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Scacchi in technicolor

Scritto da:  | 23 giugno 2017 | 4 Commenti | Categoria: Scacchi Ipermoderni, Varianti di Scacchi, Zibaldone

technicolor-04Quando nel 1996 a Budapest si incontrarono il Presidente della FIDE Kirsan Iljumzhinov e l’ex Campione del Mondo Robert James Fischer, la conversazione si incagliò presto sull’avvenire dei Fischerandom. Il ras calmucco, per tema di resistenze ambientali, si riprometteva di introdurli sommessamente, un passo alla volta, e l’irascibile Fischer s’inalberò: “Teach people to play new chess, right away. Why do you offer them a black and white television set, when there is a set in colour?”(1).
Ma l’ambiente resisteva. Eccome se resisteva! Se Anatolij Karpov accolse gli scacchi di Fischer con freddezza: “Ne soffre un po’ l’armonia del gioco”, altri colleghi, come per esempio il Grande Maestro svedese Ulf Andersson, furono più categorici: “Mi rifiuto di discuterne anche solo per scherzo. È una cosa molto stupida”. S’incaricò di seppellirli, comunque, Garry Kasparov, il quale, in un’intervista al sito russo ChessPro nel 2004 sentenziò: “il 95 per cento delle 960 posizioni, in tutta sincerità, è veleno per gli occhi”.
Anche il Guru dell’analisi scacchistica Mark Dvoretskij, nel suo interessantissimo articolo “Polemic Thinking (Part Two)” rimprovera agli scacchi di Fischer di non esaudire in tutte le 960 posizioni il quintessenziale concetto di “geometria scacchistica” intrinseco alla magica posizione numero 518. Interessante l’esemplificazione:

Levon Grigori Aronian – Étienne Bacrot
Magonza, 2005
technicolor-01Commenta Mark Dvoretskij. 1. e4 e5 2. Cd3 Cg6?! 3. f4 Af6? (3. … Cf6) 4. Cc5 Td8 5. Db5 Cd6 6. Cxd7+ Txd7 7. Dxd7 e il Bianco ha trasformato la sua Qualità in più in una vittoria.

Chiosa Dvoretskij: “Tutto molto curioso e divertente – ma nulla di più. Il livello di gioco qui dimostrato dai Grandi Maestri non è molto diverso – per attingere un esempio dagli scacchi tradizionali – dagli sforzi, più o meno riusciti, di sfruttare la debolezza in f7 nella posizione classica e rifilare il ‘matto del barbiere’. Naturalmente dobbiamo tener conto del fatto che a Magonza le partite si disputavano a cadenza rapida; sospetto però che anche con un controllo del tempo classico la qualità di gioco non si sarebbe granché elevata”.
Sono le stesse ragioni per cui Bobby si è inventato i suoi Fischerandom, cioè per “rinfondere spontaneità” agli scacchi (ipse dixit), come spiegò anche in un’intervista dal carcere giapponese nel 2004: “No, non gioco più a scacchi, gioco a Fischerandom. Sono un gioco molto migliore, con più sfida. Gli scacchi sono morti, esauriti. I Fischerandom sono una versione di scacchi che ho sviluppato o inventato io […]. Sono un gran gioco, e possono diventare lo standard degli scacchi”.
Chissà…

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(1) Svetozar Gligoric, “Shall We Play Fischerandom Chess?”, B.T. Batsford Ltd, Londra, 2002, p. 71.

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avatar Scritto da: Lawrence of Arabia (Qui gli altri suoi articoli)


4 Commenti a Scacchi in technicolor

  1. avatar
    The dark side of the moon 23 giugno 2017 at 10:12

    Il Fischerandom non potrà mai sostituire gli scacchi attuali.
    E’ un gioco diverso, potrebbe però avere una sua autonoma crescita in termini di popolarità.
    Tempo ho ho sentito parlare di un ulteriore variante degli scacchi classici chiamata “Scacchi del Vicerè” nata in Spagna.
    L’ASIGC ha cercato di propagandarlo nel nostro Paese istituendo anche un torneo:
    http://www.asigc.it/vicere/scacchi_del_vicere_asigc_4.htm
    Date una occhiata perchè mi sembra interessante come gioco.




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  2. avatar
    Chess 25 giugno 2017 at 16:53

    E allora si continui a giocare quelle partitine talmente noiose che la stessa noia si annoia. Gli scacchi come sono oggi sono finiti, basta guardare i vertici della classifica mondiale dove si trova quel campionino di Carlsen le cui partite sono buone come sedativo serale. A proposito: ho visto che in Norvegia quando non ha parlato, ha peso. In ultimo: forse è la passione per questo gioco che non ci permette di accettare l’idea che l’era del computer ha rovinato irrimediabilmente la fantasia è la creatività.




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      Marco Spedicato 25 giugno 2017 at 22:32

      Giocare a scacchi non è obbligatorio: se non interessa più, si può passare tranquillamente ad altro senza fare affermazioni così categoriche. Se tanto mi dà tanto, è probabile che prossimamente Carlsen cominci a parlare di nuove scacchiere triangolari e roba del genere, come il suo predecessore cubano…
      Secondo punto: ai vertici della classifica mondiale mi pare ci siano anche tali Kramnik, Aronian e Nakamura, il che significa che non te lo ordina il medico di giocare in modo piatto e soporifero, ma dipende più che altro da pigrizia mentale.
      Infine (e forse è già stato detto anche qui) il computer ha sicuramente ridimensionato i giocatori troppo avventurosi, ma ne ha guadagnato la tecnica difensiva e, credo, la tecnica tout court. Questo mi pare un miglioramento, non un peggioramento.




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    Andrea Mori 3 luglio 2017 at 13:15

    Il Fischerrandom toglie di mezzo la teoria delle aperture, certamente, ma la teoria dei finali rimane inalterata ed i principii guida del mediogioco pure. Paradossalmente è proprio l’apertura la fase del gioco più delicata per un motore scacchistico che lasciato a se stesso gioca nella primissima fase mosse che la pratica più che secolare ha dimostrato non essere le migliori (infatti tutti i programmatori si affidano a dei database per l’apertura). Quindi direi che partire da una posizione non codificata aiuta il cervello di silicio e non quello biologico.

    Molto più profonda come influenza su tutte le fasi del gioco sarebbe adottare una revisione del punteggio in cui lo stallo conta 2/3-1/3 o 3/4-1/4. Qui l’intera teoria dei finali (o perlomeno quella dei finali in cui sono presenti pedoni) andrebbe riscritta da capo.




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