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Gli scacchi nella letteratura poliziesca (II)

Scritto da:  | 17 gennaio 2017 | 26 Commenti | Categoria: Cultura e dintorni, Libri

Solo brevissimi accenni di un connubio assai ampio, sfruttando anche parti già scritte dal presente e da Mario Leoncini.

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Togliamo subito di mezzo l’autocitazione Giallo Scacchi – Racconti di sangue e di mistero a cura del sottoscritto e di Mario Leoncini, pubblicato dalle edizioni Ediscere di Valerio Luciani a cui va il mio saluto e il mio ringraziamento, così come ai collaboratori Chiara Bertazzoni, Sabina Marchesi, Elio Marracci e Mauro Smocovich. Dalla seconda di copertina Trentuno racconti gialli in cui è protagonista il gioco degli scacchi. E in cui vi sorprenderà il numero di punti di vista con cui gli scacchi sono stati sfruttati, dando vita ad un’ispirazione estremamente variegata ed interessante. Si parte dagli scacchi come mezzo per scoprire il colpevole lungo il sentiero di una tradizione consolidata del giallo classico, fino ad arrivare a quei racconti dove non si sa quando finisce la fantasia e dove incomincia la realtà. Un miscuglio fra reale e irreale, il possibile e l’impossibile, il sogno che non è un sogno. Tra gli altri, la storia con il famoso automa il “Turco” ambientata nei primi anni del Regno d’Italia e addirittura i redivivi Hitler e Che Guevara… Un cast di autori di alto livello, basti citare Enrico Luceri, Angelo Marenzana, Massimo Pietroselli, Enrico Solito ed Elena Vesnaver , per non parlare degli altri (me ne scuso), che rappresentano punti fermi nella letteratura poliziesca. Un lavoro che mi ha dato tante belle soddisfazioni, a partire dall’interesse dimostrato dai lettori.
scacchi-e-gialli-02Enrico Solito, per esempio, si è già cimentato nel binomio scacchi-giallo con L’enigma del giocatore di scacchi in Sette misteri per Sherlock Holmes pubblicato dalla Hobby and Work nel 2000. Anche nel suo libro Sherlock Holmes e le ombre di Gubbio, Hobby and Work 2006, c’è un accenno al gioco degli scacchi quando Holmes assiste ad una partita tra i perugini Benelli e Permoli e tira fuori una osservazione sul curioso meccanismo mentale dei giocatori di scacchi. E a proposito dell’investigatore per antonomasia non posso non citare la SAC, un’azienda inglese specializzata nella produzione di scacchiere d’arte che all’inizio del Duemila ha prodotto due giochi di scacchi dedicati al nostro investigatore. I pezzi bianchi raffigurano Holmes (il Re), Watson (l’Alfiere), la sua governante (la Regina), l’appartamento di Holmes (la Torre), i poliziotti (i pedoni); quelli neri le forze del male: Moriarty (il Re), Irene Adler che riesce a sconfiggere Holmes nell’episodio Scandalo in Boemia (la Regina), il mastino dei Baskerville (il Cavallo), la cascata svizzera dove Holmes perde la vita (la Torre), i malviventi (i pedoni).
Spesso sono gli stessi personaggi che hanno il pallino di Re e Regine. Philip Marlowe, il popolare investigatore creato da Raymond Chandler, le cui opere sono state pubblicate anche sui prestigiosi Meridiani della Mondadori, si diletta a ricostruire partite di scacchi tratte da un testo pubblicato a Lipsia, mentre Van Veeteren, commissario svedese di Hakan Nesser, che ricorda per certi aspetti il più noto Maigret, è un vero appassionato del nobil giuoco.

