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Cartoline da Cosenza

Scritto da:  | 10 dicembre 2017 | 5 Commenti | Categoria: Attualità, Campionati Italiani, Nazionale

L’altro ieri Alessio Valsecchi (pattando con l’inseguitore Dvirnyy) ha timbrato la seconda norma di GM e la soglia minima dei 2501 punti, ma la corsa per il titolo italiano, a due turni dal termine del campionato, è ancora molto aperta.
In serata, presso la sede di gioco dell’hotel Italiana, si è svolta la conferenza atleti: nel prologo il presidente della Federazione Gianpietro Pagnoncelli ha pronunciato quelle parole che da tempo aspettavamo: “La FSI e il CONI non vogliono e non sanno cosa farsene di medaglie e titoli non conquistati nel rispetto dei regolamenti e dell’etica sportiva; voi, atleti di vertice, dovete essere un esempio per i giovani e per gli appassionati sotto tutti i punti di vista, nel contrasto del cheating come pure nei comportamenti alla scacchiera e fuori, nelle parole…”. Gli ha fatto eco il GM Michele Godena: “Si deve onorare il gioco degli scacchi, questo è alla base di tutto”.
Parole sacrosante che secondo me non meritavano di essere dette e ripetute solo di fronte alla ristrettissima platea degli atleti e delle atlete di vertice, ma che andrebbero comunicate con la maggior forza possibile a tutti i tesserati, alla stampa non specialistica che torna a occuparsi di noi solo quando c’è qualcosa di “curioso” da raccontare…

Da Cosenza, cartolina numero due. Giovanni Tocci, il cosentino medaglia di bronzo ai mondiali di tuffi dal trampolino, fa la prima mossa della partita tra Alberto Barp e Vincenzo Montilli ai campionati italiani under 20 che come l’assoluto e il femminile si concludono oggi 10 dicembre.

Qui Cosenza, cartolina numero tre. Su, su Marina Brunello, che il testa a testa con Olga Zimina per il titolo italiano femminile non ammetterà cedimenti in queste ultime due partite.

Cosenza. Cartolina della domenica mattina.

Cosenza. Ultima cartolina: sulle note di un vecchio sassofono… la musica finisce, gli amici se ne vanno…

Cosenza. Due campioni, una campionessa, un presidente e un organizzatore.

“Testa di Medusa”. Scultura di Giacomo Manzù del museo all’aperto che adorna la centralissima Via Mazzini a Cosenza.

avatar Scritto da: IM Roberto Messa (Qui gli altri suoi articoli)


5 Commenti a Cartoline da Cosenza

  1. avatar
    Filologo 11 dicembre 2017 at 19:08

    Ho seguito con interesse questo campionato e mi sono compiaciuto della vittoria di Moroni, giovanissimo e già nazionale italiano, e della performance di Valsecchi. Questi due giovani appartengono senz’altro al “lato luminoso degli scacchi”. Non posso fare a meno di osservare che Moroni è stato uno dei principali testimoni d’accusa del recente ‘processo Montebelluna’: dopo la sentenza sui social si sono sentite soprattutto le voci degli innocentisti, che hanno fatto passare la sentenza del tribunale federale per una sostanziale assoluzione degli scacchisti coinvolti. Sebbene sia mancata la prova concreta di un torneo organizzato per acquistare norme con risultati preordinati, e le sanzioni abbiano finito per punire solo infrazioni minori, è chiaro che il torneo di Montebelluna appaia anche adesso molto sospetto: mi sembra che Stella se la sia cavata anche troppo bene, per aver addirittura fissato un tariffario per un torneo (non il suo): “seicento euro, ma forse 450 e te ne giochi una, o 400 e te ne giochi due, però bisogna prima sentire il capo”, è una frase che si fa fatica a immaginare come scherzosa, e che la persona a cui era diretta non ha sentito così, tanto da riportare la conversazione al procuratore federale. Alla fine si è punito il povero Naumkin, per aver chiesto 200 euro in presenza di testimoni e non essere riuscito a farlo passare per uno scherzo. Trovandomi a ragionare sul complesso della sentenza, trovo invece abbastanza incongrua la pena inflitta a Damia sulla sola base della testimonianza della Zimina, ritenuta attendibile dal giudice. Non ho potuto fare a meno di notare che la sentenza cita un altro presunto tentativo di vendita di partite, quello denunciato dal MI Martorelli a proposito della partita con Stella alla Semifinale del CIA del 2014. Il giudice non prende più in considerazione questo episodio, nemmeno per esprimersi per un non luogo a procedere. La testimonianza di Martorelli era forse meno attendibile di quella della Zimina?




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      Giancarlo Castiglioni 12 dicembre 2017 at 15:28

      Sono d’accordo che la sentenza è stata molto lieve.
      I giudici sono stati garantisti, hanno applicato parametri della giustizia ordinaria, che per me non è corretto applicare alla giustizia sportiva.
      Il giudice sportivo non può fare indagini, non può raccogliere prove e quindi per essere equo deve essere molto più severo.
      I due ragazzi sono sicuramente colpevoli, ma anche vittime.
      In un ambiente in cui arbitri e dirigenti si voltano dall’altra parte e sono contenti di ricevere le tasse di promozione senza guardare tanto per il sottile, hanno concluso: ma allora si può fare tutto e hanno esagerato.
      Speriamo che in futuro l’andazzo cambi.




