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La cruna dell’ago

Scritto da:  | 18 aprile 2017 | 30 Commenti | Categoria: C'era una volta, Partite commentate, Personaggi, Stranieri

cruna-05Nizza, giugno 1974. Mentre si celebrava la XXI Olimpiade degli scacchi — là dove il fiorentino Sergio Mariotti, the Italian Fury, si laureò Grande Maestro — si riunì anche il congresso della FIDE per deliberare sull’ammissibilità o meno delle millanta condizioni poste (imposte) dall’allora Campione del Mondo Bobby Fischer per degnarsi di difendere il “suo” titolo dalle mire del pretendente sovietico Anatolij Karpov. Il congresso le esaudì quasi tutte, ma non tutte, e l’inflessibile Fischer, con un cablogramma all’allora Presidente della FIDE nonché ex Campione del Mondo Max Euwe, il giorno 27 giugno 1974 abdicò per sempre dal trono di re degli scacchi:

come ho chiarito nel mio telegramma ai delegati della fide, le condizioni per il match che avevo proposto non erano negoziabili. il signor cramer mi informa che le regole per cui il vincitore è il primo giocatore che vince dieci partite, senza contare le patte, numero illimitato di partite e se nove a nove il match è patto con il campione che serba il titolo e il montepremi diviso in parti uguali sono state respinte dai delegati della fide. così agendo la fide ha deciso contro la mia partecipazione al campionato del mondo di scacchi del 1975. rinuncio pertanto al mio titolo di campione del mondo di scacchi della fide. sinceramente, bobby fischer.

Ma Fischer si preparava per Karpov? O già lo pervadeva il terror panico? Ricorda Mark Swed, in un suo recente articolo per il Los Angeles Times: “Durante gli anni ’70, ingannavo spesso il tempo nella sala di musica della Biblioteca Centrale di Los Angeles. Un altro habitué era un elegante, seppur male in arnese, signore più anziano, sempre vestito con lo stesso completo logoro e restio a togliersi la giacca, anche in estate. Era, appresi poi, un rinomato pianista ungherese caduto in disgrazia che viveva in infimi alberghetti del centro. Sono abbastanza sicuro che vidi anche Bobby Fischer un paio di volte nei giardini della biblioteca, dove allora si radunavano i derelitti, che studiava su una scacchiera tascabile. Anche lui, si diceva, aveva vissuto per un po’ in squallide pensioni del centro”. No, lo scemo del villaggio non era impazzito. L’ostrica non aveva ancora ucciso la perla:

A. E. Karpov – C. W. Pritchett
Nizza, 1974
Inglese A33
1. Cf3 c5 2. c4 Cc6 3. Cc3 Cf6 4. d4 cxd4 5. Cxd4 e6 6. g3 Db6 7. Cb3 Ab4 8. Ag2 d5 9. Cd2!? [9. cxd5 Cxd5 10. Ad2 Cxc3 11. bxc3 Ae7 12. 0-0 0-0 13. a4 Td8 14. a5 Dc7 15. Dc2 e5 16. Tfb1 Ae6 17. Ae3 Cb4 ∞ Rajkovic – Pribyl, Smederevska Polanka 1977] 9. … d4 10. Ca4 Dc7 11. 0-0 [Δ c5] 11. … Ae7 12. a3 0-0 13. b4 e5 14. Dc2 Ae6 15. Cb3 Tad8 16. Cac5 Ac8 = 17. e4 [17. Ce4!?] 17. … Axc5 [17. … dxe3!?] 18. Cxc5 d3!! 19. Cxd3 [19. Dc3? Cd4 20. Dxd3? Ag4] 19. … Cd4 20. Db2 Ag4 21. Te1 [21. f3?? Cxf3+] 21. … Tfe8 22. f4? La posizione è degna d’un diagramma:

cruna-01Influenzati dall’esito se non dalle titolazioni divergenti degli avversari, non tutti i commentatori captarono il momento critico. Per esempio Sergio Luppi, nel suo “Le Olimpiadi di Scacchi 1927-1974”, Mursia, Milano, 1974, pp. 198-199, inorpellò il 22° tratto del Bianco di un surreale punto esclamativo! Senonché, l’ennesima lettera del già “desaparecido” Bobby Fischer a “Larry Evans on Chess” (Chess Life and Review, gennaio 1975), svelò l’arcano:

