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i mondi possibili del barbiere

Scritto da:  | 21 Febbraio 2016 | 11 Commenti | Categoria: Scacchi e scienza

i mondi possibili del barbiere 13Il presente articolo non ha come oggetto seminaristi appena passati per la tonsura, né i finali alternativi delle opere di Rossini; il “barbiere” cui ci riferiamo è uno dei più noti matti in apertura del gioco degli scacchi. Più in generale ci interessiamo della possibilità di applicare la nozione di mondo possibile al gioco degli scacchi. Sarà opportuno operare qualche distinguo in via preliminare.

Innanzitutto, ci occuperemo di resoconti di partite già giocate.

Pertanto, le nostre osservazioni si applicheranno non già al gioco degli scacchi in sé —per lo meno non direttamente- quanto piuttosto alla narrazione che segue la partita, nella semiotica altamente formalizzata sviluppata ad uso di giornali, riviste e dei manuali.

La nozione di mondo possibile che applicheremo è quella più in uso in semiotica, ossia di mondo ammobiliato, e dalla semiotica del testo di Umberto Eco più che dalla logica trarremo le nostre categorie di analisi. Ancora, siamo convinti dell’utilità dell’applicazione in fase analitica delle categorie provviste dalla semiotica plastica di Greimas al piano dell’espressione degli scacchi.

Il nostro obiettivo è mostrare quanto vario possa essere il senso di una singola mossa agli occhi del semiologo, soprattutto ove non si accontenti di fermarsi alla nozione hjelmsleviana di sistema simbolico ma sappia andare oltre, utilizzando gli strumenti provvisti dalla semiotica più recente.

i mondi possibili del barbiere 091.0 Il barbiere Vs. il turco.

Da un punto di vista semiotico non sappiamo molto di ciò che passa per la testa di uno scacchista. Ciò è anche più vero in casi assolutamente opachi, e mi riferisco agli automi in grado di giocare a scacchi. Vediamo due esempi delle domande sul senso di una mossa per un automa vero o presunto tale:

Come sceglie una apertura di donna o di re, o ancora una difesa (siciliana? Francese?) o una variante dal suo repertorio, una cara, vecchia scacchierina come Chess Challenger della Fidelity, o un programma informatico? In modo casuale, per garantire una certa varietà, a partire da un libro di aperture comprendente una serie di possibilità e di varianti, per evitare di cadere in errori tattici e strategici. Non esistono ancora computer abbastanza potenti da trattare l’elevatissimo numero di possibilità delle aperture come il mediogioco, ad esempio con algoritmi ad espansione cieca. Insomma, la macchina in apertura non “pensa”. Ciò porta ad uno svantaggio: cosa accade quando la macchina esce dal percorso del libro per entrare in partita? Chi si trova a programmare queste macchine sa di dover risolvere problemi derivanti dal fatto che la macchina spesso non “capisce” il senso strategico di determinate mosse, e gioca contro la propria stessa apertura. Ritorneremo su questo argomento in seguito. (1)

Un secondo caso opaco è quello del Turco, ovvero del finto automa scacchistico manovrato da un maestro. In questo caso, visto che errare è umano, le analisi portano a risultati interessanti, come nella seguente partita, giocata da Napoleone Bonaparte, riportata da Ciancarini.(2)

Napoleone vs. Turco, Vienna 1809

1 e4 e5

2 Df3

Napoleone comincia portando immediatamente la donna in gioco. Oggi ciò è considerato un errore, perché la si espone subito ad attacchi e si perdono tempi preziosi nello spostarla. Solo alcune aperture poco giocate (cfr. la Partita di centro) trattano una simile perdita di tempi alla stregua di un vero e proprio “sacrificio”. Naturalmente non è questo il caso, e Napoleone aveva tutt’altro progetto.

2… Cc6

3 Ac4

Ed ecco svelata l’intenzione dell’Imperatore. Si tratta di un tentativo di matto del barbiere, neppure tra i più elaborati. Nel Manuale degli scacchi, rivolto ai bambini, Anatolij Karpov (1997) insegna una variante meno scoperta: 2Dh5-Cc6, 3Ac4-Cf6??, 4Dxf7++. Ma nel nostro caso la mossa del turco 3 …Cf6, invece di portare al fulmineo disastro, è più che sufficiente a parare il napoleonico trucchetto e ad assicurare una buona posizione al nero.

