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Dizionario essenziale di Catalano

Scritto da:  | 2 ottobre 2017 | 46 Commenti | Categoria: Zibaldone

Ajedrez – Scordatevi questa affascinante parola della lingua spagnola-castigliana. In catalano il nostro gioco si chiama Escacs.

Alghero – Nossignori, i sardi di lingua catalana che abitano le coste nord-occidentali della Sardegna non hanno votato.

Andalusia – Terra di toreri, tornei di Linares, match K-K nel 1987 a Siviglia. Con la Catalogna in verità ci azzecca davvero poco.

Barça – In un ipotetico campionato nazionale senza il contrappunto del Real Madrid… ti piace vincere facile? Magnus Carlsen è tifoso della mitica squadra di Barcellona da tempi non sospetti e poche settimane dopo la conquista del titolo mondiale, nel 2013, ebbe l’onore di essere invitato al centro dello stadio per dare il calcio di inizio in una partita ufficiale.

Catalexit – Udito ieri sera in TV, questo lemma di nuovissimo conio probabilmente entrerà nell’uso comune anche per descrivere la prontezza di spirito e la fantasia politica del governo di Madrid e delle istituzioni europee nell’affrontare la situazione.

Catalogna – Intesa come verdura a foglie larga, è un prelibato contorno dal caratteristico gusto amarognolo, a causa del quale da bambini non riuscivamo quasi ad ingerire.

Crema catalana – Questa invece piace grandi e piccini senza distinzione.

Debito sovrano – Sovrano di chi? E’ solo una delle milleeuna bagatelle molto prosaiche da risolvere in caso di secessione. Mi pare di aver letto, alcuni anni fa, che il governo della Catalogna si era dichiarato disponibile ad accollarsi la sua quota di debito pubblico della Spagna “in cambio” dell’indipendenza.

Escacs – Torna alla lettera A, altrimenti tira il dado e se non raggiungi il quorum stai fermo un giro.

Gazpacho – Zuppa fredda a base di pomodoro, amata da vegetariani e salutisti. Francamente non mi piace, del resto è una ricetta andalusa e non catalana. Ma senza gazpacho il geniale film di Almodóvar “Donne sull’orlo di una crisi di nervi” non starebbe in piedi.

Guardia Civil – Perfino Zurab Azmaiparashvili, il grande maestro georgiano che di modi ruvidi se ne intende, ebbe modo di sperimentare sulla sua pelle il garbo e le belle maniere della Guardia Civil, quando durante la cerimonia conclusiva delle Olimpiadi Scacchistiche di Calvià, nell’autunno del 2004, venne prelevato a forza per le sue intemperanze verbali (stava urlando contro qualche autorità sul palco) e trattenuto in caserma per una notte intera.

Guerra Civil – Una cosa brutta che la Spagna ha già sperimentato una volta, circa ottanta anni fa, e che di certo non vorrà sperimentare di nuovo.

Guernica – Chi vuole capire capisce. Chi vuole redigere la voce Pablo Picasso potrebbe contribuire positivamente alla miserabile cultura artistica del sottoscritto.

Lingua castigliana – Anche se 7 milioni e mezzo di catalani si avviano a parlarla ancor meno di oggi, si dice che a breve potrebbe superare l’inglese come lingua più diffusa del pianeta.

Maionese – Inventata quasi per caso da un cuoco di Mahón (città che ha dato i natali al GM Paco Vallejo, capoluogo dell’Isola di Minorca). In verità alle Baleari si parla catalano, ma politicamente le celebri isole non fanno parte della Catalogna. Tornando alla famosa salsa di uova, olio e limone, circa vent’anni fa trovandomi in vacanza a Minorca trovai nel menù di un baracchino sulla spiaggia un rinomato piatto del luogo: asparagi con maionese. Mi portarono una scatoletta di asparagi in salamoia e un tubetto di Calvè.

Migrazione interna – Immagina di essere un catalano che vive e lavora a Madrid, o un madrileno che vive e lavora a Barcellona. Stanotte anziché baloccarti a buttare giù questo dizionarietto avresti avuto ben altri cazzi a cui pensare.

Monarchia o Repubblica? – In quanto a referendum, diciamocelo: il 2 giugno del 1946 i nostri padri e i nostri nonni l’avevano organizzato meglio.

