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It’s Only Me

Scritto da:  | 8 luglio 2017 | 14 Commenti | Categoria: C'era una volta, Personaggi, Stranieri

Un talento. Tony Miles (1955-2001)

Anthony John Miles nasce il 23 aprile 1955 a Edgbaston, nei pressi di Birmingham, in Gran Bretagna. Impara a giocare a scacchi dal padre a cinque anni, e a nove a scuola riesce facilmente a battere tutti, insegnanti compresi. Due anni dopo ha inizio la sua carriera agonistica con la vittoria del Campionato delle scuole primarie di Birmingham. Iscrittosi al Birmingham Chess Club, trova l’incoraggiamento dei giocatori più forti, come Bernard Cafferty e Peter Gibbs, che però tenderanno a minimizzare la loro influenza sul giovane astro nascente, del resto già dotato di una grande fiducia in sé stesso e una notevole indipendenza di pensiero. A partire dall’anno successivo arriva una sfilza di titoli giovanili, fra i quali spicca il titolo britannico Under 14 nel 1968. Del 1971 è il primo successo internazionale, al torneo giovanile a inviti di Nizza, che Miles vince per spareggio tecnico sul campione del mondo juniores Werner Hug, e in seguito si aggiunge alla collezione il titolo britannico Under 21. Miles è secondo al Campionato europeo juniores del 1973 a Groningen, per poi vincere il torneo internazionale di Birmingham e due tornei a Malta, entrambi con il punteggio di 11/11.
Nel 1974 inizia a frequentare (e vincere) i tornei week-end, e si può dire che a questo punto è uno scacchista professionista a tutti gli effetti. Poco dopo ottiene a Manila con un turno di anticipo il titolo di campione del mondo juniores, beneficiando del supporto di Cafferty come secondo (a differenza dell’edizione precedente, conclusasi con la “sola” conquista della piazza d’onore), e diventando Maestro Internazionale. La prima norma di Grande Maestro arriva col facile successo al torneo internazionale di Londra del 1975, e l’anno seguente Miles realizza la seconda e definitiva norma in un forte torneo svoltosi nella città sovietica di Dubna, vincendo così la “gara” con Raymond Keene per diventare il primo Grande Maestro d’Inghilterra (Jacques Mieses era naturalizzato, di origine tedesca) e il relativo premio di 5.000 sterline messo in palio dal mecenate Jim Slater. Prima del torneo un amico londinese gli chiede, in caso di conseguimento del titolo, di spedirgli un telegramma, e due settimane dopo Miles gli spedisce un cablogramma contenente queste parole: «Un cablogramma ‒ Tony Miles».
Gli studi universitari di matematica vengono rapidamente abbandonati: «Non riesco a studiare qualcosa di astratto», dirà, «che non ha alcun significato pratico per me al momento. Dev’esserci una sfida, un avversario e qualcosa di eccitante».
Il fresco GM è primo ex aequo con Korcnoj al torneo IBM di Amsterdam dello stesso anno, ma l’anno dopo vince con un punto di distacco; seguirà il sensazionale secondo posto a Tilburg, dietro Karpov.

Il 1978 non è un buon anno per Miles, ma vede due vittorie contro l’ex-campione del mondo Boris Spasskij e la qualificazione all’Interzonale grazie al primo posto ex aequo con Timman nello Zonale di Amsterdam. L’Interzonale di Riga dell’anno seguente è un insuccesso, forse dovuto all’infelice scelta di Speelman come secondo, ma a Buenos Aires arriva un secondo posto a pari merito dietro Larsen.

Il 1980 si apre con quella che resterà la sua partita più famosa: la sensazionale vittoria con Karpov, campione del mondo in carica, al Campionato europeo a squadre di Skara, in Svezia. Miles ha il Nero e dopo la prima mossa (1. e4 a6) il pubblico non riesce a trattenere le risate, ma la sua scelta coraggiosa destabilizza il sovietico, il quale gioca piuttosto male e quando, dopo l’aggiornamento, decide di abbandonare senza neanche riprendere, è imbufalito al punto da mandare il suo capitano a firmare per lui il formulario. La partita avrà una risonanza tale da far ribattezzare l’apertura “Difesa San Giorgio”, a simboleggiare l’eroe inglese che sconfigge il drago della scacchiera.

Nello stesso anno Miles è secondo a Lone Pine, per poi vincere dieci tornei di fila, fra i quali spiccano il forte Phillips & Drew di Londra, a pari merito con Korcnoj e Andersson, quello di Las Palmas, a pari merito con Petrosjan e Geller, e il torneo internazionale di Vrbas in Jugoslavia.

Nel 1982 si ha l’unico successo di Miles al Campionato britannico. Dopo il disastroso risultato di Tilburg 1981, nei due anni seguenti Miles non riceve alcun invito, ma nel 1984 lo ritroviamo vincitore proprio di questo prestigioso torneo, primo occidentale a riuscirci. Nel 1985 condivide il primo posto sia al Memorial Vidmar in Jugoslavia (con Portisch e Ribli) che a Tilburg, nonostante sia costretto a giocare gran parte di questo torneo disteso su un tavolo a pancia in giù a causa di un problema alla schiena; vince quindi la medaglia d’argento in prima scacchiera al Campionato del mondo a squadre di Lucerna.