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      The Lincoln Lawyer 14 dicembre 2017 at 01:17

      Filologo, una osservazione sul punto “la persona a cui era diretta non ha sentito così”.
      Prendiamo in considerazione due punti.
      1)Tale persona, Mirko Trasciatti è un arbitro federale, come si evince chiaramente dal seguente link: http://www.arbitriscacchi.com/cgi-bin/arbitri.cgi?azione=lista&tipo=attivi&rpp=100&p=3
      2) Mirko Trasciatti dagli atti avrebbe avuto a disposizione tale conversazione già prima che i tornei di Montebelluna venissero giocati.
      3) La conversazione portata come prova una trascrizione telematica e quindi non è nemmeno a disposizione il tono della voce (i due interlocutori avrebbero potuto benissimo starsi sbellicando dalle risate dall’altra parte del computer mentre scrivevano).
      3)Ebbene se l’arbitro Mirko Trasciatti fosse stato davvero convinto che la conversazione non fosse scherzosa avrebbe potuto benissimo sporgere denuncia alla procura Federale, alla CAF o agli arbitri dei tornei di Montebelluna (che sicuramente conoscenva) PRIMA che i tornei di Montebelluna avessero luogo o comunque far mandare dei controlli per trovare prove in flagrante se davvero fossero poi stati commessi illeciti.
      4)Invece l’Arbitro Trasciatti lascia giocare tutti e 5 i tornei senza proferire parola e dopo mesi invia improvvisamente la conversazione in procura dicendo di avere agito in tal modo in quanto “membro di una famiglia di investigatori”, come si legge sul Tirreno del 3 Diecembre 2017.
      5) Con i fatti e con le proprie azioni Trasciatti non ha dato peso ai contenuti della conversazione (altrimenti essendo arbitro avrebbe potuto benissimo svolgere una qualsiasi delle azioni descritte al punto 3) e dopo mesi cambia improvvisamente versione atteggiandosi da detective.
      6) Non è lecito credere che l’arbitro Trasciatti non sapesse come contattare gli organi di giustizia della federazione tempestivamente. Egli infatti lo aveva già fatto due volte nell’Estate 2016 per episodi davvero quasi irrilevanti ( es. due giocatori che si dimenticano di consegnare il risultato in un torneo lampo): http://www.federscacchi.it/doc/GSN/d20160729070858_sent_64_feltrin_francesco.pdf
      http://www.federscacchi.it/doc/GSN/d20160729070559_sent_62_ratto_tommaso_remo.pdf
      Tali denunce sono state inviate tempestivamente dopo il torneo lampo, mentre nessuna denuncia preventiva sui tornei di Montebelluna ha avuto luogo.
      Davvero il Tribunale Federale avrebbe dovuto credere alla parola di questo testimone d’accusa?

      In secondo luogo, pur trovando non condivisibile che probabilmente è ingiusto che la sola testimonianza della Zimina sia sufficiente per condannare Damia, è da notare che riguardo all’episodio di Martorelli, se leggi la sentenza al seguente link: http://www.federscacchi.it/doc/TF/d20171125073754_sentenza.pdf a pagina 15, è scritto come le accuse di Martorelli fossero talmente infondate da indurre la stessa accusa a rinunciare a tale capo di imputazione.




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        Filologo 15 dicembre 2017 at 00:08

        Ringrazio l’avvocato, che mi ha fatto notare un punto della sentenza che mi era sfuggito. In realtà, anche se è chiaro che il tentativo di illecito non si poteva provare, alcune perplessità restano: perché un giocatore con quarant’anni di carriera come Martorelli denuncia un episodio se non esiste? E, non esistendo, perché il tribunale non ha sanzionato il Maestro salernitano? Perché l’interlocutore di Stella non ha riso quando gli è stato prospettato il prezzario? Anche in assenza di comunicazione orale, ci sono elementi nella comunicazione scritta che permettono di riconoscere filologicamente l’ironia. Siamo davanti a un gigantesco complotto contro Stella organizzato dalla lobby ebraica?
        Mi ricordo il caso paradossale di Cereda,accusato ingiustamente di cheating dai suoi stessi compagni di circolo. Ma qui nel complotto sarebbe implicata mezza nazionale italiana! Perché?




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    Giancarlo Castiglioni 14 dicembre 2017 at 11:17

    Quando ho scritto gli arbitri si voltano dall’altra parte ignoravo l’episodio, ma è esattamente quel che successo.
    Perché la denuncia dopo Montebelluna e non prima è ovvio: perché in mezzo c’è stata la lettera di denuncia dei giocatori.
    A quel punto la FSI non aveva alternative, o condannare Moroni o condannare Basso.
    Il discorso di Lincoln Lawyer è un po’ ambiguo, dica chiaramente da che parte sta.




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