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Gli scacchi nella letteratura poliziesca (III)

Scritto da:  | 13 febbraio 2017 | 6 Commenti | Categoria: Libri, Scacchi e letteratura

scacchi-e-gialli-13Solo brevissimi accenni di un connubio assai ampio, sfruttando anche parti già scritte dal presente e da Mario Leoncini.
scacchi-e-gialli-01Partiamo con Scacco alla Regina di Robert Löhr. Vienna 1770. Al cospetto dell’imperatore d’Austria e Ungheria, e di tutta la Sua corte, Wolfgang von Kempelen, nobile giurista e inventore ungherese, si appresta a presentare la più prestigiosa creatura che il genio umano abbia concepito… Molti fra i giallisti-scacchisti avranno già capito. Trattasi del famoso automa il Turco, una macchina che sapeva giocare a scacchi! E che immancabilmente sconfiggeva tutti gli avversari (ne ha fatto le spese anche il grande Napoleone). In realtà questo marchingegno era una specie di “Cavallo di Troia” che nascondeva al suo interno un formidabile giocatore di dimensioni piuttosto ridotte. Un nano. Da questo fatto vero l’autore trae lo spunto per costruire una storia ricca di Eros, tradimenti, astuzie, morte.
Talvolta gli scacchi vengono sfruttati come simboli stessi di deduzione logica. Per esempio ne I due ciechi di Baynard Kendrick, pubblicato nel 2006 dalla Polillo editore, l’investigatore cieco Duncan Maclain (giuro) si serve di alcuni pezzi degli scacchi per spiegare come si sono svolti i “movimenti” relativi ad altrettanti omicidi. Peccato che questi pezzi siano denominati “pedine”! Colpa del traduttore?
Tal’ altra sono citati solo “en passant” in relazione alle abitudini di un determinato “popolo” come in Quando il rosso è nero di Qiu Xialong edito dalla Marsilio, sempre nel 2006. Qui, la sera, la gente di un quartiere povero di Shanghai esce all’aperto e gli uomini giocano a scacchi o a carte e si raccontano storie, mentre le donne chiacchierano, lavorano a maglia o rammendano.