L’anno successivo Miles viene sconfitto pesantemente (5½-½) in un match dal campione del mondo Kasparov, mentre nel 1987, dopo un “regno” decennale, viene scalzato dalla posizione di numero uno in Gran Bretagna da Nigel Short.
In questo periodo scoppia una disputa fra Miles e Keene dovuta al fatto che quest’ultimo, sostenendo di avergli fatto da secondo all’Interzonale di Tunisi del 1985, ha percepito un compenso dalla federazione britannica: Miles smentisce pubblicamente Keene e adisce le vie legali, ma la questione diventa per lui un’ossessione, tanto da essere arrestato a Downing Street mentre cerca di parlare al Primo Ministro e poi ricoverato in ospedale per alcuni mesi; l’inchiesta aperta dalla BCF viene a cadere con le dimissioni di Keene dal suo incarico, e a questo punto Miles dichiara di non voler più essere convocato in nazionale e di voler giocare sotto la bandiera degli USA. «Ho trascorso», spiegherà in seguito, «un periodo di circa tre mesi in cui non ho dormito per niente, e il mio intero sistema nervoso è praticamente crollato». Rientrerà nella BCF alla fine del 1991.


Nel 1988 è primo ex aequo all’Open d’Olanda e l’anno seguente a Los Angeles. Nel 1993 a Siviglia riceve una standing ovation per la vittoria dell’Open.

Vince poi più volte il Memorial Capablanca a Cuba: a pari merito col vincitore per spareggio tecnico Van Wely nel 1994, primo nel 1995, 1996 e 1999; è primo ex aequo all’Open di Cappelle-la-Grande nel 1994, 1995 (vincendo per spareggio tecnico) e 1997. È primo a Benasque nel 1995 e terzo sia nel Campionato britannico del 1997 che in quello del 1998.
Nel 1999 gli viene diagnosticato il diabete ed è costretto a diminuire l’attività agonistica; nel suo ultimo torneo, il Campionato britannico del 2001, si ritira prima dell’ultimo turno. Il 12 novembre 2001 Miles muore improvvisamente nel sonno nella sua casa a Harborne, per un arresto cardiaco legato al diabete, all’età di quarantasei anni. Il corpo viene cremato undici giorni dopo.
Oltre alla carriera individuale sommariamente descritta, che raggiunse l’apice a gennaio 1986 con la nona posizione nella classifica mondiale (per un punteggio Elo di 2610), bisogna ricordare che Miles giocò in prima scacchiera con la nazionale inglese dal 1976 al 1986, e che alle Olimpiadi di Salonicco 1984 e Dubai 1986 la squadra vinse la medaglia d’argento.

Tony Miles era un uomo piuttosto eccentrico e senza peli sulla lingua, e tipi del genere o li si ama o li si odia: si può spiegare così la reazione acrimoniosa (e a tratti sconcertante) di qualcuno dopo la sua morte. Come esempio della sua estrema franchezza si può addurre la brutale recensione di un libro sulle aperture, composta da due (!) parole: «Schifezza assoluta». La sua postura alla scacchiera era abbastanza comune: si teneva la testa fra le mani coi gomiti appoggiati al tavolo, coprendosi le orecchie e chiudendo a volte gli occhi per la stanchezza, senza farlo notare, ma durante il gioco egli aveva anche delle abitudini peculiari: un bicchiere di latte vicino e un grande orologio da polso con cui coprire le sue mosse sul formulario; toglieva continuamente invisibili granelli di polvere dalla scacchiera, puntava i suoi Cavalli sempre verso destra e portava un braccialetto d’argento fino alla fine della partita; tendeva poi spesso ad acconciare i pezzi, a tossire e soffiarsi il naso, cosa, quest’ultima, che a un certo punto ammise essere un tic. Leonard Barden testimonia che Miles, nella partita con Kuzmin al Campionato europeo a squadre di Bath 1973, piazzava come al solito il suo orologio sul formulario per nascondere le mosse, ma con un piccolo particolare: le annotava usando l’alfabeto cirillico, fra l’evidente smarrimento dell’avversario…

Per quanto riguarda la vita privata, si registrano due matrimoni, entrambi senza figli ed entrambi falliti: il primo (1978-1981) con una scacchista di origine cecoslovacca e il secondo (1989-1991) con un’australiana. Ciò è probabilmente dovuto allo stile di vita di Miles, un vero giramondo che, oltre a viaggiare continuamente per necessità professionale, viveva per lunghi periodi all’estero: ad esempio negli anni Ottanta si stabilì (si fa per dire…) per qualche anno in Germania Ovest, avendo al tempo stesso la residenza in Andorra.

