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Eroi semidimenticati: Albert Becker

Scritto da:  | 7 aprile 2017 | 8 Commenti | Categoria: C'era una volta, Personaggi, Stranieri

Proseguendo sulla traccia dei “semidimenticati” è inevitabile imbattersi in questo importante personaggio.
Albert Becker nasce a Vienna il 5 settembre 1896. Questa sua origine viennese caratterizzerà buona parte della sua carriera scacchistica, in quanto Becker sarà presente a gran parte dei tornei viennesi, primo fra tutti il “Trebitsch Memorial”, che vincerà per ben tre volte.
A venticinque anni si mette in luce vincendo un torneo locale della capitale austriaca, e la cosa lo incoraggia a mettere il naso fuori di casa; due anni dopo sarà 4° a Francoforte sul Meno (5/9) e nel 1924 sarà nuovamente primo al campionato viennese e secondo a Brema. Già da questo periodo la sua collaborazione con la Wiener Schachzeitung lo rende noto per il suo interesse sulla teoria delle aperture, un interesse che non cesserà nemmeno negli anni successivi, fino al 1926, anno in cui prenderà in mano le redini della rivista.
Nel frattempo (1925) sarà quinto a Breslavia (6/11) e nuovamente primo al campionato viennese.
Nel 1926 gioca al Trebitsch Memorial, classificandosi al quarto posto e l’anno successivo sarà primo al campionato cittadino così come al piccolo torneo di Mittweide. Nel 1928 , dopo un secondo posto a Vienna, parteciperà al Campionato Mondiale per Dilettanti, all’Aja, il torneo indetto dalla neonata FIDE in contrapposizione al Campionato Mondiale “ufficiale” appena disputato tra Capablanca ed Alekhine. Si piazzerà all’ 8° posto.


E si arriva così al gigantesco torneo di Carlsbad del 1929, dove Becker sarà protagonista involontario di una specie di primato; a parte il suo onorevolissimo 5° posto (12/21), egli fonderà il cosiddetto “Club Vera Menchik” al quale potranno accedere unicamente gli sconfitti dalla campionessa mondiale in carica – anch’essa partecipante alla manifestazione – ; è inutile dire che Becker risulterà essere il primo socio di tale Club…..
Nel 1930 è terzo ad Ebensee, nel 1931 vince il Trebitsch per poi far parte della squadra austriaca all’Olimpiade di Praga in quarta scacchiera; porterà a casa la medaglia d’oro individuale (+10 =1 -3). L’anno seguente rivince il Trebitsch e nel 1933 scompare dalle classifiche, per ricomparire nel ’34 col primo posto di Linz ed una nuova vittoria nel Trebitsch. Nel ’35 mancherà il Trebitsch (3°) ma sarà secondo (+10 =5 -2) a Tata, un torneo internazionale di prestigio vinto da Szabò. Questo è anche l’anno in cui abbandonerà la direzione della Wiener Schachzeitung dopo quasi dieci anni.
Non nasconde le sue simpatie per Hitler ed il nuovo regime tedesco e nel 1936, dopo un modesto undicesimo posto a Zandvoort, partecipa entusiasticamente alla cosiddetta “olimpiade” di Monaco di Baviera, giocando in seconda scacchiera e conquistando il bronzo individuale.
Nel ’37 conclude con 5.5 su 9 a Teplice e 3 su 6 ad un piccolo quadrangolare a Vienna, mentre nel ’38 è primo a Berlino, quarto a Karlsruhe e quinto al Campionato Tedesco di Bad Oeynhausen. L’Anschluss è ormai un fatto compiuto e l’Austria è una provincia del Grande Reich. Becker è quinto nel 1939 a Vienna, e si prepara a partire, come capitano della squadra tedesca, per l’Olimpiade di Buenos Aires, dove giocherà in quarta scacchiera (+6 =3 -3).

La squadra tedesca, da sinistra: Engels, Eliskases, Reinhardt, Frield Rinder, Becker e Michel

Come è noto, lo scoppio delle ostilità in Europa, con l’aggressione di Hitler alla Polonia, provocherà uno sconquasso anche in campo scacchistico; alcune squadre rifiuteranno di incontrare i tedeschi, perdendo per forfait, e la squadra capitanata da Becker vincerà l’oro grazie anche alle defezioni.
Il problema per i componenti della squadra tedesca era quello di un possibile rientro in patria, che al momento risultava impossibile a causa degli avvenimenti bellici; Becker opterà per una permanenza in Argentina che si concluderà con la sua acquisizione della nazionalità del Paese sudamericano e con l’aggiunta di una “O” al nome (AlbertO).
Continuerà ad interessarsi alla teoria delle aperture abbandonando l’attività agonistica, a parte una breve parentesi del 1944, dove si piazzerà al terzo posto nel torneo del circolo La Régence di Buenos Aires.
Nel 1953 la FIDE gli riconoscerà il titolo di Maestro Internazionale. Morirà il 7 maggio 1984 a Vicente Lopez, in Argentina.

avatar Scritto da: Paolo Bagnoli (Qui gli altri suoi articoli)


8 Commenti a Eroi semidimenticati: Albert Becker

  1. avatar
    Fabio Lotti 7 aprile 2017 at 08:51

    Benvenute tutte queste “riscoperte”!