Olimpiadi Scacchistiche – Le prossime saranno a Batumi, in Georgia, dal 23 settembre al 7 ottobre 2018. Si raccomanda agli organizzatori di preparare nuovi set di bandierine: Catalogna, Kurdistan…

Paella – Esiste quella valenciana e quella catalana. Si tratta di una scelta epocale e perciò Soloscacchi indirà un referendum, ma dovremo presidiare i seggi altrimenti Martin e Mongo se la mangiano tutta, boicottando la più alta espressione della democrazia.

Paesi Baschi – Archiviata dalla storia la tragica stagione del terrorismo, l’Euskadi ha imparato la lezione: la violenza non paga. Ma avendo un reddito pro capite ancora più alto della Catalogna, perché mai i baschi non dovrebbero rimettersi anche loro sulla via della secessione da Madrid?

Periodo transitorio – Una fase interminabile di negoziati porterebbe solo frustrazione e incertezza. Sarà un azzardo, ma ormai la Catalogna sembra aver scollinato sulla via dell’indipendenza, perciò sarà forse meglio un taglio traumatico ma netto, come fecero la Slovenia e la Croazia per tirarsi subito fuori dalle stroppie della ex-Jugoslavia.

Pirenei – Il terremoto politico di ieri non ha smosso di un centimetro le vette dell’imponente catena montuosa che separa la Francia dalla Penisola Iberica. A Madrid dicono che un referendum per spostare i Pirenei più a sud sarebbe incostituzionale.

Ramblas – intraducibile: ramblas.

Seat – Nota fabbrica di automobili nei pressi di Barcellona, dal 1985 fa parte del gruppo Volkswagen. La mia seconda macchina fu una Seat Ibiza, con la quale nell’estate del 1987, insieme alla mia non ancora moglie Maria Teresa e ad altri amici, percorremmo 5600 Km da Brescia a Siviglia e ritorno, con molte deviazioni nel sud della Spagna, in una dozzina di giornate indimenticabili.

Vocaturo – Il grande maestro Daniele, numero uno dell’Italia con 2607 punti Elo, da qualche anno è letteralmente di casa in Catalogna.

Zafón – Carlos Ruiz Zafón è l’autore di una serie di fortunati romanzi (a cominciare da “L’Ombra del Vento”) ambientati nella sua Barcellona e che ben descrivono l’atmosfera della città nella prima metà del secolo scorso. Ne ho letti due o tre e mi sono piaciuti.

KXY – Continuate pure voi, ad libitum, con le lettere e le parole mancanti!

avatar Scritto da: IM Roberto Messa (Qui gli altri suoi articoli)


46 Commenti a Dizionario essenziale di Catalano

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    The dark side of the moon 2 ottobre 2017 at 23:13

    Dopo quello che è successo ieri, anche i più scettici avranno ora le idee chiare.
    Parlando di cose meno serie: Carlsen non era tifoso del Real?
    Barça més que un club! ;)
    Per quando riguarda il nostro gioco: lunga vita alla catalana, viva gli Escacs!




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      lordste 3 ottobre 2017 at 17:19

      COnfermo: Carlsen è una “camiseta blanca”! (e in effetti il calcio d’inizio a cui prese parte era proprio del Real)




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        Roberto Messa 3 ottobre 2017 at 23:30

        Caspita, avete ragione, ricordavo perfettamente la domanda a cui Carlsen aveva risposto in un’intervista per Torre & Cavallo (novembre 2011, intervistatrice Janis Nisii), ma ho confuso del tutto la risposta.
        Domanda: – Real o Barça?
        «Qui il Barcellona non piace a nessuno».
        – Perché?
        «La ragione principale è che i giocatori del Real Madrid sono semplicemente molto più fighi e più sportivi. I giocato- ri del Barcellona hanno una lunga tradizione di comportamenti antisportivi e questo è quanto».




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          lordste 4 ottobre 2017 at 14:38

          Vero. Gli interisti ricordano ancora la furbata di Sergi Busquets (e l’espulsione di Thiago Motta) nel ritorno della semifinale di champions 2010 (quella del triplete)




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          DURRENMATT 4 ottobre 2017 at 14:45

          …una vera “capra” il norvegese. Non conosce la storia(il calcio non c’entra nulla)….e non è il solo a quanto leggo!




