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Inno d’Italia alla fine del torneo!

Scritto da:  | 14 febbraio 2016 | 9 Commenti | Categoria: Attualità, Zibaldone

Inno di Italia 2Vi siete mai chiesti quali siano i giocatori italiani di scacchi più noti al mondo? Provate a fare questa domanda ai vostri amici scacchisti stranieri. A parte il luminoso ma purtroppo transitorio fenomeno Caruana (che godeva di doppia nazionalità), quanti e quali sono gli italiani che hanno ottenuto, negli anni 2000, il primo posto in tornei di qualunque tipo all’estero ed in qualsiasi categoria (giovanile, femminile, seniores, a squadre, per corrispondenza, ecc.)? Probabilmente potete contarli sulle dita di una mano. Dove e quanti sono i GM italiani che hanno la possibilità di giocare e vincere all’estero?
Ricordate chi ha vinto recentemente qualche torneo all’estero? Ha vinto, non soltanto piazzatosi dignitosamente o guadagnato punti Elo.
Perché in campo scacchistico l’Italia è poco conosciuta in Europa e nel mondo?
Nel passato (antica Grecia, Roma) i vincitori di gare importanti all’estero diventavano eroi, erano insigniti di titoli onorevoli, compensati anche finanziariamente.
E’ sempre stato molto importante vincere e solo i grandi Campioni, i grandi vincitori hanno raggiunto le vette più alte della fama.
Io amo paragonare gli scacchi al calcio: tutti sanno quale squadra ha vinto gli ultimi campionati mondiali; qualcuno ricorda chi è arrivata seconda o terza? La gloria non si conquista per caso, deve essere guadagnata.
Ritornando agli scacchi, io credo che la Federazione Scacchistica Italiana debba fare qualcosa, cambiare qualcosa per migliorare l’immagine dell’Italia nel mondo degli scacchi.

Inno di Italia 1Forse dovrebbe cercare di incoraggiare di più i suoi giocatori migliori e più promettenti a giocare e vincere nei tornei all’estero. Ma in che modo? Le iniziative potrebbero avere carattere sia simbolico, sia concreto.
Io sono solo un giocatore di scacchi, non conosco certo a fondo le politiche della FSI in materia e perciò, dal mio semplice punto di osservazione di partecipante a molti tornei in Italia e all’estero, mi limito a qualche suggerimento:

  1. dare riconoscimenti quali medaglie o attestati (una sorta di corona di alloro), opportunamente pubblicizzati, ai vincitori di gare all’estero;
  2. dare il titolo di “Ambasciatore scacchistico” a chi gioca frequentemente all’estero;
  3. prevedere premi in denaro o rimborsi spese, sulla base dei risultati, per chi gioca e vince all’estero;
  4. porre l’obbligo ai giocatori che ricevono sovvenzioni dalla Federazione a giocare tornei all’estero; correlare le sovvenzioni ai risultati ottenuti.

In tutti i casi il primo passo è certamente quello di prendere atto dell’esistenza del problema.
Appaiono evidenti gli aspetti positivi, anche in ambito nazionale, che deriverebbero allo scacchismo italiano da una maggiore considerazione internazionale.
Ed ora qualche mia considerazione, di carattere essenzialmente pratico, sulla base della mia lunga esperienza di giocatore di tornei all’estero che, qualche volta, vince.
C’è grande differenza tra giocare “in casa” o “fuori casa”: negli scacchi, come in tutti gli sport, giocare fuori casa, soprattutto se ci si impegna per la vittoria finale, comporta maggiori difficoltà, non solo psicologiche ma soprattutto pratiche.
Tra queste citerei: possibili difficoltà linguistiche e maggiori rischi di malintesi e incomprensioni con gli organizzatori e con gli arbitri, talvolta ostilità da parte dei giocatori locali; se poi si partecipa da soli a tornei all’estero pesa molto l’assenza di qualcuno con cui parlare, commentare le partite, consigliarsi per la preparazione.
Nel mio caso personale, certamente io non vinco spesso e commetto i miei errori: ma mi propongo sempre di lottare per la vittoria e questo credo sia fondamentale. Ho molto rispetto e stima per i giocatori che non hanno paura di impegnarsi e combattere per la vittoria in tornei fuori d’Italia.
Negli ultimi tempi ho notato un positivo segnale di cambiamento: un piccolo gruppo di giocatori italiani (vedi Rambaldi, Vocaturo, Brunello, Moroni, Basso e qualche altro) ha cominciato a giocare spesso all’estero. Spero che questa sia una vera svolta duratura, da incoraggiare e incrementare.

Inno di Italia 3Un ultimo aspetto da considerare: vi siete mai chiesto quale sia il livello medio di punteggio Elo italiano? Non solo i primi dieci o cento, ma tutti i giocatori nel loro insieme. Un tale parametro, insieme al numero di tesserati, sarebbe di certo un indice molto significativo dei miglioramenti del movimento scacchistico nazionale. Ed è evidente che la crescita complessiva dell’Elo può avvenire soltanto guadagnandolo all’estero, in quanto le partite tra giocatori italiani non producono globalmente variazioni.
Mi sembra che tutto ciò non venga preso in considerazione nemmeno dalla stampa specializzata; per lungo tempo invece, a livello internazionale e soprattutto nelle repubbliche sovietiche, questo aspetto è stato ritenuto importante.
Ci si potrebbe perciò chiedere: negli ultimi anni quanto Elo è stato guadagnato all’estero dai nostri giocatori? Sarebbe certamente interessante sapere se il bilancio è positivo o negativo.
Gioco ormai da molto tempo in Italia e mi piacerebbe, come credo a tutti i giocatori italiani, che l’Italia fosse maggiormente considerata a livello scacchistico.
Facciamo sì che la Federazione promuova maggiormente la partecipazione dei nostri migliori giocatori in competizioni all’estero, per far capire che anche in Italia si sa giocare a scacchi!

