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Davanti alla scacchiera

Scritto da:  | 11 dicembre 2017 | 14 Commenti | Categoria: C'era una volta, Cultura e dintorni, Scacchi e letteratura

Quando la scacchiera è fonte di fantasticherie, ricordi, emozioni…

Ogni tanto mi apparto con la scacchiera. La prendo, dispongo i pezzi, li osservo. Non so cosa fare, se esaminare una partita, se verificare un’idea, una linea di giuoco. Non so nemmeno perché l’ho presa. Una specie di riflesso incondizionato, l’ho preparata tante volte per le mie vecchie partite per corrispondenza! Un contatto continuo, un’amicizia destinata a durare.
Tocco i pezzi, li accarezzo, li guardo ancora e mi vengono in mente un sacco di cose. La prima volta che ho conosciuto gli scacchi, il fascino sottile di apprendere le regole, la magia dei movimenti, le combinazioni. Già, le combinazioni. E chi le avrebbe mai viste. Il matto affogato e quello del barbiere e quello delle spalline e l’infilata e l’adescamento e il sovraccarico e quello e quell’altro. Pezzi che si sacrificano dappertutto, un olocausto glorioso per la vittoria, uno strabuzzamento continuo degli occhi come quando da ragazzetto ammiravo con lingua fantozziana le copertine di “Playboy”. Un’emozione intellettuale che si è via via trasformata in passione. La loro storia, il loro peregrinare di paese in paese fino a giungere dalle nostre parti. I persiani, gli arabi, il Medioevo…
Le battaglie da cui hanno tratto origine. Le battaglie, ecco, che mi hanno sempre colpito fin da ragazzetto quando restavo a bocca aperta davanti agli scontri, alle lotte furiose, al nitrire dei cavalli imbizzarriti, al lampeggiare delle spade, all’orribile frastuono degli scudi che si scontrano, alle urla dei soldati, al sangue che scivola silenzioso sulla terra. Alle astuzie. Alle astuzie e ai tradimenti perpetrati con inaudita ferocia, l’invito ad una riconciliazione e all’improvviso il colpo di spada mortale (Machiavelli docet). Scacco matto. Il Re è morto.

Spesso, all’improvviso, arrivano delle immagini. Volti di amici con cui ho giocato, volti dei più grandi giocatori del presente e del passato, volti di sconosciuti, la mano che stringe l’altra mano, il ticchettio dell’orologio, i primi movimenti dei pezzi. Ed insieme ai volti il brivido della vittoria o lo scoramento della sconfitta, il rimorso di avere continuato, ignobile, una partita persa o quello di non avere accettato, con superbia, la proposta di una patta (chiedo venia). Immagini e sentimenti che si mischiano insieme.
A volte arriva pure una fanciullesca identificazione (ma a chi non è mai avvenuta?). Il Lotti-Fischer che sbaraglia i più forti avversari del mondo. Poi mi guardo intorno. Qualche targa, qualche coppa modesta…
A volte, invece, fantastico sul destino dei pedoni e dei pezzi costretti a muovere lungo una direttrice già segnata. Il Cavallo che salta, l’Alfiere che si dirige per traverso, la Torre che va dritta in lungo e in largo, la Regina che si muove da tutte le parti, il Re che traccheggia…e insomma ognuno con la sua regola, ognuno con la sua caratteristica. Tutto deciso, tutto fissato. E gli uomini? Avranno anch’essi un percorso già prestabilito? Potranno ribellarsi a quel movimento a cui sembrano essere destinati? Sono veramente liberi? E la vita non sarà una immensa scacchiera?…
Pensieri un po’ banali, un po’ sciocchi, risaputi, scontati. Eppure è così. A volte mi piace prendere la scacchiera, sistemare i pezzi, guardarli lasciandomi trascinare da queste fantasticherie, da queste pseudo-riflessioni. Aspettando, magari, una risposta.
Lì, solo, con la mia silenziosa amica.