Il commissario cade in trappolaLo troviamo, per esempio, in Il commissario cade in trappola. Il commissario Bausen al nostro Tu giochi a scacchi? domandò poi. Van Veeteren chiuse gli occhi beato. La ciliegina sulla torta. (pag.74). In seguito stanno commentando una posizione derivante dall’apertura Nimzoindiana sulla scacchiera. Bausen è sicuro di vincere. Parità di materiale ma il suo pedone “h” andrà a promozione di donna in tre o quattro mosse. Squilla il telefono e, mentre Bausen va a rispondere, Van Veeteren studia la situazione e si accorge di avere giocato male. Dannatamente male. Era meglio se avesse impostato un’apertura russa (?). Però finisce patta perché i due devono andare via di corsa. Il Tagliatore di teste ha colpito ancora. (pag.105).
E lo ribecchiamo nell’antologia Un incontro improbabile di Henning Mankell e Häkan Nesser in Giallo Svezia di Asa Larsson, Stieg Larsson, Henning Mankell e altri, Marsilio 2016. il nostro commissario svedese Aveva in programma la partita a scacchi della vigilia con Mahler, al club. E aveva già pensato all’apertura nella vasca da bagno. Ma tutto è stato rimandato per un incidente al padre di Mahler. Più avanti, avendo incontrato Wallander, altro poliziotto creato da Nesser, in un ristorante, Sembra che abbiamo parecchio in comune disse Wallander. Van Veeteren annuì soddisfatto. Così pare commentò. Se gioca anche a scacchi, porca miseria!, penserei a uno scherzo. Wallander beve, poi scuote la testa. Sono un pessimo giocatore, ammise. Però se la cava meglio con il bridge e i due giocheranno contro due tipi che sono nel locale, ovvero i due autori stessi. Vedete un po’ dove arriva la fantasia degli autori…
scacchi-e-gialli-04Anche Lord Peter Wimsey, affascinante creatura di Dorothy Sayers, conosce gli scacchi ma, pur essendo un tipo alquanto snob e con una robusta considerazione verso se stesso, dichiara (in uno dei suoi rarissimi momenti di umiltà) Non sono bravo. Mi piace, ma continuo a pensare alla storia dei vari pezzi e alle caratteristiche delle varie mosse. Così vengo sconfitto. Non sono un giocatore. (Lord Wimsey e il mistero del Bellona club, Donzelli 2006).
scacchi-e-gialli-05Giorgio Scerbanenco in Venere privata, grazie anche agli scacchi riesce a dipingere Livia Ussaro, l’esca utilizzata per incastrare i responsabili degli omicidi, come una donna tutt’altro che passiva ed estremamente interessante nel suo ruolo di adescatrice non professionista. Il vedere una scacchiera la riportava al tempo del collegio, delle suore di cui ricordava solo il passo frusciante per le camerate, delle mattine buie d’inverno nella gelida chiesa, con la messa che le sembrava eterna, combattuta tra il sonno ancora imperioso e la fame nascente, e la ricreazione in sala nei giorni piovosi, con le gare di “bella lettura”, di ricamo, di dama, di scacchi, perché dovevano essere suore sportive, di spirito agonistico. E per questo ricordo l’unica cosa decente in quell’indecente luogo era quell’astratto geometrico oggetto con quei simbolici pezzi di legno.
In Una stanza per morirci di Ellery Queen, pseudonimo usato dai cugini Manfred B.Lee e Frederic Dannay, il giallo ruota attorno ad un delitto commesso all’interno di una camera chiusa (la corona di questo genere credo vada assegnata a John Dicknson Carr, che ha scritto addirittura una Classificazione dei delitti in una camera chiusa) dove i protagonisti si giocano in una partita a scacchi l’ipoteca della casa (miezzeca!).
La scacchiera la fa da padrona nel racconto di Raymund Allen Un lieto fine che è parte della raccolta Altri delitti di Natale pubblicata dalla Polillo nel 2006. Qui non ci sono morti ma il tentativo di rubare una banconota di mille sterline. Il tentativo viene scoperto da una analisi precisa della posizione dei pezzi sulla scacchiera che dimostra come il ladro, uno dei due giocatori, poteva essere stato benissimo assente durante l’assenza dell’altro.
scacchi-e-gialli-08La scacchiera (perfino nel titolo) di John Brunner è una commistione di fantascienza e giallo che può tuttavia interessare i giallisti tout court. Per non farla lunga dirò che l’intreccio del romanzo corrisponde tratto dopo tratto ad una celebre partita giocata nel 1892 all’Avana tra il campione del mondo Wilhelm Steinitz e Mikhail Cigorin. I personaggi sono praticamente mossi da due capi di una repubblica sudamericana per decidere chi avrà il potere.
Il rapporto tra scacchi e crimine è perfettamente rappresentato, ancora in un contesto fantascientifico, da Scacco alla Regina di Jean.M.Janes dove le partite giocate nel nostro mondo danno origine ad un nuovo mondo dove le battaglie si svolgono davvero. La cattura di un pezzo equivale alla morte di qualcuno!
scacchi-e-gialli-09Se parliamo di romanzi veri e propri non si può dimenticare La variante di Lüneburg di Paolo Mauresing che ha ottenuto un superbo successo di critica e di lettori. In esso si tratteggia la rivalità tra due uomini che si accentua fino al parossismo durante il periodo nazista. Essi sono Dieter Frisch e il maestro di scacchi Tabori di origine ebrea. Egli finisce con la famiglia nel campo di concentramento di Bergen Belsen dove tra i capi nazisti incontra di nuovo Frisch che lo costringe a giocare bene perché ad ogni sua sconfitta vengono uccisi dei deportati. Nel corso della sfida Tabori mette in atto una serie di mosse che chiama “La variante di Lüneburg” dal nome della landa che circonda il campo e alla fine riesce a vincere. Vittoria amara perché le precedenti sconfitte sono costate la morte di ventiquattro persone.
scacchi-e-gialli-10L’assassino degli scacchi è un breve racconto che dà il titolo ad un libro di Benoit Rittaud, pubblicato nel 2004 dalla Barbera editore. Qui abbiamo lo scontro in tre partite via internet tra il campione del mondo Viniyarin e un certo Marco. Marco viene poi trovato ucciso nella sua casa con un colpo in testa dovuto alla sua stessa mazza da baseball sulle quali ci sono le impronte del campione del mondo. Il caso è risolto. Manca però il vero movente che l’ispettore vuole scoprire dato che, secondo lui, non può essere dovuto solo al risentimento per le tre partite perse. Scopre che Marco aveva barato giocando per mezzo di un software. Il campione del mondo non aveva voluto uccidere il piccolo genio ma l’arnese infernale che, secondo lui, avrebbe distrutto un gioco leggendario. Profezia rivelatasi del tutto infondata in quanto oggi, nell’era del computer scacchistico, il gioco degli scacchi è ben vivo e vegeto (anche se a qualcuno piace un po’ meno).
Giorgio Faletti, a cui va il mio saluto, deve essere stato affascinato in qualche modo da Re, Regine, Cavalli, Alfieri, Torri e pedoni se il suo primo libro di successo Io uccido si apre proprio con la morte di Jochen Welder, campione mondiale di formula uno e di Ariane Parker, un genio degli scacchi.