Ho un altro dubbio. Senz’altro mi sbaglio, ma in Karpov – Pritchett, Olimpiade di Nizza 1974, fu raggiunta questa posizione.
Pritchett giocò 22. … exf4? e alla fine perse. 22. … Ce2+! non stronca il Bianco? Per esempio: 23. Txe2 Axe2 24. Dxe2 Dxc4 e se 25. Af1? Dd4+. Oppure se 24. Cxe5 Td1+ [o 24. … Ad3! (meno efficace è 24. … Axc4 25. Ae3) 25. Cxd3 Txd3 e l’iniziativa del Nero è decisiva. Migliore in questa variante è 25. Ae3 Axe4, benché alla lunga senza speranza per il Bianco] 25. Rf2 Axc4 26. Dc2 (la migliore) 26. … Db6+! 27. Ae3 (o 27. Rf3? Txe5 28. Ae3 Txa1! ecc.) 27. … Txa1 28. Axb6 Ta2 29. Dxa2 Axa2 con finale vinto per il Nero.
Siccome l’ho condivisa con pochi intimi, al momento della pubblicazione la mia analisi potrebbe esser già comparsa altrove dietro mentite spoglie. Per cortesia mostrami cosa mi è sfuggito.
Saluti, Bobby.

L’ignaro Pritchett, invece, implose nel suo già drammatico Zeitnot… like a rolling stone: 22. … exf4? 23. Axf4 Dxc4 24. Ce5 Dc2 25. Ta2 Dxb2 26. Txb2 Ae6 27. a4 Cd7 28. Cd3 Cb6 29. Cc5 Cc4 30. Tf2 Ac8? [30. … b6] 31. Ac7 b6 32. Axd8 bxc5 33. Tc1 Ce5 34. Txc5 Ag4 35. Td5 Cdf3+ 36. Rh1 f6 37. Ac7 Tc8 38. Td8+ Txd8 39. Axd8 Rf7 40. h3 1 : 0.
C’est la vie.

cruna-07

avatar Scritto da: Lawrence of Arabia (Qui gli altri suoi articoli)


30 Commenti a La cruna dell’ago

  1. avatar
    Luigi O. 18 aprile 2017 at 19:07

    Sempre più bello e sempre meglio, bravissimi!




    0
  2. avatar
    fabrizio 19 aprile 2017 at 08:58

    Interessante episodio, che fa pensare a quanto il mondo scacchistico abbia perso per l’intransigenza e l’eccessiva “purezza(?)” del mitico Bobby. Come sarebbe andato il match con Karpov? Fischer ne aveva veramente paura? …ma ormai ogni ipotesi è destinata a rimanere tale :(




    1
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      lordste 19 aprile 2017 at 10:30

      Obiettivamente, le richieste di Fischer erano folli e inique. Inique perchè in realtà con la clausola del “9 a 9” al campione bastavano 9 vittorie mente lo sfidante doveva per forza vincere almeno 10-8 (Lasker-Schlecter, do you remember?)
      Folli, perchè… lo dimostrò Kasparov dieci anni dopo. Se non si pone un limite alle partite c’è il rischio di avere un match infinito con decine di inutili patte.
      Detto questo, non credo che Fischer avesse paura di Karpov… ma sono solo ipotesi personali




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        Giancarlo Castiglioni 19 aprile 2017 at 11:37

        Io credo che avesse paura di se stesso.
        Raggiunto il traguardo temeva di non essere più all’altezza del risultato che aveva raggiunto.
        Credo che non abbia mei preso coscientemente la decisione di ritirasi. Cominciò con l’idea di prendersi un periodo di riposo, poi continuò rifiutando tutti gli inviti a tornei, ponendo come al solito condizioni impossibili e alla fine si rese conto che dopo tanto tempo senza giocare non sarebbe stato in grado a difendere il titolo contro qualsiasi sfidante.




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          Luigi O. 19 aprile 2017 at 14:18

          Perfettamente d’accordo. L’avversario peggiore per Fischer alla fine è stato lo stesso Fischer, aggiungici la mancanza di stimoli che per qualunque campione del mondo, in qualunque disciplina sportiva, una volta raggiunto il massimo obiettivo ha sempre rappresentato una mancanza di mordente ed ecco che puoi spiegarti meglio tanti comportamenti, dentro e fuori ‘dal campo’.




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          fabrizio 19 aprile 2017 at 20:58

          “Io credo che avesse paura di se stesso.”
          Penso anch’io che questo fosse il vero fantasma di Fischer: paura di non riuscire più a raggiungere il livello, altissimo e forse patologico, delle aspettative nei confronti di sé stesso.




