senza incentivi in premi, promozioni o Elo.
    La cosa ha funzionato, ma con un “effetto collaterale”: molti ritiri prematuri.
    Dallo scorso dicembre in ASIAS abbiamo quindi istituito l’Elo e le categorie con relative promozioni, istituendo nel contempo la citata normativa anti-cheating a livello sperimentale per un periodo prefissato.
    E’ un esperimento, ne potremo valutare l’efficacia solo col tempo.
    Parafrasando il grande Einstein (che spero non per questo si rivolterà nella tomba), dico che: “Non so come si giocherà a scacchi per corrispondenza nei prossimi anni, ma so che tra alcuni decenni si ritornerà al gioco “umano”, magari riportando in auge la derelitta cartolina postale…
    PER ANDREA
    Personalmente ritengo sia legittimo consultare i database nel telegioco, così come una volta si consultavano Enciclopedia, Informatori e riviste varie…
    La caratteristica del telegiocatore-medio, del resto, è sempre stata quella di essere molto ferrato in apertura quando si cimenta nel gioco a tavolino, ma non altrettanto bravo nel mediogioco ed ancor meno nei finali! :)

  15. avatar
    alessandro 12 Febbraio 2016 at 14:00

    Dico la mia…
    Gioco da un paio d’anni per corrispondenza ed ho un elo attuale di 2205.
    Il mio livello reale a tavolino è circa 1900….
    Vorrei però sottolineare un cosa: è stato semplice arrivare alla soglia dei 2200, lo possono fare tutti avendo un buon programma, ma poi?
    Ci sono giocatori che hanno un ELO di 2600 e oltre…Se fosse solo una questione di Pc c’arriveremmo tutti..ma non è cosi!
    Ci sono posizioni che il Komodo del caso non comprende, finali o posizione strettamente strategiche, ed è li che nasce la differenza fra me, 2200, e il GM da 2600…che vince!

    Ciao

    • avatar
      Pasquale Colucci 14 Febbraio 2016 at 16:16

      Che non sia solo una questione di forza-motore credo sia scontato: a parità di accoppiata programma/processore, la differenza la fa il loro utilizzo.
      Il forte telescacchista non si ferma mai al primo giudizio dei motori ma fa andare avanti l’analisi in profondità, “suggerendo” spesso loro varianti che la macchina non prende in considerazione se non come linee marginali (o che, più raramente, non considera affatto). Ciò che conta ai fini della attendibilità di una variante non è tanto il giudizio immediato quanto il trend valutativo: se ad una mossa il motore mi dà + 0,7 ma poi alla diramazione successiva scende a + 0,2 e quindi – 0,3 facilmente non è buona per me, viceversa se da – 1,1 risale a – 0,4 e quindi a + 0,3 forse sono sulla buona strada.
      Ovviamente il mio è un esempio scolastico per rendere l’idea…il problema è: c’è gratificazione e divertimento a praticare una simile attività? E poi, si dispone del tempo necessario per farlo? Se la risposta è affermativa ad entrambe queste domande, può ancora avere senso giocare per corrispondenza, sapendo però che oltre il 90% delle volte la partita finirà patta.
      In ASIAS stiamo sperimentando una normativa anti-cheating: ne cominceremo a valutare i risultati tra qualche mese.
      P.S.: nella mia lunga e (dis)onorata carriera agonistica, le maggiori batoste le ho beccate da avversari con Elo intorno a 2300, mentre contro gli over 2500 il più delle volte ho pattato.