scacchi-e-gialli-11Edgar Allan Poe, invece, nel suo famoso Gli omicidi della Rue Morgue, parla del giocatore di scacchi facendogli fare una figura cacina (detto popolare delle mie parti) rispetto al giocatore di dama e di whist asserendo che calcola senza concentrarsi nell’analisi. Naturalmente noi scacchisti lo perdoniamo di cuore per quello che ci ha lasciato, anche se qualche parolaccia ci scappa via fra i denti…
scacchi-e-gialli-13Quando, insieme con Mario Leoncini, allora vicepresidente della federazione scacchistica in Italia, stavo curando il lavoro citato all’inizio dal quale traggo una parte delle informazioni che servono per questi articoli, mi imbattei in un libretto dalla smagliante copertina rossa di Jacques Futrelle Il problema della cella N.13, pubblicato dalla Polillo editore nel 2002 che attirò la mia attenzione. Qui c’è il personaggio Van Dusen che dovrebbe meravigliare e nello stesso tempo far saltare dalla sedia tutti coloro che si dannano l’anima per studiare gli scacchi. Questo Van Dusen era stato soprannominato la “Macchina Pensante” in seguito alla strabiliante prova che il professore aveva dato di sé nel corso del torneo di scacchi; in quell’occasione, infatti, aveva dimostrato che, grazie alla forza della logica, una persona totalmente digiuna di quel gioco era in grado di sconfiggere un campione che aveva dedicato tutta la sua vita a studiarlo (li mortacci!). Purtroppo il giornalista Jacques Futrelle ebbe una vita breve e morì a soli trentasette anni nell’affondamento del mitico Titanic. Una vendetta di Caissa, l’inventrice mitologica degli scacchi?
Talvolta tra Re e Regine si intrufola perfino la questione razziale. Nel racconto del 1867 L’Alfiere nero di Arrigo Boito si ha un incontro allegorico tra un nero di nome Oncle Tom e un bianco di nome Giorgio Anderssen. scacchi-e-gialli-17Nel mettere i pezzi sulla scacchiera l’Alfiere nero si rompe e viene aggiustato con un po’ di ceralacca. Inizia una partita che durerà tutta la notte durante la quale l’Alfiere diventa in qualche modo il simbolo della lotta di liberazione dei neri. Anderssen, dopo avere perso per scaccomatto, uccide Tom ma l’omicida viene assolto perché la vittima era un nero e l’omicidio non premeditato.
Tempo fa attrasse la mia attenzione il libro d’esordio di Francesco Mazzardo La collina dei corvi, sia per la copertina dove si vede un corvo, la luna piena di notte e alcuni scacchi, che dalla presentazione: Una serie di delitti sconvolge la vita tranquilla di una cittadina di provincia. Un essere inquietante che si fa chiamare Re Nero, colpisce sempre alla fine del mese lasciando sulla scena del crimine un pezzo degli scacchi e una carta da gioco con un messaggio enigmatico. Sulla collina dei corvi si possono ancora percepire gli echi di una vicenda fatta di rancori, intrighi e segreti. I personaggi sono i pezzi che un destino feroce muove su una scacchiera invisibile. Ognuno fa la sua mossa. Ognuno ha la sua strategia. Si vince, si perde, si comincia una nuova partita. Ma sarà scacco matto al Re nero? Chi indaga su questi efferati delitti è Jack Sonny Mason, sergente della squadra omicidi di Willoughby. Un pezzo di fusto che sembra uscito da un corso di sopravvivenza dei marines. Quadrato dalla testa ai piedi con occhi che penetravano a fondo e non smettevano di scavare fino a quando non avevano raggiunto l’anima. Carattere duro e intransigente. Brusco e risoluto nei modi ma dal cuore tenero. Fuma il sigaro e beve il giusto come molti eroi dei romanzi polizieschi.
Alla prossima.