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            alfredo 21 aprile 2017 at 10:21

            caro Fabrizio ti consilio di leere ” a psycobioraphy di jo Ponterotto” . Certo ho un po’ di conflitto di interesse avendo usato l’amico jo le mie poesie su Bobby come prefazione ma il libro di Ponterotto ( psichiatra della università di Forham NY e specalista in terapia della familia) ha prodotto la piu’ accurata e scientifica opera sulla complessa pscoloia di Fischer parlando con TUTTE le persone che avevano conosciuto Bobby
            Mi scus ma non mi venono le ( sembra un racconto di Benni 🙂 ) ma mi si è infilata una briciola di pane otto il tasto della lettera!




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              fabrizio 21 aprile 2017 at 11:20

              Grazie Alfredo, cercherò di seguire il tuo consiglio.
              PS: non mangiare troppi panini quando sei al computer :)




              0
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    The dark side of the moon 19 aprile 2017 at 16:13

    A proposito di Bobby….
    Fischer-Reshevsky
    New York 1958
    1.e4,c5
    2.Cf3,Cc6
    3.d4,cxd4
    4.Cd4,g6
    5.Cc3,Ag7
    6.Ae3,Cf6
    7.Ac4,0-0
    8.Ab3,Ca4
    9.e5,Ce8

    Posizione dopo 9...Ce8
    Ora il mito muove e vince realizzando una graziosa miniatura peraltro contro un ottimo giocatore.
    Non finiremo mai di parlare di Fischer finchè esistono gli scacchi :o




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      alfredo 20 aprile 2017 at 08:52

      Quel libro di Luppi fu l’inizio dell’amicizia mia con Martin Eden
      ogni libro racconta tante storie ….




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        Martin 20 aprile 2017 at 09:18

        Confermo, Alfredo me lo regalò con un gesto generoso che non finirò mai di apprezzare ;)




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      MaurizioD 20 aprile 2017 at 08:54

      Grazie per la partita, ma definire Samuel Reshevsky semplicemente un “ottimo” giocatore mi pare alquanto riduttivo. Probabilmente nel periodo della seconda guerra mondiale è stato fra i più forti in assoluto, il piccoletto.




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        fabrizio 20 aprile 2017 at 15:05

        Certamente Reshevsky è stato, negli anni ’40 ed i primi ’50 uno dei pochi giocatori occidentali che poteva tener testa allo squadrone sovietico. Non dimentichiamo inoltre che nel 1961 il match tra lui e Fischer, previsto su sedici partite, fu interrotto (per motivi non del tutto chiariti, ma secondo gli arbitri per le “intemperanze” di Fischer) dopo 11 partite, quando il risultato era in parità.




        1
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      Jas Fasola 20 aprile 2017 at 11:28

      probabilmente Fischer conosceva la celebre partita seguente. http://www.chessgames.com/perl/chessgame?gid=1224636




      0
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        alfredo 21 aprile 2017 at 10:16

        caro Jas la partita che tu citi è molto famosa e sicuramente Bobby la conosceva
        Ma la Fischer Reshewsky pochi lo sanno fu preceduta di qalche mese dalla partita Bastrikov Shamkovic iocata a soci qualche mese prima e citata mi sebra da porreca nel libr completo deli scacchi .i tempi la circolazione delle partite era molto piu’ difficile ma io ho una personale teoria .




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          Jas Fasola 21 aprile 2017 at 13:28

          in effetti qui si dice che abbia letto “Shahmatny Bulletin”… lo stesso deve avere fatto il Trab quando nel suo match con Toth giocò con il bianco una certa variante della russa con una novità di Romanishin che Toth non conosceva. Ma Toth di sicuro non era abbonato a quella rivista. http://www.chessgames.com/perl/chessgame?gid=1520448




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            Jas Fasola 21 aprile 2017 at 13:45

            sembra che nella partita Bastrikov Shamkovic il sacrificio non avvenne perchè dalla nota che sembrerebbe di Shamkovic lui vide Axf7 e non giocò Ce8 (in effetti 30 anni dopo il GM polacco Maceja rivitalizzò per un po’ la variante se ben ricordo con Cxb3 e può darsi sia stata questa la mossa di Shamkovic. Forse qualcuno riesce a rintracciare l’annata 1958 della rivista, dovrebbe essere il n 10?).

            http://шахматистам.рф/Bases/Enz/B/BASTRIKOV/informacija.pdf




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              Giancarlo Castiglioni 21 aprile 2017 at 19:04

              In effetti anche 9…Ce8 è un grave errore.
              Dopo 9… Cxb3 10 exf6 Cxa1 11 fxg7 Rxg7 12 Dxa1 (Stokfish da migliore 12 O-O sacrificando il pc2) il bianco è in vantaggio, ma il nero può continuare.