3… Cf6

Al semiologo non sfugge a questo punto un fatto piuttosto banale, ossia come ad una medesima porzione di testo (3…Cf6) corrisponda un senso totalmente differente. Ciò dipende da quella parte del contesto inserito nel testo stesso, ossia dal co-testo. Possiamo illustrare i due differenti co-testi grazie a due diagrammi:

i mondi possibili del barbiere 01Napoleone – Turco

i mondi possibili del barbiere 02Barbiere

Ritornando alla partita, vediamo come nel prosieguo l’Imperatore paghi caro il fatto di aver sottovalutato l’avversario. Che sia successo qualcosa del genere anche a Waterloo?

4 Ce2 Ac5

5 a3 d6

6 0-0 Ag4

7 Dd3 Ch5

8 h3 Axe2

9 Dxe2 Cf4

10 De1 Cd4

11 Ab3 Cxh3+

12 Rh2 Dh4

13 g3 Cf3+

14 Rg2

Come possiamo vedere, fin qui l’imperatore subisce gli assalti del turco —ma non senza tentativi di riprendere l’iniziativa- e il nero si porta in una posizione alquanto pericolosa per l’Imperatore.

i mondi possibili del barbiere 03

Ma a questo punto il Turco compie una mossa piuttosto strana.

14…Cxe1+?

Ciancarini nota come il Turco fosse manovrato da un maestro di scacchi, e come nonostante ciò gli sia sfuggita l’ottima 14 … Cf4+, mossa che porta al matto (ad es.15 Rxf3 Dh5+ 16 g4 Dh3++, oppure 15 gxf4 Dg4+ 16 Rh1 Dh3++). Errore umano? Imitazione di una macchina imperfetta? Ad ogni modo la partita continuò come segue:

15 Txe1 Dg4

16 d3 Axf2

17 Th1 Dxg3+

18 Rf1 Ad4

19 Re2

E qui il Turco annunciò un improbabile matto in 4 mosse. Difficile stabilire se dentro al turco si nascondesse un mediocre scacchista. Napoleone, ancorché fosse un dilettante, non era certo privo di inventiva e di risorse, almeno stando alle altre partite che ci sono pervenute: Maelzel, proprietario dell’automa, corse allora il rischio di far vincere l’imperatore sulla macchina, fornendogli oltretutto un’arma politica? Era forse deciso a gettare il discredito sui propri automi? E l’eventuale tentativo di simulare una macchina imperfetta, sarebbe stato compatibile con il formato enciclopedico dell’epoca?

i mondi possibili del barbiere 10

1.1 Peirce Vs. Hjelmslev

Rispetto alle differenze che una medesima mossa (3…Cf6) ha in differenti co-testi, abbiamo scomodato l’espressione senso della mossa. Ma di che tipo di senso si tratta? Analizziamo inanzitutto l’espressione 3…Cf6. Essa può, in via preliminare, essere rappresentata come una istruzione:

<<Prendi l’unico cavallo che può essere spostato in f6 e spostacelo>>.

La semiotica scacchistica assolve pertanto a due delle funzioni Jakobsoniane, conativa e referenziale. Ma l’elevata formalizzazione di tale semiotica è sufficiente a farne un sistema simbolico, come pretendeva Hjelmslev? Ora, prima di rispondere a questa domanda, vorremmo spingerci in qualce considerazione. I cavalli sulla scacchiera sono due; a differenza di altri pezzi per i quali gli antichi greci avrebbero scomodato il duale, come gli alfieri, i cavalli possono occupare una medesima posizione. In caso di ambiguità si ricorre ad una forma più estesa come Cgf6, ad indicare che il cavallo da spostare in f6 è proprio quello della colonna g. Vediamone un esempio:

1 e4 e5

2 Cf3 Cc6

3 Ab5

Ecco questa posizione:

i mondi possibili del barbiere 04

3…Cge7

Si tratta della difesa Cozio(3). Esistono naturalmente altre possibilità: ad es. 3 … Cf6 rientrerebbe nella berlinese. Ma in questo caso, possiamo chiederci se sia assolutamente necessario specificare che il cavallo di cui parliamo riposa sulla colonna g. Gli è che la mossa 3 … Cce7 avrebbe come immediata risposta 4 Cxe5. Il nero si troverebbe ad aver perduto il centro e per giunta con un pedone di meno. Tale mossa non avrebbe molto senso e pertanto l’atto dello specificare Cge7 può essere considerato come un caso di ridondanza, che mira a diminuire le possibilità di errori dovuti a distrazione o a rumore(4).