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    fabrizio 2 ottobre 2017 at 23:25

    Complimenti per questo garbato e scherzoso dizionario. Ho però paura che il seguito della vicenda non sarà né garbato né scherzoso; temo soprattutto che potrà costituire un precedente che porterà a problemi ancora maggiori in tutta Europa.




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    Giancarlo Castiglioni 3 ottobre 2017 at 09:12

    Mio figlio si è trasferito in aprile da Londra a Barcellona.
    Da Brexit a Catalexit!




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    Roberto Messa 3 ottobre 2017 at 11:20

    Le immagini a corredo come al solito le ha scelte Martin, non io.
    Chissà dove va a scovarle… e chissà quanto ci ha lavorato.

    Mi ha fatto ridere in particolare quella dell’euro con in effigie Don Chisciotte e i mulini a vento




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      Uomo delle valli 3 ottobre 2017 at 14:15

      Food for brain! Grande Direttore! ;)
      l’immagine che però mi è piaciuta di più è quella della bandiera catalana all’inizio insieme all’omonima apertura :)




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      Nessuno 20 ottobre 2017 at 23:06

      Curiosa la moneta con Don Chisciotte (don Quixote) ma non è un’invenzione di Martin, è una moneta da due euro commemorativa coniata nel 2005 (la data l’ho dovuta cercare)




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        Joe Dawson 20 ottobre 2017 at 23:28

        Io la data l’ho letta sulla moneta ;)




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    claudio 3 ottobre 2017 at 11:34

    bello e simpatico articolo; unico appunto: probabile formazione olimpica catalana di scacchi?




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    Luca Monti 3 ottobre 2017 at 12:52

    La soluzione di quanto sta accadendo in Catalogna,rappresenta un bella prova di maturità per i governanti spagnoli,per i separatisti, ed anche per la UE.Non mi auguro soluzioni di esasperata forza,tante volte viste in passato e poi c’è stato un pronunciamento chiaro dei votanti.




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    Liscio e basso 3 ottobre 2017 at 14:49

    Molto acuto e anche molto divertente.
    Oltre alla S di Seat avrei aggiunto la S di Sangria e alla S del fu Sarriá. ;)




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      Doroteo Arango 3 ottobre 2017 at 15:46

      Io anche la S di Joan Manuel Serrat




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    DURRENMATT 3 ottobre 2017 at 15:16

    … Dall’oxi greco alla Brexit e ora in Catalogna la mobilitazione popolare dimostra che la rottura con la gabbia imperialista dei singoli stati e dell’Unione Europea nel suo complesso è possibile. E’ ora che i movimenti sociali e politici antagonisti si assumano le proprie responsabilità e lancino la sfida per l’egemonia incuneandosi nelle contraddizioni aperte dal processo autoritario di unificazione continentale per spostarle ad un livello superiore e contrastare il montare delle ipotesi reazionarie.

    Il grande capitale catalano, che è contrario all’indipendenza perché preferisce continuare a fare affari dentro lo spazio economico internazionale garantitogli dall’autonomia nello Stato Spagnolo, non fa in questi giorni sogni tranquilli.

    Ogni confronto tra la realtà catalana e le formazioni leghiste è fuori luogo e ingiustificato. Il referendum di Lombardia e Veneto è una PAGLIACCIATA.

    Infine…il “garbato e scherzoso dizionario” lo trovo di cattivo gusto. :p ;)

    JO SOC CATALA’




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    fabrizio 3 ottobre 2017 at 16:04

    “E’ ora che i movimenti sociali e politici antagonisti si assumano le proprie responsabilità e lancino la sfida per l’egemonia incuneandosi nelle contraddizioni aperte dal processo autoritario di unificazione continentale per spostarle ad un livello superiore e contrastare il montare delle ipotesi reazionarie.”
    Caro, vecchio Durrenmatt! Se non ci fosse bisognerebbe inventarlo! Senza di Lui chi ci potrebbe mai indicare la Strada della Verità? E soprattutto quella del “Buon Gusto”?




