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La prima volta non si scorda mai

Scritto da:  | 9 gennaio 2017 | 9 Commenti | Categoria: Attualità

chess-in-jail-00Il 2016 si conclude con i migliori auspici per l’impiego degli scacchi nella sfera sociale. In particolare sono stati protagonisti del primo torneo rapid omologato dalla FIDE svoltosi all’interno di un carcere. L’iniziativa che ho proposto ha ottenuto l’appoggio del CONI Umbria (promotore del corso di scacchi all’interno dello stesso carcere, tramite il progetto “Sport in carcere”). Il corso iniziato nell’estate del 2015, ha avuto subito un riscontro positivo nella Casa di Reclusione di Spoleto (carcere di massima sicurezza). Agli esordi, infatti, i partecipanti si potevano contare sulle dita di una mano, ma nel corso del tempo il loro numero è cresciuto notevolmente, per non parlare di chi ha dovuto rinunciare al corso perchè è stato trasferito o ha avuto la rara fortuna di uscire di prigione. L’idea del torneo è subita piaciuta ai detenuti e ha visto la partecipazione di esperti esterni, i quali hanno messo a disposizione la loro esperienza scacchistica. Tra loro la Campionessa Italiana Femminile, Daniela Movileanu, il Maestro Internazionale Senior di scacchi per corrispondenza, Fausto Calandri, l’ex Campione Italiano di Dama, Francesco Tortolini, e anch’io che ho tenuto il corso.
separator4Ancora ricordo quando nel giugno del 2015 ricevetti la telefonata del GM Roberto Mogranzini (Delegato Regionale FSI dell’Umbria) che mi chiedeva se fossi disponibile per tenere un corso nel carcere di massima sicurezza di Spoleto. Inizialmente la notizia mi sconvolse, non tanto perché fosse pericoloso entrare a contatto con i detenuti, come molti potrebbero pensare, ma perché non sapevo se sarei stato all’altezza di questo compito, cioè rendere gli scacchi utili per il sociale. Mi presi del tempo per pensarci, ma sapevo quale decisione avrei preso. Come era prevedibile, alla fine il mio fu un “sì” deciso, pieno di entusiasmo e voglia di mettersi alla prova.
La prima volta che entrai in carcere è stata davvero strana. Arrivai in auto, spaventato dalle possibile gaffe che avrei potuto fare, parcheggiai e presi i ferri del mestiere. Varcai cosi il primo cancello, ma nulla sembrava distrarmi. Continuai a immaginarmi il momento in cui avrei conosciuto i miei allievi e mi sarei presentato a loro. Poi ad un tratto alzai lo sguardo e mi accorsi che stavo per entrare nel vero carcere, quello che vediamo in tv, quello pieno di sbarre e controlli. La consapevolezza di trovarmi in un carcere vero e proprio, fece crescere in me una certa sensazione di chiuso, di vuoto, difficile da descrivere, ma perfettamente percettibile. Passo dopo passo, perso fra i miei pensieri, non prestavo più attenzione a ciò che avevo intorno e seguivo meccanicamente l’agente di sorveglianza. Anche il borsone iniziò a diventare invisibile fino a quando l’agente non mi rivolse la parola, e con un “Eccoci, siamo arrivati.”, mi voltai e vidi loro. Quattro detenuti che stavano aspettando il loro insegnante di scacchi. “Chissà che cosa staranno pensando”, mi domandai, e con il cuore in gola trovai le parole per presentarmi. Nulla del discorso che mi ero preparato fu detto, ma in poco tempo tutti sembravano presi e interessati.
Non potrei mai scordarmi la prima volta che vidi Vladimir Haxiu, uno dei detenuti che si aggiunse al gruppo di scacchisti solo successivamente. La prima volta che ci incontrammo se ne stava in biblioteca a sfogliare libri. Vedendomi arrivare, mi chiese in cosa consistesse l’attività di cui mi occupavo e subito decise di iscriversi al corso. Quel nostro incontro casuale in biblioteca lo ha portato a trovare la passione per questo sport, tanto che da quel momento non si stacca più dalla scacchiera. È strano come il fato sia parte integrante di questa nostra vita terrena.
Il corso si svolge ormai da diciotto mesi e loro come la prima volta sono sempre lì ad aspettarmi ed io? Io sono li che con il borsone carico di speranze e di gioia vado da loro, pensando a quanto sia importante questo corso, e con ancora quella paura che avevo al primo giorno.
separator4Sembra quasi l’inizio di una barzelletta: “Oh ma la sai quella di quei quattro che si danno appuntamento alle 14.45 davanti al cancello del carcere?”. In realtà si tratta di una storia vera. Io e gli altri tre esperti ci siamo dati veramente appuntamento fuori dal carcere per giocare il primo torneo Rapid FIDE. Torneo già particolare di suo per la location, è stato particolare anche per la cadenza in quanto stabilita a 20 minuti per 40 mosse più 5 minuti a finire con l’incremento di 10 secondi a mossa a partire dalla prima. Una volta entrati e passati i primi controlli, siamo arrivati in sala da gioco. La stanza era quella di un’aula scolastica, con i banchi e la lavagna, ancora piena di parole latine rimanenti dalla lezione di storia dell’arte. Ad aspettarci i cinque detenuti che avevano deciso di mettersi in gioco (Vladimir Haxhiu, Salvatore Di Mondo, Pasquale Marino, Pasquale Claudio Locatelli, Attilio Surace). Superate le prime presentazioni, si è dato il Bianco in moto. Le partite finivano, ma nessuno si alzava, erano tutti la ad analizzare le partite giocate. Le guardie che facevano da spettatori rendevano il torneo ancora più particolare con i loro commenti tecnici (spesso mi sono ritrovato a dare esericizi anche a loro da risolvere). La prima giornata è finita nel migliore dei modi, tutti molto interessati e con la voglia di procedere con gli incontri seguenti. All’alba dell’indomani ad aspettarci abbiamo trovato anche il sig. Domenico Ignozza (Presidente del CONI Umbria) e la dott.ssa Sabrina Galanti (educatrice del carcere), i quali non avevano potuto essere presenti il giorno precedente.
Questa volta il torneo si è svolto in biblioteca, avvalendosi così di una sede più adatta al carattere intellettuale del gioco e dell’atmosfera natalizia creata dall’albero di natale vicino alle scacchiere fatto di libri accatastati l’uno sopra l’altro. Il torneo è stato immortalato dal fotografo ufficiale e onorato con la presenza del Direttore del carcere.
Due giorni intensi di partite a scacchi si sono conclusi così con i ringraziamenti da parte dei detenuti per l’occasione di divertimento a loro offerta e da parte delle autorità, che si sono dette soddisfatte dei risultati conseguiti. Tutti coloro coinvolti nel progetto sono ora impazienti di far ripartire il corso dopo le vacanze invernali.