È intitolata a Miles una variante della Difesa Ovest-Indiana: 1. d4 Cf6 2. c4 e6 3. Cf3 b6 4. Af4, e anche altre varianti d’apertura sono indicate con il suo nome, ma in questi casi l’uso non è invalso.
Il GM Michail Šereševskij ha scritto: «Il gioco del Grande Maestro Miles nel finale è caratterizzato dal manovrare senza fretta e dall’accumulazione di piccoli vantaggi, secondo il principio ‘non avere fretta’. Ma quando il suo vantaggio raggiunge dimensioni decisive, il giocatore inglese si trasforma, e usa tutta la sua abilità tattica per arrivare al suo obiettivo per la via più breve, sebbene si possano trovare strade più tranquille, più lunghe. Un giocatore del passato che agiva in questo modo era l’eccezionale campione russo Aleksandr Alekhine».
In occasione del funerale molti scacchisti andarono a rendergli omaggio, alcuni perfino da altre nazioni. Pare che il GM Adams e sua moglie abbiano pensato di inviare una corona di fiori con su scritto «Una corona. Mickey e Tara», cambiando idea all’ultimo momento per non urtare la suscettibilità di quanti non conoscevano il curioso antefatto (il cablogramma del 1976). Ma sarebbe stato un estremo saluto certamente appropriato a un uomo spiritoso, creativo e originale come Tony Miles.

 

avatar Scritto da: Marco Spedicato (Qui gli altri suoi articoli)


14 Commenti a It’s Only Me

  1. avatar
    Uomo delle valli 8 luglio 2017 at 10:52

    Una sola definizione: stupendo!




    0
  2. avatar
    Fabio Lotti 8 luglio 2017 at 11:46

    Letto con molto piacere.




    0
  3. avatar
    Oleg 8 luglio 2017 at 19:28

    Un grande articolo per un grande giocatore ;)




    0
  4. avatar
    Jas Fasola 8 luglio 2017 at 22:46

    Ottimo articolo, complimenti.
    Chissà se Martin ha studiato le sue aperture proprio su quel libro…




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  5. avatar
    The dark side of the moon 9 luglio 2017 at 10:57

    Io ho un debole per i personaggi eccentrici….
    Tony Miles era uno di quelli, uno che diceva sempre ciò che pensava, “senza peli sulla lingua”.
    L’antitesi alla banalità e all’ipocrisia di certi personaggi che popolano il mondo dello sport.
    Complimenti all’autore per essere riuscito a disegnare un bel ritratto di uno dei tanti “bastardi senza (o quasi) gloria”.




    1
  6. avatar
    Enrico Cecchelli 9 luglio 2017 at 12:51

    Magnifico! Complimenti vivissimi per il bellissimo articolo. Ne aspettiamo altri!




    0
  7. avatar
    Alfredo 10 luglio 2017 at 07:55

    Si dice che il suo passaporto fosse talmente pieno di timbri dei vari paesi che ne dovette fare un altro.
    Giocò anche in Italia e vinse. Mi sembra Forli anni ’90 e Reggio Emilia.
    Ce ne vorrebbero di più di personaggi così.
    Certo fa impressione l’esplosione dello scacchismo inglese negli anni ’70 e ’80.
    Miles, Keene, Nunn, Speelman, Hodgson, Mestel, e successivamente i due super Short e Adams.
    Interessante come parecchi di questi (Nunn, Mestel, Speelman avessero una provenienza matematica. Nunn in particolare era forse più un genio della matematica che degli scacchi !!!
    In quanto a camicie se la giocava con Browne!




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    • avatar
      DURRENMATT 10 luglio 2017 at 14:18

      …mettici anche i THE CURE…




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        alfredo 11 luglio 2017 at 12:38

        ma anche i Clash direi …




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          DURRENMATT 11 luglio 2017 at 14:42

          Non v’è dubbio carissimo però meglio i The Cure….vero Riccardo del Dotto?

          P.S. dimenticavo…articolo stupendo!




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  8. avatar
    chess 10 luglio 2017 at 15:41

    Complimenti!




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  9. avatar
    Mongo 10 luglio 2017 at 16:22

    Magnifico! ;)




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  10. avatar
    Luca Monti 10 luglio 2017 at 17:09

    Ben fatto. Chiedo all’autore Marco Spedicato se il suo interesse per Anthony Miles si esaurisce con il bel lavoro pubblicato ieri oppure se esso sia solo il primo a cui ne seguiranno altri, magari con materiali inediti tratti da suoi archivi o da chi lo conobbe, che certo aiuterebbero il lettore a meglio comprenderne la sua personalità di scacchista, ma soprattutto di uomo. Grazie. Luca Monti.




    1
  11. avatar
    Marco Spedicato 10 luglio 2017 at 21:29

    Grazie a tutti per l’apprezzamento! Devo dire che mi sono anche divertito nel preparare l’articolo, perché il personaggio era piuttosto “sopra le righe”, ma la mia conoscenza dell’argomento si limita a quanto è stato pubblicato: non ho accesso a materiale inedito, sono soltanto un estimatore di Miles, per cui purtroppo non saprei cosa aggiungere a quanto ho scritto. Posso soltanto suggerire a chi fosse interessato a un approfondimento la lettura del libro-tributo “It’s Only Me” (in inglese), che è ad oggi la fonte principale per quanto riguarda questo grande campione.




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