Le prime letture
Ricordi, sensazioni, così per conoscerci meglio.
Facendo un giro intorno ai miei libri mi sono messo a riprendere qualche testo per cercare di ricordare il primo impatto. Il Principe di Machiavelli, per esempio, fu un colpo al cuore. Da ingenuo giovincello scherzoso convinto della bontà degli esseri umani, almeno di quelli che stavano in alto loco, fare da golpe e da lione mi sembrò un comportamento ignobile, meschino. Per fortuna la cosa durò poco e lo rilessi quando ero più vispo. Oggi, vedendo quello che c’è in giro, mi fa pure tenerezza.
Subito ammaliato, invece, dall’Orlando Furioso dell’Ariosto che lessi e divorai in soffitta (le famose soffitte di una volta!) nell’arco di alcune giornate. Poi volli imparare a memoria molti versi che mi avevano colpito e che mi facevano sembrare un grande attore.
Delusione per la Gerusalemme liberata di Torquato Tasso. Troppo profonda per il piccolo Lotti di allora l’aspra tragedia dello stato umano. La malinconia non era il mio forte. Ora lo adoro (almeno in parte) e vedi un po’ che scherzi fa il Tempo.
Dell’Inferno di Dante ricordo bene il brividino che mi percorreva la schiena ad ogni sfogliar di pagina (sempre nella citata, paurosa soffitta) con la sensazione che un diavolo apparisse all’improvviso. Oggi è passato subentrando la voglia di infilarci dentro a calci in culo tutti i personaggi che rubano, mangiano e ingrassano alle nostre spalle.
Ultimamente mi è ritornato il tic di risfogliare l’Odissea per un cartone animato che narra le vicissitudini di Ulisse visto insieme al mio nipotino con gli occhi sbarrati all’entrata di Polifemo. Nel confronto con l’Iliade non c’era storia. Vincevano sempre la guerra, gli scontri, i duelli, le astuzie, le morti gloriose (mio eroe Ettore che Achille bella forza essere un semidio contro un umano). Dell’Odissea salvavo poco, a mia somma vergogna, e non vedevo l’ora di arrivare in fondo quando il falso mendicante fa strage dei Proci. Rivincita, come al solito, in età matura. Lo stesso dicasi per l’Eneide di Virgilio che il pio Enea era per me troppo pio e che si desse una svegliata. Insomma Fabio, giovincello lettore, decisamente rozzetto.

Prime sensazioni su Il Decamerone di Boccaccio. Un fremito, uno sfrigolio di sensi al solo contatto del libro, subito a ricercare le novelle più spinte, più boccaccesche (quelle di Dioneo, insomma, e mi piaceva da morire il fatto del diavolo nell’inferno), ma poi preso anche dalle storie di burle, di battute tipiche della tradizione toscana e una pietra a Calandrino l’avrei tirata anch’io. Da ignorantello paesano saper leggere e capire la scrittura trecentesca mi dava un senso di conquista, di “elevazione” culturale.
I Promessi Sposi una tragedia. Essendo un bravo alunno alle elementari con medaglie di cartone da tutte le parti, arrivato in quinta la maestra Elvira (a cui mando lo stesso un saluto in cielo) pensò bene di appiopparmi il suddetto libro di Manzoni per le vacanze (sì, avete capito bene!!!). Rimasi impantanato nelle acque del lago di Como e non ne uscii vivo. Alessandro maledetto per diversi annetti insieme a tutta la famiglia e a li mortacci loro.
Il primo impatto con le Operette morali di Leopardi (sempre da giovincello) fu di inaspettata meraviglia. Me le immaginavo robustamente pallose dato il tetro aggettivo e invece non me ne staccai fino all’ultima pagina (miracolo). Il Gallo silvestre, le mummie e la Natura in prima fila a volteggiare paurose nel sogno che ne ricavai piuttosto tormentato (in primis dalle mummie con la loro mortuaria, fascinosa canzone). Anche la terra vuota palleggiata da Ercole e Atlante mi colpì in modo particolare e credo che il concetto sia tutt’ora valido. Soprattutto dalle nostre parti. E non votatemi pessimista.
Sono sincero. Le poesie più conosciute dei Canti con la donzelletta campagnola vestita a festa che trilla da tutte le parti, il triste passero solitario con il becco che gli casca per terra, la bella Silviona dal canto perpetuo, l’ermo colle e la siepe benedetta insieme al gioioso sabato nel villaggio che la domenica si muore di pizzichi, mi fecero meno effetto. Sempre all’inizio. Poi ci ho tirato sopra anche qualche singhiozzato sospiro. Il roboante Carduccione (Giosuè Carducci) che si mette a parlare con i cipressetti e vuole andare dalla sua Titti che l’aspetta, invece mi colpì subito. Lui, così grande e grosso, un po’ di tenerezza me la fece.
Quando passo tra i miei satirici latini mi sento rinascere. I ricordi sono vivi, scoppiettanti. Marziale con i suoi Epigrammi, mi fece scompisciare dal ridere. L’autore sapeva trasferire in forma pungente e poetica tutto il mio bagaglio di balorda goliardia paesana. Un mito. Anche le Satire di Giovenale colpirono positivamente il mio apparato burlesco, soprattutto nello staffilare a dovere tutti i debosciati e la corruzione delle donne lascive (Ah, le matrone di una volta!). Quelle di Orazio, via, mi lasciarono nel complesso moscio e avvilito. Elogiare, per dirne una, la temperanza e la vita campestre, due palle! (mi tirai un po’ su con quella dello scocciatore). Naturalmente l’ho riletto in seguito con ben altro spirito e ora ogni tanto lo riprendo in mano chiedendo sempre umile perdono. Pure Persio (morto in giovane età), fissato con gli studi duri e inflessibili, non mi rimase troppo simpatico, mentre Lucilio, invece, ovvero quel che ne è rimasto, mi solleticò non poco, soprattutto quando se la prendeva con tutti coloro che dalla mattina alla sera gironzolavano per il foro cercando di fregarsi a vicenda, Cambiano i tempi, cambiano i luoghi ma l’istinto dell’uomo è sempre lo stesso.