Naturalmente il semiologo riconoscerà che si tratta di una inferenza, e anche piuttosto banale, che tuttavia non scardina la natura monoplanare degli scacchi; al più potremo notare come perfino i sistemi monoplanari richiedano inferenze di qualche tipo perché se ne possa trarre un significato.

Sembra proprio che la semiotica scacchistica abbia le proprietà di un sistema simbolico. Sostituite C con A, o e con d e cambia tutto. Paradossalmente, la semiotica scacchistica non sembra ammettere varianti(5). Ancora una volta abbiamo scomodato il senso di una mossa senza definirlo, anche se pian piano ci avviciniamo ad una definizione. Per intanto, avanziamo una perplessità: non ci sembra che il senso di una mossa risieda nella pura istruzione che essa sottintende; la possibilità di discriminare tra mosse dotate di senso e mosse carenti di senso, mosse sorprendenti e mosse sorprendentemente idiote, come pure quella di attribuire un senso diverso a seconda dei diversi co-testi, può portarci a mettere in dubbio il fatto che una espressione come 1 e4 e5 significhi in modo simbolico solo ed esattamente

<<alla prima mossa il pedone bianco di re viene posto in e4, ed il pedone nero di re viene posto in e5>>.

Il senso degli scacchi non è tutto qui! Se il funzionamento semiotico degli scacchi potesse essere considerato come voleva Hjelmslev, ossia come un semplice sistema monoplanare(6) , potremmo anzi dire che gli scacchi non avrebbero quasi senso alcuno. In realtà il senso degli scacchi ha più a che vedere con ciò che ci possiamo ragionevolmente aspettare che segua una determinata mossa; come si può vedere, la semiotica formalizzata degli scacchi non deve pertanto essere neppure intesa in senso puramente referenziale. Più utile verso una definizione provvisoria del senso scacchistico la cosidetta massima pragmatica di Peirce:

<<Considerate quali effetti che potrebbero concepibilmente avere una portata pratica voi concepite che gli oggetti della vostra concezione abbiano. Allora la vostra concezione di quegli effetti sarà la totalità della vostra concezione dell’oggetto>>

e, ancora:

<<L’intero significato intellettuale di qualsiasi simbolo consiste nella totalità di tutti i modi generali di condotta razionale che, condizionatamente a tutte le possibili circostanze e aspirazioni, conseguirebbero all’accettazione di quel simbolo (7)>>.

Lavoreremo su questa definizione; per intanto ci basta riflettere sul fatto che il significato di una mossa per un giocatore finisce per coincidere con le conseguenze di quella mossa per lui; linee di gioco che apre e che chiude, posizione che va ad occupare, pezzi che copre e che lascia scoperti, eventuali sacrifici e loro reconditi fini, fino a dove è possibile ed economico fare previsioni. In linea ideale il significato di una mossa finirebbe per coincidere con tutte le possibili partite che essa genera, se fossimo provvisti di una concezione adeguata di essa. Ma neppure una macchina allo stato attuale è capace di tanto. Ciò che conta è, ad esempio, che in questa accezione anche una macchina è o non è in grado di valutare appieno il significato di una mossa entro certi limiti e per mezzo degli algoritmi provvisti dai programmatori, a meno che non stia eseguendo una lista di mosse preordinate, come durante l’apertura ed il finale.