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    paolo bagnoli 3 ottobre 2017 at 17:43

    A parte le considerazioni di Durrenmatt la cui altezza non riesco a raggiungere, trovo sottilmente divertente il testo dell’articolo (Martin, dove caxxo trovi le immagini?) ed assolutamente inquietanti le prospettive che si aprono. E’ evidente che ad una secessione catalana potrebbero seguire quella basca, quella scozzese, quella belga “fifty-fifty”, e via sbriciolando un’ Europa col fiatone e piena di vuoto…




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    Giancarlo Castiglioni 3 ottobre 2017 at 18:48

    Spero e credo che all’ultimo momento, dopo essersi comportati da irresponsabili, i governi spagnolo e catalano tornino con i piedi per terra e che tutto vada avanti più o meno come prima.
    Pare che nessuno si renda conto dei costi enormi e inutili che avrebbe una secessione.
    E a pagare non sarebbero i capitalisti, ma i Catalani e gli Spagnoli.




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      DURRENMATT 4 ottobre 2017 at 14:57

      Il quadro davanti al quale Filippo VI ha pronunciato il suo messaggio ieri sera ritrae Carlo III, il re spagnolo che nel 1768 proibì l’uso del catalano, del basco, dell’asturiano, del galiziano ecc. Un caso?

      … il franchismo non è mai morto e la Guardia Civil de Espania(da notare le mostrine presenti sulla divisa)ha mostrato al mondo il franchismo latente senza remora alcuna.




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    Icilio Zoppas 3 ottobre 2017 at 19:01

    Se i 2 (un pò diversi) referendum veneto-lombardi sono una pagliacciata lo lascerei decidere ai residenti delle 2 regioni: se milioni di persone si recassero a votare (sottolineo SE) come si potrebbe definire questo fatto una pagliacciata?
    A me sembra più una (tragica!) pagliacciata quella di chi sogna di sfasciare l’Europa e usa parole d’ordine buone (si fa per dire) 50 anni fa




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      paolo bagnoli 3 ottobre 2017 at 20:40

      Il “sogno” di sfasciare l’Europa mi sembra un incubo… Parlando di Spagna, credo che il premier si sia trasformato, per chiunque, in un interlocutore inaccettabile




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      DURRENMATT 4 ottobre 2017 at 15:25

      …PAGLIACCIATA(referendum Lombardo-Veneto) e PAGLIACCI(eventuali votanti) a parte(la Sardegna avrebbe ragioni storiche piu’ valide e che davvero subisce aspetti coloniali a partire da abnormi servitu’ militari sia italiane che Nato,per non parlare del Sud che fu occupato con la forza), la UE non è altro che una manifestazione delle classi dominanti europee, non riformabile in senso progressista. Quindi grande solidarietà al popolo catalano…tutto quello che mette in discussione questa Europa, sia pure indirettamente, o involontariamente, è benvenuto.

      Come diceva il saggio… “grande è la confusione sotto il cielo, la situazione è eccellente”….mio nonno invece diceva…”non si può fare la frittata senza rompere le uova”.

      P.S. le “parole d’ordine” sottolineano un aspetto…avevamo ragione!

      P.P.S. la solitudine della Catalogna, così come quella della Grecia dell’Oxi, lanciano un allarme chiaro e forte che da soli non ce la si può fare.Ma è altrettanto evidente che un progetto di alleanze e di integrazione regionale alternativa a quella imperialista è oggi un percorso da instradare con forza e con urgenza anche negli altri paesi europei.La proposta di una area alternativa euromediterranea rompendo con l’Eurozona e con l’Unione Europea, non era una suggestione intellettuale ma una valutazione sulle possibilità della rottura “oggi”, nel XXI Secolo, negli anelli deboli della catena imperialista europea.Prima la Grecia ed ora la Catalogna sono i primi tentativi che possono spingere oggettivamente in questa direzione.




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    The dark side of the moon 4 ottobre 2017 at 21:44

    Penso che non valga la pena discutere su un eventuale referendum Lombardo-Veneto.
    Più che pagliacciata sembra una barzelletta che non fa nemmeno ridere.
    La questione sulla Catalunya è invece cosa seria.
    E’ la storia che parla.
    Le incongruenze di questa Europa sono sotto gli occhi di tutti, è giunto il momento di scegliere da che parte stare.
    Si è deciso di privatizzare la politica spoliticizzando le masse, questo è il risultato: la costruzione di una Europa governata da banchieri massoni pronti a reprimere qualsiasi manifestazione di protesta dei popoli in lotta!
    El pueblo unido jamás será vencido!




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      lordste 5 ottobre 2017 at 15:55

      “El pueblo unido jamás será vencido!” (cit.)
      ma qui mi par di capire che è il “pueblo” catalano che non ha più voglia di stare “unido” al resto della Spagna…




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    Mongo 5 ottobre 2017 at 11:29

    A me, come al Che, la catalana non piace!
    Però sono per l’autodeterminazione dei popoli!!