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avatar Scritto da: Fabio Lotti (Qui gli altri suoi articoli)


26 Commenti a Gli scacchi nella letteratura poliziesca (II)

  1. avatar
    Luca Monti 17 gennaio 2017 at 10:56

    Ciao Fabio Lotti.
    Premetto di non avere ancora letto il pezzo;in ogni caso ti chiedo.
    Chiarito che la giallistica,il poliziesco e gli scacchi sono tue grandi passioni, se in futuribile e sciagurato giorno, ti venisse chiesto di rinunciare ad una di questi tuoi interessi,
    quale sarebbe la tua scelta? Scacchi o libri?
    Ti saluto e sappi che per me sei davvero un grande.




    0
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    fabrizio 17 gennaio 2017 at 12:10

    Sempre interessanti queste divagazioni, anche per me che non sono un “giallista”!




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    Fabio Lotti 17 gennaio 2017 at 12:17

    Risposta difficile, Luca, a cui non mi sento di rispondere. Dovrei gettare una moneta per aria e vedere se testa o croce…
    Per non fare un torto a nessuno ricordo gli altri scrittori dell’antologia fra cui anche il sottoscritto : Andrea Angiolino, Alessandra Arcari, Lino Bologna, Paolo Campana, Pelagio D’Afro, Dario de Judicibus, Fernando Fazzari, Matteo Fraccaro, Aleks Kuntz, Mario Leoncini, Gordiano Lupi, Alberto Miatello, Cristiano Panzetti, Riccardo Parigi e Massimo Sozzi, Renzo Saffi, Stefano Stantarsiere, Giovanni Sicuranza, Gianni Tetti, Simone Togneri, Un grazie a tutti quanti!




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    Fabio Lotti 17 gennaio 2017 at 15:13

    Per gli appassionati le mie ultime lunghine qui http://theblogaroundthecorner.it/category/le-lunghine-di-fabio-lotti/




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    Dino 17 gennaio 2017 at 23:09

    Molto interessante, grazie Fabio. Spero che seguano altre puntate ;)




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    Uomo delle valli 18 gennaio 2017 at 10:23

    Anch’io ho un quesito per te, Fabio: qual è, secondo te, il più bel poliziesco o giallo mai scritto a tema scacchistico?