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1.2 Mondi possibili

Nel suo Lector in Fabula Eco prende una scacchiera ad esempio di come si possa intendere la differenza tra possibilità strutturale e controfattuale. Napoleone avrebbe potuto vincere il Turco, con conseguenze sulla storia degli scacchi, o vincere a Waterloo, con conseguenze importanti sulla storia in generale, e tali avvenimenti configurano dei mondi possibili differenti dal nostro che tuttavia —a differenza del nostro- non si danno. Al contrario una scacchiera offre dei possibili strutturali, inscritti in un sistema costruito dalla cultura; lo studio di tali possibili è di estremo interesse nel mondo delle analisi scacchistiche, nel costruire gli alberi di varianti e nella ricerca delle mosse migliori o addirittura “obbligatorie” se si vuole vincere o per lo meno non perdere (ciò che Peirce chiama aspirazione) e se il giocatore persegue tale obiettivo con un minimo di razionalità (demandiamo ad altra sede una indagine sul ruolo di fantasia e creatività). La scacchiera non è altro che una matrice di mondi possibili, ed il significato di una mossa coincide idealmente con la totalità dei mondi possibili che essa genera, anche se l’analista, il giocatore, la macchina ne prendono in considerazione per forza di cose una minor parte, vuoi per la limitatezza della loro concezione, vuoi perché pochi appartengono alla categoria di interessante. Ma vi è anche un altro campo di applicazione dei mondi possibili: la ricostruzione delle intenzioni dei giocatori. Delle motivazioni dei giocatori, i coautori della partita considerata come un testo (e la trascrizione di una partita è a tutti gli effetti un testo), nel giocare una determinata mossa nulla sappiamo di preciso dopo che son morti, e se non son morti nulla ci assicura la loro onestà nel riportare l’accaduto; i libri abbondano delle gloriose vittorie degli autori, mentre scarseggiano le analisi sulle motivazioni delle proprie brucianti sconfitte —con le notevoli eccezioni costituite da menti analitiche come Karpov. Ad ogni modo, come gli stessi giocatori ammettono, non sempre in partita si è in grado di rendersi conto di tutte le possibili conseguenze di una mossa: spesso non si ha semplicemente il tempo per farlo:

<<Naturalmente non utilizzammo razionalmente il poco tempo a disposizione, e analizzammo insieme una sola delle due continuazioni possibili, ignorando l’altra. (…) Ma come paragonare tutto questo con le analisi di Petursson? Risultò che esse furono addirittura peggiori delle nostre (8) >>.

Per questo motivo la ricostruzione di una condotta di gioco da parte dell’analista non è la ricostruzione di quel che pensava il giocatore empirico, bensì di una istanza che può essere ricostruita, con le dovute inferenze, a partire dal testo stesso, il giocatore-modello.

Vi è un terzo aspetto dei mondi possibili scacchistici, ossia la loro mutua accessibilità. Ogni giocatore-modello si costituisce un mondo possibile che comprende la posizione tattica, le prospettive strategiche, e anche e soprattutto l’altro giocatore, le sue condotte di gioco, le sue preferenze, le sue competenze scacchistiche, la sua inventiva, e anche le possibilità che egli acceda a tale mondo. Ciò comporta anche un tipo particolare di fuga degli interpretanti. Il bianco cerca di comprendere il gioco dalla prospettiva del nero, prospettiva che comprende il tentativo di ricostruire la prospettiva del bianco, etc, in un paradosso che ricorda la pragmatica della conversazione. Insomma, i giocatori-modello costituiscono parte integrante delle narrazioni che contribuiscono a creare, e la possibilità dell’analista di ricostruire la partita dipende anche dalla risoluzione di problemi di mutua accessibilità (9).

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1.3 L’analisi del sigificante

Si è già visto come il co-testo all’interno del quale si colloca una mossa possa influire non poco sul significato della mossa stessa. A tal punto ciò è vero che l’analisi scacchistica si è da tempo provvista di categorie la cui natura è essenzialmente topologica per l’analisi del significante. Tali categorie non si limitano a considerare semplicemente colonne e traverse, case bianche e case nere ma comprendono opposizioni binarie ben più interessanti quali centro//periferia, lato di donna//lato di re. Intere scuole di scacchi si distinguono per avere impostato il problema dell’occupazione del centro in modo diretto o indiretto, e la strategia scacchistica, l’analisi delle case forti, il cambio di pezzi buoni e cattivi, le catene di pedoni, basa comunemente su valutazioni di natura topologica (10). Potrebbe essere pertanto una direzione di ricerca per la semiotica l’applicazione di categorie nate per spiegare le arti figurative (11) ad un testo che con la topologia ha molto a che fare, e forse anche con l’arte, in un certo senso. Si veda il seguente esempio, forse banale, eppure efficace:

i mondi possibili del barbiere 05A) 1 Ca3?