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              alfredo 21 aprile 2017 at 19:53

              “This game played a big role in Fischer’s second U.S. Championship. Having seen the game in a Russian-language publication, Fischer used 9.e5! to beat Reshevsky in the first round. He went on to win the tournament by a point. Who knows what would have happened if Shamkovich had played 8…d6! and thus Fischer had not had this game to follow.”




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            alfredo 21 aprile 2017 at 19:51

            PRIMA PARTITA ?
            ero presente !
            GRANDE PARTITA DEL TRAB CHE PERO’ NELLA SUCCESIVA PECCO’ DI HUBRYS ( Rf7 ) E BELA LO AZZANNO’ COME SAPEVA FARE LUI
            LE PARTITE FURONO PUBBLICAE SUL BOLLETINO SCACCHI BOVISA . TU NE SEI IN POSSESSO ? MI PIACEREBBE RIVEDERLE
            RICORDO CHE LA SECONDA PARTITA ( UN NIMBO con f5 da parte del Nero) VENNE GIOCATA OIL GIORNO DELL?ELEZIONE DI WOYTYLA




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            • avatar
              Jas Fasola 22 aprile 2017 at 11:33

              purtroppo no




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  4. avatar
    Luca Monti 20 aprile 2017 at 14:57

    Approfitto per mandare un caro saluto al professor Mauro Berni e all’autore del pezzo.




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    Chess 20 aprile 2017 at 22:58

    Fischer non aveva più nemmeno bisogno di giocare. Ormai era già Fischer, una leggenda.




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    The dark side of the moon 20 aprile 2017 at 23:03

    E’ chiaro che Samuel Reshevsky è stato uno dei giocatori più forti del suo periodo, non volevo essere riduttivo nel definirlo solo un “ottimo giocatore”
    Comunque, nel diagramma della partita il bianco muove e vince.
    Chi se la sente di provarci?
    Ho studiato la partita qualche giorno fa e vale la pena perderci qualche minuto :p




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    • avatar
      Chess 20 aprile 2017 at 23:12

      Altroché se vale la pena!




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  7. avatar
    Giancarlo Castiglioni 20 aprile 2017 at 23:21

    Sapendo che c’è la combinazione è facile.
    10 Axf7 Txe7 11 Ce6 e prende la donna per due pezzi.
    Se 10…Rxe7 11 Ce6 Rxe6 12 Dd5+ Rf5 13 g4+ Rxg4 14 Tg1+ e matto a seguire.
    L’errore è 8…Ca4




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  8. avatar
    Tux 22 aprile 2017 at 10:56

    il gesto di Fischer che nel ’75 “si ritira” per sempre senza difendere il titolo è destinato a rimanere per sempre nella storia di tutti gli sport: uno dei misteri in assoluto più grandi, proprio perché irresolubile. Di qui il suo fascino.
    Non me ne vengono in mente altri di simili… Monzon si è ritirato imbattuto, Rocky Marciano anche, ma entrambi erano pugili all’epilogo della propria gloriosa carriera.
    Forse quello di Bjorn Borg è il caso più affine: sia per lo svedese che per Bobby si sarebbe dovuto cercare nel profondo della loro psiche la spiegazione di un addio che ha destato eterni rimpianti.




    0
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      Enrico Cecchelli 22 aprile 2017 at 18:17

      Non dimentichiamoci dell’altro enigma ancora insoluto: PAUL MORPHY !!




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  9. avatar
    Giancarlo Castiglioni 22 aprile 2017 at 15:39

    Non mi sembra così strano.
    Stare al vertice in molte competizioni sportive comporta una enorme pressione mentale che in certi casi diventa insostenibile.
    Oltre a Borg vedo molto simili i casi di Stoner nel motociclismo e di Rosberg nell’automobilismo.
    Tutti e due si sono ritirati giovani nel momento migliore della carriera rinunciando a contratti principeschi.




    0
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      Pallino 22 aprile 2017 at 16:34

      Con tutto il rispetto per Stoner e Rosberg non sono stati per il motociclismo e la F1 quello che ha rappresentato Fischer per gli scacchi, ma colgo lo stesso il tuo paragone. Più calzante sarebbe stato se a ritirarsi nel pieno della loro carriera agonistica fossero stati Agostini e Senna.




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