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    Giancarlo Castiglioni 6 ottobre 2017 at 12:36

    La differenza tra il referendum catalano e quello del lombardo veneto è di circa 25 anni. All’inizio degli anni ’90 la Lega voleva la secessione e sembrava possibile, oggi si è resa conto che non ci sono le condizioni e ha ripiegato su obbiettivi più realistici.
    Del resto la Spagna è in ritardo di 30 anni sull’Italia. da noi la dittatura è finita nel ’45 in Spagna nel ’75.
    La situazione sta peggiorando. Per ora i cortei passano sotto casa di mio figlio pestando sulle pentole, ma che si vada a finire a sparare per strada non è impossibile.
    Tipicamente gli spagnoli sono testardi e permalosi; i politici delle due parti si stanno confermando questo stereotipo.




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      Roberto Messa 6 ottobre 2017 at 18:00

      Non so perché avete tirato nel ballo il referendum di Lombardia e Veneto, che a me bresciano di Brescia non è neppure passato per la testa mentre cercavamo di riscrivere in tono poco serio qualche mia associazione mentale con la Catalogna. Ad ogni modo ho letto ieri in articolo di Alberto Negri che la secessione catalana è stata annunciata già quattro volte nella storia: “La prima nel 1600 durò 12 anni, la seconda nel 1873 sei mesi, la terza nel 1931 tre giorni, la quarta nel 1934 solo 12 ore.” Nel 1939 la sconfitta catalana, cito ancora Negri, fu pesantissima e Francisco Franco vietò l’insegnamento del catalano nelle scuole. Quindi c’è un retaggio di identità, anche linguistica, molto forte, nulla a che vedere con i regionalismi italiani.




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        Icilio Zoppas 7 ottobre 2017 at 01:24

        Non sono certo un esperto di Storia, ma mi risulta che il Veneto sia stato indipendente (leggi Repubblica di Venezia o più comunemente la “Serenissima” ) non per 12 anni o per 12 ore, ma per 1100 (!) anni, dal 696 al 1796.
        Quanto all’identità linguistica il dialetto (o lingua) veneta è tuttora molto usato, anche se un pò annacquato (io stesso parlo esclusivamente veneto con parenti ed amici mentre l’italiano lo parlo solamente al lavoro).
        Nella Storia nulla è eterno, tanto meno lo sono i confini delle nazioni.




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        The dark side of the moon 7 ottobre 2017 at 12:53

        Infatti non c’entra nulla.
        Qualcuno qui lo ha definito una “pagliacciata”, io ho detto che sarebbe “una barzelletta che non fa nemmeno ridere”.
        Anche la Lega se ne è accorta….
        Però penso che questa ovvietà non sia ben chiara a tutti.
        Lasciamo perdere epoche molto lontane dove ancora non esistevano gli Stati che oggi conosciamo, parliamo di storia recente: dopo la sconfitta nella guerra civile del ’39, Madrid continua a trattare la Catalunya come se fosse una propria colonia.
        Questo lo sanno anche coloro che non vogliono l’indipendenza ma chiedono semplicemente più autonomia.
        Purtroppo ho l’impressione che la situazione sia irrimediabilmente degenerata e questo è colpa del governo spagnolo di Rajoy che durante tutta la sua presidenza ha sfidato la pazienza del popolo catalano cancellando molte leggi che Zapatero aveva fatto per dare più autonomia alla Catalunya.
        Rajoy è un premier debole e la sua politica non è altro che un tentativo di ricompattare l’esecutivo sacrificando però una parte di quelli che sono ancora cittadini spagnoli.