i mondi possibili del barbiere 06B) 1Cc3

Ecco come la categoria centrale/periferico interviene nel discriminare una mossa valida da una mossa discutibile. Nel primo caso il cavallo controlla 4 case: b1, c2, c4, b5. Nel secondo ne controlla ben 8: a2, a4, b5, d5, e4, e2, d1, b1. Non occorre essere dei maestri di gioco posizionale né conoscere tutte le varianti del gioco italiano per comprendere come B, nonostante non sia una apertura ortodossa, sia meno cattiva di A: alla luce della massima pragmatica, apre più linee di gioco, lascia intravvedere più mondi possibili.

i mondi possibili del barbiere 08

2.0 Il matto di Légal

Ecco un esempio di analisi semiotica basata sui mondi possibili di una breve quanto nota partita. Si tratta di una partita giocata da Légal (maestro di Philidor) contro Saint-Brie a Parigi, nel 1750.

1 e4 e5

2 Cf3 d6

Fin qui siamo all’interno della difesa oggi nota come Philidor. Sempre al giorno d’oggi, questa difesa è considerata piuttosto passiva per il nero, visto che si autopreclude il passaggio per il suo alfiere camposcuro. D’altra parte, è una difesa piuttosto sicura per chi è debole nella teoria, visto che ammette poche varianti (il che facilita anche il nostro lavoro di ricostruzione di mondi possibili). E però ovviamente queste considerazioni partono da una analisi con le aperture a partire dal nostro formato enciclopedico, basato su considerazioni posizionali non ancora del tutto chiare all’epoca. In altre parole, lo sviluppo dell’arte dell’apertura ci ha portato ad esplorare e a conoscere bene mondi possibili in cui si praticano giochi molto più aggressivi. Non possiamo pensare pertanto che Saint-Brie anelasse ad un gioco passivo, quanto piuttosto sicuro, costituito su una catena di pedoni. In seguito ne avremo la prova.

3 Ac4

Questa mossa sviluppa un alfiere, mira al controllo del centro, e attacca il lato di re, anticipando un possibile arrocco.

3… Ag4

Ed ecco una risposta estremamente aggressiva. Forse oggi si giocherebbe la più saggia 3…Ae7, che rimette in vita l’alfiere camposcuro evitando il contatto con l’avversario, configurando mondi possibili fatti di lenti avvicinamenti posizionali, di controllo di pezzi. Ma Saint Brie, evidentemente, non era quel tipo di giocatore. L’ipotesi di un modello di Saint-Brie aggressivo, che dopo aver alzato lo scudo sul lato di donna, sguaina la spada su quello di re, sembra confermato. Approfittò forse Légal di tale aggressività?

4 Cc3

Apparentemente Légal continua a sviluppare i pezzi sul lato di donna con uno sguardo al centro, lasciando spazio a Saint-Brie sul lato di re. Come ci conferma il seguito, “faceva finta di nulla”, aspettando il momento buono per tendere la sua trappola mortale.

4… g6

Il significato di questa mossa (un fianchetto) è di rivitalizzare l’alfiere camposcuro, prigioniero del proprio castello. Svela però a Légal più cose di quante Saint-Brie potesse sperare: ad esempio, si fa improbabile un arrocco dal lato di re, e la punta avanzata dell’attacco del bianco riposa su quell’Ac4. Il mondo possibile di Saint-Brie è accessibile a Légal. Ma il mondo di Légal, è accessibile a Saint-Brie? I fatti dimostreranno il contrario.

5 Cxe5

i mondi possibili del barbiere 07

 

Légal scopre la regina all’attacco del nero. Un Saint-Brie riflessivo avrebbe a questo punto giocato qualcos’altro, come ad esempio 5 … dxe5, 6 Dxg4 h5, 7 Df3 Df6. Il bianco è comunque minaccioso, ma tant’è… Il Saint-Brie del mondo possibile che Légal si era costruito, invece, non avrebbe saputo trattenersi, e senza riflettere avrebbe giocato, come infine giocò:

5… Axd1

E il matto è imparabile.