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    Chess 18 gennaio 2017 at 10:33

    Interessante articolo: coniugare due passioni come la lettura e gli scacchi e’ una bellissima opportunita’! Grazie dei consigli.




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    Fabio Lotti 18 gennaio 2017 at 15:25

    Caro “Uomo delle valli” (mi ha fatto sorridere) sono talmente indeciso sul più bel poliziesco che desisto dal prendere posizione
    Per Chess. A dir la verità le passioni sono tre: la letteratura poliziesca, gli scacchi e la storia. Ora soppiantate tutte dai miei nipotini Jonathan e Jessica.




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      Chess 18 gennaio 2017 at 16:04

      Per Fabio: simili alle mie passioni, tolto ” la poliziesca”. Preferisco la letteratura classica, se cosi’ la vogliamo chiamare e per il noir o poliziesco mi concedo solo qualche licenza. Chandler, E.Leonard, Ed Mcbain, Derek Raimond,Dexte e qualcuno d’altro. Detesto i noir/polizieschi italiani, tutti uguali a mio parere, tanto che ho l’impressione che ci sono piu’ commissari nei libri che nelle questure. Salvo Soneri, forse, che tu conoscerai. Non ti ricorderai ma io e te avevamo scambiato gia’ qualche parola anni fa in un blog di letteratura…” Angelo/angolo nero?” o qualcosa di simile, aiutami a ricordare. Era un blog esclusivamente di noir e thriller ed era gestito da una scrittrice o giornalista, mi sembra. Per quanto riguarda i tuoi articoli, molto interessanti davvero: mi puoi consigliare qualche classico poliziesco??




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        Mongo 18 gennaio 2017 at 19:04

        Intervengo a gamba tesa, anticipando Fabio, consigliandoti i Maigret di Simenon. Superlativi!
        Poi, visto che ti piace il Soneri, mi stai simpatico a prescindere!! ;)




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          Chess 18 gennaio 2017 at 21:53

          Grazie del consiglio. Soneri…ho conosciuto di persona Valerio Varesi, è una persona simpatica come il suo commissario!




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    Enrico Cecchelli 18 gennaio 2017 at 19:22

    Bellissimi articoli. Personalmente sono un appassionato dei “delitti della porta chiusa” con a capo i grandissimi Rex Stout Ellery Queen, Van Dine.




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      Dino 18 gennaio 2017 at 19:35

      Scusate l’ignoranza: cosa si intende per “delitti della porta chiusa”? I polizieschi in cui tutto si svolge all’interno di un’abitazione, tipo una villa o un hotel? =))




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        Giancarlo Castiglioni 18 gennaio 2017 at 21:33

        Non sono appassionato di gialli, ma ti rispondo io perché i giallisti saranno inorriditi dalla tua domanda; considereranno la tua è una lacuna culturale inescusabile.
        Sono delitti commessi in una stanza chiusa dall’interno, il primo caso è un classico del settore, risolto da Sherlok Holms.




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        Enrico Cecchelli 19 gennaio 2017 at 11:34

        Si, come ti ha perfettamente spiegato il nostro insostituibile Castiglioni ( un grazie al volo per gli articoli che ci regala) , i delitti della “camera chiusa” come forse è’ più’ appropriato chiamarli , sono delitti che si svolgono all’interno di un ambiente chiuso appunto dall’interno dove pare impossibile che qualcuno possa essersi introdotto per commettere il crimine. Appartengono al giallo chiamiamolo così’ ” intellettuale” nel senso del protagonista che indaga che usa i suoi procedimenti mentali per risolvere l’enigma. L’altra branca sono quei gialli “di azione” dove il detective si sbatte, gira, fa a cazzotti ecc. ecc. Poi esistono forme miste di commistione dei due generi… Penso a Rex Stout ( il mio preferito) dove al detective- genio e cerebrale si affianca un assistente del tipo 2. Fabio scusami per questa spiegazione-generalizzazione semplicistica e gode non del tutto corretta.




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          Enrico Cecchelli 19 gennaio 2017 at 11:38

          Ehm… Scusate! Il “gode ” del post precedente è’ un refuso e spero non abbia nulla di freudiano ma data la terza persona mi compiaccio per lui!?!?