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avatar Scritto da: FM Sergejs Gromovs (Qui gli altri suoi articoli)


9 Commenti a Inno d’Italia alla fine del torneo!

  1. avatar
    paolo bagnoli 14 febbraio 2016 at 10:42

    Osservazioni interessanti e stimolanti. Grazie!

  2. avatar
    fabrizio 14 febbraio 2016 at 10:44

    Bene! Parole semplici e dirette di un appassionato del gioco, che da tanti anni segue dal vivo lo scacchismo italiano e percepisce, penso correttamente, il sentire comune all’estero su di esso. Non si può non convenire su quanto detto.

  3. avatar
    fabrizio 14 febbraio 2016 at 19:47

    Ho letto una notizia curiosa riguardante l’autore di questo articolo. Oltre ad essere un vero globetrotter della scacchiera, sembra che egli sia attualmente il giocatore italiano con il maggior numero di partecipazioni a tornei, ben 287 secondo il notiziario del Circolo Centurini di Genova(http://www.centurini.it/notiziari/696.htm); le sue vittorie assolute sono tante, di cui alcune molto significative anche all’estero (come d’altronde attestano le immagini di premiazioni pubblicate).

    • avatar
      Yanez 15 febbraio 2016 at 20:35

      Ho avuto occasione di incontrare Sergejs in più occasioni, alla scacchiera e durante i tornei, e oltre alle qualità di ottimo giocatore, mi ha sempre colpito di lui l’estrema modestia, l’obiettività ed i modi educati e gentili, ahimè così rari ormai tra noi scacchisti.
      Nello specifico qui condivido l’apprezzamento di Bagnoli: osservazioni interessanti e stimolanti, grazie.

  4. avatar
    Marramaquìs 15 febbraio 2016 at 19:50

    Sergejs, condivido pienamente il tuo pensiero. Bravo!
    La mia personale sensazione è che negli scacchi italiani, ben più che in altri campi, prevalgano certi nostrani difetti che ostacolano il raggiungimento di quegli obiettivi che molti, come te, da tempo invano auspicano.

    In sostanza sembra che in Italia ognuno si curi e si tenga ben stretto il proprio piccolo orticello e la propria seggiola (e quella dei propri amici e referenti), che si scansino innovazioni ed iniziative importanti, che si eviti di sacrificarsi, di operare e seminare per superiori interessi generali.

    In altri Paesi (ma anche in Italia in alcuni settori con maggior visibilità), quando mancano determinati risultati, i responsabili pagano. Qui invece si resta. Fermi e inamovibili, nell’ombra e nel silenzio/accondiscendenza di troppa gente.
    Ma così non si va avanti, oppure si va avanti come le lumache.

    E ritengo che ne abbiano colpe, magari inconsapevoli, la più parte degli stessi giocatori, di solito restii a terremoti e rottamazioni che forse potrebbero portarli un giorno, nelle classifiche italiane, dal cinquantesimo al cinquecentesimo posto.
    Peccato.

    • avatar
      Luigi O. 15 febbraio 2016 at 20:37

      Giusto, Marramaquis! Condivido in toto pure io.

    • avatar
      fabrizio 15 febbraio 2016 at 21:22

      Caro Marramaquis, le tue considerazioni mi sembrano (purtroppo!!) sacrosante. Ma sicuramente siamo noi due ad essere poco informati e ci sfuggono tutte le importanti iniziative che i responsabili, ad ogni livello, della nostra Federazione mettono in atto per lo sviluppo dello scacchismo italiano.
      Forse criticare è facile e talvolta ingiusto, viste le risorse limitate, le difficoltà oggettive del settore e del momento specifico, ma mi sembra che, in generale, le eventuali iniziative (quando esistenti) siano conosciute solo da ristrette cerchie di addetti ai lavori e non siano patrimonio di tutti gli appassionati (che potrebbero in tal modo avere opinioni più corrette e, di conseguenza, approvare o disapprovare con maggior cognizione di causa). Far conoscere a tutti quanto si fa dovrebbe essere una priorità, troppo spesso dimenticata.

  5. avatar
    Mongo 19 febbraio 2016 at 13:35

    Finché si organizzano i campionati italiani a ‘porte chiuse’ spendendo un capitale in alberghi, senza spendere un euro per pubblicizzarli, sia prima che dopo, sui media nazionali non si andrà da alcuna parte!!

    • avatar
      Marramaquìs 20 febbraio 2016 at 08:09

      Esatto, Mongo.
      C’è però da aggiungere che pubblicizzare un simile evento, come il campionato italiano “a porte chiuse”, sarebbe, per chi lo ha pensato ed organizzato, come darsi la classica “zappa sui piedi”: verrebbero travolti dalle critiche.
      Meglio per costoro che l’evento abbia la minore visibilità possibile, il che consentirà agli stessi di continuare a procedere, nella indifferenza (quasi) generale, su questa grottesca e inutile via (mi auguro non in eterno).
      Un saluto.

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