6 Axf7+ Re7

7 Cd5++ 1-0

Abbiamo detto che la scacchiera è una matrice di mondi possibili, e di conseguenza, di testi possibili. A differenza dei mondi possibili alternativi a quelli indicati dalla narrativa, qualunque dei finali alternativi a questa partita può divenire in futuro una partita vera, e così l’arte della variante si è sviluppata a punto da costituire un complesso di conoscenze difficilmente gestibile da un solo individuo. Spesso il giocatore che vince è quello più colto:

<<Tutto secondo i migliori canoni della teoria del 1945. Forse Sorokin voleva verificare se io ero al corrente delle ultime novità (…) Al XIII campionato dell’URSS (1944) si era giocata la partita Makogonov-Ravinskij nella quale il maestro di Baku aveva introdotto la novità 8a3 aggiudicandosi la vittoria alla grande: la partita ricevette addirittura un premio speciale (12) >>.

La domanda che gli scacchi pongono alla semiotica generale prescinde però dal funzionamento della semiotica scacchistica, ed è la seguente: è possibile ed è lecito considerare il significato pragmatico di un segno o di un testo nei termini dei mondi possibili che, dato un determinato co-testo o circostanza, tale segno ci apre? E ancora, per ciascun segno, è possibile considerare un determinato co-testo o circostanza come un selezionatore di mondi possibili? Ci sembra che il lavoro svolto da Eco sui testi narrativi dal 1979 fino al 1995 possa essere considerato in questo senso.

Ad ogni modo, ci pare di aver solo iniziato a mostrare come e quanto complesso sia il senso degli scacchi, il significato di una mossa, tanto da costituire un campo di naturale interesse per applicazioni semiotiche ben oltre la frettolosa liquidazione della scacchiera come sistema monoplanare.

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NOTE:

(1) Cfr. Ciancarini (1992), pp.92-94.

(2) Cfr. Ciancarini (1992), pp.16-17.

(3) Cfr. Kallai (1997), p.45. (Ritorna)

(4) Cfr. Eco (1975, pp.51-53. (Ritorna)

(5) Il lettore scuserà il gioco di parole tra le due accezioni, scacchistica e semiotica, di variante.

(6) Hjelmslev (1943) tr.it. p.121.

(7) Peirce, “Questioni di pragmaticismo”, in Vimercati (2000).

(8) Dvorietskij (1991), p.16.

(9) Cfr. Eco (1979) e (1994)

(10) Gelfer (1991).

(11) Greimas, “Semiotica figurativa e semiotica plastica”, in Corrain e Valenti (1991).

(12) Petrosjan (1991)

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BIBLIOGRAFIA:

Ciancarini, P.
1992 I giocatori artificiali, Mursia, Milano.
Corrain, L, e Valenti, P.
1991 Leggere l’opera d’arte, Esculapio, Bologna.
Dvorietskij, M.
1991 Secrets of chess training, Batsford, U.K. (tr.it. I segreti dell’analisi degli scacchi, Mursia, Milano, 1994).
Eco, U.
1975 Trattato di semiotica generale, Bompiani, Milano.
1979 Lector in fabula, Bompiani, Milano.
1994 Sei passeggiate nei boschi narrativi, Bompiani, Milano. 
Gelfer, I.
1991 The positional chess handbook, Batsford, U.K. (tr.it. Manuale del gioco posizionale, Prisma, Roma, 1996).
Hjelmslev, L.
1943 Omkring sprogteoriens grundlasggelse, Munksgaard, Kobenhavn; nuova ed. Prolegomena to a Theory of Language, University of Winsconsin Press, Madison (Wis.) (1961) (Tr. it. I fondamenti della teoria del linguaggio, Einaudi, Torino 1968).
Kallai, G.
1997 Enciclopedia essenziale delle aperture, Prisma, Roma.
Karpov, A.
1997 Il manuale degli scacchi, Disney Italia, Milano.
Petrosjan, T.
1991 Lezioni di strategia, Prisma, Roma.
Vimercati, F.
2000 Che cos’è il pragmatismo, Jaca Book, Milano.

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avatar Scritto da: Francesco Galofaro (Qui gli altri suoi articoli)


11 Commenti a i mondi possibili del barbiere

  1. avatar
    The dark side of the moon 21 Febbraio 2016 at 10:46

    Molto, molto interessante.
    Purtroppo ora vado di fretta ma poi lo leggerò con tutta l’attenzione che merita.
    Intanto complimenti all’autore per questo bellissimo pezzo.