scacchi-e-gialli-02Nel thriller La stanza dei morti di Franck Thilliez, Nord editrice 2007, la protagonista principale, il brigadiere Lucie Henebelle del commissariato centrale di Dunkerque, ad un certo punto fa un paragone che interessa i giocatori di scacchi scacchi-e-gialli-03Potremmo paragonare il “fattuale” al gioco degli scacchi al computer, mentre la coppia “fattuale/spirituale” al giocatore di scacchi ben più temibile. (Non so, oggi, chi sia più temibile…) Ma al suo collega Raviez non piacciono gli scacchi e la invita a lasciar perdere le sue considerazioni a ruota libera. Un altro spunto sul nostro giuoco quando Vigo compra l’ultimo modello di scacchiera elettronica, e alla fine del suo colloquio per un posto di lavoro durante il quale tratta male il suo interlocutore Scacco matto. Il re è morto, sottolinea lo scrittore.
In Assassinio all’Università di Thomas Kyd, Polillo 2007, sappiamo che il tenente Phelan sa giocare a scacchi e collega i bambini prodigio con una certa prosperosità, perché i campioni di scacchi e quelli che vincevano i giochi a premio avevano quell’aspetto. Oggi, a dire la verità, si trovano bambini prodigio di tutte le forme e di tutte le specie. Per lui, comunque, gli scacchi sono un gioco pretenzioso, non vuole saperne di regole e gioca con una semplicità così ingannevole da irritare il suo avversario e capo Cleveland Jones. Phelan personaggio particolare. Alcune sue tipiche espressioni lungo tutto il libro ne mettono in rilievo il carattere che appare, comunque, solo sbozzato: sbuffa, digrigna i denti, impreca, si irrita, esplode, non ha voglia di scherzare, risponde bruscamente.
scacchi-e-gialli-04Nel libro di Raul Montanari E’ di moda la morte, Giulio Perrone 2007, più precisamente nel racconto Roulette russa, uno stilista, prima di uccidersi con il veleno, ricorda il suo amore vero per un giovane campione di scacchi e ciò che gli diceva spesso un giocatore di scacchi analizza per un’ora intera una mossa e poi decide in un secondo di farne un’altra. Vero, soprattutto fra noi spingilegno.
A dimostrazione che il feeling scacchi-crimine continua ancora e che gli scacchi si trovano proprio dappertutto basta leggere Cielo Azul, un racconto di Michael Connolly che fa parte della raccolta Donne pericolose di autori vari pubblicato dalla Piemme, dove il gentil sesso ne combina di cotte e di crude. Uno dei personaggi si ritrova a tu per tu con Re e Regine in un posto particolare Seguin era seduto sul letto della cella a studiare in una scacchiera posata sul water (eccellente luogo per pensare).
In Il marchio dell’inquisitore di Marcello Simoni, Einaudi Stile Libero Big 2016, il segretario dell’Indice Capiferro (siamo a Roma nel dicembre del 1624) –Fra’ Girolamo mi dà l’idea di una di quelle persone che evitano persino di giocare a scacchi con il prossimo, pur di non essere contaminate dai ragionamenti altrui-.-Neppure gli scacchi conosco,- divagò Cagnolo. (pag.120). Molto più avanti, ancora rivolto all’inquisitore Fra’ Girolamo Svampa –Vi manca un tassello, magister, – si affrettò ad aggiungere Capiferro.-Un angolo della scacchiera che ancora ignorate. (pag.256). scacchi-e-gialli-05Una splendida ricostruzione storica della città attraversata da mille poteri, sette segrete, i Rosacroce, il “Mercurio”, libri e libelli sovversivi e libertini, le teorie di Lucrezio e Campanella, streghe, satanismi, Iside, l’alchimia e chi più ne ha più ne metta. Un mondo maestoso nell’opulenza e nella miseria, popolato di tagliaborse, accattoni e ogni genere di canaglia, intrigante e fascinoso. Alla fine l’Inquisitore forte, risoluto e nello stesso tempo gonfio di ricordi dolorosi, snocciola tutto quanto l’ambaradan, intricato, intricatissimo, nel più classico dei classici, con la stessa precisione e nonchalance di un redivivo Poirot.
Spesso si trovano solo brevissimi accenni di varia natura riferiti agli scacchi.