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avatar Scritto da: Mirko Trasciatti (Qui gli altri suoi articoli)


9 Commenti a La prima volta non si scorda mai

  1. avatar
    Luigi O. 9 gennaio 2017 at 10:11

    Un’iniziativa davvero da lodare, come dovrebbe essere sempre, bravissimi. Molto toccante anche il resoconto della giornata.




    0
  2. avatar
    The dark side of the moon 9 gennaio 2017 at 13:47

    Quando c’è passione nulla è impossibile.
    Complimenti a tutti!




    0
  3. avatar
    fabrizio 9 gennaio 2017 at 21:02

    Bravi, bravi, bravi!




    0
  4. avatar
    paolo bagnoli 9 gennaio 2017 at 21:14

    Non voglio fare della retorica spicciola, è contro la mia natura, ma vorrei tanto partecipare, nel mio piccolo(issimo), ad iniziative di questo tipo. Purtroppo non ne ho le possibilità nè le opportunità; vorrei parlare della storia, della poesia e dell’aspetto artistico degli scacchi….. lasciamo perdere.
    Grazie a tutti voi
    Paolo




    0
  5. avatar
    Chess 10 gennaio 2017 at 09:48

    Davvero complimenti per questa iniziativa. In un paese oramai abituato a rincoglionirsi con programmi tipo Dalla vostra parte, qualsiasi iniziativa sociale ha il sapore di una buona mossa a scacchi: si vince la partita dell’indifferenza e dell’odio.




    0
  6. avatar
    Luca Monti 10 gennaio 2017 at 13:32

    Riflettendo su quale senso assegnare al tempo della pena per i carcerati, nella mia vita mi sono
    trovato ad oscillare su posizioni opposte ed inconciliabili.Da giovane rimasi affascinato dalle
    letture di Beccaria Cesare ma, poi col tempo, divenni un sostenitore del carcere duro,
    essenzialmente punitivo.Comunque è un bene che esistano queste iniziative che aiutino
    l’individuo a concludere un periodo tanto diffile,uscendone in qualche modo migliorato e non
    abbruttito.Almeno credo……

    p.s.
    Nel suo ultimo articolo di pochi giorni indietro,Marramaquis accenna ad una sua rubrica.Quale?
    Illo Tempore forse?




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    • avatar
      Chess 10 gennaio 2017 at 14:39

      Dipende dalle situazioni, ovviamente. Il tuo oscillare tra un Beccaria ed un carcere severamente rigido, non ha nessuna contraddizione. Dipende dai soggetti, dai detenuti, dalla consapevolezza dei propri errori, dalla volonta’ di non ripeterli. Non credo ci sia universalmente una misura uguale per tutti. Quello che capita alle trasmissioni piu’ in voga del momento invece e’ proprio l’esatto l’opposto: agli italiani viene presentato tematicamente ed in modo ossessivo un problema umanitario mondiale in modo fazioso, tendenzioso, falso, e a tale problema viene corrisposta una misura unica ed assoluta: l’odio e la violenza. Nessuna iniziativa, nessuna proposta, nessuna forma d’interazione reciproca, nessuna idea che vada al di la’ del proprio orticello e del proprio naso. Un po’ come a dire: se nel mediogioco la teoria dice che la cosa migliore e’ questa e non quella, chi se ne frega delle circostanzae e della posizione, si fa quello che la teoria dice. Morale: partita persa.




      0
  7. avatar
    paolo bagnoli 10 gennaio 2017 at 17:40

    Nel tuo precedente post citi il rincoglionimento provocato da un programma che seguo quasi quotidianamente (Dalla vostra parte). E’ vero che ne esistono altri (Uomini e donne, C’è posta per te, Amici, ecc.) che quanto a rincoglionimento non scherzano, ma quello che citi è particolarmente subdolo, visto che quando la discussione prende (raramente) una piega che al conduttore non piace quest’ultimo fa di tutto per buttarla in caciara, lasciando che gli ospiti facciano a chi strilla di più.




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    • avatar
      Chess 10 gennaio 2017 at 20:36

      Sono d’accordissimo con te.




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