  2. avatar
    Sandro 21 Febbraio 2016 at 11:03

    Mi unisco ai complimenti di The Dark aggiungendo inoltre che un omaggio come questo al grande Umberto Eco non poteva esser più gradito.

  3. avatar
    Mongo 21 Febbraio 2016 at 12:49

    Mi hai fatto voglia di tornare, dopo 25 anni, da un barbiere!! 😉
    Complimenti per il pezzo e per come lo hai strutturato.

    • avatar
      The dark side of the moon 22 Febbraio 2016 at 21:15

      Ciao Mongo, approfitto per chiederti se confermi l’intenzione di formare una squadra per il campionato ASIGC.
      Ho intenzione di giocarlo, ti ricordi che mi ero reso disponibile?
      Te lo chiedo ora perchè se hai cambiato idea mi tocca cercare una squadra.
      Grazie.

      • avatar
        Mongo 24 Febbraio 2016 at 01:35

        Carissimo The dark side of the moon, l’intenzione c’è e saremo già in tre. Io però quest’anno non rinnoverò la tessera ASIGC, ma credo che Lupini Stefano sia socio, per cui poi il capitano sarà lui, a meno che anche tu non sia a posto con il tesseramento: allora farete pari o dispari.
        Perché non scrivi un invito a partecipare alla squadra ‘SoloScacchi’ (tipo quello degli yankee ‘I want you’;) e lo giri a noi della redazione per pubblicarlo. 😉

        • avatar
          The dark side of the moon 24 Febbraio 2016 at 14:04

          Io sono stato tesserato solo nel 2011, ho giocato solo un torneo ICCF ma ho comunque un elo di 2184, il capitano dovrebbe quindi essere Stefano se è ancora socio.
          Per quanto riguarda l’invito scritto penso di inviarlo prima o poi alla redazione dato che manca ancora il quarto giocatore.
          Ciao, a presto!
          PS.
          Hai intenzione per caso di giocare il torneo di Montesilvano (PE) nel week end di Pasqua?

          • avatar
            Mongo 24 Febbraio 2016 at 23:44

            no, per un torneo ‘week-end’ è per me una trasferta improponibile.
            Spero lo riorganizzino questa estate, ma Mircoli era più per il no che per il si.
            Sono tentato di andare al torneo di Ischia, ma sarebbe comunque ‘na mezza faticaccia.

  4. avatar
    Michele Panizzi 22 Febbraio 2016 at 08:36

    Ciao Francesco, complimenti per il pezzo, mi fa molto piacere rileggere qualcosa di semiotica dopo più di 20 anni!
    Puoi aiutarmi nella comprensione?
    Devo dire sinceramente che la massima pragmatica suona piuttosto oscura.
    Più utile verso una definizione provvisoria del senso scacchistico la cosidetta massima pragmatica di Peirce:

    Rileggendo questa frase adesso, la trovo incomprensibile, come si disambigua?
    Ci sono due sentences che riesco a immaginare
    “Considerate quali effetti che potrebbero concepibilmente avere una portata pratica”
    e “voi concepite che gli oggetti della vostra concezione abbiano”,
    ma è scritto veramente male!
    Insomma si ricava un senso quando si conclude che Peirce ha espresso
    una posizione anti-metafisica.
    Per me la massima di Peirce si può rendere così:
    L’intero significato intellettuale consiste negli effetti che potrebbero concepibilmente avere una portata pratica

  5. avatar
    Luigi O. 22 Febbraio 2016 at 21:10

    Davvero interessante e originale, un ringraziamento all’autore.

  6. avatar
    fabrizio 23 Febbraio 2016 at 14:54

    Ho letto due volte, ma non credo di aver capito completamente significati e implicazioni dell’interessantissimo articolo; mi basta però la bellissima affermazione: “La scacchiera non è altro che una matrice di mondi possibili, ed il significato di una mossa coincide idealmente con la totalità dei mondi possibili che essa genera”.

    • avatar
      The dark side of the moon 23 Febbraio 2016 at 17:27

      Effettivamente, seppur interessante, l’articolo è difficile, soprattutto per chi non ha alle spalle studi classici.
      Caro Fabrizio, non sei il solo a non avere efferrato completamente “significati e implicazioni” del testo 😐

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