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    paolo bagnoli 18 gennaio 2017 at 20:47

    Carissimo Fabio, come al solito mi hai sbalordito! Sai che nella mia lontanissima gioventù coltivai passione per la letteratura gialla (mia madre aveva collezionato l’ormai dispersa serie dei Gialli Mondadori) e per quella fantascientifica, ma non ho mai sospettato che esistesse una tale ricchezza di argomenti giallo-scacchistici.
    Bravo!




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  11. avatar
    Fabio Lotti 18 gennaio 2017 at 21:42

    Grazie a tutti, ragazzi!
    Per Chess. Forse ci siamo incontrati su “Angolo nero”, poi diventato “The blog around the corner” dove tengo le rubriche “Letture al gabinetto” e “Le lunghine di Fabio Lotti”. Forse…(non ricordo). Già gli autori che hai letto sono stupendi. Sul classico ottimo Maigret del nostro Mongo, oppure Nero Wolfe e i soliti Miss Marple, Poirot e via discorrendo. A me restano particolarmente simpatiche le vecchiette terribili che indagano (vedi, per esempio, http://theblogaroundthecorner.it/2016/08/le-lunghine-di-fabio-lotti-le-vecchiette-terribili/ ) e anche quelli che si buttano gaudenti sul cibo. Poi, mica male quelli preferiti da Cecchelli. Per le camere chiuse eccellenti i libri di John Dickson Carr.




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    • avatar
      Chess 18 gennaio 2017 at 23:53

      Si, hai ragione, era Angolo nero. Grazie per questi articoli sulla letteratura poliziesca che comunque rimane un genere letterario gradevole anche per i non appassionati di tal genere. Leggero’ i tuoi consigli ogni qual volta li scriverai.




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  12. avatar
    Fabio Lotti 18 gennaio 2017 at 23:23

    Dimenticavo. Il solito plauso a Martin per le splendide icone.




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    • avatar
      Martin 19 gennaio 2017 at 00:36

      L’applauso è tutto per te, caro Fabio, con la speranza di leggerti ancora mille altre volte sulle nostre pagine :)




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  13. avatar
    Chess 19 gennaio 2017 at 00:02

    Ah, Fabio, cosa mi dici della Vargas? Vedo che Einaudi ha diradato rispetto anni fa le sue traduzioni. A me , personalmente , il suo “spalatore di nuvole”mi fa impazzire. Per non parlare di Danglard!




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  14. avatar
    Fabio Lotti 19 gennaio 2017 at 09:26

    Ottima scelta, Chess. Ecco cosa scrissi su “La cavalcata dei morti” “Personaggio centrale della storia è, comunque, Adamsberg, una sorta di flemma imperturbabile, perso tra le nuvole dei suoi pensieri, che crede nel suo istinto, nelle sue sensazioni, nelle sue visioni. Un sognatore, insomma, come è stato più volte evidenziato, che ogni tanto viene riportato sulla terra da qualche attrattiva “particolare”, vedi il seno di Lina, che gli ricorda l’enorme fetta di kouglof “morbido e ripieno, col miele, che aveva divorato da bambino a casa di zia Alsazia”.




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  15. avatar
    alfredo 19 gennaio 2017 at 19:43

    Interessantissimo.
    Per quanto riguarda il libro Zugzwang ho conosciuto l’autore, ex militante IRA e ho avuto un colloquio via chat con il GM King.
    Nel libro viene riportata la partita King – Andrej Sokolov di un campionato svizzero a squadre:
    la partita aveva una interessante analogia con la Smejkal – Larsen del 1975, Milano.
    Feci presente la cosa e il GM Daniel King trovò la cosa interessante.




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  16. avatar
    The dark side of the moon 19 gennaio 2017 at 21:51

    Sto prendendo appunti Fabio…, qualche libro l’ho letto altri purtroppo non ancora.
    Forse il prossimo sarà quello di Hakan Nesser, ho un debole per gli autori scandinavi.
    Ultimamente ho letto “La tavola fiamminga” che citavi nel tuo primo articolo, l’ho trovato un bel libro, ben scritto.




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  17. avatar
    Fabio Lotti 19 gennaio 2017 at 21:56

    Scusa Alfredo ti riferisci a “Zugzwang mossa obbligata” di Ronan Bennett?
    Contento, poi, per la soddisfazione di The dark ecc…




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