  16. avatar
    enzo 21 Febbraio 2016 at 17:59

    A mio parere gli scacchi per corrispondenza di oggi rispecchiano l’antico dilemma della Formula 1: quanto merito ha il pilota/giocatore e quanto merito ha la macchina/software? Viviamo in un epoca in cui è impossibile obbligare un giocatore a non usare il pc per le analisi nel gioco per corrispondenza, così come è pura utopia immaginare che le partite su FIDE ARENA online siano verificate da un software ( a chi la vogliono raccontare? ma intanto fanno cassa); cari amici, l’epoca è questa e questo è oggi il gioco degli scacchi per corrispondenza. Si può senza dubbio avere nostalgia del passato, ma non ci sono alternative a meno che qualcuno non riesca ad inventare quella benedetta macchina del tempo! PS preferirei tuttavia andare nel futuro, piuttosto che essere catapultato al tempo della cartolina :)

  17. avatar
    maurizio 10 Aprile 2016 at 05:53

    scusatemi se mi intrometto, non ho mai postato qui perché dovendo produrre il libro annuale dell’ASIGC (di 344 pagine!)non ho proprio il tempo materiale per navigare in altri lidi. Ho provato l’impulso di fare un paio di precisazioni “tecniche”, senza permettermi di discutere su discorsi etici o morali.
    L’ASIGC può benissimo organizzare, ogni tanto (perché non è che siano molto gettonati tra i soci)qualche torneo no-engine (e lo facciamo. Poco, ma lo facciamo), ma chi si iscrive all’ASIGC lo fa perché è l’unica associazione per corrispondenza italiana ad essere riconosciuta dall’ICCF, la quale a sua volta è riconosciuta dalla FIDE. Infatti, a quasi tutti i congressi mondiali che l’ICCF organizza annualmente, la FIDE invia il proprio rappresentante. I giocatori ASIGC che diventano GM ricevono la medaglia d’oro dalla FSI (ci sono foto anche online, per esempio di Cardelli e De Blasio, di Toth). Anni fa Alessandra Riegler divenne campionessa del mondo per corrispondenza e il presidente della repubblica Napolitano la nominò Cavaliere della Repubblica per meriti sportivi. Anche per Fabio Finocchiaro, campione del mondo ICCF, la FSI ha inoltrato la domanda alla Presidenza della Repubblica. Questo tanto per puntualizzare che trattasi di Tornei Ufficiali. Certo, niente a che vedere con il gioco a tavolino, un titolo di maestro per corrispondenza non ha nessuna pretesa di essere equiparato al titolo di maestro a tavolino, si tratta di due attività differenti anche se molti riescono a portarle avanti contemporaneamente (non è il mio caso, purtroppo). Ho fatto questo preambolo per dire che l’ICCF, federazione ufficiale, “sconsiglia” ma non vieta l’utilizzo dei motori scacchistici! anche i suoi più forti GM, campioni del mondo compresi, ormai inviano le partite alla pubblicazione commentandole e spiegando quali motori hanno usato per analizzare (che di solito, loro, finiscono per sputtanare, ce ne vuole ancora di tempo prima che il computer superi l’uomo). Stando così le cose, qualcuno di voi è in grado di dirmi come potrebbe l’ASIGC vietare ai suoi associati l’uso dei motori scacchistici? tutte le federazioni straniere ne ammettono l’uso e l’Italia no? Se la cosa non è vietata, nemmeno si può parlare di Cheating, siete d’accordo? (leggo su wikipedia che il termine corretto sarebbe “scacchi avanzati”;). Chi si appassiona fa bene a giocarli, chi non approva può benissimo giocare nei centinaia di siti internet dove si gioca per puro divertimento (ed è innegabile che ci si possa divertire). Sono anche d’accordo che l’attuale direttivo non faccia abbastanza per promuovere i tornei ASIGC, ma se leggo che l’associazione è in crisi allora mi viene da sorridere. Io sono nell’ASIGC dal 1973, negli anni ’70 ho vissuto l’era strepitosa di Armando Silli, collaboravo con lui a Torino. Poi, quando? 