avatar Scritto da: Fabio Lotti (Qui gli altri suoi articoli)


14 Commenti a Davanti alla scacchiera

  1. avatar
    Patrizia Milani 11 dicembre 2017 at 22:07

    Caro Lotti,
    mi è molto piaciuto il tuo rapporto con la tua scacchiera,anche se io preferisco giocare con pezzi “antichi”,non miei ed immaginare quanti neuroni sono andati in combustione nel muovere quei pezzi.
    Riguardo agli scrittori adoro Leopardi che riesce ad essere contemporaneamente poeta, pittore e musicista!

  2. avatar
    paolo bagnoli 11 dicembre 2017 at 22:52

    “Ibam forte via sacra” con quel che segue. Carissimo Fabio, hai scatenato in me una furia rivisitativa (si può dire?) di letture giovanili, scolastiche e non. A parte gli adolescenziali Verne e Salgari, sono spinto a confessare che non ho mai apprezzato più di tanto I Promessi Sposi mentre rimasi colpito dalla purezza ritmica di Leopardi, quasi una lettura del pensiero. Non mi piacquero Tasso, Ariosto, Pulci eccetera per non parlare di Metastasio.
    Oggi, quando voglio leggere qualcosa di VERO, ricorro a Flaiano e di ciò chiedo perdono.
    Ti abbraccio
    Paolo

  3. avatar
    Martin 11 dicembre 2017 at 23:13

    Gran bel tuffo tra le pagine più care che hanno accompagnato le nostre letture… bravo Fabio…

    Se costretto a nominare due soli titoli, due che mi hanno fatto sognare sono L’isola misteriosa e Martin Eden…

  4. avatar
    Fabio Lotti 12 dicembre 2017 at 09:14

    Sono contento di aver suscitato qualche ricordo libresco.

    • avatar
      fabrizio 12 dicembre 2017 at 10:20

      non sai quanti!! ;)

  5. avatar
    Filologo 12 dicembre 2017 at 12:34

    I miei libri preferiti da ragazzo: I ragazzi della via Pal e il poema finlandese Kalevala, nella stupenda traduzione di Pavolini (sì, il padre di quel Pavolini).

    • avatar
      Caligiuri 12 dicembre 2017 at 17:58

      Ferenç Molnar! Immortale!! ;) ;) ;)

  6. avatar
    paolo bagnoli 12 dicembre 2017 at 21:19

    Come ho potuto dimenticare il campo di battaglia della segheria di Budapest?

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  7. avatar
    Patrizia Milani 12 dicembre 2017 at 22:16

    Voglio spezzare una lancia per Manzoni: provate a rileggere la preparazione del primo tentativo di rapimento di Lucia e ditemi se il buon Alessandro non aveva una mente criminale !

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  8. avatar
    Giancarlo Castiglioni 13 dicembre 2017 at 00:01

    Avere o essere? di Erich Fromm.
    O questo non è considerato come letteratura?

    1
  9. avatar
    Cesare 13 dicembre 2017 at 07:25

    Vorrei semplicemente ricordare un capolavoro semidimenticato della letteratura italiana. Il giardino dei Finzi-Contini.

  10. avatar
    Mongo 14 dicembre 2017 at 00:07

    Il Che Guevara, in Bolivia, girava con nello zaino una copia de Il Principe di Machiavelli.

  11. avatar
    Fabio Lotti 15 dicembre 2017 at 10:15

    Per gli amici scacchisti-giallisti alla Mongo uscite le lunghine di dicembre http://theblogaroundthecorner.it/category/ospiti/le-lunghine-di-fabio-lotti/

  12. avatar
    Michele Panizzi 29 gennaio 2018 at 14:01

    Letteratura italiana :
    Leopardi “Discorso sopra lo stato presente dei costumi degli italiani”
    Cesare Pavese “Il mestiere di vivere”

    Letteratura straniera : Henry James “Ritratto di sognora” ;
    anche il film con Nicole Kidman!

    Heinrich von Kleist “Michael Kolhaas”
    Thomas Mann “Doktor Faustus”

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