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          Giancarlo Castiglioni 7 ottobre 2017 at 21:19

          Che il Veneto abbia storicamente ragioni più valide della Catalogna per chiedere l’indipendenza è una cosa talmente ovvia da non meritare discussione.
          Mi spiace deluderti, ma in Veneto all’indipendenza non ci pensa più nessuno, è un problema superato da 25 anni.
          Che i referendum in Lombardia e Veneto siano fatti per propaganda elettorale lo hanno capito tutti; certamente costano, ma non è questo il maggiore dei problemi, le regioni sprecano una quantità di soldi, sotto questo aspetto la Lombardia è meglio di tante altre.
          Quando sono state istituite le regioni intorno al ’60 io ero contrario e direi che i fatti mi hanno dato ragione.
          Mediamente le regioni sono meno efficienti del governo centrale, che non brilla di suo.
          Quanto all’Europa la situazione è l’opposto di come la descrivi.
          Non è l’Europa che sostiene gli stati nazionali, i politici Europei sarebbero ben contenti di abbatterli per avere più potere.
          Sono i politici degli stati nazionali che vogliono tenersi stretto il loro piccolo potere e sabotano qualsiasi tentativo di aumentare l’integrazione europea.
          Il separatismo in Catalogna è un movimento nazionalista di destra che ha come seconda motivazione l’egoismo di una regione ricca che non vuole contribuire alle altre regioni più povere della Spagna.
          Come chi è a favore possa dichiararsi di sinistra è incomprensibile.
          Naturalmente il problema vero è economico, i primi problemi stanno arrivando già prima di cominciare, con banche e imprese che intendono spostare la sede fuori dalla Catalogna con conseguente perdita di posti di lavoro.
          Se si andrà avanti staranno tutti peggio, specialmente i catalani.




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            The dark side of the moon 8 ottobre 2017 at 15:12

            Anche stavolta non siamo d’accordo, ma questa non è una novità. Paragonare la questione catalana a quella veneto lombarda oggi dal MIO punto di vista e’ incomprensibile.




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              Giancarlo Castiglioni 8 ottobre 2017 at 16:55

              Sul paragone oggi sono assolutamente d’accordo.
              Intendevo che le premesse storiche e linguistiche sono abbastanza simili.
              Se mai si può confrontare la situazione catalana di oggi con quella del Veneto di venti anni fa, anche se la gravità della situazione attuale è enormemente maggiore.
              Però ricordiamoci che c’è stato chi è arrivato in piazza San Marco con una specie di carro armato e che per questo si è fatto parecchi anni di carcere.




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            DURRENMATT 8 ottobre 2017 at 18:30

            …un amico di sinistra che vive e lavora a Barcellona a proposito delle manifestazioni di oggi anti-indipendentiste cosi osannate dai media mainstream mi scrive….

            ” Autobus da tutta la Spagna vengono a sostenere la manifestazione di Societat Civil Catalana, appoggiata da PP, Ciudadanos, Falange Española, Democrácia Nacional, e con un appello da parte dei socialisti ad andarci a titolo personale. Vi partecipano anche Somatemps e Plataforma per Catalunya, gruppi xenofobi regionalisti catalani e nazionalisti spagnoli, a dimostrazione della dialettica tra “sano regionalismo” e “patriottismo costituzionale” interna al nazionalismo spagnolo di oggi.
            Nel quartiere sono appena sfilati una cinquantina di invasati sventolando bandiere spagnole al grido di “Soy Español”, “Que Viva España” e tutto il repertorio da stadio. La gente dai balconi li osservava e fotografava, tra l’esterefatto e il preoccupato.
            Come in tutti i conflitti politici di tipo nazionale anche in Catalogna ci sono minoranze anti-catalaniste, anti-catalane, anti-autodeterminazione, anti-referendum e anti-indipendentiste ed è un bene che esprimano la loro opinione. D’altronde il movimento referendario quello che rivendica è che anche loro possano esprimere il loro voto (che surrealmente si auto-negano e autocensurano in difesa dell’unità nazionale) e prendere tutti assieme, civilmente, una decisione democratica in merito alla secessione.
            Però è significativo che debbano arrivare truppe cammellate di fanatici da tutta la Spagna, inclusi gruppi dichiaratamente franchisti (e legali in Spagna) per rimpinguare le fila dell’appoggio alla via repressiva in Catalogna.
            La città è vostra oggi. Fateci quello che volete. Not in my name!”

            Presto il movimento popolare catalano potrebbe rendersi conto che, come va affermando da tempo la Cup, l’indipendenza non solo serve “per a cambiar-ho tot, no per deixar-ho tot igual” (per cambiare tutto, non per lasciare tutto come sta), ma che per ottenere l’indipendenza occorre rompere non solo con lo Stato Spagnolo ma anche con gli interessi delle elites catalane oltre che con quella vera e propria gabbia di popoli e settori popolari che è l’Unione Europea.