Fragili verità

In Fragili verità di Bruno Morchio, Garzanti 2016, l’investigatore privato Bacci Pagano Non è la prima volta che rischio la pelle, ma non mi era mai successo di restare sei mesi imbragato in una gabbia ortopedica a giocare a scacchi con la morte. (pag.36). Un senso di malinconica spossatezza e disillusione pervade tutta la storia. Con lieve sorriso finale che la vita continua.
Nel libro di Anthony Boucher Il caso del sette del calvario, Polillo 2004, dal signor Griswold si viene a sapere che il professore di sanscrito John Aswin, una specie di Nero Wolfe che beve e fuma come un turco, (sempre che questo detto sia vero), sa anche giocare a scacchi.
In Il sentiero delle tombe di Martin Edwards, Mondadori 2016, l’oxfordiano Daniel Kind, nei confronti di un collega Conversare con Theo era come giocare a scacchi con Capablanca. Dovevi anticipare la mossa subito dopo aver recitato una piccola preghiera per restare in partita. (pag.25). Eccellente paragone, soprattutto per la preghiera… Una trama complessa, ricca di personaggi complessi intrappolati nelle loro storie difficili, nelle loro sofferenze. Spunti sulla vita, sul passato che incombe, sulla fragilità dell’esistenza umana. E, soprattutto, sull’amore. Sull’amore vissuto e quello che resta solo nella mente. Come una promessa. Forse il più vero. Forse il più bello. Chissà…
scacchi-e-gialli-07In Un pomeriggio da ammazzare di Shelley Smith, Polillo 2016, il protagonista Lancelot Jones si trova ad ascoltare la storia di Alva Hine. Ad un certo punto Che genere di cose?, domandò lui, attento come un giocatore di scacchi (pag.15). Nancy Hermione Courlander, alias Shelley Smith (1912-1998), si allontanò dalla formula del poliziesco tradizionale di allora, dando rilievo soprattutto agli aspetti psicologici della personalità criminale. E qui ha tirato fuori una storia davvero intrigante.
Altre volte gli spunti sono più lunghi. Vedi La lettrice scomparsa di Fabio Stassi, Sellerio 2016. Tra il proprietario di una libreria e il personaggio principale Vince Dovremo riprendere la nostra partita a scacchi, piuttosto.- Quando vuoi. La scacchiera è sempre lì, dove l’abbiamo lasciata-. Su una mensola dell’ultima libreria, la nostra ultima partita era sospesa a metà. I neri avevano un leggero vantaggio, ma la situazione si sarebbe potuta ribaltare con poche mosse. Un piccolo ragno si nascondeva dietro la linea dei pedoni, come se si fosse sentito osservato. (pag.52).
scacchi-e-gialli-08Più avanti Vince, ripensando ad una signora scomparsa Avanzavo con il passo corto di un pedone verso il centro sconosciuto del gioco, sostenuto appena dalla convinzione che ogni esistenza lascia sempre una traccia come un segnalibro seppellito in un volume. (pag. 75).
Sempre Vince La sera la trascorrevo giocando a scacchi da solo o in rete e a fumare, ma mi aveva fatto male rendermi conto di quante poche cose utili avevo accumulato nel corso del tempo. (pag.78). Sulla scacchiera sopra il tavolo avevo riprodotto le posizioni della partita in corso con Emiliano. Avanzai il pedone di una casa e controllai come si erano schierati i pezzi. Ora il cavallo si trovava in una posizione difficile, minacciato da ogni lato. Non può difenderlo e la partita è compromessa. (pag.110). Libro inondato di citazioni storiche, letterarie, musicali a go-go, una brancata di citazioni culturali che mi hanno riportato indietro ai tempi della mia beata gioventù un tubo (mai una lira in tasca), quando mi buttavo a capofitto nel mare magnum degli scritti.
scacchi-e-gialli-09In L’uomo autentico di Don Robertson, Nutrimenti 2016 (consigliato anche da Stephen King), il protagonista, il vecchio Herman Marshall, vuole salire in soffitta. Forse ci avrebbe trovato diverse cose (…O magari anche una scacchiera con gli scacchi. Da ragazzo, a detta di tutti, Herman Marshall era stato un buon giocatore. La gente diceva che era in grado di anticipare le mosse e che non si lasciava distrarre da nulla. Era stato bravo con gli scacchi quanto lo era stato con il baseball, e adesso avrebbe scambiato volentieri cinque anni di quella sua vita miserevole e derelitta per sedere ancora nel negozio di barbiere di Leo a Hope, in Arkansas, magari in un pomeriggio d’estate caldo e dorato, magari nel 1928, respirando odore di colonia e ciuffi di capelli e soffice e densa schiuma da barba, mentre se ne stava piegato su una scacchiera a fare il culo a qualche stronzo presuntuoso che senza saperlo si era imbattuto in un campione di scacchi e, ah ah, che si fottesse). (pag.89/90). Altri spunti. Riferito ai suoi fratelli Non gli ci voleva molto a intuirlo e questo forse aveva a che fare col motivo per cui se la cavava tanto bene a scacchi. Dovevi sempre giocare in anticipo, per Dio. (pag.99). E così, fra una cosa e l’altra, aveva trascorso un’infanzia ragionevolmente tranquilla e serena, e quasi tutti lo applaudivano per come giocava a scacchi e un sacco di persone più grandi gli dicevano che aveva il cervello di una lince. (pag.104). Iniziò a giocare a scacchi per soldi nel 1928, registrando minuziosamente i punteggi, e alla fine dell’anno aveva vinto quasi novecento vecchi bigliettoni. (pag.107). Così Herman Marshall fece un’ultima visita al negozio di parrucchiere di Leo e vinse undici dollari in una maratona di scacchi (la cifra più grossa che avesse mai vinto in una volta sola)…(pag.121). Libro molto bello questo di Robertson. Ecco cosa scrissi a fine recensione C’è tutta la vita, la stramaledetta vita in questo libro, già pubblicato nel 1987. Così com’è. Nuda e cruda. Un paese per vecchi con la loro schifosa puzza di piscio e qualche sbandata di sentimento. Con le avventure, gli errori, le umiliazioni, il senso di colpa e l’istinto brutale che ci accompagna anche nei momenti più teneri e delicati. C’è tutta la stramaledetta vita in questo libro.