25 anni fa? sono arrivati i software ed è cominciato il calo di appassionati, soprattutto agli inizi era inammissibile trovarsi davanti ad un motore piuttosto che ad un umano, poi ci siamo più o meno stabilizzati, da un paio d’anni le cose si sono invertite e quest’anno stiamo registrando un aumento di soci che nemmeno un profondo conoscitore come me si aspettava, e parlo di decine e decine. E’ bastato, per esempio, che un socio come Augusto Caruso (che in FSI conoscete bene) si appassionasse al gioco webserver, per ritrovarci con 10 nuovi soci tutti di Perugia, a fronte dell’unico che avavamo nel 2014. Negli ultimi 10 mesi hanno cominciato a giocare nel webserver ICCF (l’ASIGC paga per far giocare i propri affiliati lì, anche i campionati italiani)numerosi Maestri, CM e categorie nazionali FSI, maestri FIDE; Denis Rombaldoni attualmente è in prima scacchiera della nazionale, pochi giorni fa il CM Trasciatti, dopo aver iniziato il gioco nel server, mi ha scritto “è una figata pazzesca!”. L’ASIGC attualmente ha iniziato la scalata ai 500 soci (io conto di arrivarci entro il 2018, sto allestendo l’elenco suddividendolo per regioni nel sito dell’associazione), tutti che pagano 30 euro annuali di tesseramento più le quote per giocare i tornei ICCF (poca cosa, partono da 6,30 euro, in cambio ricevono a casa, gratis, un libro a colori di 344 pagine che a noi costa migliaia di euro, anche le spedizioni sono a nostro carico) e hanno una organizzazione di gente che svolge questa attività da olre 40 anni. Un’altra differenza con le tante associazioni che giocano per divertimento? in tanti siti si iscrivono magari in mille ma poi a giocare effettivamente sono in 50, addirittura nei tornei online si registrano con pseudonimi (pure io, in scacchisti.it), nell’asigc no, se ci sono 460 significa che in 458 giocano con nome cognome indirizzo postale (e non solo email), magari non i tornei dell’ASIGC ma quelli dell’ICCF (se non sei tesserato ASIGC nell’ICCF non giochi, neppure se sei tesserato FSI, e non esiste un tesseramento ICCF). Ogni associazione gratuita poi può anche crearsi il proprio rating, ma che in nessun caso potrebbe essere modificato e riconosciuto dall’ICCF o essere valido per le promozioni ICCF. NON SO QUANTI UTENTI CI SONO IN QUESTO FORUM, ma vi faccio una proposta sperando di non essere mandato in pensione anticipata dal resto del direttivo asigc: volete vedere, toccare con mano, giocare una partita contro uno straniero oppure un torneo mondiale? riempite il form che indico a fondo messaggio, poi, quando l’ASIGC vi scriverà che per giocare nel webserver ICCF occorre essere tesserati scrivete a me all’indirizzo yearbook@iccf.com , vi faccio giocare una partita di prova (forse anche un torneo) e se la giocate regolarmente, portandola a termine, mi inviate il vostro parere (positivo o negativo) ed io in cambio mi impegno a mandare anche a voi una copia gratuita del nostro libro. Dal momento che ancora non posso conoscere le reazioni del CD Asigc, diciamo che per ora la proposta vale per i primi 10 che mi contattano facendosi riconoscere come giocatori di scacchi. NON vale se uno è già stato tesserato all’ASIGC, infatti non c’è modo, nemmeno per me, di “forzare” il server ICCF ad abilitare un giocatore ASIGC non in regola con la quota agonistica, nemmeno se socio lo era 20 anni fa. il form da riempire è questo avv https://www.iccf.com/Signup.aspx ciao a tutti Maurizio Sampieri

    1
  18. avatar
    Pasquale Colucci 30 Gennaio 2019 at 15:18

    Salve a tutti,
    mi riaggancio a questo post dopo tanto tempo in qualità di collaboratore dell’Archivista partita ASIGC (alla quale sono rientrato come socio l’anno scorso) Renato Simoncini per chiedere all’amico Pipitone ed a tutti coloro che in passato abbiano giocato partite ufficiali per corrispondenza, se sono in possesso delle loro vecchie partite postali, sia in formato elettronico che cartaceo, al fine di inserirle nel database dell’Associazione. Potete contattarmi a: arroccolungo@alice.it

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