            P.S. il motore dell’indipendentismo catalano è la Cup (sinistra radicale) e non la destra. Mentre in Italia i sinistri(i radical chic che leggono “Repubblica” quotidiano diretto dal figlio del commissario “Finestra” ) e la compagneria varia(quelli che ostentano il tatuaggio del Che)sostengono la monarchia…gente da TSO!




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              The dark side of the moon 9 ottobre 2017 at 08:45

              “Il motore dell’indipendentismo catalano è la Cup (sinistra radicale) e non la destra. Mentre in Italia i sinistri(i radical chic che leggono “Repubblica” quotidiano diretto dal figlio del commissario “Finestra” e la compagneria varia(quelli che ostentano il tatuaggio del Che)sostengono la monarchia…gente da TSO”

              Questa è il livello della “sinistra”(si definiscono cosi purtroppo)italiana: vergognoso ed ignobile.
              Hai ragione, in Catalunya chi sostiene maggiormente l’indipendentismo è la sinistra radicale, quella parte di sinistra che non ha paura di manifestare le proprie idee perché non corrotta dai poteri forti.
              Da questo punto di vista, sia ben chiara una cosa: la sinistra in Italia non esiste più!, coloro che si definiscono di sinistra votando certi partiti appartengono per lo più ai quei “radical chic che leggono Rupubblica” (per dirla alla DURRENMATT).
              Gente arricchita che si riempie la bocca di buoni propositi, falsi e meschini, peggio dei fascisti che votano Lega o Fratelli D’Italia.
              Almeno quelli sono più coerenti.
              Chiudo l’argomento qui altrimenti vengo giustamente censurato, credo però di essere stato chiaro.




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                DURRENMATT 9 ottobre 2017 at 15:31

                …guarda, sui “sinistri” nostrani(ripeto presenti in massa su questo blog e li aspetto al varco) preferisco sorvolare. Comunque la sinistra extra-parlamentare e gli Autonomi sostengono il Cup(in questi giorni si organizzano convegni e tavole rotonde)per cui la sinistra vera è viva e attiva e non confondiamola con quei “stracciaculo” di SI,MdP,Rc ecc.(il PD,degno erede dei pidocchi “piccini”, è destra questo è ormai chiaro a tutti).

                Ma ti racconto l’ultima “capriola” della “compagneria”(ripeto il morfotipo classico:tatuaggio del Che in bella mostra con cuore a sinistra e portafoglio a destra) …pur di fermare il pericolo “populismo”(che ricordiamo ha origini nobilissime) alle prossime elezioni preferiscono votare Berlusconi…questi sono dei malati mentali da internare.

                Chiudo anch’io qui l’argomento(e aspetto al varco i “compagni” ).




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                  chess 9 ottobre 2017 at 16:05

                  Perche’? In Italia si puo’ ancora parlare di sinistra?




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                  Doroteo Arango 9 ottobre 2017 at 16:50

                  Durrenmatt, mi concedi solo un domanda?
                  Il tuo ostinato anonimato è di destra, di sinistra o di cosa?




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                    DURRENMATT 10 ottobre 2017 at 14:52

                    @D.ARANGO….mentre tu,ieri, onoravi il “Che” io piangevo la morte di Luigi Bobbio, figlio di Norberto, leader del Movimento studentesco a Torino nel ’68 e fondatore ed esponente di Lotta Continua, della quale, nel 1979, scrisse una storia, “Lotta Continua – Storia di un’organizzazione rivoluzionaria”. Ricordo quando nel ’78 andava a fare “scuola quadri” ai ragazzotti…un vero “maestro”. ;)




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                  fabrizio 9 ottobre 2017 at 21:17

                  “gente da TSO!”; “malati mentali da internare”; ” aspetto al varco i “compagni”.

                  Per fortuna che c’è Durrenmatt, che sa sempre qual è la strada giusta, non ha mai dubbi e che può esser preso come esempio vivente! Lui sì che sa qual è la vera sinistra e ce la può indicare!
                  Su una cosa sono d’accordo: la sinistra in Italia è pressoché scomparsa: e forse c’è qualche buon motivo, se la “vera” sinistra è rappresentata da quelli come lui!
                  Per quello che mi riguarda, se essere di sinistra (alla Durrenmatt!) significa pensarla come lui: io non sono di sinistra!
                  Se essere di sinistra (sempre alla Durrenmatt!) significa non poter avere opinioni diverse e argomentate: non sono di sinistra!
                  Se essere di sinistra significa lanciare offese e usare violenza verbale: non sono di sinistra!
                  Se essere di sinistra significa presunzione di avere la verità: non sono di sinistra!
                  Se essere di sinistra significa etichettare gli altri con spregio e “attenderli al varco”: non sono di sinistra!
                  Se essere di sinistra significa offendere chi la pensa diversamente, riparandosi con l’anonimato: non sono di sinistra!
                  Spiacente di deluderti Durrenmatt: non perderò altro tempo con te.