scacchi-e-gialli-10In La settima ipotesi di Paul Halter, Mondadori 2013, abbiamo una partita tra il criminologo Alan Twist e l’ispettore di polizia Archibald Hurst, mentre tengono d’occhio una porta d’ingresso. Il criminologo lascia la Regina in presa che Hurst si affretta a catturare non vedendo la trappola. Anzi, spera proprio in una vittoria. Hurst spostò il suo re e Twist gli diede scacco matto (pag. 64-65). Venti pagine più avanti incontriamo una copia perfetta del Giocatore di Scacchi di Maelzel (già visto all’inizio), marchingegno in grado di battere ogni avversario (siamo tra Settecento e Ottocento), dato che poteva nascondere al suo interno un abile scacchista di piccola taglia. Tale automa costituisce anche una delle idee di questo giallo straordinario, un racconto complesso, rocambolesco, con infinite ipotesi al limite del credibile (a volte anche oltre) che attirano, comunque, l’attenzione del lettore quanto meno per vedere che cosa ti inventa di continuo la dirompente fantasia del nostro Halter (il gusto, o la perplessità della lettura, sta qui).
scacchi-e-gialli-11In Il telefono senza fili di Marco Malvaldi, Sellerio 2014, si sta svolgendo una partita tra Massimo (gestore del BarLume di Pineta) e il dottor Viviani.
-Ah. Mi metti quell’alfiere lì?-
-Ti disturba?-
-No, no anzi-. Massimo, dall’alto, calò la mano su un cavallo e lo posò su una casella nera, non troppo lontano dall’arrocco di Cesare. Poi la mano, trasformatasi da pinza in maglietto, colpì con convinzione il tasto del cronometro.- Era da tre mosse che lo aspettavo-.
Cesare, guardando la scacchiera, si rese conto che il cavallo di Massimo, muovendosi, aveva liberato la traiettoria ad un alfiere che si trovava, allineato in diagonale, esattamente davanti alla regina. E che puntava, dritto dritto, verso il suo re. Un re protettissimo, pedoni davanti e torre di lato, e per questo praticamente immobile.
-Daai…-. La mano di Cesare, dal lato della scacchiera, ricadde sulla coscia.- Cacchio, lo scacco di scoperta no. E’ umiliante-.
-Concordo. Adesso hai tre scelte-.
-Le quali tutte portano al matto in due mosse, grazie-. Cesare, con un ditino, spostò il re fuori dal baricentro, facendolo cadere sulla scacchiera con un rumore pieno, legno contro legno, in contrasto con la delicatezza del gesto. -Certo che giocare con il cronometro cambia tutto-.
-Sì, c’è del vero. Anche giocare con uno più forte di te, però, aiuta-. Battute in vernacolo, prese in giro, parolacce a babordo e tribordo, ironia pungente anche quando si stende in italiano vero. Seconda parte un po’ pallosetta e pur sempre gradevole.
Alla prossima. Se ci arrivo…

avatar Scritto da: Fabio Lotti (Qui gli altri suoi articoli)


6 Commenti a Gli scacchi nella letteratura poliziesca (III)

  1. avatar
    Romeo 13 febbraio 2017 at 19:49

    Un’altra puntata tutta da gustare, bravissimo! ;)




    0
  2. avatar
    Fabio Lotti 13 febbraio 2017 at 21:56

    Solito, doveroso ringraziamento a Martin per le puntuali, belle icone.




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  3. avatar
    Luca Monti 15 febbraio 2017 at 11:02

    un caro saluto all’autore.




    0
  4. avatar
    Luigi O. 15 febbraio 2017 at 18:26

    Trovo molto interessanti queste recensioni del professor Lotti, utili per le prossime letture. Un sentito grazie.




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  5. avatar
    Mongo 16 febbraio 2017 at 19:39

    Nella trasposizione televisiva de ‘Il telefono senza fili’ non c’è la partita a scacchi. Ma alla prima occasione ricontrollo.
    ;)




    0
  6. avatar
    Fabio Lotti 18 febbraio 2017 at 09:04

    Per gli amici scacchisti-giallisti come Mongo uscite le mie lunghine sugli Speciali del Giallo Mondadori http://theblogaroundthecorner.it/




    0

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