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  2. avatar
    Enrico Cecchelli 7 aprile 2017 at 11:45

    Bravo Paolo come al solito. Becker fu un buon giocatore, certamente almeno tra i primi 15 – 20 del suo periodo d’oro. La “gaffe” sulla giocatrice inglese rischio di diventare tragica per il “nostro” poiché oltre a entrare ben presto nel club, prima del torneo di Karksbad dichiarò che se Vera avesse fatto più di 3 punti egli avrebbe calcato il palcoscenico come ballerina! Si salvò per un pelo poiché mi pare che Vera abbia totalizzato due vittorie, di cui una con lui, e due patte!




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  3. avatar
    fabrizio 7 aprile 2017 at 14:26

    Becker non era certo uno scarso, viste le vittorie con Tarrasch e Euwe riportate. Grazie a Paolo per avermelo fatto scoprire.




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  4. avatar
    Luigi O. 8 aprile 2017 at 10:26

    Al solito supelativo, come da “formato Bagnoli” ;)




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  5. avatar
    Uomo delle valli 8 aprile 2017 at 17:17

    Da incorniciare come gli altri, bravissimo!
    Paolo, più in là, quando magari trovi il tempo, avresti qualcosa da raccontarci anche su Alexander Zajcev?




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    • avatar
      paolo bagnoli 8 aprile 2017 at 21:29

      Grazie, ma mi dispiace deluderti: Alexandr così come Igor sono al di fuori delle mie conoscenze, del tutto superficiali ed insignificanti. Colpa della mia età, forse, il mio interesse per personaggi ormai scomparsi e generalmente di “terza fila”. Chiedo scusa.




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  6. avatar
    Filologo 18 aprile 2017 at 11:23

    Sono rimasto colpito dall’incongruenza fra le simpatie naziste di Becker e la decisione dell’intera squadra tedesca di restare a Buenos Aires allo scoppio della guerra, e ho fatto qualche ricerca: in effetti, già nel 1920 Becker aveva fondato il primo circolo di scacchi vietato agli ebrei, il Deutscher Schachverein Wien. A Buenos Aires si trovò a gestire le trattative fra i paesi belligeranti ammessi alla finale, che si conclusero con una serie di patte non giocate fra Germania, Polonia e Francia (la squadra inglese aveva lasciato l’Argentina subito allo scoppio della guerra, e diversi suoi componenti svolsero un ruolo di primo piano nella decrittazione dei cifrari tedeschi). Restava aperta la questione del mandato britannico di Palestina, in realtà una squadra di ebrei europei che si erano raccolti sotto bandiera palestinese. La Palestina non era disposta ad accettare di giocare coi tedeschi, ma la Germania non voleva riconoscere l’abituale 2-2, ritenendo di poter aspirare a un risultato migliore. La sìtuazione si sbloccò quando i Palestinesi si dichiararono disposti ad accettare lo 0-4 a forfait. Becker affermò che la Germania non poteva diventare campione col regalo degli ebrei, e fissò il 2-2, purché l’Argentina, una delle dirette concorrenti per il titolo, facesse lo stesso. La giustificazione del mancato ritorno in patria dovuto alla scarsa sicurezza dei mari fu a dir poco esagerata, e volta probabilmente a evitare l’arruolamento (come molti testimoni raccontano, l’unico componente della squadra ostile al regime di Hitler era Paul Michel): Elfriede Rinder, che aveva giocato il campionato del mondo femminile per la Germania, e che in patria aveva un figlio, s’imbarcò senza problemi su una nave italiana (l’Italia era ancora paese neutrale) diretta a Genova e di lì raggiunse il suo paese.
    A proposito invece del Club Menchik, c’è da dire che alcune fonti affermano che Becker lo avesse proposto alla fine del torneo. Quindi non gesto di protesta, ma di cavalleria, perché sapeva bene che la tessera numero uno sarebbe toccata a lui. Il viennese che invece rischiò di dover apparire sulle punte e in tutù non era Becker ma, come si legge sul libro del torneo, quel simpaticone di Hans Kmoch.




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  7. avatar
    paolo bagnoli 18 aprile 2017 at 18:00

    Sono estremamente grato a Filologo per i dettagli “in più” che ha fornito sul personaggio Becker, sulle cui simpatie naziste non esistono dubbi. Il suo mancato ritorno in Germania testimonia anche di una sua estrema “prudenza” o “preveggenza”




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