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                    DURRENMATT 10 ottobre 2017 at 14:56

                    …potrei elencare in ordine alfabetico i “4 mi piace”…

                    =)) :D :o :o :)




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                      Doroteo Arango 10 ottobre 2017 at 22:11

                      L’apoteosi! Messo a nudo, smascherato in toto, anziché ammettere la mancanza di ragioni e argomentazioni ci si lancia in smorfie belluine?




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        DURRENMATT 7 ottobre 2017 at 15:31

        …la PADANIA non esiste! Il “nordista” che paragona la Catalogna al Veneto facendo riferimento alla “Serenissima” è in palese “malafede”.

        Il referendum Lombardia-Veneto è una PAGLIACCIATA(Maroni e Zaia potevano imitare l’Emilia Romagna e andare a Roma per negoziare più autonomia, come dice l’articolo 116 della Costituzione. Invece hanno preferito indire un referendum che diventa un pezzo della campagna elettorale della Lega) e una TRUFFA perchè il referendum è fatto a spese non del partito, ma dei cittadini e ci costa almeno 64 milioni di euro. Fossi nel capo del governo ci manderei i carabinieri a manganellare….per TRUFFA allo Stato,appunto!

        La “questione catalana” ci riguarda e ci dice che l’Europa è solo custode degli Stati-nazione(ormai una finzione giuridica) e incapace di costruire nuove forme di cittadinanza e politiche post-nazionali…ergo…questa Europa va abbattuta con ogni mezzo.

        I “sinistri” e la “compagneria” varia che confondono questa Europa con l’Internazionalismo(e in questo blog ce ne stanno parecchi) se ne facciano una ragione.Capisco che ai vostri figliuoli piace gironzolare per l’Europa con l’Erasmus( meglio conosciuto tra gli studentelli universitari come “orgasmus” ) ma l’Europa reale è un’altra cosa.




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          Uomo delle valli 7 ottobre 2017 at 18:57

          Premesso che non sono leghista desideravo semplicemente esprimere il mio disappunto per chi esprime il proprio punto di vista strillando e usando questi toni incivili e barbari.
          Alla fine sembra che il vero leghista sia proprio tu.




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          Icilio Zoppas 7 ottobre 2017 at 20:29

          Veneto e Lombardia dànno notoriamente allo Stato più di quanto ricevono: uno “sfizio” se lo possono pure concedere!
          Quanto al referendum non è della Lega, ma è di veneti e lombardi e non mira certo alla secessione ma a negoziare una maggiore autonomia nell’amministrazione della cosa pubblica (che l’Emilia abbia scelto un’altra strada non significa nulla).
          Certo che secedere (si dice così?) da individui come DURRENMATT non sarebbe poi una cattiva idea.




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    Roberto Messa 6 ottobre 2017 at 18:17

    La mia poca competenza di cose calcistiche si è già palesata, e me ne scuso, ma torno sull’argomento dopo aver sentito che il Futbol Club Barcelona ha cavalcato la “ola” indipendentista della sua tifoseria e che un suo campione Gerard Piqué si è speso a tal punto nella causa che ora probabilmente non potrà più giocare nella nazionale spagnola. Ma pare che Madrid voglia vietare al Barça di giocare nel campionato spagnolo già nel prossimo weekend se martedì la Catalogna si dichiarerà indipendente. Per contro i dirigenti del Barça hanno detto che un club può iscriversi in qualsiasi campionato, ben sapendo di non poter fare a meno dell’audience e dei degni avversari di tutta la Spagna, non fosse altro che per sostenere il suo fatturato di 700 milioni di euro l’anno. Un commentatore azzardava che al limite il Barça potrebbe tentare di iscriversi al campionato francese, dove già partecipa una squadra extracomunitaria, il Monaco dell’omonimo Principato.




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